Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
giovedì, 31 marzo 2005

TERRI SCHIAVO E' MORTA, UN CALVARIO DURATO 15 ANNI
 »GEORGE BUSH, COSTRUIRE UNA CULTURA DELLA VITA

 LA CRONOLOGIA DELLA LUNGA AGONIA

WASHINGTON - Terri Schiavo e' morta. L'annuncio e' stato dato dal consigliere spirituale della famiglia Schindler.

La donna di 41 anni era in stato vegetativo permanente dal 1990 e, dal 18 marzo, era senza alimentazione, per ordine della magistratura.

Terri Schiavo e' morta, senza avere al fianco i familiari. Lo ha detto padre O'Donnell, confermando che il marito, Michael Schiavo (che grande... uomo ndr), non ha permesso alla famiglia d'origine di essere al capezzale della donna al momento del decesso (CHE GRAN FIGLIO DI...ndr)
Un avvocato dei familiari ha poi precisato che un sacerdote, padre Frank Pavone, e il fratello Bobby e la sorella Suzanne, sono rimasti accanto a Terri fino a dieci minuti prima del suo decesso. A quel punto, sono stati fatti uscire perche' i medici dovevano valutare la condizione della paziente. Il marito di Terri, Michael Schiavo, non ha poi voluto che fossero presenti al momento del trapasso.

Momenti di disperazione, ma soprattutto momenti di preghiera e canti di inni sacri: cosi', l'America dei credenti e dei crociati 'pro vita' ha accolto la notizia della morte di Terri Schiavo.
Lo si e' visto fuori dalla clinica Woodside di Pinellas Park, in Florida, dove Terri e' deceduta, e ovunque in America dove s'e' vegliato e pregato in questi giorni per la sua vita.

SACERDOTE, C'E' UNA MORTE E UN ASSASSINIO
Il decesso di Terri Schiavo ''e' una morte, ma e' anche un assassinio'': lo ha detto un sacerdote cattolico, Frank Pavone, consigliere spirituale fra i piu' assidui della famiglia Schindler, la famiglia d'origine della donna.
Con le sue parole, padre Pavone ha dato il primo tono della reazione all'accaduto dei crociati 'pro vita', protagonisti di una veglia ininterrotta per la salvezza di Terri e di azioni di protesta e di pressione.
Il sacerdote ha detto: ''Preghiamo, perche' una cosa del genere non accada piu' nel nostro Paese''.

ADESSO L'AUTOPSIA E LA SEPOLTURA
L'agonia di Terri Schiavo, segnata e resa piu' tragica e dolorosa dalla faida familiare tra suo marito Michael e la famiglia d'origine, gli Schindler, avra' un seguito di tensioni e polemiche.
Michael e gli Schindler sono d'accordo perche' vi sia un'autopsia: il marito vuole ricavarne la prova che Terri non era piu' in grado d'intendere e di volere; i familiari vogliono, invece, dimostrare che c'era ancora speranza per lei.
Dopo l'autopsia, che sara' compiuta con l'autorizzazione della magistratura dal medico legale della Contea di Pinella, Michael vuole fare cremare Terri per farne poi inumare le ceneri in Pennsylvania, lo Stato natale suo e della moglie.
I familiari avrebbero, invece, voluto seppellire Terri. Ma, anche in questo caso, la magistratura ha dato loro torto.

post FabioT (se quelli a favore della vita sono definiti crociati...perchè quelli a favore della morte non definirli becchini?)

postato da fabiotar alle ore marzo 31, 2005 21:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 30 marzo 2005

Lupus collection

Stupidate e malignità "disonorevoli" allegramente in pagina. "L'Unità" dà rilievo ad una lettera che appoggia il "Sì" al referendum e, affermando che l'embrione e il feto non sono vita umana, ricorda che "la Chiesa cattolica non concede il rito del battesimo a feti abortiti…" Non sa, chi scrive e chi pubblica, che i sacramenti si amministrano ai vivi. E un feto abortito è per definizione morto. Stupidità e propaganda si sono baciate…Il rimprovero vale anche, forse con una punta di supponenza in più per Corrado Augias, che su "Repubblica" (22/3, p. 16) scrive tranquillo: "nessuno degli evangelisti è stato testimone diretto" degli eventi che narra, e "i quattro Vangeli ufficiali vennero scelti…solo nel Concilio di Nicea del 325" dopo Cristo. Due falsi. Uno: Giovanni evangelista scrive di narrare "ciò che i nostri occhi hanno visto", e Luca racconta di aver interrogato gli "autòptai", cioè proprio i testi oculari. Li cancelliamo? Due: il Concilio di Nicea non ha toccato il "canone", cioè l'elenco dei libri della Scrittura. E allora? Allora qui si baciano imprepara-zione e presunzione.

