CircoloLaPira di Perugia

   Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).

 



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lunedì, 31 gennaio 2005
 

"Sui referendum sono indeciso, non so cosa voterò"... 

(IL cattolico Prodi)

Ateo e liberal, Callahan spiega a Bush perché l’embrione non si tocca

E dice al Foglio: “Non ha senso destinare fondi a una ricerca che non ha dato risultati e agita false promesse”


Roma. Quando George W. Bush decise di stanziare i primi fondi federali per la ricerca sugli embrioni sovrannumerari, Daniel Callahan gli domandò faccia a faccia: “Presidente, perché vuole distruggere un embrione per qualcosa che non ha prodotto risultati?”. Nel 1969 non esisteva ancora un think tank sulle questioni di bioetica negli Stati Uniti. Callahan colmò il vuoto creando l’Hastings Center, ancora oggi il più importante pensatoio in materia. Secondo Weekly Standard è uno dei pioneri della bioetica. Fellow dell’Università di Yale e della Harvard Medical School, Callahan è un habitué del Consiglio di bioetica voluto da Bush nel 2002. Padre di sei figli e collaboratore della stampa liberal, dal New York Times al Washington Post, da ateo si batte contro l’eutanasia, la “morte pacifica”.
Democratico settantenne, pro-choice, si oppone da molti anni alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, la clonazione terapeutica e la “visione egualitaria della discriminazione genetica”. Da sempre il suo principio è che non tutto quello che si può praticamente fare si deve anche moralmente fare. Al Foglio spiega che non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti la gente ignora che le staminali embrionali sono usufruibili soltanto uccidendo premeditatamente l’embrione. “Per questo la ricerca sulle embrionali ancora impiantabili non solo non è praticabile, ma non va sviluppata oltre. Mi oppongo a questo genere di ricerca in virtù del fatto che proprio come una persona, gli embrioni sono degni della nostra considerazione, come hanno stabilito tre commissioni nazionali americane. Non esiste una definizione di rispetto per la vita compatibile con l’uccisione degli embrioni”. A questo va aggiunto il fatto che al momento non esiste una ragione medica per intraprendere la strada della sperimentazione sulle staminali embrionali. “Ci sono molte altre possibilità nella ricerca che vanno percorse per curare le più gravi malattie. Negli Stati Uniti, l’Istituto nazionale della salute ha speso centinaia di milioni di dollari per inseguire la ricerca sbagliata, per trovare una cura alle malattie del cuore, all’Alzheimer e al Parkinson. Questo denaro è stato speso a causa della falsa promessa della ricerca sulle staminali embrionali”. Anche la rivista Science ha dedicato più di un articolo per spiegare che dovremmo spendere più soldi per la ricerca che ha fornito risultati su molte malattie, piuttosto che, sotto forma di ripicca, scommettere sulla nuova ricerca. “Ma continuano a ripetere che senza sperimentazione sull’embrione la ricerca sarebbe bloccata – prosegue Callahan – E’ una mistificazione totale, il successo di quel tipo di ricerca è allo stato attuale pura speculazione. E’ in circolazione un sentimentalismo letale”.

