MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO (s)
Vangelo Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria, Giuseppe e il bambino.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, i pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
[...]In questa fuliggine si può perdere di vista la “domanda da cinquanta milioni di euri” sollevata ieri da questo giornale; l’invito affinché “i nuovi Craxi” facciano come fece Craxi a suo tempo, onorando il principio di chiarezza intorno a quei soldi depositati fuori dall’Italia. Cercata, provocata dal Foglio e ripresa dalle agenzie (appunto di “provocazione” parla il senatore Lanfranco Turci con la Dire), la questione trova una risposta quasi corale nella seconda fila diessina. Segue l’elenco di chi ha voluto spiegarsi senza ricorrere alla metafora difensiva del “giornalismo da bar dello sport” lasciata filtrare dalla segreteria fassiniana. Accampato nella sinistra del partito, il senatore Cesare Salvi dice che “non si può dedurre la colpevolezza dei Ds sulla base di un semplice sospetto”. Di qui l’invito ad aspettare che il pm Francesco Greco stabilisca “se il tesoretto di Consorte, oggi, è come certi tesoretti scoperti in passato”. Perché sul fatto che esista un “tesoretto” poco chiaro Salvi non ha dubbi. “Per ora mi fa pensare a certi manager del capitalismo d’assalto che, dal caso Enron in poi, tentano di arraffare e scappare”. Un altro senatore della sinistra diessina, Piero Di Siena, si domanda “perché D’Alema dovrebbe rispondere di eventuali responsabilità penali che riguardano soltanto l’operazione individuale di Consorte”. Ciò detto, “di fronte all’evidente unità delle cordate di Unipol e Bpl, bisogna aprire una discussione seria con chi troppo a lungo ha lavorato per favorire l’azione dei cosiddetti capitani coraggiosi”. E almeno su questo punto D’Alema dovrà spiegarsi un poco. Lievemente sdegnato è Peppino Caldarola, parlamentare fassinian-dalemiano: “Quello del Foglio è un ricco teorema costruito sul concetto secondo il quale i diesse non potevano non sapere. Si chiede a D’Alema di difendersi da un’accusa che al momento non è stata formulata neanche dai pm contro Giovanni Consorte. Così facendo si dà fiato a coloro che gridano al complotto contro il partito”.
Per secoli le donne hanno detto a se stesse e al futuro padre: “aspetto un bambino”, e tutto il resto, tutto il misterioso processo della vita, rimaneva serenamente indecifrabile. Poi, un giorno, il segreto del grembo materno è stato rivelato, e il corpo della donna è stato trasformato in luogo pubblico, come ha scritto Barbara Duden. Le immagini ecografiche, quelle pubblicate sulle riviste scientifiche, hanno mostrato a tutti ciò che per secoli era rimasto invisibile, immerso nell’oscurità opaca della gravidanza. Oggi questo soggetto, ancora invisibile agli occhi, è però immaginabile, un piccolo E.T. sospeso in una condizione di estrema fragilità, di cui è difficile ignorare la presenza e la consistenza umana.
Gli svedesi, scrive John Gibson nel suo ultimo libro The War on Christmas, stanno cercando di rimuovere ogni riferimento al Natale dai luoghi pubblici. Anchorman della Fox News, Gibson racconta che a Maplewood, nel New Jersey, la circoscrizione scolastica ha messo al bando non solo i canti di Natale, ma anche i concerti strumentali della musica tradizionale delle festività. Per timore di urtare la sensibilità dei non cristiani i grandi magazzini preferiscono usare, nella loro pubblicità natalizia, espressioni generiche come «Holiday Season» (Periodo Festivo), eliminando la parola «Christmas». A Wichita, nel Kansas, il giornale locale ha parlato di «Albero della comunità» e non di «Albero di Natale». E a Chicago un coro scolastico ha sostituito le parole «Buon Natale» di una canzone di auguri con «Festa divertente». I burocrati del dipartimento dell'istruzione dell'Arizona hanno proibito agli studenti qualsiasi riferimento al Natale in classe. Una mamma cattolica, Andrea Skoros, ha portato in tribunale il Dipartimento all'Istruzione della Grande Mela che continua a bandire il presepe dai 1.200 istituti pubblici della metropoli. Nelle scuole di New York è ammessa l'esposizione della menorah, il candelabro ebraico, e la mezzaluna dell'islam durante il Ramadan. Ma non il presepe. Il Dipartimento all'Istruzione ha replicato che nelle scuole di New York è permesso solo il simbolo del Natale 'laico', l'albero. Secondo il responsabile delle scuole pubbliche di New York, Joel Klein, menorah e mezzaluna hanno una «dimensione secolare». Gli ha risposto il più grande giurista evangelico ed esperto di libertà religiosa, Michael McConnell, spiegando che il