Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
sabato, 30 aprile 2005

Dietro l’appello per il “sì” referendario niente scienza e molta ideologia

Spiace dirlo, ma scienziati è parola grossa, visto il testo che hanno firmato per il “sì” al referendum sulla fecondazione artificiale (su Repubblica di ieri). I grandi scienziati e biologi sono quelli che si pongono limiti e comprendono il sostrato etico delle questioni che affrontano. Al massimo questi sono tecnici, e tecnici che sbagliano. La prima delle loro motivazioni è che va abrogato il tetto di tre embrioni da fecondare solo per l’impianto, non per il frigorifero, perché ne va della riuscita della fecondazione e della salute della donna. L’argomento ignora in radice il problema di cui si discute. Primo, l’embrione è un essere umano, un individuo cromosomicamente alla base di uno sviluppo vitale completo: l’embrione è ciascuno di noi al suo inizio ed è anche l’Altro, il debole, il minuscolo, l’invisibile. La legge 40 si preoccupa di non creare in vitro embrioni sovrannumerari da eliminare, scartare o manipolare. Uno scienziato a questo problema dà una risposta, o almeno la cerca; un tecnico di laboratorio può permettersi di ignorare il problema, ma ci vuole qualcuno che pensi per lui. Le probabilità di riuscita della fecondazione sono diminuite di una percentuale irrilevante nel primo anno di applicazione della legge. Quanto alla salute della donna, e del bambino, se proprio si vuole ignorare il resto e concentrarsi su questo, sarebbe da sconsigliare tout court la fecondazione artificiale, pratica medica invasiva che assoggetta medicalmente il corpo femminile ed espone a seri rischi il ciclo della riproduzione. Sarebbe da incentivare la maternità in età fertile giovanile, altro che la filosofia della fabbrica dei bambini all’età stabilita dalla sociologia della modernità e dalla curva demografica regressiva del modo di vivere nullista.

Quei “sì” spensierati
Il “sì” all’abrogazione della norma che vieta la fecondazione eterologa è ancora più spensierato e immotivato. Non una parola sul diritto del nato a rintracciare la paternità biologica, non un rigo sul ferimento a morte della famiglia biparentale, antica istituzione che non si può cancellare senza adeguate motivazioni. Si abroga il divieto solo perché è un divieto che si frappone al desiderio individuale o di coppia, puro nichilismo e anche di serie b. Per terzo viene l’accoglimento entusiasta della diagnosi pre-impianto al fine di tutelare da malattie e malformazioni il nascituro, tutelandolo tecnicamente dal nascere prima del corso naturale del suo sviluppo: si chiama pratica eugenetica. La giustificazione è in negativo: c’è già, dicono, l’aborto selettivo di tipo terapeutico a seguito di amniocentesi. L’aborto selettivo non è un modello da estendere alla legislazione sulla fecondazione artificiale, trasformando l’attesa di un figlio nella produzione di un pezzo sano della catena della vita. E comunque l’aborto è un delitto legalizzato per tutelare la salute fisica o psichica della donna, non un diritto diagnostico da eseguire su vasta scala nel laboratorio eugenetico. Il quarto punto è che il concepito non deve avere diritti, perché è l’insieme di “poche cellule indifferenziate”. Una balla sesquipedale, perché il concepito è due volte un essere umano: perché lo dicono la genetica e l’intuizione razionale, e perché noi soggettivamente lo fabbrichiamo per quello scopo, perché sia un essere umano. Quindi tutelare il suo diritto e negare il nostro alla sua manipolazione è semplice atto di umanità e di umanesimo. Quinto, secondo i tecnici faustiani “non è provata l’equivalenza tra cellule staminali adulte e cellule staminali embrionali” ai fini della ricerca sulle malattie degenerative e tumorali: la frase non significa nulla, ed è vero invece che su questo la scienza è divisa e deve valere il principio di precauzione a tutela dell’embrione.
E’ inoltre goffo, addirittura tragicomico, il travestimento ideologico di queste insane manifestazioni apologetiche della tecnica contemporanea. Dicono i tecnici che sbagliano che non si può sottomettere la legislazione a un principio di natura confessionale. Siamo qui, ferventi nel nostro ateismo e nella nostra miscredenza, a testimoniare ogni giorno che non si tratta di una guerra religiosa. Semmai di una guerra culturale e di civiltà. E se per il tecnico Umberto Veronesi questa legge è “disumana”, termine che si qualifica da solo come una volgare iperbole, per noi il loro testo sarà “barbarico”, ritorsione che le passioni sbagliate dei camici bianchi chiamano irrimediabilmente e necessariamente.

