Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
mercoledì, 31 maggio 2006

Elegante e democratico il ministro strappò la firma

Possibile che un ministro faccia queste scelte autonomamente? E che ne dicono quei suoi colleghi che un anno fa avevano posizioni ben diverse?

Marina Corradi

L'Italia ha ritirato la sua adesione alla Dichiarazione etica della Unione europea contraria all'utilizzo delle cellule staminali embrionali per fini di ricerca, che il governo precedente aveva firmato in novembre. Polonia, Slovacchia, Austria e Germania (chissà perchè ndr) rimangono così i soli membri dell'Unione programmaticamente sfavorevoli all'uso di embrioni umani. L'Italia, che pure con la sua legge 40 vieta questo utilizzo, si è sfilata dall'esigua minoranza di contrari, benchè il referendum dello scorso giugno abbia bocciato tutte le abrogazioni pretese dal fronte radicale, e anche l'abolizione del divieto di ricerca.
Non è passato un anno, e il fresco ministro alla Ricerca e Università, Fabio Mussi, Ds, si presenta a Bruxelles e disinvoltamente traccia un rigo su quella firma, che trascriveva una volontà espressa dalla consultazione popolare. A chi gli chiedeva se la decisione presa corrispondesse a una posizione del governo italiano il ministro ha risposto seccamente: "La firma è mia".
La firma è sua? Sbalorditivo che una decisione simile, riguardante simili temi in seno all'Europa, venga presa, se così è stato veramente, in uno slancio di zelo da un singolo membro del Consiglio dei ministri. Qui si va oltre un'esternazione sui Pacs, o sull'adozione della pillola abortiva. Qui si cancella da un giorno all'altro l'adesione a una dichiarazione europea, sia pure d'intenti, ma estremamente rilevante, e fedele, nella volontà espressa, a ciò che hanno manifestato i cittadini. Possibile davvero, che un ministro autonomamente faccia queste scelte? E che ne dicono quegli esponenti dello stesso governo, che un anno fa avevano posizioni ben diverse? Oppure, davvero in questo governo si può fare e disfare ciò che si vuole, ognuno per sé e Dio - si spera - per tutti? Uno s'alza il mattino, e sulla base delle sue personali convinzioni va dove lo porta il cuore, cioè a dire che l'Italia è favorevole alla ricerca sugli embrioni - benchè il referendum abrogativo della legge 40 sia stato una Caporetto.
Nel breve arco di un mese, dispiace dirlo, ci siamo adusi a questi colpi di vento, a questo incontenibile rigoglio della istintività dei ministri, ansiosi di annunciare di persona l'avvento di una laicizzazione metodica dell'Italia. Il "cuore" porta sempre da quella parte, in una fatale attrazione, né i richiami a stare un po' zitti paiono arginare la frenesia modernizzatrice. Al cuore, come si dice, non si comanda.
Qualcuno gioisce. Una deputata verde, tale Luana Zanella, plaude alla ritirata di Bruxelles, in quella logica misteriosa di certi ambientalisti, per cui guai a toccare un topo, mentre con l'embrione umano va tutto bene. Esultano i soliti: Bonino e Capezzone, mentre alcuni di Ds e Rifondazione si "rallegrano" con Mussi.
Dimentichi, come nulla fosse stato, di quel 12 giugno, del secco schiaffo preso da chi si illudeva di un'Italia plebiscitaria su libere provette e libera ricerca sul principio dell'uomo. Un referendum popolare, certo. Ma pochi disprezzano di più la volontà popolare, che i suoi primi paladini, quando non coincida con il loro corretto pensare. Quando, è evidente, questa volontà sia malguidata, oscurantista e ignorante. Allora, appena si può, si va Bruxelles e si traccia brevemente un rigo. Nel nome del Progresso e della Ricerca, di quel Bene che qualcuno vuole darci per forza.

postato da fabiotar alle ore maggio 31, 2006 23:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: deficienti