Natale è stato ormai «ornato di festoni con i simboli del materialismo americano». «C'è uno sforzo in atto di sradicare il cristianesimo dalle scuole pubbliche», ha dichiarato Robert Muise, l'avvocato del Thomas Moore Law Center che ha fatto causa al municipio di New York. Nel marzo 2005 il San Diego City Council ha votato la rimozione di una enorme croce cristiana eretta sul Mount Soledad e dedicata ai caduti di guerra. Nel 2003 l'American Civil Liberties Union, la principale organizzazione secolarista americana, ha chiesto di tirare giù l'iscrizione biblica nel Grand Canyon. Alan Sears, che ha lavorato nell'amministrazione Reagan, ha detto che «l'Aclu si considera 'il guardiano della libertà della nazione', ma questa organizzazione di sinistra è votata alla distruzione dei diritti dei genitori nell'educare i figli nel modo che considerano più appropriato».Il Papa: "Per la famiglia servono
sostegni politici e legislativi"
CITTÀ DEL VATICANO - "Sostenere la famiglia", sia sotto il profilo culturale che "politico e legislativo". Papa Benedetto XVI è tornato a parlare di famiglia come "primo e principale luogo di accoglienza della vita", ricordando come ci sia un "gran bisogno" di interventi a favore di quello che per la Chiesa è il pilastro fondamentale della società. L'occasione, una visita al Dispensario Pontificio "Santa Marta" in Vaticano, un ambulatorio dove si assistono nuclei familiari in difficoltà, soprattutto bambini.
Incontrando i piccoli assistiti, il personale sanitario e i volontari il Pontefice ha ricordato il trascorso periodo natalizio e la festività odierna dedicata alla Santa Famiglia di Nazareth: "Le società contemporanee, pur dotate di tanti mezzi - ha detto - non riescono sempre a facilitare la missione dei genitori, sia sul piano delle motivazioni spirituali e morali che su quello delle condizioni pratiche di vita". Di qui l'appello per incentivare politiche di sostegno per le famiglie.
"La concezione moderna della famiglia - ha proseguito Papa Ratzinger - anche per reazione al passato riserva grande importanza all'amore coniugale, sottolineandone gli aspetti soggettivi di libertà nella scelta e nei sentimenti". "Si fa invece più fatica - ha poi sottolineato - a percepire e comprendere il valore della chiamata a collaborare con Dio nel procreare la vita umana".
Il Papa ha poi invitato a pregare "per tutte le famiglie di Roma e del mondo, specialmente per quelle che versano in condizioni difficili, soprattutto perché costrette a vivere lontano dalla loro terra di origine". "Preghiamo - ha concluso - per quei genitori che non riescono ad assicurare ai figli il necessario per la salute, per l'istruzione, per un'esistenza dignitosa e serena".
(30 dicembre 2005)
di Antonio Socci da Il Giornale 29 dicembre 2005
Non poteva sfuggire all'Unità e a Repubblica che lo scandalo di Natale - al cinema - è il pericoloso kolossal: «Le cronache di Narnia». Perché è pericoloso per questa polizia del pensiero? Perché finora la Disney aveva fatto da cassa di risonanza del conformismo «politically correct». I suoi film trasudavano buonismo ecologista e menavano i bimbi sulla via noiosa del «luogocomunismo», l'ideologia dominante.
Poi c'è stato lo shock di «The Passion». Mel Gibson - avendo contro tutta l'industria cinematografica - ha raccontato la cruda e struggente passione di Gesù e ha sbancato, ha travolto ogni record di successo. Così tutti si sono accorti che la figura di Gesù è di gran lunga la più affascinante di tutti i tempi e che i cristiani non sono soltanto bersagli da irridere e da infamare (nei film), ma sono anche un grande pubblico mondiale. Ecco come arrivano «Le cronache di Narnia». Sia chiaro, questo film, tratto dal racconto di Clive Staples Lewis (uno dei grandi convertiti inglesi del Novecento), è innanzitutto una grande e bella storia (il libro è da anni un classico e ha venduto nel mondo anglosassone circa cento milioni di copie). Ma è facilissimo capire di chi parla la narrazione.
Walter Hooper ha raccontato che una disegnatrice doveva illustrare questi racconti per una casa editrice e un giorno, mentre dipingeva il Leone Aslan, «sanguinante e moribondo, scoppiò a piangere e capì che il motivo per cui si commuoveva era che Aslan, che aveva sacrificato la vita per la salvezza dei suoi piccoli amici, le aveva ricordato Cristo».
Infatti è così. Giustamente Tempi gli ha dedicato una copertina col titolo: «Nasce Cristo il Leone». È una metafora antica perché «il Leone di Giuda» è uno dei titoli di Gesù nell'Apocalisse (5,5): «Uno dei Vegliardi mi disse: non piangere più, (perché) ecco il Leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, ha vinto».