(Il Foglio - 28/04/2005)

postato da fabiotar alle ore aprile 30, 2005 22:44 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 29 aprile 2005

Mentre anche gli Indiani Navajo mettono al bando i “matrimoni” omosessuali (e grazie allo stranocristiano Bernardo che ce lo ha segnalato), in Spagna infuria la polemica: molti sindaci hanno dichiarato pubblicamente che faranno obiezione di coscienza, e si rifiuteranno di celebrare le “nozze gay”. Il governo zapateriano, da parte sua, non vuole neanche prendere in considerazione la possibilità che si possa obiettare. La cronaca da Avvenire.

Noi vogliamo seguire il suggerimento di alcuni amici della LAF (Libera Associazione Forense) che hanno comunicato la propria solidarietà, vicinanza e appoggio ai sindaci (alcades) spagnoli che manifestano pubblicamente la propria intenzione di opporsi alle nuove disposizioni sul matrimonio.
Proponiamo quindi la e-campagna: SOLIDALE CON L’ALCADE!
Ecco qua alcuni indirizzi:

Valladolid – Partito Popolare:
pp@ava.es 
Avila -
informacion@ayuntavila.com 
Valencia (cliccare sul simbolo della posta)-
http://www.ayto-valencia.es/ayuntamiento2/ndayunt.nsf?opendatabase 
Leon - “dillo al sindaco”:
http://www.leon.gob.mx/portal/modules/dilealalcalde/ 

E per conoscenza, sarebbe opportuno spedire anche all’indirizzo del Ministero della Presidenza del Consiglio, capeggiato da Mª Teresa Fernández de la Vega Sanz, accanita sostenitrice delle gaye nozze: 

ciudadanos@mpr.es
  (sportello del ministero della Presidenza per i cittadini).

Non è questione di essere omofobi. Semplicemente, non vogliamo chiamare famiglia quello che famiglia non è. 
Io penso così: se due o più persone vogliono vivere insieme, lo facciano pure. Se vogliono che i propri beni vadano in eredità ai propri conviventi, se necessario modifichiamo le leggi che regolano le eredità. Che siano quattro vedove rimaste sole al mondo, oppure tre anziani single che vogliono risparmiare sulla badante, due omosessuali o sei etero, che si ritrovino la sera per recitare il rosario o per fare sesso di gruppo, non è cosa che ci interessi. Non è una famiglia. E’ gente che vive insieme, punto e basta. Necessario regolare qualcosa? Non lo so. Ma questa è l’ottica secondo cui vedere l’intera questione, secondo me.

Comunque, per saperne di più sull’omofobia eccovi qua
un ottimo Roberto Marchesini su Studi Cattolici.

fonte stranocristiano

Il cardinale Trujillo: «Il dovere di opporsi»

 

M.Cor.

«Non si possono imporre cose inique ai popoli», la Chiesa «chiama con urgenza alla libertà di coscienza e al dovere di opporsi». Le parole del cardinale colombiano Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio istituto per la famiglia, raccolte dal Corriere della Sera, hanno scosso la Spagna. La scorsa settimana, commentando il sì della Camera bassa ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, il cardinale bocciava energicamente le politiche del governo di Zapatero, che stanno distruggendo la famiglia «mattone dopo mattone». La futura riforma legislativa che permetterà una totale equiparazione fra matrimonio omosessuale ed eterosessuale (compreso il diritto di adozione), viene descritta da Trujillo come «una legge di grandissima iniquità», e per questo «non può obbligare»: tutti coloro «che possono avere a che fare con la sua applicazione», potrebbero ricorrere - secondo il cardinale - all'obiezione di coscienza prevista in altri casi, ad esempio per l'aborto. La risposta del governo non si è fat ta attendere. Per la vicepremier Fernandez de la Vega non c'è possibilità di obiezione di coscienza: i funzionari pubblici devono rispettare e far rispettare le leggi del Parlamento. Per la numero due del governo spagnolo, la riforma non pregiudicherà nessuno, perché «permetterà a tutti i cittadini di poter costituire una famiglia conforme al diritto canonico o civile».