Meglio rinunciare a procreare
Per restare tra i liberal, lo scrittore Michael Bishop, con un durissimo affondo sul San Francisco Chronicle ha scritto che “quando una società giustifica l’utilizzo di parte di un embrione vivo per migliorare le vite degli altri, quella società disumanizza l’embrione e fa della vita una merce”. Callahan non crede nemmeno nella diagnosi preimpianto: “Sia moralmente sia da un punto di vista della praticità, pensiamo ai margini di errore. Non possiamo accettare lo sviluppo degli embrioni allo scopo di scegliere quello più sano”. Secondo lui se due genitori nutrono il dubbio che un figlio possa nascere malato, “è meglio che rinuncino a procreare, piuttosto che pensare di poter selezionare tra più embrioni e lasciar distruggere quello che non supera un test genetico. Posso dire che l’embrione non è portatore delle stesse caratteristiche di una ‘persona’, ma devo giudicarlo lo stesso nella sua piena umanità. Sento sempre un’inquietudine molesta quando si cerca di uccidere razionalmente qualcosa per cui provo un profondo rispetto”.
Rispetto per l’embrione lo nutre anche uno dei massimi embriologi americani, Bruce Carlson, docente di biologia all’Università del Michigan, che al Foglio spiega che non ha fondamento il cosiddetto “preembrione”: “Il periodo prenatale si divide tra embrione, le prime otto settimane, e feto. La fecondazione è l’inizio di una nuova vita, gli ovuli fertilizzati sono vivi e geneticamente differenziati. Gli ‘indesiderati’, gli ‘imperfetti’ sono il risultato di un sondaggio genetico, di un principio eugenetico”. Conclude Callahan: “Perfino se un embrione venisse rifiutato per ragioni genetiche, queste non potrebbero fornire motivi certi per sapere che quel figlio avrebbe avuto una vita miserabile, che i genitori si sarebbero dispiaciuti per sempre di averlo avuto”.
Callahan ha scritto un libro, “False Hopes” (tradotto in italiano da Baldini&Castoldi con la prefazione di Giovanni Berlinguer), contro la medicina “convertita al mercato come nuovo vangelo”, quella che spera nelle “guarigioni improbabili” e abusa delle strategie diagnostiche. La combinazione di mercato e medicina tecnologica ha enormemente consolidato una credenza: “Il mercato non vende solo cose, ma anche speranze e sogni”. Un po’ come il motto della fiera mondiale di Chicago del 1933: “Science finds, Industry applies, Man conforms” (la scienza scopre, l’industria applica, l’uomo adatta). I bersagli di Callahan sono molti: dal Wall Street Journal del 1994, il cui titolo “uccidere la ricerca farmaceutica è come uccidere le persone” è solo uno dei tanti esempi della disinformazione, a scienziati come William Haseltine, direttore della celebre compagnia farmaceutica Human Genome Sciences, per il quale la morte non è altro che “una serie di malattie prevedibili”.
Callahan si scaglia contro quella medicina dominante che serve “desideri e preferenze individuali che con la salute hanno poco o nulla da spartire”, che “cerca di ottimizzare la persona facendo leva sul desiderio umano di trascendere la realtà”, che, sganciata dalla realtà, si fa ancella della società, che si occupa soltanto di mezzi, che ha una “spinta monomaniacale al miglioramento della salute individuale”. Una sana medicina dovrebbe sapere che la salute non è l’unico bene umano fondamentale: “La salute è certamente un bene, ma un bene pur sempre temporaneo. Se il diritto alla salute è inteso come diritto ad essere alleviati dalle sofferenze della vita, la medicina non ha futuro”. Lo stesso vale per le tecniche di fecondazione artificiale: “Bisogna porre limiti precisi, anche se ciò significa che alcune coppie non potranno mai avere i bambini che desiderano. Si tratta di una conseguenza dolorosa, ma la medicina non ha né il dovere né l’obbligo di intervenire in tutti i casi”. L’obiettivo della medicina, infatti, non può essere quello di affrancare il mondo dall’infertilità, “né di ricorrere alla genetica e ad altre tecniche per dare alle coppie bambini che abbiano certe caratteristiche desiderate”. Nessuno dovrebbe essere sfortunato al punto di avere due figli handicappati, e quando una coppia è esposta a questo rischio, bisogna per Callahan compiere uno sforzo speciale per aiutarla: “Ma proporsi l’obiettivo di evitare a tutti di avere un figlio handicappato significherebbe optare per un vero e proprio perfezionismo medico. Non dobbiamo dimenticare il nostro diritto all’identità genetica individuale”. A chi lo rimprovera di stare dalla parte degli evangelici, Callahan risponde: “Se vuoi diventare un essere umano, faresti meglio a iniziare da un embrione”.
Giulio Meotti

postato da fabiotar | gennaio 31, 2005 19:45 | commenti (4)
 

