Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 31 marzo 2006


Il compromesso coi poteri forti vero obiettivo Ds
Lo schema bipolare è rimasto nella politica italiana, nonostante l’introduzione del sistema proporzionale. Queste elezioni sono concepite in forma dilemmatica da ambedue gli schieramenti. Per la sinistra, il tema centrale è quello di porre fine a Berlusconi come leader politico del centrodestra e di disgregare le stesse possibilità che il berlusconismo rinasca, se sconfitto. L’elettore del centrodestra avverte che è in gioco il tema della libertà, perché tutte le forze politiche, riunite attorno a Prodi, rappresentano di fatto una totalità che comprende destra, centro e sinistra pur non essendo nessuna di queste realtà. Rappresentano cioè una volontà di regime. La scelta politica può essere di destra, di centro o di sinistra, ma deve tutta avvenire all’interno dell’Unione. Berlusconi ha espresso il linguaggio di chi esprime la sua scelta politica come una scelta di destino, sentendo che è in gioco la stessa natura della democrazia che si era espressa nell’alternanza e nel bipolarismo. Berlusconi ha usato il linguaggio dell’anticomunismo ricordandone le origini, la natura e la storia per rendere evidente la radice di totalità, e quindi la forma illiberale, dello schieramento dell’Unione. È in quella radice, infatti, che va riconosciuto il progetto di una alleanza che ha per centro il monopolio del potere, nella forma di un pluralismo apparente. Sotto questo aspetto, l’idea di una coalizione del Bene come differenza etica è la forma che dà unità al linguaggio dell’Unione e che aggiorna, in questo senso, la sua origine rivoluzionaria, l’idea cioè di un potere che trasforma la società in forma globale. Una volta eliminata la figura del centrodestra creata da Berlusconi, l’alleanza totale dell’Unione non avrebbe in sé altra alternativa che se stessa. In essa il pluralismo apparente sarebbe continuamente mediato dai Ds, da cui deriva quell’impostazione di concentrazione di forme diverse sotto la loro egemonia. Ma questa volta lo schema è molto diverso, perché l’idea di pluralismo all’interno di una coalizione totale e onnicomprensiva è un’idea nuova, germinata dalla storia comunista. Non è irrilevante il fatto che tra le prime leggi che l’Unione vuole inserire nel suo calendario di legislatura vi sia quella che tende a impedire a Berlusconi di accedere a cariche pubbliche essendo proprietario di televisioni. Questo rivela la volontà profonda di escludere l’alternativa di centrodestra dal gioco delle possibilità. Ma è tutta la figura dell’Unione a rendere evidente che il pluralismo è funzionale all’egemonia e al dominio di una parte politica, che esso è pluralismo nella forma ma dominio nella sostanza. Una alleanza che va dal Corriere della Sera ai no global è un fatto così radicale da far comprendere che si tratta di ben altro che di un contrasto tra destra e sinistra. È invece il confronto tra le possibilità di alternanza e il monopolio del potere. L’Italia è una eccezione ed è un laboratorio politico, può costituire l’esperimento di uno svuotamento della politica e della sua consegna a quei poteri forti con cui, conformemente alla storia comunista, i Ds vogliono raggiungere un nuovo compromesso storico: non con la Chiesa e con le istituzioni popolari italiane, ma con la burocrazia tecnocratica e finanziaria europea.  Questo è il dilemma e il dramma delle elezioni politiche italiane. Tutto si gioca sulla figura di Berlusconi, e questo è un dramma nel dramma: che solo un uomo possa reggere il peso di una alternativa storica.bagetbozzo@ragionpolitica.it