Il giurista: «L'obiezione di coscienza? Scelta legittima»

Juan Fornes, docente all’Università di Navarra: «Nel caso di conflitto morale un funzionario può astenersi dal dare corpo ad una norma. Lo dice la Costituzione»

Da Madrid Michela Coricelli

Diversi sindaci spagnoli del Partito popolare annunciano che ricorreranno all'obiezione di coscienza per non celebrare i «matrimoni» fra persone dello stesso sesso. Ma il diritto lo prevede? Il governo dice che devono rispettare una norma approvata in Parlamento, alcuni organismi consultivi accennano anche alla possibile incostituzionalità della legge. Le opinioni si dividono. Per Juan Fornés, professore di Diritto canonico ed ecclesiastico all'Università di Navarra (di area cattolica), bisogna partire dai fondamenti giuridici.
Quale spazio è previsto, nell'ordinamento spagnolo, per l'obiezione di coscienza?
Il tribunale Costituzionale, in una sentenza dell'11 aprile 1985 relativa al tema dell'aborto, disse che il diritto all'obiezione di coscienza esiste e può essere esercitato indipendentemente dalla legge. L'obiezione di coscienza forma parte del contenuto del diritto fondamentale alla libertà ideologica e religiosa dell'articolo 16.1 della Costituzione ed è direttamente applicabile. Esiste, dunque, indipendentemente dall'esistenza di un'altra legge, è un diritto fondamentale radicato nella Costituzione. Anche il Trattato della Costituzione europea, approvato in Spagna tramite referendum, nell'articolo 70 riconosce l'obiezione di coscienza.
Dal punto di vista pratico, cosa potrebbe accadere?
Per quanto riguarda i giudici responsabili dei registri civili, cioè coloro che celebrano i matrimoni civili, possono ricorrere alla cosiddetta obiezione di legalità o questione di costituzionalità di fronte al Tribunale Costituzionale. La legge organica del Costituzionale dice che se un giudice pensa che una norma potrebbe essere contraria alla Costituzione, può presentare la questione al tribunale Costituzionale. Per tanto, se un giudice considera che autorizzare il «matrimonio» fra persone dello stesso sesso è contrario alla Costituzione, può presentare ricorso. In questo caso non sarebbe neppure una richiesta difficilmente accoglibile visto che già alcuni importanti organismi, come la Reale accademia della Giurisprudenza, il consiglio di Stato e il consiglio generale del Potere Giudiziario hanno elaborato rapporti che espongono dubbi sulla costituzionalità della legge. A parte questo, c'è anche la possibilità di una vera e propria obiezione di coscienza sia da parte dei giudici, sia da parte dei sindaci e dei consiglieri municipali.
Quali conseguenze potrebbero esserci?
Intendendo l'obiezione di coscienza in senso stretto, l'unica conseguenza dovrebbe essere che il funzionario pubblico non celebri il matrimonio, senza provocare sanzioni nei suoi confronti. Il Diritto comparato, poi, ci offre alcuni esempi...
Ma le leggi, ricorda l'esecutivo, devono essere rispettate...
È vero, anche se questo vale per tutti, funzionari e non. Ma non si può insistere semplicemente sul fatto che il funzionario ha l'obbligo di eseguire la legge perché la legge e la sua applicazione sono soggette al rispetto dei diritti fondamentali, fra i quali la libertà di coscienza. Non si può dimenticare che quando c'è un conflitto di coscienza, non c'è l'obbligo di obbedire a una legge che non protegge il diritto fondamentale. L'obiezione di coscienza riguarda l'individuo, la persona, non l'istituzione o il funzionario. È un diritto fondamentale della persona, parte dell'articolo 16.1 della Costituzione. Se un funzionario dice di no, non lo fa per disobbedire alla legge, ma è un conflitto di coscienza.