Filaretum scrive:
"Ma si può aderire ad un'iniziativa il cui ideatore ti offende di continuo?
A me non va affatto di sentirmi dire da un Radicale: "talebano" e "oscurantista".
Mi girano parecchio quando un Radicale ottuso,  si accampa davanti a S. Pietro con il cartello "vatican taleban".
Ma come si permettono questi maleducati?
E' sicuro come il sole che mi asterrò!
Se andassi a votare il Referendum non potrei più guardarmi allo specchio per tutta la vita!

Iraq

Code a Bassora (Reuters)

Un senso per tante sofferenze

Ci inchiniamo al coraggio di questo popolo (da Avvenire)

Oggi in Iraq si vota. Saranno le prime elezioni libere da molti decenni, da quando il partito Baath instaurò il proprio regime del terrore, dal quale sarebbe un giorno emersa la figura controversa e sanguinaria di Saddam Hussein. Le consultazioni odierne certo non risolveranno d'incanto i problemi di questo martoriato Paese. Non a caso esse stesse si svolgono sotto il ricatto della violenza e devono riuscire a dimostrare che milioni di mani protese con una scheda verso l'urna sono più forti delle poche migliaia che imbracciano le armi. Al-Zarkawi, si sa, ha lanciato la sua personale e blasfema fatwa contro le elezioni, "ree" di fare del popolo iracheno l'unico depositario legittimo del potere politico. La democrazia, basata sul principio "una testa, un voto", deve risultare intollerabile per chi, come lui, ha la graziosa abitudine di preferire la conta delle teste mozzate. Affermare la forza di questo metodo pacifico, in uno scenario contrassegnato da attentati terroristici continui e dalla pratica quotidiana della violenza più efferata, acquista così un significato enorme. Speriamo che gli iracheni non si lascino oggi intimorire come pure avrebbero diritto. A prescindere dal fatto che siano sciiti o sunniti, curdi o cristiani, sappiano trovare il coraggio di andare in massa ai seggi, consapevoli di essere loro i veri esponenti della Resistenza irachena, altro che i kamikaze e i relativi reclutatori. Se ciò avverrà, nonostante le stragi annunciate e le promesse di vendette postume e trasversali, dovremo ricordare la giornata di oggi come quella della più grande vittoria del popolo iracheno, più grande anche dell'arresto di Saddam, in quanto dà un senso compiuto all'abbattimento del dittatore e alla sua cattura.
A queste elezioni si arriva dopo una guerra che molti hanno sentito come inaccettabile. E probabilmente non si è lontani dal vero se si pensa che anche per i più convinti essa fu un azzardo irresponsabile. Eppure se non ci fosse stata, Saddam quasi sicuramente sarebbe ancora lì, e oggi non si terrebbero queste elezioni rischiose sì ma cariche anche di speranza, perché premessa e promessa di un maggior rispetto dei diritti degli iracheni. Ecco il punto di contraddizione più alto, che non possiamo tacere. Anche se oggi preferiamo guardare avanti, riuscendo a trovare un senso - difficile, ma vero - al sacrificio di molti. Tutti naturalmente auspichiamo che anche i padroni di ieri, i sunniti, partecipino a rendere questo election day un successo. Rappresentano il 20% della popolazione, e sarebbero un'ombra sulla giovanissima democrazia la loro diserzione al voto e il loro non coinvolgimento nella futura assemblea costituente. Se così dovesse essere, però, non decretiamo subito l'inagibilità delle future istituzioni, ma piuttosto lavoriamo con gli iracheni per rimediare all'errore. D'altra parte, per decenni il regime precedente aveva escluso l'80% del suo popolo dal circuito politico, nel condiscendente silenzio della comunità internazionale.
Da domani sarà ancora più doveroso mostrare concretamente al popolo iracheno la nostra solidarietà, di occidentali e di democratici. Nelle forme più congrue che la nuova situazione richiederà. Ma ancora una volta senza fughe e senza abbandoni. Il sostegno dei popoli liberi sarà vitale per aiutare gli iracheni a darsi un assetto costituzionale che sappia garantire tutti senza escludere nessuno. A quest'opera deve affiancarsi l'assistenza economica e militare, per ricostruire un tessuto sociale e delle forze di sicurezza capaci di reintegrare l'Iraq nella comunità internazionale e porre fine alla presenza militare straniera.
Ma oggi, intanto, rendiamo omaggio al coraggio di milioni di eroi silenziosi, che sfidano la paura per darsi un destino migliore.

