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ROMA - Un assegno mensile di 250 euro per le donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito familiare non superiore a 40mila euro annui. È la proposta di modifica alla Finanziaria presentata da Ds (Livia Turco) e Margherita (Giuseppe Fioroni, Rosi Bindi) che, nel dettaglio, è rivolta sia alle cittadine italiane che a quelle comunitarie ed extracomunitarie «in possesso di regolare permesso di soggiorno che si trovino nella condizione di disoccupazione, non iscritte alle liste di collocamento, interessate dalle tipologie contrattuali» della legge Biagi.
Per le ragazze madri «in presenza di gravi condizioni di disagio sociale ed economico e comunque con un reddito non superiore a 25mila euro annui» l'emendamento prevede «un assegno di 350 euro mensili e a partire dal terzo mese di gravidanza». Sará uno o più decreti emanati dal ministero del Welfare (entro 60 giorni dall'approvazione) di concerto con l'Economia e con la Conferenza delle Regioni e autonomie liocali a fissare le modalitá di riconoscimento dei requisiti e di erogazione dell'assegno. «Se l'opposizione evolve a me non fa che piacere». Il ministro della Salute, Francesco Storace, commenta così la proposta dei Ds-Dl di inserire in Finanziaria un contributo per le donne in stato di gravidanza che prevede un assegno per scongiurare l'aborto. |
RISPETTARE LA VITA
Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente
per la 28ª Giornata per la vita (5 febbraio 2006)
“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,1.4). La Vita precede il creato e l’uomo: l’uomo – e con lui ogni realtà vivente – è reso partecipe della vita per un gesto di amore libero e gratuito di Dio. Ogni uomo è riflesso del Verbo di Dio. La vita è perciò un bene “indisponibile”; l’uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di Colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva. La vita umana viene prima di tutte le istituzioni: lo Stato, le maggioranze, le strutture sociali e politiche; precede anche la scienza con le sue acquisizioni. La persona realizza se stessa quando riconosce la dignità della vita e le resta fedele, come valore primario rispetto a tutti i beni dell’esistenza, che conserva la sua preziosità anche di fronte ai momenti di dolore e di fatica. Chi non vuole essere libero e felice e non fa tutto il possibile per realizzare questa sua massima aspirazione? Ognuno ha racchiusa nel segreto del suo cuore la propria strada verso la libertà e
Questo vale per tutti, ma in modo speciale per i giovani, tra cui non manca chi sembra ricercare la libertà e la felicità con espressioni esasperate o estreme. L’uso pervasivo delle droghe, che in taluni ambienti sono così diffuse da essere considerate cose normali; l’assunzione di stimolanti nella pratica sportiva; le ubriacature e le sfide in auto o in moto e altri comportamenti analoghi non sono semplicemente gesti di sprezzo della morte, un gioco tanto infantile quanto incosciente. No, essi dicono soprattutto indifferenza per la vita e i suoi valori; scarso amore per se stessi e per gli altri. Una società che tollera una simile deriva e non si interroga sulle cause e sui rimedi, o che la considera una malattia passeggera da prendere alla leggera, da cui si “guarisce” crescendo, non si rende conto della reale posta in gioco: chi da giovane non rispetta la vita, propria e altrui, difficilmente la rispetterà da adulto. È nostro dovere, perciò, aiutare quei giovani che si trovano in particolare disagio e difficoltà a ritrovare la speranza e l’amore alla vita, a guardare con fiducia e serenità a progetti di matrimonio e famiglia, a servire la cultura della vita e non quella della morte. Un fattore importante che incide sulla vitalità e sul futuro della nostra società, ma tuttora trascurato, è sicuramente oggi quello demografico: sono molti i coniugi, infatti, che hanno meno figli di quanti ne vorrebbero. Ma, oltre alla mancanza di politiche organiche a sostegno della natalità, resta grave nel nostro Paese il problema della soppressione diretta di vite innocenti tramite l’aborto, dietro al quale spesso ci sono gravi drammi umani ma a cui, a volte, si ricorre con leggerezza. Vanno valorizzati quegli aspetti della stessa legge 194, che si pongono sul versante della tutela della maternità e dell’aiuto alle donne che si trovano in difficoltà di fronte ad una gravidanza. Davanti alla piaga dell’aborto tutti siamo chiamati a fare ogni sforzo per aiutare le donne ad accogliere la vita. Il rispetto della vita, infatti, comincia dalla tutela della vita di chi è più debole e indifeso. Nessuno può dirsi padrone e signore assoluto della vita propria, a maggior ragione di quella altrui. Rispettare la vita, in questo contesto, significa anche fare tutto il possibile per salvarla. Quando pensiamo a un nascituro, vogliamo, perciò, pensare a un essere umano che ha il diritto, come ogni altro essere umano, a vivere e a ricercare la libertà e la felicità. Rispettare la vita significa, ancora, mettere al primo posto
Se nel cuore cerchi la libertà e aspiri alla felicità, rispetta la vita, sempre e a ogni costo. 