Stesso giorno sul "Foglio" trovi il Tombolini: vanta il suo passato militante nella Chiesa, si dice "cattolico praticante", ma sulla fecondazione proclama: "preferisco obbedire al Vangelo". E che fa? Quattro sì, dimenticando alla grande il quinto comandamento: "non uccidere l'innocente". Ci pensi e capisci: si piega a un "vangelo", quello di Marco, che però è Pannella.Confusioni e ritardi. Sabato "Europa" sublime: apre con Vladimir, energico e tagliente sull'essenza del messaggio di Pasqua. Senza la luce di Cristo morto e risorto è notte per tutti: "il resto segue". Perfetto. Però a p. 13 trovi "Religione cattiva consigliera": elogio di Salman Rushdie che su "Liberation" scomunica tutte le religioni, false e imbroglione senza eccezione. Con commento aggiunto: oggi "il richiamo ai valori morali è diventato l'espressione che simboleggia la bigotteria di chi è contrario alle unioni gay e all'aborto". Vale anche per il Cristianesimo, con tanti saluti a Vladimir! Non basta: a p. 7 Franca Bimbi scrive che lei, cattolica, al referendum voterà quattro sì, ironizza sugli altri cattolici che non faranno come lei e poi spiega che con fecondazione e soppressione degli embrioni "la fede non c'entra niente", perché "Settimana santa è anche memoria dell'unico caso in Dottrina in cui sia nota la coincidenza tra fecondazione dell'ovulo e incarnazione della Persona" grazie al Sì di Maria. Domanda: e perché è "l'unico caso"? Ovvio: altrimenti salta tutto il discorso sul referendum. La ciliegina(p. 12) con Federico Orlando. Ce l'ha con Ruini e la Cei: se fallisce il "quorum" Radicali e Co. non avranno i rimborsi elettorali! Citeranno per danni Vladimir e il suo editoriale perentorio…ma che confusione!

"Dio non è morto: una favola non muore mai": sabato santo a tutta pagina, titolo di "Liberazione". I cristiani pensano a Cristo morto e sepolto? Niet! Lì si sono entusiasmati di recente per Salman Rushdie - tutte le religioni un fascio di barbarie! - ma vanno oltre. Chiara Ristori intervista Michel Onfray, "filosofo e fondatore dell'università popolare di Caen". Eccolo: "Ogni religione è miseria spirituale che genera la rinuncia a sé, l'evidenza di un'alienazione". Lui "con una trentina di libri teorizza un ateismo argomentato, costruito e militante, di un'efficacia straordinaria e di grande coraggio". Spavaldo: "Non credo in dio perché non credo nella fata dai capelli turchini". Un maestro: "dio è un sotterfugio, fabbricato dagli uomini per scongiurare la paura della morte". Così: una favola, e tutte le favole non muoiono. E allora? Allora chi dice di credere in Dio o è restato un bambino stupido che alla sua età prende sul serio le favole, o è un disonesto in malafede che vuole servirsi della favola per imbrogliare gli altri. Sei colonne di lezione del "filosofo", con la Ristori "accucciata" ai suoi piedi che registra il suo verbo, fino all'offerta finale: "un'etica edonista". Finalmente: "Ebraismo, cristianesimo e islàm spingono alla morte", e lui, Onfray, offre la vita e il piacere su "Liberazione". Due domande: quel giorno l'editoriale di "Liberazione" ha nota firma "cattolica": rimbambito o disonesto? E infine: se oggi seriamente, in pagina di qualsiasi giornale, un credente dicesse che gli atei, senza eccezione, o sono stupidi o sono imbroglioni in malafede, che succederebbe?

da Avvenire

FabioT    ps. c'è abbastanza monnezza nei giornali nostrani? 

postato da fabiotar alle ore marzo 30, 2005 21:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 30 marzo 2005

Ma di che morte dobbiamo morire?