 

post by FabioT ;-)

postato da fabiotar | gennaio 31, 2005 13:49 | commenti
 

Berlusconi rilancia: "In agguato oppressione e miseria"
Craxi "vittima di una ubriacatura giustizialista"
"Italia a rischio comunismo
la democrazia è in pericolo"

Silvio Berlusconi
MILANO - "I comunisti hanno cambiato nome ma non hanno cambiato metodo". Silvio Berlusconi riparte da dove si era fermato un paio di settimane fa ("Con la sinistra al governo, solo miseria, terrore e morte") per mettere di nuovo in guardia gli italiani: "I pericoli per la libertà e la democrazia non sono finiti". Per farlo, sceglie il convegno organizzato a Milano per ricordare Bettino Craxi. Il monito giunge alla conclusione del suo intervento: "La storia dimostra che dai comunisti è venuto solo totalitarismo, oppressione, miseria".

"Eppure - afferma incredulo il presidente del Consiglio - c'e ancora chi si professa con orgoglio comunista. La storia dimostra invece che è stata la più disumana, criminale e duratura impresa messa in piedi dall'uomo".

Nel ricordare la figura dello scomparso leader del Psi,
Berlusconi ha sottolineato quello, che secondo lui, fu "un torto" di Bettino Craxi, ovvero "contrastare sistematicamente le tesi illiberali dei comunisti". Per questo, dice il premier, "fu ricambiato da profonda avversione che sconfinò nell'odio personale. Dopo la caduta del muro di Berlino spese il suo prestigio per fare entrare il Pci-Pds nell'Internazionale socialista ed ebbe come ringraziamento l'ignobile lancio delle monetine". Vittima dunque, secondo il premier, "di una ubriacatura giustizialista di cui ancora oggi subiamo le conseguenze", frutto di "un'alleanza perversa tra settori politicizzati della magistratura, un ben noto gruppo editoriale e finanziario, e il Pci-Pds, che pure non avrebbe potuto dare lezioni a nessuno visto che riceveva finanziamenti da una potenza straniera che teneva i suoi missili puntati sull'Italia".


Nel corso dell'intervento, anche l'apertura alla collaborazione, all'interno della Cdl, con "gli amici radicali, i socialisti liberali e i riformisti socialisti".
"La Casa delle libertà - precisa il premier - non è solo una coalizione liberale, ma anche una salda alleanza politica di uomini che amano la libertà e vogliono modernizzare il paese". Per questo, continua Berlusconi, "vogliamo dialogare con tutti quelli che hanno a cuore la libertà e mi rivolgo a radicali, riformisti, socialisti e liberali per invitarli a stare con noi". E questo, appunto, "perché i pericoli per la libertà e la democrazia non sono finiti. I comunisti hanno cambiato nome, ma non metodo".
(29 gennaio 2005
postato da fabiotar | gennaio 31, 2005 13:15 | commenti
 