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venerdì, 31 marzo 2006

«Non votate partiti senza visione cristiana»
Papa Ratzinger ha detto ai membri del Ppe che i valori della vita e della famiglia fondata sul matrimonio non sono negoziabili. Gli stessi accenti ha usato l’arcivescovo Angelo Amato, il segretario della Congregazione per la dottrina della fede che per tre anni è stato il vice di Ratzinger e suo stretto collaboratore. Amato, in un’articolata intervista pubblicata dal quotidiano cattolico Avvenire, ha spiegato i contenuti della «Nota dottrinale» con la quale nel gennaio 2003 l’ex Sant’Uffizio interveniva sull’impegno dei cattolici in politica.Domanda l’intervistatore: «È possibile operare da cattolici all’interno di una forza politica che non sempre rispetta la visione cristiana della persona, della vita e della famiglia, e a quali condizioni? Allo stesso modo, è possibile votare per essa senza compromettere la propria coscienza? A molti sembra impossibile trovare uno schieramento che soddisfi pienamente le aspirazioni della propria coscienza per la presenza di questo o quel partito, di questo o quell’esponente...». Ecco la puntuale risposta del prelato vaticano: «Direi - spiega l’arcivescovo - che è importante fare una chiara e netta distinzione tra forze politiche che rispettano nella loro ispirazione e nel loro programma di governo i princìpi e le esigenze etiche non negoziabili, e forze politiche che su questi aspetti e vincoli fondamentali hanno una visione opposta alla dottrina cristiana o comunque relativista».«Il cattolico - aggiunge Amato - non può appoggiare le forze di questo secondo tipo. Quando la Chiesa afferma che non opta a favore di nessun partito e di nessuno schieramento politico non vuol dire che rinuncia a dare un giudizio etico sui princìpi e sui programmi dei diversi schieramenti o partiti, in riferimento ai valori e alle istanze etiche fondamentali richiamate: vita, famiglia, libertà di educazione, libertà religiosa, giustizia sociale... Come ha precisato lo stesso cardinale Ruini, non è possibile non vedere con preoccupazione che singole Regioni in Italia hanno dato via libera a normative che tendono a equiparare le unioni di fatto, eterosessuali e omossessuali alle unioni familiari fondate sul matrimonio, e che vi sono forze politiche di un determinato schieramento che intendono portare nel Parlamento nazionale tali proposte». Un riferimento preciso ai Pacs e ad alcune forze dello schieramento di centrosinistra. «Spesso - ha continuato l’arcivescovo - il cattolico deve scegliere nel voto il male minore, purché questo “male minore” non favorisca forze politiche che non riconoscono o si oppongono ai princìpi e alle norme della legge morale naturale».In un altro passaggio dell’importante intervista, il segretario della Congregazione per la dottrina della fede ha ricordato quali sono i princìpi elencati nella «Nota» vaticana: «La difesa del diritto alla vita, la salvaguardia dei diritti dell’embrione umano, la protezione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra uomo e donna, la libertà di educazione, la tutela sociale dei minori, l’emancipazione dalle forme moderne di schiavitù (sfruttamento della prostituzione, liberalizzazione delle droghe), il diritto alla libertà religiosa, il rispetto della giustizia sociale, della sussidiarietà e della solidarietà, la difesa della pace (da non confondersi con il pacifismo ideologico) contro ogni forma di violenza e di terrorismo».