Pare che noi uomini abbiamo la fortuna, diciamo così, di disporre di due distinte morti: «La morte "umana", che va assolutamente distinta dalla morte "biologica" che, al limite, non ci riguarda». È questo il pensiero di Umberto Galimberti (La Repubblica, venerdì 25), il quale, tuttavia non spiega se, su questa terra, sia possibile morire biologicamente e sopravvivere umanamente, vale a dire come persone. Eppure la «nozione di vita, come ognuno percepisce, è una nozione decisamente più alta, più ricca, più mia di quanto non sia la nozione di organismo su cui la scienza medica esercita la sua giurisdizione». «Il problema dell'eutanasia - scrive il filosofo - è tutto qui. La morte mi riguarda o riguarda solo il mio organismo?». In altre parole: «Coinvolge quel che siamo» o soltanto «quello di cui siamo fatti»? La risposta potrebbe essere sì se si ragionasse della dottrina della fede, ma questa è imputata da Galimberti, insieme con la Chiesa, di «grossolano materialismo», perché, «cadenzando la vita sulle sorti della materia, ci espropria di quel che la vita ha significato per noi» e «l'argomento della Chiesa cattolica», che si oppone all'eutanasia difendendo «la vita anonima dell'organismo [...] è troppo generico, fino ai limiti dell'insignificanza, quando non addirittura decisamente materialistico». Chissà se il pensiero di Galimberti sarebbe capace di sopravvivere «umanamente» alla «morte biologica» in mancanza di un anonimo cervello.
Sul medesimo numero di Repubblica compare un articolo di Luce Irigaray sui «diritti del corpo», che danno a «quello di cui siamo fatti» una soggettività in contrasto con il pseudospiritualismo di Galimberti. La scrittrice osserva: «Quando la gente non si lascia affascinare a proposito del dare la vita, si lascia affascinare a proposito del dare la morte» e dice bene perché, non ostante quel che può apparire, la fecondazione artificiale è del tutto priva di fascino, consistendo esclusivamente in processi organici e biologici, privi - dicono i referendari - di ogni individualità umana e personale. Mancherebbero, cioè, proprio di quella che, nel suo anticorporalismo, piace tanto a Galimberti. Sennonché, se la presenza della umanità è tanto importante da sopravvivere in terra alla morte del corpo, perché non è così anche nella nascita? La Chiesa, allora, sarebbe «materialista» circa la morte e personalista circa la nascita? Non è sempre lo stesso uomo quello che nasce, quello che muore e quello che risorge?

da Avvenire

FabioT

postato da fabiotar alle ore marzo 30, 2005 20:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 30 marzo 2005

COMMERCIO INTERNAZIONALE DELLE ARMI

Oggi, il mercato delle armi è uno dei più vantaggiosi che esistano. La fame d'armi è talmente grande nel mondo di oggi che i produttori di armamenti non riescono a soddisfarla. Perciò, mentre in altri comparti industriali può esserci crisi per mancanza di commesse o di richieste dei beni prodotti, nelle industrie produttrici di armi non ci sono crisi di produzione, salvo che non si tenga il passo con le innovazioni tecnologiche che, in campo militare, come in altri settori civili ad alta tecnologia che hanno sbocchi militari, sono continue e rapidissime. Indubbiamnete, la crisi economica, che ormai colpisce tutti i Paesi, obbliga l'industria militare a segnare il passo, ma non sarà per molto, perché i Paesi del Terzo Mondo che sono in guerra o che vogliono farla sono disposti ad affamare le proprie popolazioni, già stremate dalle malattie e dalle carestie, pur di spendere le loro misere risorse per comprare armi, che le industrie militari statunitensi, russe ed europee sono geneerosamente pronte a vendere, passando sopra ad ogni preoccupazione morale.

da "La Civiltà Cattolica"

postato da sr Roberta

postato da fabiotar alle ore marzo 30, 2005 08:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 29 marzo 2005