mercoledì, 31 maggio 2006

Lo scandalo del silenzio di Dio
Hanno stupito le parole di Benedetto XVI, pronunciate nel drammatico scenario di Auschwitz. Più che parole, un grido: «Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?». Lo stupore del cittadino nasce dal registrare un gesto di discontinuità rispetto a certo stile clericale, quello che ha la risposta sempre pronta per tutti i quesiti della vita. Un argomentare stereotipo che, indossati i panni del moralismo consolatorio, evita la fatica del silenzio e dello spartire le pesantezze del vivere.Ma, nella sorpresa per un Papa che interroga Dio sui suoi silenzi, si celebra probabilmente un processo di identificazione, quello della gente comune, anch'essa incapace di dare risposta ai tanti drammi che si consumano sugli scenari della storia. Come non sentire, anche oggi, l'eco del pianto biblico di Betlemme, causato dai tanti Erode contemporanei, sguinzagliati a caccia di carne innocente per le pietanze perverse di pedofili senza scrupoli? Come non sentire il lamento di tanta giovinezza, perduta nei giochi da sballo, mentre si preclude, magari sotto protezione politica, l'avvento di un'età adulta, come vorrebbe il destino che l'anagrafe ci consegna? Chiedendo a Dio il perché del suo silenzio, Benedetto XVI è come se fosse sceso dalla Cattedra del suo magistero, avesse deposto la tiara, per mettersi a fianco del suo popolo, solidale con esso, come un nuovo Mosè, disarmato e silenzioso.Eppure, nelle parole di Papa Ratzinger, non è difficile percepire la domanda biblica di sempre, quella di Giobbe davanti alle miserie della vita. Oggi, come allora, è il silenzio di Dio a fare scandalo. Come non sentire le parole audaci e virili del salmista: «Svegliati, Signore, perché dormi?». Come non sentire il lamento dei discepoli sulla barca in tempesta, mentre il loro addormentato maestro sembra più intento a farsi gli affari propri, che a prendersi cura dei suoi seguaci?Con Giobbe, Dio si dimostrò scocciato dei discorsi pii dei suoi amici, quelli che volevano dare risposte solutorie, con categorie razionali. All'uomo sofferente - così ci racconta la Bibbia - si limitò ad elencare tutte le meraviglie del creato, una per una, e ad evocare le «creature del terrore», Behemot e Leviatan, causa del male. Dietro questa risposta, apparentemente illogica ed anche beffarda, sta racchiuso in realtà il mistero del silenzio di Dio. Egli sta, sì, nella storia, come un lievito fecondo, ma non si sostituisce all'uomo nel fare la storia. Nell'elencazione delle cose buone e di quelle malvagie, messe lì quasi come il paravento della sua presenza, sottolinea piuttosto il protagonismo della creazione e quindi la responsabilità, in primo piano, delle creature.È un tema importante anche per l'oggi, un tempo nel quale il fascino del miracolismo sembra lambire la coscienza di tanti credenti, privilegiando il sensazionale al senso di responsabilità. Tra richieste di miracoli, come in un super Enalotto della fede, e madonne che piangono, cresce l'individualismo delle coscienze, riducendo il cristianesimo a una specie di lotteria delle grazie, con tanto di classifica dei fortunati.Ed è invece nel silenzio di Dio che emerge il protagonismo degli uomini, non perché abbandonati la Lui, ma perché responsabilizzati. Una responsabilità che interpella non solo sullo scenario della salvezza individuale, ma più ancora sui processi storici e sui fenomeni culturali collettivi, cioè sulla salvezza sociale. Lo scandalo della corruzione politica di ieri e quello del mondo sportivo, oggi, non sono forse il termometro di una cultura diffusa, che ha confinato l'idea di bene e quindi di moralità nell'ambito del privato? Dio fa silenzio nelle mura di Tangentopoli e in quelle di Pallonopoli. Ma è da questi spazi inquinati che la sua presenza-assenza interpella, perché la salvezza sociale torni ad essere una priorità, senza la quale il fai-da-te morale privilegia il falso star bene in solitudine. La domanda allora non è: dove sei, Dio? Ma piuttosto: cosa dobbiamo fare, Signore?
Bruno Fasani


postato da GLOVAGLIO alle ore maggio 31, 2006 19:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 31 maggio 2006