30 Gennaio 2005
VATICANO
Papa: bambini e giovani costruttori di pace



Città del Vaticano (AsiaNews) – Giovanni Paolo II ritorna a parlare di pace. Nel Messaggio lanciato all’inizio dell’anno  egli ha chiesto alla comunità internazionale di “vincere il male con il bene”. Oggi all’Angelus, in presenza dei ragazzi dell’Azione cattolica, ha chiesto loro di diventare “operatori di pace”. “Occorre – ha detto il Papa con voce molto provata - vincere l’ingiustizia con la giustizia, la menzogna con la verità, la vendetta col perdono, l’odio con l’amore”.  I luoghi dove far crescere questa educazione alla pace sono la famiglia, le parrocchie, le associazioni i movimenti. Alla fine del momento, i ragazzi hanno ringraziato il Papa, visibilmente contento. Due bambini vicini a lui, nel suo studio, hanno liberato due colombe, segno della pace. 

Ecco le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

“Quest’oggi Piazza San Pietro è allietata dalla presenza di tanti ragazzi dell’Azione Cattolica, che concludono il “mese della pace”. Vi saluto con affetto, cari bambini e ragazzi dell’A.C.R.! Nel Vangelo odierno Gesù proclama:Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9). Anche i piccoli possono esserlo! Anch’essi debbono allenarsi al dialogo e imparare a “vincere il male col bene” (cfr Rm 12,21), come ho ricordato a tutti nel recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. Occorre vincere l’ingiustizia con la giustizia, la menzogna con la verità, la vendetta col perdono, l’odio con l’amore. Questo stile di vita non si improvvisa, ma richiede educazione fin dall’infanzia. Un’educazione fatta di saggi insegnamenti e soprattutto di validi modelli in famiglia, nella scuola e in ogni ambito della società. Le parrocchie, gli oratori, le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali devono diventare sempre più luoghi privilegiati di questa pedagogia della pace e dell’amore, dove imparare a crescere insieme.

Preghiamo Maria, Regina della Pace, perché aiuti i giovani, che tanto desiderano la pace, a diventarne coraggiosi e tenaci costruttori.

 
postato da fabiotar | gennaio 31, 2005 11:03 | commenti
 

Romani 12

Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. 16 Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.
Mt 5:38-48; Pr 25:21-22
17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

 
postato da fabiotar | gennaio 31, 2005 10:52 | commenti (8)


domenica, 30 gennaio 2005
 

Iraq al voto

 La "RESISTENZA" irachena sta massacrando civili inermi (non soldati americani, nè infedeli crociati), donne, anziani, giovani che hanno l'unica colpa di voler votare...dove sono i pacifisti? Perchè Lilli Gruber non si sente? Perchè Santoro non è andato a fare una trasmissione in un seggio elettorale a Baghdad?

postato da fabiotar | gennaio 30, 2005 11:39 | commenti (2)


sabato, 29 gennaio 2005
 

 

PROCREAZIONE ASSISTITA
Dopo l’intervista in cui Andreotti sosteneva la necessità di andare alle urne, il presidente del Movimento per la vita spiega la scelta, non ancora formalizzata, di far mancare il quorum

«Referendum, astensione militante»

Carlo Casini: non pensiamo di lavarcene le mani. Ma siamo preoccupati per i media: su questa legge si è fatta opera di disinformazione