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venerdì, 31 marzo 2006

L’abrogazione della storia

Stragi maoiste rimosse (a sinistra) un po’ per interesse un po’ per ipocrisia

In Cina, come tutti sanno, durante la rivoluzione culturale maoista sono state perpetrate stragi di ogni genere. Se però qualcuno ne parla, come ha fatto in un comizio Silvio Berlusconi, un funzionario d’ambasciata protesta e tutto l’establishment politicamente corretto si scandalizza. Perché? Dire che in Germania durante il terzo Reich si operavano stermini sistematici non solo è consentito, chi lo nega in Germania e in Austria finisce in galera. In America si è creato un senso comune che condanna la distruzione dei nativi americani, che solo pochi anni fa costituiva l’epopea western, e lo stesso si può dire per le potenze coloniali europee e per la stessa Chiesa cattolica, che ha chiesto perdono per gli eccessi dell’Inquisizione. La differenza, par di capire, sta nell’idea che i comunisti invece, per quante atrocità abbiano commesso, debbono essere compresi e in qualche modo giustificati perché agivano secondo “la freccia della storia”.
La storia, in questo modo, viene di fatto abrogata e sostituita dallo storicismo (che sta alla storia come il laicismo sta alla laicità). Se poi, come accade nel caso della Cina, c’è anche l’interesse di qualche calzaturiero a vendere ai nuovi ricchi cinesi scarpe di lusso, disinteressandosi della concorrenza sleale delle esportazioni cinesi sottocosto, si chiude il cerchio dell’ipocrisia. Romano Prodi ha criticato le asserzioni di Berlusconi non negandone la veridicità, ma sostenendo che il premier non sa dove va la storia. Si vede che lui, invece, è convinto di saperlo e questo è davvero preoccupante. La presunzione di sapere dove va il mondo ha come conseguenza una lettura ideologica del passato, che spesso finisce nelle “storie ufficiali”, quelle che non si possono discutere senza essere accusati di “revisionismo”. Così, abrogando la storia, il suo divenire contraddittorio che solo un’attenzione libera e critica può approssimare, la si può usare come instrumentum regni. Se poi questa tendenza ideologica si conforma a presunte convenienze commerciali si finisce proprio nel ridicolo.

[Il Foglio]

postato da FrancescoDando alle ore marzo 31, 2006 09:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 30 marzo 2006

Scuola, i vescovi benedicono la riforma Moratti
Più aiuti economici alle scuole cattoliche per la realizzazione di una vera parità scolastica e no alla cancellazione della riforma della scuola firmata dal governo di centrodestra. Queste le istanze dei vescovi al governo che verrà, contenute nel documento «La riforma del sistema educativo e le prospettive del Paese», stilato dal Consiglio nazionale della scuola cattolica, organismo della Cei.Alla scuola italiana, osserva la Conferenza episcopale, serve «un patto bipartisan che coinvolga l’intera comunità su pochi ma veramente condivisi principi ispiratori di fondo». Anche perché «dopo tanti tentativi e interruzioni», occorre portare a compimento «il processo riformatore delineato nel corso degli ultimi 10 anni», quindi anche quello definito dal ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. Si deve concludere il processo avviato senza proporre «un’altra riforma».Poi il nodo cruciale, il punto che più sta a cuore alla Chiesa: «Superare le contrapposizioni» puntando al «pluralismo istituzionale, al diritto di scelta delle famiglie e a un’effettiva parità scolastica». Ma per realizzare la parità occorre offrire alle famiglie una reale libertà di scelta, attuando «politiche nazionali e regionali che consentano l’esercizio pieno della libertà educativa delle persone e delle famiglie, che in Italia continua ad essere gravemente disattesa, pur essendo un diritto di tutti e non un privilegio di una minoranza». Nel sistema nazionale pubblico di educazione il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione deve essere gratuito per tutti. E la Cei sottolinea come «il denaro erogato dallo Stato e dagli Enti locali alle scuole paritarie, cattoliche e laiche non è sottratto alla scuola pubblica statale, ma serve per realizzare le finalità generali delle politiche educative del nostro Paese».Si affrettano a dichiararsi d’accordo con le richieste dei vescovi le senatrici Maria Chiara Acciarini e Albertina Soliani, rispettivamente capigruppo Ds e Margherita nella commissione Istruzione. «Siamo d'accordo con la Cei, la scuola italiana ha bisogno di un grande cambiamento per affrontare le sfide della società della conoscenza», dichiarano le due senatrici che però poi non mostrano di aver compreso chiaramente le indicazioni della Cei. Soliani e Acciarini dichiarano di voler dare «un segnale di discontinuità» rispetto al governo di centrodestra reo di aver praticato una «miope politica di tagli e di provvedimenti caotici» e promettono che l’Unione abrogherà «la legislazione vigente» mentre la Cei chiede di seguire il solco della riforma già intrapresa. Le due senatrici poi non fanno cenno alla richiesta fondamentale della Cei che è quella dei sostegni finanziari alle scuole cattoliche. Forse perché i loro alleati di Rifondazione e Rosa nel Pugno, oltre che molti diessini, giudicano tale richiesta assolutamente irricevibile. Chi aderisce immediatamente al documento della Cei è Alleanza nazionale che, con il responsabile per le politiche della famiglia Riccardo Pedrizzi, assicura: «Sarà un nostro impegno in caso di vittoria».
Francesca Angeli