"Con i Pacs si apre alla poligamia"
Riconoscere le coppie di fatto e le unioni gay espone «la società civile a gravi rischi» e potrebbe aprire le porte alla poligamia. È un discorso ragionato e articolato quello che ieri sera ha fatto il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, chiudendo la «Settimana della famiglia» promossa a San Pietro in Casale con una conferenza sul tema: «Che cos’è la famiglia?».Il cardinale ha osservato che oggi in Europa esistono già «ordinamenti giuridici» che hanno accolto «definizioni alternative di famiglia» e «non è escluso» che questo «avvenga anche in Italia». Da ciò si dovrebbe concludere, fa notare Caffarra, che «la famiglia è ciò che le maggioranze parlamentari stabiliscono che sia», e non ha «una sua identità propria». Sulla base della sola ragione, senza presentare la prospettiva di fede, l’arcivescovo ha poi presentato due modi diversi di realizzare l’unione tra un uomo e una donna sulla base dell’inclinazione sessuale: «O si costituisce perché l’uno entra in possesso dell’altro e ne può fare uso, oppure perché liberamente entrambi decidono di appartenersi reciprocamente». «Solo la seconda è delle due forme quella giusta - ha continuato Caffarra - perché l’uso degrada la persona al rango di cosa», mentre «il dono di sé non può non essere totale e non può essere totale se non è definitivo». Dunque «l’inclinazione sessuale chiede, esige il realizzarsi di un’auto-donazione totale e definitiva» e questa è la definizione di matrimonio, inteso come unione legittima fra un uomo e una donna, che «sostanzialmente ha accompagnato la storia dell’umanità». Questa unione tra femmina e maschio, diversi, complementari ma con identica dignità, «raggiunge il vertice della sua forza» con la generazione dei figli, biologica ed educativa.Il cardinale si è poi domandato come la legge civile debba considerare «le forme di realizzazione della sessualità umana diverse da quella matrimoniale», definendo «insostenibile» la tesi secondo la quale matrimonio, coppie di fatto e unioni gay «devono essere trattate dalla legge con uguale trattamento», perché ciò «espone la società civile a gravi rischi». «Tra le diverse forme di vita sociale e diversi stili di vita personale - ha affermato il porporato - lo Stato deve privilegiare e favorire quelli che creano e custodiscono valori sociali o “capitali sociali” rispetto a quelle forme che non li costituiscono o li usurano». È nella comunione coniugale che «si costituisce il “capitale sociale”», perció non si può «restare neutrali» di fronte al bene comune. Equiparare le unioni gay al matrimonio, affermando che ogni modo di realizzare la propria sessualità debba essere riconosciuto, «eliminerebbe quei principi in base ai quali la nostra cultura giuridica ha rifiutato la poligamia». Secondo Caffarra, dunque, aprire la porta ai Pacs potrebbe portarci un giorno a riconoscere giuridicamente la possibilità per un uomo di sposare più donne o per una donna di sposare più uomini.Per quanto riguarda, invece, le coppie di fatto eterossessuali, «ciò che le differenzia» dal matrimonio «è il rifiuto del reciproco vincolarsi, cioè del reciproco consegnarsi» e quello «che non è uguale non può essere equiparato». Ciò che qualifica l’essere genitori, ha spiegato Caffarra, «non è semplicemente la generazione umana, ma la generazione nel figlio dell’umano, cioè l’educazione» e non si può essere neutrali di fronte alla possibilità che «la persona sia generata (nel senso profondo appena indicato) all’interno di una comunità coniugale o di una convivenza di fatto» o di un’unione gay. «L’equiparazione che rifiutiamo - ha aggiunto il cardinale - è ingiusta» perché non rispetta «l’uguaglianza di ogni persona umana. Equiparare - ha concluso - significa essere neutrali di fronte al fatto che non sono assicurate le stesse condizioni educative alla persona che ha diritto di essere educata».


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mercoledì, 31 maggio 2006

NON POTEVATE NON SAPERE...

«Mi sono permesso - spiega l'esponente del Correntone ds con un liguaggio assai singolare - di ritirare la firma dell'Italia alla "dichiarazione etica", che era stata proposta lo scorso 29 novembre».

«In teoria l'ultima parola - constata il vicepresidente del Parlamento Ue, Mario Mauro - spetterebbe al presidente del Consiglio che potrebbe smentire il suo ministro, ma dubito che Mussi abbia agito all'insaputa di Romano Prodi».


 «Per quanto mi riguarda, non intendevo entrare nel merito di alcun contenuto della legge, compreso il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali».Quanto all'iniziativa di Mussi, la Bindi puntualizza di non essere stata informata, anche se non «ha motivo di dubitare che si tratti di una decisione collegiale».


postato da fabiotar alle ore maggio 31, 2006 12:26 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: vita, politica nazionale, ma vaff, prodiadi


mercoledì, 31 maggio 2006

L'italia apre alla ricerca sulle staminali
postato da fabiotar alle ore maggio 31, 2006 12:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: satira