Terri Il cinema è la forma di «arte totale» dei nostri tempi. E, come diceva il sociologo (cattolico) dell’arte Hans Seydlmayr, è nell’arte che si possono leggere in anteprima i sintomi dei malesseri sociali. I film premiati coi massimi premi quest’anno sono un inno all’aborto e all’eutanasia. |L’aborto c’è già; dunque, prepariamoci. Non c’è alcuna contraddizione tra i tiggì pasquali che ci commuovono sulle condizioni “inumane” in cui viaggiano gli agnelli da scannare (multe pesantissime ai camionisti romeni che non fanno riposare le bestie per le quattordici ore prescritte) e le immagini di Terri Schiavo, disabile che va terminata. E’ stato osservato che per lei quelli che assaltano i negozi di visoni sono rimasti a casa. E’ nella logica della deriva liberale, che attraverso il permissivismo conduce al nichilismo tramite la guerra tribale delle lobbies. Profezia: la tecnocrazia prossima ventura ha in orrore le elezioni, unica arma ormai rimasta alla gente. Costa troppo “orientare” il voto; dunque, prepariamoci a vederlo, prima o poi, abolito (ovviamente, per ragioni “umanitarie” o di “efficienza”: vedremo cosa inventeranno). E’ stato anche osservato (pure dal papa, nel suo ultimo libro Memoria e identità) che le democrazie avanzate stanno facendo, ebrei a parte, quel che il nazismo aveva inventato per rottamare il surplus umano. Nel bel film Vincitori e vinti l’avvocato tedesco che difendeva i gerarchi nazisti a Norimberga faceva osservare ai giudici, a proposito dell’«operazione eutanasia» (con cui il Reich svuotò ospedali e manicomi), che certe idee erano ben presenti su rinomati testi giuridici americani degli anni Venti e Trenta. Dunque, non stupisce che, oggi, siano stati proprio dei giudici americani a decidere la sorte di Terri. La reazione popolare, che a qualcuno può sembrare spropositata, è in realtà dovuta al fatto che, da quelle part i, il «precedente» giudiziario ha praticamente valore di legge (è per questa via che il celebre caso «Roe vs. Wade» introdusse l’aborto negli Usa, e a nulla serve il fatto che, oggi, la «Roe» sia diventata antiabortista). Il referendum italiano sulla Legge 40 non è un fatto «partitico», come si vuol far credere, ma un evento epocale, perché coinvolge un’intera impostazione antropologica. E finalmente le gerarchie ecclesiastiche hanno preso una decisa e ferma posizione. Vi invito a imitarmi iscrivendovi a www.comitatoscienzaevita.it.
postato da fabiotar alle ore marzo 29, 2005 20:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 29 marzo 2005

Quale valore, quale morale

 

Si continua a credere, o per meglio dire, viene inculcato sempre più nelle disinteressate menti delle persone l'atroce equazione che l'uomo è quello che fa, non ha valore per quello che è. Per il fatto che è. Il meraviglioso fatto di esserci. Il valore di un uomo è dato dalla sua attività non dal fatto di essere un uomo. Da qui tutto va a rotoli, sminuito il valore di ognuno, tutto è possibile, tutto fattibile. Ho in mente la tragedia di Terri Schiavo, non la tragedia della sua vita ma ciò che mi intristisce di più è la tragedia della sua sentenza di morte. Si è deciso che deve morire, non deve più disturbare le nostre coscienze, non deve essere amata per quello che è, ma deve essere uccisa per quello che non è: perché non è come vorremmo, come vogliamo che una persona sia. Mi chiedo perché la sua tutela non è stata affidata totalmente ai genitori visto che la vogliono viva e invece è stata affidata al tempo, neanche ad un boia che le tolga la vita. La pilatesca decisione di lavarsene le mani, del non aver sporca la coscienza, questo mi disgusta. Volete epurare il mondo dalla sofferenza, bene, noi saremo lì a combattere la vostra ideologia, ma almeno abbiate il coraggio di mostrarvi come nemici e non celarvi come filantropi. Non potete uccidere l'uomo per amore della vita, sarebbe come digiunare per amore del cibo, mentre è più bello e più edificante digiunare per amore di Dio.

fonte Lacittadella

post FabioT

postato da fabiotar alle ore marzo 29, 2005 19:49 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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lunedì, 28 marzo 2005

CRISTO E' RISORTO E' VERAMENTE RISORTO!!!!