postato da GLOVAGLIO alle ore marzo 30, 2006 22:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 30 marzo 2006

Nell’Unione divisa anche la Margherita attacca i cattolici
L’intenzione era buona, almeno in partenza. Due esponenti cattolici nelle liste della Margherita, Luigi Bobba (già Presidente delle Acli) e Paola Binetti (fondatrice del Comitato Scienza e Vita) hanno scritto una «lettera ai cattolici» rassicurandoli sull’orientamento dell’Unione e annunciando che loro due si batteranno affinché non vi siano scivoloni della coalizione verso temi non graditi dalle gerarchie e dalla cultura cattolica. «I cattolici possono votare per l’Unione - spiega la Binetti - perché noi difenderemo i nostri valori, compresa la libertà d’insegnamento, e la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale».Voleva essere una rassicurazione, e ha finito per diventare una confessione, una prova di isolamento e di debolezza. Con tutto il rispetto per i due candidati, la Chiesa non può affidarsi alla buona volontà dei singoli. Ha bisogno di ben altro sostegno per le sue posizioni. Che in verità esiste assai più al momento nella Casa delle Libertà, sui temi in questione abbastanza compatta, che non nell’Unione. In effetti, la lettera dei due candidati ha prodotto intanto una campagna da parte della Rosa nel Pugno, che nella persona di Daniele Capezzone ha visto nella lettera la prova che «si è così compiuta l’involuzione neo-integralista, anti-laica e ruiniana della Margherita», una «involuzione» che di conseguenza investe i Ds i quali - insiste Capezzone - con questa gente vogliono fare un partito unico. A parte le liaisons ardite del Capezzone, a sinistra la lettera del duo Bobba-Binetti non è stata molto apprezzata, e per ragioni che si possono capire. Fassino, e i Ds in genere, non amano che a così breve spazio di tempo dal voto si sollevino temi tanto delicati, e nei quali l’Unione è profondamente divisa. In effetti, la polemica sui «temi sensibili», anche grazie a quelli che Vincino definisce «i rosa - pugnoni», sono nella pratica tutti interni all’Ulivo. E qui i rapporti di forza si sono fatti piuttosto difficili per i cattolici come la lettera dei due candidati e le reazioni suscitate hanno confermato. Su Pacs coppie di fatto, omosessuali, eutanasia, finanziamento delle scuole private fino alla revisione del Concordato, temi agitati dai radical-socialisti, lo schieramento nell’Ulivo è piuttosto vasto. Le reazioni ostili a sinistra erano scontate. Ma contro Bobba e Binetti c’è stato anche il fuoco amico dalla Margherita: Rosy Bindi ha parlato di «eccesso di legittima difesa», Parisi ha detto di non apprezzare i candidati «con un’ostentata etichetta cristiana». E c’è chi li ha invitati a «rispettare un gioco di squadra». Insomma, per la serie «Chi siete voi? Come vi permettete?». L’unica assoluzione è venuta da Rutelli che ha definito «legittima» l’iniziativa. Poi basta.Insomma, le reazioni allo zelo di quelli che chiamano i super-cattolici appaiono ostili, o infastidite. Lo sono soprattutto da parte dei Ds e di Fassino che non hanno alcuna voglia di mediare, finendo per prenderle da una parte e dall’altra. I Ds non gradiscono di dover misurare le loro posizioni su quelle di due illustri e rispettabili signori. Il testo della lettera, annunciato ampiamente dal Corriere, ha l’aria di una rassicurazione al mondo cattolico sulla situazione esistente nell’Ulivo. I risultati, però, appaiono negativi, più che scarsi. Il duo Bobba-Binetti ha sbagliato il tempo, il modo, il luogo. Insomma, tutto o quasi. a.gismondi@tin.it