mercoledì, 31 maggio 2006

Olanda, nasce il partito dei pedofili

AMSTERDAM - Nasce oggi in Olanda il primo partito dichiaratamente pedofilo: si chiamerà Nvd ("Amore del prossimo, libertà e diversità") e ha tra i suoi obiettivi la liberalizzazione della pornografia infantile e i rapporti sessuali fra adulti e bambini. "Educare i bambini significa anche abituarli al sesso. Proibire rende i bambini ancora più curiosi", ha dichiarato Ad van den Berg, 62 anni, fondatore del partito, al quotidiano olandese Algemeen Dagblad. "Vogliamo trasformare la pedofilia un argomento di dibattito", ha aggiunto van den Berg, secondo cui l'immagine dei pedofili è stata infangata dallo scandalo del pluriomicida di bambine Dutroux. Non c'è però soltanto la pornografia infantile nel programma di Nvd, che propone la soppressione del Senato, della funzione di primo ministro, la legalizzazione di tutte le droghe, leggere e pesanti, e l'ergastolo per gli omicidi recidivi. E ancora, sì al sesso con gli animali, no ai maltrattamenti e la possibilità di viaggiare sempre gratis in treno per l'intera popolazione. Il partito, sul suo sito internet, afferma che chiunque abbia compiuto 16 anni dovrebbe poter interpretare film porno e che la maggiore età sessuale dovrebbe essere abbassata a 12 anni. "Daremo una svegliata all'Aja!", è l'eloquente slogan che compare sul sito. "Ci hanno zittiti", ha rincarato la dose l'esponente di Carità, Libertà e Diversità. "Il solo modo di farci sentire è attraverso il Parlamento", che appunto ha sede all'Aja, la città da "svegliare". Secondo la Nvd, il possesso di materiale pedo-pornografico non dovrebbe più essere assoggettato ad alcuna sanzione, anche se i suoi dirigenti concedono che il relativo smercio dovrebbe continuare a essere proibito. Quando alla diffusione dei film porno, in televisione essi dovrebbero potersi vedere liberamente persino durante il giorno; soltanto quelli di contenuto violento andrebbero confinati nella fascia tardo-serale. L'educazione sessuale dovrebbe diventare materia scolastica d'insegnamento anche per i bambini più piccoli; una volta sedicenni, inoltre, tutti dovrebbero poter recitare nelle pellicole pornografiche o addirittura prostituirsi. Infine, assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti. [repubblica.it]

postato da FrancescoDando alle ore maggio 31, 2006 09:22 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: politica internazionale


martedì, 30 maggio 2006

Staminali embrionali, l'Italia apre alla ricerca europea

Il ministro Mussi a Bruxelles ritira l'assenso sulla dichiarazione etica firmata da 5 Stati Ue ma rassicura: la legge italiana resta in vigore
BRUXELLES - L'Italia ha ritirato la sua firma dalla «Dichiarazione etica» con cui cinque Stati membri avevano espresso una posizione contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Lo ha annunciato a Bruxelles il ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi. Che nella sua prima missione all'estero ha già sollevato un caso: il brusco cambiamento di rotta apprezzato da buona parte del mondo scientifico e da altri colleghi a Bruxelles (in primis il ministro al Commercio estero e alle politiche comunitarie Emma Bonino), è stato infatti stroncato da destra e creato divisioni a sinistra. A bocciare senza appello l'iniziativa è l'alleata Paola Binetti, senatrice della Margherita ed ex presidente del comitato Scienza & vita, che ha richiamato Mussi alla regola del silenzio imposta da Romano Prodi ai suoi.
L'APERTURA DI MUSSI - Mussi ritiene che «la legislazione italiana debba essere - nella misura del possibile, essendo realisti rispetto alle maggioranze parlamentari - corretta. Si tratta di avere rispetto per diverse legislazioni e per cogliere l'opportunità di un uso controllato delle staminali per la ricerca». Mussi ha ricordato di aver notato in Italia da parte dei sostenitori dell'attuale legislazione crescenti aperture sulla possibilità dell'uso delle staminali soprannumerarie e quelle destinate alla distruzione. Il ministro ha ricordato che «naturalmente la legge italiana resta in vigore (e ci mancherebbe ndr). Ma in sede europea non potevamo avere una posizione di chiusura totale alla sperimentazione e la ricerca».
UNIONE DIVISA - Dalla Cdl sono piovute subito critiche sulla decisione del ministro diessino. E anche nell'Unione si sono registrati perplessità. Molto critica Paola Binetti, senatrice della Margherita ed ex presidente dell'associazione «Scienza&vita», che, in suo articolo che verrà pubblicato mercoledì sul quotidiano «Il riformista», ha bocciato senza appello la scelta di Fabio Mussi: «Il ministro della Ricerca non si è limitato a parlare, ma ha agito da solo, per giunta in sede comunitaria. È ora che Prodi assuma il suo ruolo di presidente del governo e che, anche sulla ricerca, si trovi una sintesi tra le diverse posizioni dei singoli ministri».
Secondo la senatrice il cambio di rotta del ministro è da bocciare sotto tre i punti di vista: scientifico, etico e di tenuta del governo.
CRITICHE DAL CENTRO DESTRA - Molto critici i giudizi del centrodestra: l'Udc definisce le dichiarazioni di Mussi «in aperto contrasto con lo schiacciante esito del referendum sulla legge 40. È questo l'orientamento del Governo o è l'opinione personale del ministro?». E se la delegazione socialista del Parlamento Europeo plaude all'apertura di Mussi, il PPE ed in particolare la componente di FI al Parlamento Europeo, con Tajani, prende posizione contro la decisione del ministro. Maurizio Gasparri, di An, definisce quello di Prodi «un governo di cani sciolti», e chiede al presidente del Consiglio di «chiarire al più presto la posizione del governo».
 
30 maggio 2006
postato da fabiotar alle ore maggio 30, 2006 22:39 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica internazionale, prodiadi


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