E ha vinto proprio sacrificando se stesso per i suoi amici e per tutti. È questo ricordo di Cristo che commuove nel film. Dopo l'inverno e l'inferno delle ideologie si avvicina il tempo che previde Bernanos: «Verrà un giorno in cui gli uomini non potranno pronunciare il nome di Gesù senza piangere». Dev'essere anche per scongiurare l'arrivo di questa primavera che la gelida artiglieria della cultura dominante ha sparato a zero sul film e su Lewis.
Per prima Natalia Aspesi. Su Repubblica ha evocato Pera, Previti e Ruini. Poi ha insinuato che questo film di «allarmante grazia visiva» è, «come molti deplorano, furbescamente adatto a tempi di superstizione cristiana e invadenza evangelica, per folle integraliste avide di ritorno a valori antichi e minacciosi». Infine si è diffusa in insulsi pettegolezzi da osteria sulla vita sessuale di Lewis bollato come «teocon». Se un moscerino si tuffasse in questo mare di sapienza si romperebbe l'osso del collo.
Ma ieri ci ha colpito soprattutto l'Unità che titolava un'intera pagina: «Narnia, un lancio in nome di dio». Sì, avete letto bene: «dio» con la minuscola, come si faceva in Unione Sovietica ai tempi di Stalin. E dire che nei giorni scorsi il direttore Padellaro aveva fatto di tutto per mostrare che la sua non era più l'Unità del 6 marzo 1953, quella che titolava: «Stalin è morto. Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità». Martedì - polemizzando con Berlusconi che aveva mostrato proprio quella prima pagina del 1953 - l'Unità era arrivata a titolare: «Quando anche De Gasperi era “complice” di Stalin».
Ma oggi, nel 2005, che significa tornare a quella «d» minuscola? «Si può rimpiangere un regime che scriveva dio con la minuscola e Kgb maiuscolo?», si domandò Solzenicyn. Non credo proprio che l'Unità di Padellaro lo rimpianga. Quel titolo sarà solo un tic laicista, un goffo infortunio. Ma qualcosa significa. Per esempio significa che - morto Marx - si continua a non darsi pace perché Dio non è morto. E si smania ansiosamente - sull'Unità, ma non solo - perché «negli Usa, ormai, se vogliono avere successo i film devono avere almeno un sottotesto religiosamente corretto».
In effetti la metafora delle «Cronache di Narnia» è chiaramente cristologica, il Leone che risorge e vince sulla Strega che ha raggelato il mondo è Gesù e il ragazzo a cui egli affida la sovranità - guarda caso - si chiama Peter, Pietro. Ma sarebbe interessante pure chiedersi dove sia quel mondo assiderato dal gelo di cui parla la favola di Lewis. Lui scriveva negli anni della Seconda guerra mondiale ed è abbastanza evidente che la strega bianca che aveva chiuso il mondo nell'inverno senza Natale era il simbolo dei terribili totalitarismi mortiferi. Dove il Leone di Giuda veniva di nuovo martirizzato.
Ma non è anche il nostro tempo un freddo inverno «senza Natale»? La settimana scorsa, a ridosso del 25 dicembre, sulle prime pagine dei quotidiani italiani - a parte Repubblica che ha proposto la solita omelia laicista di Scalfari sul cristianesimo - non si è vista una sola parola sull'evento che stavamo per celebrare. Sulla prima pagina del Corriere - dove una volta scrivevano per Natale don Giussani, Giovanni Testori o Carlo Maria Martini - è apparso un editoriale di Pigi Battista sul Natale di Pannella. E sul Foglio addirittura un disegno con la capanna di Betlemme e la scritta «Amnistia». Titolo: «Marcia di Natale». In sostanza - a dar retta ai quotidiani - il 25 dicembre il mondo si è fermato per celebrare la nascita di Pannella. Sui giornali il Natale di Gesù, come a Narnia, non c'era.
Ma coloro che saranno andati con i figli a vedere «Le cronache di Narnia», infischiandosene della Aspesi e dell'Unità, si saranno forse commossi come quella illustratrice che disegnava il Leone morente. Ancora una volta torna «fra la gente gente» (come diceva Giussani) la grande nostalgia di Gesù, del gigante che attraversa le pagine dei Vangeli e continua a sedurci come fa da duemila anni. E l'umanità sembra esprimere il suo stupore come la poesia di Calderon de la Barca suggerisce al cuore: «La tua voce ha potuto intenerirmi/ La tua presenza trattenermi/ e il tuo rispetto commuovermi./ Chi sei?/ Tu, solo tu, hai destato/ l'ammirazione dei miei occhi,/ la meraviglia del mio udito./ Ogni volta che ti guardo/ mi provochi nuovo stupore/ e quanto più ti guardo/ più desidero guardarti».