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giovedì, 30 marzo 2006

Li mangiano ancora
Succede che gli storici sappiano di Storia ma non del presente, qualche volta. Marcello Flores, già autore di «Tutta la violenza di un secolo» per Feltrinelli, ieri l’ha messa così: «Non c’è nessun episodio della storia recente in cui si sia manifestata una volontà di cannibalismo». E perdonate l’insistenza, ma sono alcune agenzie delle Nazioni Unite ad aver confermato che in Corea del Nord ultimamente si sono perpetuati cannibalismi e assassini a scopo alimentare. Il Fondo coreano di assistenza ha descritto mercati in cui la carne umana era stesa su stuoie di paglia: la carestia, le inondazioni e la disperazione possono questo e altro. Ne ha parlato Mark Nicol su News Telegraph e con lui altri giornalisti che hanno raccolto testimonianze circa bambini venduti per fame. Si è letto di corpi trafugati la notte successiva alla sepoltura, mentre un genitore ha sostenuto che la sua famiglia è sparita per rispuntare sul bancone di un mercato. «Quando uno è molto affamato», ha raccontato un’altra testimone al Washington Post, «può diventare pazzo. Una donna della mia città ha ucciso il suo figlio di sette mesi e lo ha mangiato assieme ad un'altra donna». Badateci: i cannibalismi della Russia di Lenin e della Cina di Mao sono ben documentati, epperò oggi qualcuno seguita a dissimularli. Tra una cinquantina d’anni forse si parlerà di quanto avviene in Corea del Nord. Oggi.

FILIPPO FACCI



postato da GLOVAGLIO alle ore marzo 30, 2006 21:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 30 marzo 2006

«Vita e matrimonio principi non negoziabili»

Benedetto XVI (Ap)
Benedetto XVI
ROMA - Non un'investitura politica diretta, ma una chiara indicazione ai fedeli su chi votare. La «protezione della vita in ogni suo stadio, dal concepimento fino alla morte naturale», la difesa «della naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio» e la «protezione del diritto dei genitori a educare i figli» sono i tre «principi non negoziabili» che il Papa indica al convegno promosso dal Partito popolare europeo. In particolare in merito alla famiglia il Papa ha sottolineato che questa va difesa da costruzioni giuridiche che tendono a equipararla a «forme di unione radicalmente differenti» che contribuiscono «ad oscurare il suo particolare carattere e il suo insostituibile ruolo sociale».
L'INTERVENTO DELLA CHIESA - Gli interventi «delle Chiese o delle comunità ecclesiastiche» nel «pubblico dibattito, richiamando ed esprimendo riserve sui principi» non «costituiscono una forma di intolleranza o di interferenza, perché sono finalizzati ad illuminare le coscienze» di tutti gli uomini. E’ quanto ha sottolineato con forza il Papa incontrando in Vaticano questa mattina una delegazione di circa 500 europarlamentari del Partito Popolare Europeo in visita a Roma per il congresso del gruppo. I suggerimenti della Chiesa «permettono agli uomini di agire liberamente e responsabilmente - ha scandito il Pontefice - in accordo con il rispetto della giustizia, persino quando questo contrasta con situazioni di potere e di interesse personale».
ALL'UE SERVE UNA BASE RELIGIOSA - «L'Unione europea può solo essere arricchita» dalla tradizione cristiana e in un continente integrato e «polifonico» i valori del cristianesimo devono poter essere rappresentati ha aggiunto il Papa ribadendo che le «convinzioni religiose» non possono essere «relegate alla sfera privata».
postato da FrancescoDando alle ore marzo 30, 2006 17:39 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita, chiesa, famiglia, politica internazionale


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