La riflessione. La profezia di Giorgio La Pira
Nel 1955 Einstein, in un messaggio agli scienziati italiani, disse: “il nostro mondo è minacciato da una crisi la cui ampiezza sembra sfuggire a coloro che hanno il potere di prendere le grandi decisioni, per il bene o per il male. La potenza scatenata dall’atomo ha tutto cambiato, salvo il nostro modo di pensare… Perché l’umanità sopravviva, un nuovo modo di pensare è indispensabile”. Nell’ascoltare queste parole Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, ha un’illuminazione, un’intuizione profetica concreta: convoca a più riprese, nella città fiorentina, i rappresentanti più qualificati di tutte le religioni del mondo. Abramo è il padre comune, riconosciuto dalle tre grandi famiglie dei credenti. Per La Pira il tempio, la cattedrale e la moschea costituiscono “l’asse attorno al quale si edificano i popoli, le nazioni e le civiltà che coprono l’intero spazio di Abramo”. Il sindaco di Firenze è convinto che nelle tre famiglie di fede monoteista, c’è una forza che può sprigionare energie sovrumane di pace e che lo strumento più efficace, e indispensabile, sia tessere la paziente tela del dialogo, del confronto culturale tra civiltà, non il loro scontro che può nascere dall’indifferenza, dalla non conoscenza o dalla superficialità dei giudizi o dei pregiudizi. Diceva sempre Einstein: “è più difficile disintegrare i pregiudizi che gli atomi”. Una posizione, quella di La Pira, irrisa allora ma oggi, di fronte alla lucida pazzia terroristica e alla globalizzazione economica, si è rivelata profetica. Tutti riconoscono la necessità, l’importanza, di dialogare con le culture, le civiltà e le religioni. Un dialogo che permetta non solo di camminare insieme, ma anche di non confondere le religioni, le culture, le civiltà, con il terrorismo e i loro satrapi. Almeno sul piano dei principi e delle intenzioni, l’intuizione di La Pira ha fatto strada, il seme è germogliato nella storia, ma ancora altra strada deve farne per recuperare il tempo perduto.
Dopo l’11 settembre tutti gli appelli di Giovanni Paolo II si collocano nella prospettiva profetica lapiriana. Il papa non esita a dissociare il fattore religioso dall’apparato retorico a favore della guerra. Il 23 settembre da Astana, in Kazakhstan, invita i mondi religiosi: “a lavorare insieme per costruire un mondo senza violenza, un mondo che ama la vita e progredisce nella giustizia e nella solidarietà. Noi non possiamo permettere che quanto è successo approfondisca le divisioni. La religione non può essere mai fonte di conflitto”. Durante la recita dell’Angelus il 30 settembre, il pontefice invita i fedeli a recitare il rosario nel mese di ottobre per la pace e contro il flagello terroristico, ma aggiungeva che di fronte all’immane tragedia, che: “sarà ricordata come un giorno buio nella storia dell’umanità… la Chiesa intende essere fedele al suo carisma profetico e richiamare tutti gli uomini al loro dovere di costruire un avvenire di pace per la famiglia umana. Certo la pace non è disgiunta dalla giustizia, ma essa deve sempre essere alimentata dalla clemenza e dall’amore. Non possiamo non ricordare che ebrei, cristiani e musulmani adorano Dio come l’Unico. Le tre religioni hanno perciò la vocazione all’unità e alla pace. Voglia Dio concedere ai fedeli della Chiesa di essere in prima linea nella ricerca della giustizia, nel bandire la violenza e nell’essere operatori di pace. La Vergine Maria, regina della pace, interceda per l’umanità intera, affinchè l’odio e la morte non abbiano mai l’ultima parola”. Farid alDin Attar, uno dei più importanti Maestri della lettura sufi islamica, nel suo Libro dei misteri dice: “So per conoscenza sicura che domani, davanti alla Porta divina, le settantadue fazioni religiose diventeranno una religione sola. Perché dovrei dire che questa è malvagia oppure quella buona, dal momento che, se guardi bene, sono tutte alla ricerca dell’Essere supremo? Signore: fa’ in modo che i nostri cuori si occupino solo di Te, ma allontana da noi il fanatico”.
Pubblicato da A.Dottori