Di Marina Corradi

Ha detto l'onorevole Andreotti: al referendum bisogna votare, e votare no. Replica Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita e fra i massimi punti di riferimento del fronte in difesa della legge 40: «Non esiste alcun impegno morale di votare. L'astensione è un comportamento pienamente legittimo. In ogni caso è importante che quanti sono mossi dall'obiettivo comune di conservare questa legge facciano, circa l'astensione o il voto, una scelta identica, e tutti poi vi si adeguino. Se si decide per l'astensione, come sembra molto probabile, andare poi a votare no da parte di alcuni cattolici sarebbe una scelta irresponsabile». Un boomerang da psicanalizzare.
La decisione per l'astensione non è nei fatti già presa?
Non formalmente. Ci si riunirà attorno a un tavolo, se ne discuterà ancora. Per quanto mi risulta, però, il 90% del fronte cattolico è propenso a non andare a votare.
Andreotti sembra sollevare una questione di principio: i cattolici vanno, sempre, a votare.
Questo è vero per le elezioni politiche. Per il referendum si va sì alle urne ma per tutt'altra cosa: non si tratta di scegliere i propri rappresentanti, ma di abrogare una parte di una legge approvata in Parlamento. Impossibile non cogliere la differenza. Non fare scattare il quorum è un meccanismo pienamente democratico, si usa in Parlamento e si può dunque usare anche in una consultazione popolare. Mi lasci aggiungere poi che il raggiungimento o no del quorum è comunque una questione di democrazia formale. La democrazia sostanziale invece è, come dice il Papa, l'uguaglianza fra tutti gli esseri umani. La legge 40 tratta appunto di questa questione di democrazia sostanziale, il che renderebbe, qualora già non lo fosse pienamente nell'ottica dei meccanismi della democrazia, comunque moralmente lecita l'astensione. Una finezza, anche questa, che non può sfuggire.
Ricorrere all'astensione, potrebbero dire gli avversari, significa avvalersi anche del peso di q uelli che non sanno, di coloro a cui la questione non interessa, di chi andrà al mare, quel giorno.
Personalmente non trovo così criticabile, di fronte a una materia complessa come la procreazione assistita, chi non se la sente di cancellare la delega affidata col voto al Parlamento. Dopo un lungo lavoro il Parlamento ha approvato una legge, e chi non si sente sufficientemente competente, non votando, può anche significare: mantengo la mia delega, mi fido. Legittimo. Piuttosto, mi auguro che l'astensione come in altri casi possa castigare la tendenza all'abuso dello strumento referendario. Perché prendere una legge come questa, dibattuta e combattuta come questa, e metterla - per esempio per quanto riguarda la ricerca sugli embrioni - dentro un quesito di referendum, un semplice sì o no, è affidare alla volontà della maggioranza qualcosa di enormemente delicato e complesso.
I primi sondaggi in circolazione dicono che per tre dei quesiti il "sì" all'abrogazione è di poco in vantaggio, mentre per quanto riguarda i diritti dell'embrione sarebbe in maggioranza il "no". Questi numeri non vi fanno pensare che forse si potrebbe rischiare il confronto?
Non credo troppo a questi sondaggi. Non vorrei che fossero degli specchietti per allodole. Ti fanno credere una cosa per ottenerne un'altra. Colgo in giro un certo gusto per la confusione. Ai cattolici si richiede un supplemento di consapevolezza. Ad errori antichi non aggiungiamone di nuovi, complici i media laicisti.
La scelta dell'astensione non potrebbe comunicare all'esterno un'idea di debolezza, di arroccamento, di rifiuto della battaglia aperta? Qual è la percezione delle proprie forze all'interno del fronte pro legge 40?
Nessuna debolezza. L'astensione che abbiamo in mente è astensione militante. Tutto il contrario che lavarsene le mani. Certo, se non avessimo di fronte la situazione mediatica che vediamo, per cui su questa legge si è fatta una grande opera di disinformazione e di bugie, forse saremmo arrivati a conclusioni diverse. Ma stando le cose come stanno, astensione significa un profondo impegno a difendere la legge 40. Con la coscienza, che vado scoprendo ovunque in giro per l'Italia, di lavorare a una battaglia che finalmente unisce al di là dei partiti, e crea una nuova e insperata intesa anche con parte della cultura laica.
Astensione, dunque. Senza paura di analogie con casi precedenti, di craxiana memoria. Lei cosa proporrebbe di fare a chi non andrà a votare quel giorno?
Ho in mente qualcosa, forse un grande pellegrinaggio ad Auschwitz, il luogo massimo della discriminazione dell'uomo sull'uomo. Vorrei un gesto, per quel giorno, clamorosamente laico.

da Avvenire del 29.01.05

postato da sr Roberta

postato da fabiotar | gennaio 29, 2005 13:08 | commenti (5)