Letizia Moratti: «Puntare sulla potenzialità delle staminali adulte»
Da Bruxelles Franco Serra
Sei governi dell'Ue rifiutano finanziamenti comunitari a programmi di ricerca che comportino la distruzione di embrioni umani. Nelle discussioni di ieri in Consiglio dei ministri dell'Unione sul programma quadro 2007-2013 di ricerca scientifica e tecnologica, il ministro all'istruzione e alla ricerca Letizia Moratti, insieme con i colleghi di Germania, Polonia, Austria, Slovacchia e Malta, ha firmato una lettera nella quale di dichiara solennemente che i sei Paesi - in contrasto con le proposte della Commissione europea - «non possono essere d'accordo con le attività che includono il consumo di embrioni umani e potrebbero essere finanziate dal settimo programma-quadro per la ricerca». Quello che raccomandano, invece, è di «lavorare su linee di cellule staminali esistenti», tratte ad esempio del cordone ombelicale e non dagli embrioni sovrannumerari conservati nei laboratori.
Nel linguaggio della diplomazia comunitaria l'annuncio ufficiale che anche un solo Paese «non può essere d'accordo» significa che è pronto a bloccare la decisione ponendo il proprio veto. E anche dove il potere di veto non è previsto dai trattati è chiaro che l'opposizione di sei Paesi, tra i quali tre grandi come Germania, Italia e Polonia ha un peso determinante[...]
Anche indipendentemente dalla lettera dei sei, il Consiglio dei 25 ministri non poteva ora andare oltre. Una decisione definitiva sul settimo programma, per stanziare 68 miliardi in sette anni, raddoppiando la spesa annua attuale, non potrà essere presa prima che sia stato deciso l'ammontare del bilancio dell'Ue 2007-2013. In questo campo, poi, il Consiglio deve decidere d'intesa con l'europarlamento. Che è contrario al finanziamento di ricerche che distruggano embrioni umani: a netta maggioranza l'assemblea lo ha confermato il 26 ottobre in una risoluzione sulla non brevettabilità di cellule staminali embrionali.
«Eliminare la religione dalla politica è impossibile, logicamente e di fatto. L’unico rimedio è accettarle tutt’e due, tracciando i loro limiti»
«Sono i laicisti a mettere in discussione lo Stato laico, perché pretendono che lo Stato dica la sua su ogni questione dell'uomo. Vogliono che lo Stato intervenga nel campo della famiglia, della scuola, della vita. Oggi abbiamo una sfera pubblica troppo invasiva: entra in casa, nel salotto, in camera da letto. Per questo non possiamo più mantenere la distinzione religione e politica che abbiamo avuto fino adesso. Si deve ripensare lo Stato laico, e i suoi fondamenti. Vanno rintracciati i confini tra la sfera pubblica e quella privata, fra religione e politica, tra Stato laico e la Chiesa».
Invitato a Palermo per il convegno della Chiesa italiana in vista di Verona 2006, il presidente del Senato Marcello Pera è ritornato con forza sulla necessità di rivedere i rapporti fra "religione e laicità dello Stato". Questo era proprio il titolo della conversazione che ha visto faccia a faccia il presidente del Senato e l'arcivescovo di Monreale, monsignor Cataldo Naro.
«Cosa sta succedendo oggi in Europa?», si è chiesto il presidente Pera. «Siamo passati da uno Stato laico ad uno Stato laicista, in cui lo Stato assume dei valori suoi e li impone ai cittadini con le leggi. Non è più uno Stato neutrale. I laicisti che ci accusano di essere intolleranti e dogmatici, sono quelli che vogliono che lo stato entri nella sfera privata. E così la sfera pubblica s'ingigantisce. Pretende di legiferare su aborto, embrioni, famiglia, educazione. Lo Stato non rispetta più i singoli, le realtà private, la religione. E' uno Stato laicista che adotta una religione particolare costringendo tutti a seguirla. Può essere la religione della scienza, del popolo, della nazione, della ragione. Questa è un'imposizione inaccettabile». Il presidente Pera è passato poi ad elencare alcuni esempi a sostegno della sua tesi. «Guardiamo al preambolo della Costituzione europea. Cos'è se non un esempio di laicismo, che nega che la nostra storia è giudaico-cristiana? Vogliono che nella Costituzione si scriva che non abbiamo una religione. Vogliono mettere la religione nel ghetto della soggettività, non consentendole di intervenire. Altro esempio: il caso Buttiglione. Un candidato a una carica europea viene bocciato perché afferma il suo credo religioso. Non solo la tradizione cristiana non viene menzionata nella Costituzione, ma non va nemmeno esibita in pubblico. Se la esibisci vieni bocciato dall'Europa. E ancora: il divieto di indossare il velo alle ragazze musulmane, o i matrimoni omosessuali, inventati contro la religione giudaico-cristiana».