Avvenire

postato da fabiotar alle ore aprile 29, 2005 09:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 27 aprile 2005

Ignoranza laicista  

 

 Caro Direttore, ci vuole davvero molta pazienza ad ascoltare i programmi di "approfondimento" che, dall'agonia di Giovanni Paolo II in avanti, si susseguono in televisione. Così come ci vuole molto autocontrollo nel leggere i commenti nella stampa. Con l'elezione dello straordinario Ratzinger al soglio pontificio si approfondisce quella distanza di comprensione tra la visione cristiana della vita e quella laicista, vagamente sentimental-misticheggiante, che va tanto di moda. Nei giorni di Giovanni Paolo il Grande tutti si sono affannati a rendere omaggio all'uomo di pace. E ci mancherebbe che non lo sia stato! Tutti hanno ricordato il legame con i giovani, con i media. Pochi o nessuno, per quello che ho visto o letto io, ha voluto ricordare che egli è stato il papa della "Veritatis splendor", dell'"Evangelium vitae", di quell'ampio magistero morale che costituisce forse lo zoccolo duro del pontificato appena trascorso. L'integrità della fede si coniuga con l'integrità della morale. Le posizioni di Karol il Grande su questi temi, specie di etica sessuale, (peraltro niente di nuovo rispetto alla tradizione) sono state abilmente dimenticate. E io ho avvertito per tutti questi giorni un senso di fastidio nel vedere il Papa ridotto a un pacifista a tinte ros a, senza che a nessuno sia venuto in mente di dichiarare perché il Papa ha lavorato per la pace, nessuno parlava in maniera diretta del fatto che egli predicava innanzitutto Gesù e tutto quello che ha fatto, detto e patito lo ha fatto per amore a Cristo, amore che richiede una ben determinata risposta di fede che si traduce in precise scelte morali. Adesso Ratzinger si avvia a essere l'agnello immolato. Da subito dopo la sua presentazione al mondo, si sono moltiplicati interventi e comunicati di "personalità" (di che?) varie, di associazioni che sbraitano contro questa scelta del conclave perché "oscurantista", perché rimanda indietro la Chiesa di secoli. Verrebbe da ridere per non arrabbiarsi di brutto. Siamo dinanzi a un becero manicheismo, il tentativo di ripresentare la Chiesa come quella dei buoni (Wojtyla tanto è morto e non fa più danni) e quella dei cattivi (Ratzinger); la memoria selettiva dei cosiddetti progressisti sta già operando ciò che gli riesce di più: una lettura ideologicamente e colpevolmente falsa del reale. Ma forse di Giovanni Paolo Ratzinger non ne è stato il fedele collaboratore per tutta la lunghezza del suo pontificato? Forse che le posizioni del primo differiscono da quelle del secondo? La scelta di eleggere Benedetto XVI va chiaramente nella direzione della continuità, pur con tutta la discontinuità della personalità singolare differente tra i due Papi, eppure i programmi televisivi scivolano tutti verso questa direzione. Vogliamo parlare di "Porta a Porta" dove uno Zizola ai limiti della tollerabilità pretendeva di impallinare Ratzinger con una lettura d'una ignoranza teologica tale da riuscire incredibile? Ratzinger era colpevole di aver affermato, all'omelia di inizio Conclave che c'è la necessità di avere una fede adulta. Il prode Zizola cosa fa? Del tutto ignaro che si tratta di un'affermazione paolina (ma anche san Paolo, si sa, è un reazionario) dà dell'ignorante al cardinale perché Gesù ha detto che solo i bambini entrano nel Re gno. Occorre dire altro? E del buon Pannella, narciso fino alla patologia, che, insofferente al vedersi soffiare la scena proprio da un Papa, non trova di meglio che inventarsi uno sciopero della sete in contemporanea con l'agonia e la morte di Giovanni Paolo II? Insomma, dopo alcuni giorni di immersione mediatica, dopo alcune ore mediatiche dall'elezione di Benedetto XVI, credo che dovrò passare presto dal mio confessore perché mi assolva da un peccato: non sopporto più le persone moleste, inoltre ho desiderato ardentemente che un fulmine mandasse in tilt i ripetitori televisivi e non vedere né sentire tanti nani che si credono dei giganti.

 

lettera pubblicata da Avvenire il 27.04.05. Di chi è? MIA

sr Roberta

postato da fabiotar alle ore aprile 27, 2005 20:36 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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mercoledì, 27 aprile 2005

Zapatero dopo aver cancellato le parole padre e madre dal codice civile, perchè evidentemente discriminatori, sta pensando di modificare anche il testo di alcune preghiere...

in Spagna si dovrà dire "Genitore nostro che sei nei cieli"

Abolita anche la festa del papà e la festa della mamma, la festa delle donne e della Sacra Famiglia si potrà festeggiare solo il giorno del GayPride EVVIVAEVVIVAZAPATEROOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!