(un pò di apologia)

Gesù, dopo la sua resurrezione, era apparso molte volte: negli anni successivi, i numerosi testimoni di queste apparizioni, erano rimasti in vita e la loro testimonianza, verficabile e credibile, rafforzava la fede dei primi cristiani. 

Esaminiamo, a questo proposito, 1 Cor 15, 1-28: 

[1] Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, [2] e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! 
[3] Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, [4] fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, [5] e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. [6] In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. [7] Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. [8] Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. [9] Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. [10] Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. [11] Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. 

Ad una prima occhiata, potrebbe sembrare che S. Paolo si preoccupi della fede nella Resurrezione di Gesù a Corinto, che volesse rafforzare questo punto della fede: ma i vv. successivi ci indicano che il dubbio di alcuni Corinti è un altro; si tratta della resurrezione dei morti: 

[12] Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti

Il v. 12b, evidenziato in grassetto, rivela chiaramente il dubbio di alcuni (quindi non di tutti) Corinti. 

Tutta l'argomentazione paolina successiva tende a dare una vera e proria dimostrazione teologica del fatto che i morti risorgono. Notiamo bene che la resurrezione dei morti è uno degli articoli della nostra fede "esistenzialmente" più difficile a credersi. Quando ci troviamo davanti ad un cadavere, con i tragici resti di una malattia o di un incidente, bisogna proprio farsi forza per credere che i nostri defunti risorgeranno! 

Detto questo, precisiamo ancora che, per sciogliere un dubbio, è necessario fondare il nostro ragionamento su delle certezze: non possiamo fondarci su un altro dubbio. E qual è la certezza su cui S. Paolo si appoggia per dimostrare che i morti risorgono? Vediamo che l'apostolo parte da due certezze; la prima e' un fatto storico; la seconda un principio teologico. 
Il fatto storico e' la resurrezione di Cristo, il principio teologico è che Cristo è la "primizia" di coloro che risorgono, cioè il primo di una serie. 

Esaminiamo dunque ora lo sviluppo dell'argomentazione paolina: i morti risorgono perché  

1) Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù 
2) Cristo "è primizia di coloro che sono morti" (il primo "frutto" di un intero raccolto) 

Se Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù e Cristo non risorge solo per conto suo, ma è il primo di una serie, allora tutti i morti risorgono. 

Fatte queste premesse, possiamo ora leggere il seguito di 1 Cor 15: dal v 13 al 18 vediamo l'insistenza sul primo argomento (Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù) 

[13] Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! [14] Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. [15] Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. [16] Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù; [17] ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. [18] E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. [19] Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. 

A partire dal v. 20 troviamo il secondo argomento (Cristo primizia) 

[20] Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. [21] Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; [22] e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. [23] Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; [24] poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. [25] Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. [26] L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, [27] perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. [28] E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. 

La teologia paolina sull'unità del genere umano in Adamo e sulla nuova unità in Cristo ci interessa meno, in vista del fine di questo scritto, che è quello di constatare che a Corinto, per provare teologicamente la resurrezione dei morti, viene presentato il fatto della resurrezione di Gesù, un fatto certo, accreditato da molte testimonianze, a più riprese, verificabili, credibili, autorevoli. Per provare il più incredibile dei misteri (la resurrezione dei morti) non può essere portato un argomento dubbio, o un mito; ci vuole una prova certa. 
Capiamo allora come l'insistenza sulla parola "apparve" (4 volte) dei primi versetti serve a rafforzare la credibilità dell'argomento decisivo. 

Conclusioni 

Siccome per provare la resurrezione dei morti è necessaria una prova certissima, e, per questo scopo, S.Paolo usa come argomento la resurrezione di Gesù, se ne conclude che a Corinto, circa 20 anni dopo la Resurrezione di Gesù, tutti erano sicuri che questa fosse storicamente accaduta. 

Perché tutti (anche "alcuni" che non credevano nella resurrezione dei morti) ne erano così sicuri?

Perché erano ancora vivi e rintracciabili i testimoni: alcuni Apostoli e "più di cinquecento fratelli" a cui Gesù era apparso "in una sola volta".

fonte www.floscarmeli.org (sito eccellente, visitatillo pure tu)

fabioT

postato da fabiotar alle ore marzo 28, 2005 21:08 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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