di Pier Luigi Fornari
Tratto dal sito www.impegnoreferendum.it il 28 luglio 2005
«Far nascere più bambini». Nell’ultimo mese di campagna referendaria, Piero Fassino ha attraversato mari e monti per assicurare che questo era l’obiettivo dei Ds. «Aprirsi alla vita», gli faceva eco un pamphlet preparato dai deputati della Quercia.
Gli italiani, come dimostra la massiccia astensione del 12 e 13 giugno, hanno ritenuto che una pratica indiscriminata della procreazione artificiale non costituisca la via «per far nascere più bambini», cioè per porre termine alla denatalità e alla sterilità crescente. La verità è infatti che la «medicalizzazione» (la «veterinarizzazione» come ha scritto la psicoanalista francese Marie-Magdeleine Chatel) della procreazione invece che ridurre, accresce la sterilità.
Coerenza con gli slogan referendari esigerebbe, comunque, oggi un grande impegno per debellare questa cultura della infertilità. Anche perché emblema della campagna di tesseramento della Quercia, è un "pancione" di donna accompagnato dallo slogan «C’è un futuro da difendere». Ma ciò sta avvenendo? La risposta più semplice è che la cultura della sterilità diffusa negli ultimi decenni, in particolare dalla sinistra, è semplicemente rimossa, non superata. La popolazione italiana potrebbe scendere dai 56 milioni del 1990 a 38 nel 2040. Di poco migliore, per l’apporto dell’immigrazione, la situazione di un altro Paese latino: la Spagna. Cos’è avvenuto? L’accademico pontificio Michel Schooyans ha individuato una pratica eugenetica a danno dei poveri del Terzo Mondo nel cosiddetto family planning (pianificazione familiare) finanziato dall’Onu. Per l’Italia non si è trattato di questo, ma è indubbio che i dati non si spiegano senza un progressivo affermarsi della cultura della sterilità. Vediamo di cosa si tratta.
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Cercasi Far West comodo, magari a San Marino
Ha un’anima divisa in due: tra quello che è stato, un territorio dove tutto si poteva fare, almeno in economia, e quello che potrà essere, un piccolo Stato che guarda all’Europa come modello. Quindi, prima di tutto all’Italia. Sull’arcata che ti accoglie nella Repubblica di San Marino c’è scritto: «Benvenuti nella terra delle antiche libertà». Una libertà di scelte che possono anche andare controcorrente rispetto all’Italia.
A San Marino, ad esempio, l’aborto è un reato penale e la donna rischia dai cinque ai sette anni. Qualche mese fa, in Commissione sanità, la consigliera di Rifondazione comunista Vanessa Muratori portò il suo progetto di legge sull’aborto. L’hanno bocciato tutti. Tranne lei, naturalmente [...]
Con questa nota il Movimento per la vita ha risposto al ventilato spauracchio della fuga all’estero di molte coppie, a causa della legge 40: «L’eventuale (poco probabile e poco frequente) "turismo procreatico" non può essere denunciato come sintomo di inadeguatezza della legge italiana. Non manca il "turismo d’impresa" per produrre a prezzi concorrenziali merce in Paesi lontani, dove manca un’adeguata legislazione di protezione sociale. Non manca neppure il "turismo" della droga o il "turismo" sessuale. Eppure nessuno osa dire che le leggi italiane in materia sono inattuabili, perché costringono alcuni cittadini a recarsi all’estero».
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200 anni

Alexis de Tocqueville (1805–1859)
Oggi ricorre il bicentenario della nascita del famoso filosofo politico francese. Cattolico e liberale. Colui che ha dimostrato per primo al mondo la superiorità morale e civile della rivoluzione americana sulla rivoluzione francese. Colui che per primo ha fatto conoscere a noi europei, ma anche agli stessi americani che lo amano come nessun altro, la grandezza morale e civile dell'America. Tocqueville è uno dei più grandi studiosi delle scienze sociali e politiche degli ultimi duecento anni. Come nessun altro oggi è attualissimo.
"Sono incline a credere che se ad un uomo viene a mancare la fede diviene suddito, se crede è libero.”
“Quando si distrugge la religione di un popolo, il dubbio si insidia nei poteri più alti dell’intelletto e paralizza a metà gli altri. Una tale condizione non può rinforzare lo spirito, indebolisce la sorgente della volontà e prepara il popolo alla schiavitù. Quando vengono a mancare i principi dell’autorità nel campo della religione e della politica, gli uomini si spaventano facilmente per questa solitaria indipendenza. Il dispotismo può governare senza fede, non la libertà. La religione è molto più necessaria nelle repubbliche democratiche che altrove. Come è possibile che la società sfugga alla distruzione se il legame morale non è rinforzato nella misura in cui il legame politico è debole?"
Alexis de Tocqueville
Tutta la città dei liberi festeggia l'importantissima ricorrenza:

Quelli che..."PioXII il papa di Hitler"
«È ironico che sessant’anni dopo l’Olocausto – proprio mentre esiste un virulento antisemitismo fra i fondamentalisti islamici che sta crescendo rapidamente tra gli europei secolarizzati – i media progressisti in Occidente tentino di accusare Pio XII (e anche l’intera Chiesa cattolica) di antisemitismo...»
«Oggi – conclude il rabbino Dalin – sessant’anni dopo l’Olocausto – sarebbe necessario che fosse universalmente riconosciuto che Pio XII fu un vero amico del popolo ebraico, e che ha salvato più vite di ebrei di quanto abbia fatto ogni altra persona, compresi Raoul Wallenberg e Oskar Schindler, uomini che sono spesso, e giustamente, considerati degli eroi per le loro imprese». Per questo il rabbino americano propone che a Papa Pacelli sia dato il riconoscimento di «Giusto» al memoriale dello Yad Vashem di Gerusalemme.
Il pezzo è veramente interessante, leggetelo tutto.
"Una giustificazione inutile e fuori tempo"
Abdul Rahman al Rashed, direttore di al Arabiya, dice la sua sul terrorismo:
Gli sforzi per collegare le bombe di Londra alla presenza della Gran Bretagna in Iraq sono una giustificazione inutile e fuori tempo. L’Egitto, un paese che non ha mandato nessun soldato a combattere in Iraq e che si è sempre opposto alla guerra, è stato anch’esso vittima del terrorismo a Sharm el Sheikh. Sostenere che le esplosioni di Londra siano una conseguenza della partecipazione del governo britannico nella guerra in Iraq è rivelarsi privi di ogni conoscenza storica.
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