 

da Sorvy

postato da fabiotar alle ore aprile 27, 2005 17:25 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 26 aprile 2005

Liberal: sì all’astensione sul referendum

«Non ci sono forze malvagie e forze buone, non esiste la contrapposizione di scienza e religione No alla mitizzazione della tecnologia»«La deregulation nell’uso di embrioni umani sarebbe come ammettere che non esistono diritti sacri e inviolabili ma
solo diritti negoziabili in cui vince il più forte»

Di Francesco Ognibene

Metodo, principio e merito. Sono le tre ragioni che la «Fondazione liberal» invoca per argomentare la sua adesione al non voto in occasione dei referendum sulla legge 40 che regolamenta la fecondazione artificiale in Italia. In un ampio testo che viene pubblicato sul numero di liberal in uscita oggi, dell'«atteggiamento di astensione» si dice che è «giustificato e giusto», con l'invito a «tutti gli amici» di liberal a «condividere tale scelta». Le ragioni di metodo. «Nel caso dei referendum - si legge nel documento - è un numero ristretto di cittadini che propone al popolo di pronunciarsi contro una legge dello Stato emanata dal Parlamento. Dunque la prima decisione del singolo cittadino riguarda proprio il "se" votare. Il fatto che la Costituzione preveda che il pronunciamento referendario è effettivo solo se la maggioranza degli aventi diritto al voto si reca alle urne non è un bislacco corollario ma è la regola che consente alla maggioranza dei cittadini di rifiutare la "provocazione democratica" del referendum». Inoltre, aggiunge la Fondazione liberal, «molti cittadini, e noi con loro, siamo convinti: che la legge 40 riguardi una materia assai delicata; che sempre, ma specialmente in campi delicati e di frontiera come quello dell'innovazione tecnologica, una legge, sufficientemente ponderata come quella presente sia comunque meglio di nessuna legge, che in tutti i campi e specie in quelli delicati e "nuovi" legiferare è arduo e che perciò ogni legge è imperfetta e sempre migliorabile e che la via maestra per farlo non è in linea normale lo strappo referendario ma la tessitura riformista in Parlamento». Conclusione: «La legge 40 è intanto una legge dopo tanta mancanza di leggi in materia» e dunque «bisogna guardarsi dall'abrogarla anche solo in parte perché potrebbe tornare a prevalere il nulla legislativo e in tal caso, prevedibilmente, per molto tempo». Le ragioni di principio. I principi, dice ancora la Fondazione liberal, «illuminano una profonda distanza tra la nostra posizione e quella della sinistra laicista» il cui nucleo «non è come per noi liberali il poligono di forze che devono comunque bilanciarsi in un processo di graduale progresso sempre da verificare, reversibile e intimamente fragile». I laicismo semplifica «la dialettica storica» nella contrapposizione tra «forze malvagie, che sono quelle del passato», e «forze del futuro che sono buone»: scienza e tecnologia, «in quanto costruiscono l'orizzonte futuro», sarebbero quindi «comunque buone», mentre «la religione, in quanto residuo superstizioso del passato», sarebbe «malvagia». Questa mitizzazione della tecnologia - peraltro incoerente: si pensi alle posizioni su Ogm ed energia nucleare- legittima «la riduzione degli individui, specie dei più deboli, a materia disponibile e sacrificabile». I liberali invece sono convinti che «in tutte le tecnologie si debba procedere responsabilmente stabilendo vincoli e limiti sulla base della saggezza e dell'esperienza». Le ragioni di merito. Infine, il documento passa in rassegna i quattro quesiti giudicandoli «irricevibili» in particolare «perché essi sono stati proposti come motivi di uno scontro sulla dignità dell'uomo e della persona, pretesto di un tentativo di modificare i principi della nostra civiltà, non solo giuridica ma antropologica. È questa la posta in gioco e va resa il più possibile chiara». Conclusioni. Il non voto è la sola strada per fermare una pericolosa operazione culturale: «La deregulation sulla produzione e l'uso di embrioni umani sarebbe un drammatico passaggio verso la considerazione che non esistono diritti umani sacri e inviolabili ma solo diritti negoziabili in cui naturalmente vince il più forte». No quindi alla «riduzione del diritto umano a qualcosa di convenzionale e di cinicamente contrattabile, con una nichilistica indifferenza verso i diritti dei più deboli in nome della società superiore». In questa concezione l'individuo è «un prodotto, non figlio dell'amore, non proveniente da una famiglia, materia manipolabile assai più che un soggetto dotato dalla creatività che solo un solido retroterra umano può dare». Esito di questa «offensiva» è «l'alterazione irrimediabile di quel prezioso equilibrio tra individualità e comunità che è l'unico a poter garantire la tenuta etica delle nostre democrazie».

postato da fabiotar alle ore aprile 26, 2005 21:51 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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martedì, 26 aprile 2005

MARIA (da Antidoti) Da quando i preti si sono impadroniti della liturgia (essa è «cosa loro»; dunque, i laici assistano allo show inquadrati e coperti, e soprattutto non osino lamentarsi) la vittima principale sono le orecchie. L’intrattenimento, che in molti casi è di qualità di parecchio inferiore a quello offerto dai villaggi turistici, punta molto sulla musica (chiamiamola così) composta da illustri pinchipallini e strimpellata dai «ragazzi» (alcuni dei quali quarantenni et ultra). Ora, se non ricordo male, il Concilio Vaticano II ha esaltato il «ruolo dei laici» e ancor oggi molti vorrebbero una gestione più «allargata» del fatto ecclesiale. Il clero, invece, continua a trattare i laici da «pubblico», al massimo accogliendoli nei ruoli di sacrestano o di distributore di ostie, lamentandosi, però, della scarsa «partecipazione» alla «celebrazione eucaristica». Così, se uno ha in uggia il «sanremo dei poveri», è costretto a farsi chilometri per andarsi a cercare una messa domenicale un po’ più seria. Infatti, figurarsi se il suo parroco ha consultato il popolo bue prima di imporgli le sue alzate d’ingegno. Se ti non ti sta bene, vattene altrove. Sì, ma dove? Malgrado le suppliche reiterate di Giovanni Paolo II, si contano sulle punte delle dita (di una sola mano) i vescovi che consentono nella loro diocesi la pur prescritta messa in rito antico. Già: la liturgia, come avvertito, è «cosa loro». E se un poveraccio preferisce qualcosa di più sacro e solenne, viene tacciato di lefebvrismo e deve giustificarsi. Per restare al tema musicale, personalmente non ho nulla contro il canto profano in chiesa. Ma ho qualcosa (anzi, tutto) contro la musica brutta. Per questo plaudo all’iniziativa del Coro «Santa Veronica» diretto da Ilaria Geroldi, della Parrocchia di S. Maria Nascente di Bonemerse (Cremona), che dal 15 al 18 marzo 2004 ha registrato nella stessa chiesa (all’organo Marco Ruggeri) un Cd intitolato Maria, nostra speranza. Si tratta di una raccolta di canti mariani della tradizione popolare, in vendita nelle edizioni San Paolo-Multimedia. Arrangiàti ed eseguiti come si deve, trovate Noi vogliam Dio, Nome dolcissimo, Mira il tuo popolo, Dell’aurora tu sorgi più bella, Lieta armonia, Andrò a vederla un dì, E’ l’ora che, pia, eccetera. Diciotto in tutto. Per ristorare le orecchie. GIOVANNI LO VAGLIO
postato da fabiotar alle ore aprile 26, 2005 21:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 25 aprile 2005

Dalla top ten list dei motivi per cui è bello diventare madri a quasi sessant'anni, di David Lettermann (Late Shaw):

Il piccolo urla? Abbassa il volume del tuo apparecchio acustico.

Qualcuno ha sbavato sul divano? Finalmente puoi dare la colpa al bambino.

 Non ti devi preoccupare di quanto costerà la retta del college, perchè sarai di certo già morta.

Quando i figli ti chiederanno come nascono i bambini, tu potrai sinceramente dire che proprio non te lo ricordi.

Sei in grado di calmare il bambino che piange con il ronzio soporifero del tuo pacemaker.

(Liberamente tratto da Il Foglio, 2.3.2005)

COMITATO NAZIONALE DI LIBERAZIONE DALL'ORRORE

postato da fabiotar alle ore aprile 25, 2005 23:20 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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