Possibile che un ministro faccia queste scelte autonomamente? E che ne dicono quei suoi colleghi che un anno fa avevano posizioni ben diverse?
Marina Corradi
L'Italia ha ritirato la sua adesione alla Dichiarazione etica della Unione europea contraria all'utilizzo delle cellule staminali embrionali per fini di ricerca, che il governo precedente aveva firmato in novembre. Polonia, Slovacchia, Austria e Germania (chissà perchè ndr) rimangono così i soli membri dell'Unione programmaticamente sfavorevoli all'uso di embrioni umani. L'Italia, che pure con la sua legge 40 vieta questo
utilizzo, si è sfilata dall'esigua minoranza di contrari, benchè il referendum dello scorso giugno abbia bocciato tutte le abrogazioni pretese dal fronte radicale, e anche l'abolizione del divieto di ricerca.
Non è passato un anno, e il fresco ministro alla Ricerca e Università, Fabio Mussi, Ds, si presenta a Bruxelles e disinvoltamente traccia un rigo su quella firma, che trascriveva una volontà espressa dalla consultazione popolare. A chi gli chiedeva se la decisione presa corrispondesse a una posizione del governo italiano il ministro ha risposto seccamente: "La firma è mia".
La firma è sua? Sbalorditivo che una decisione simile, riguardante simili temi in seno all'Europa, venga presa, se così è stato veramente, in uno slancio di zelo da un singolo membro del Consiglio dei ministri. Qui si va oltre un'esternazione sui Pacs, o sull'adozione della pillola abortiva. Qui si cancella da un giorno all'altro l'adesione a una dichiarazione europea, sia pure d'intenti, ma estremamente rilevante, e fedele, nella volontà espressa, a ciò che hanno manifestato i cittadini. Possibile davvero, che un ministro autonomamente faccia queste scelte? E che ne dicono quegli esponenti dello stesso governo, che un anno fa avevano posizioni ben diverse? Oppure, davvero in questo governo si può fare e disfare ciò che si vuole, ognuno per sé e Dio - si spera - per tutti? Uno s'alza il mattino, e sulla base delle sue personali convinzioni va dove lo porta il cuore, cioè a dire che l'Italia è favorevole alla ricerca sugli embrioni - benchè il referendum abrogativo della legge 40 sia stato una Caporetto.
Nel breve arco di un mese, dispiace dirlo, ci siamo adusi a questi colpi di vento, a questo incontenibile rigoglio della istintività dei ministri, ansiosi di annunciare di persona l'avvento di una laicizzazione metodica dell'Italia. Il "cuore" porta sempre da quella parte, in una fatale attrazione, né i richiami a stare un po' zitti paiono arginare la frenesia modernizzatrice. Al cuore, come si dice, non si comanda.
Qualcuno gioisce. Una deputata verde, tale Luana Zanella, plaude alla ritirata di Bruxelles, in quella logica misteriosa di certi ambientalisti, per cui guai a toccare un topo, mentre con l'embrione umano va tutto bene. Esultano i soliti: Bonino e Capezzone, mentre alcuni di Ds e Rifondazione si "rallegrano" con Mussi.
Dimentichi, come nulla fosse stato, di quel 12 giugno, del secco schiaffo preso da chi si illudeva di un'Italia plebiscitaria su libere provette e libera ricerca sul principio dell'uomo. Un referendum popolare, certo. Ma pochi disprezzano di più la volontà popolare, che i suoi primi paladini, quando non coincida con il loro corretto pensare. Quando, è evidente, questa volontà sia malguidata, oscurantista e ignorante. Allora, appena si può, si va Bruxelles e si traccia brevemente un rigo. Nel nome del Progresso e della Ricerca, di quel Bene che qualcuno vuole darci per forza.

«Mi sono permesso - spiega l'esponente del Correntone ds con un liguaggio assai singolare - di ritirare la firma dell'Italia alla "dichiarazione etica", che era stata proposta lo scorso 29 novembre».

«In teoria l'ultima parola - constata il vicepresidente del Parlamento Ue, Mario Mauro - spetterebbe al presidente del Consiglio che potrebbe smentire il suo ministro, ma dubito che Mussi abbia agito all'insaputa di Romano Prodi».

«Per quanto mi riguarda, non intendevo entrare nel merito di alcun contenuto della legge, compreso il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali».Quanto all'iniziativa di Mussi, la Bindi puntualizza di non essere stata informata, anche se non «ha motivo di dubitare che si tratti di una decisione collegiale».
AMSTERDAM - Nasce oggi in Olanda il primo partito dichiaratamente pedofilo: si chiamerà Nvd ("Amore del prossimo, libertà e diversità") e ha tra i suoi obiettivi la liberalizzazione della pornografia infantile e i rapporti sessuali fra adulti e bambini. "Educare i bambini significa anche abituarli al sesso. Proibire rende i bambini ancora più curiosi", ha dichiarato Ad van den Berg, 62 anni, fondatore del partito, al quotidiano olandese Algemeen Dagblad. "Vogliamo trasformare la pedofilia un argomento di dibattito", ha aggiunto van den Berg, secondo cui l'immagine dei pedofili è stata infangata dallo scandalo del pluriomicida di bambine Dutroux. Non c'è però soltanto la pornografia infantile nel programma di Nvd, che propone la soppressione del Senato, della funzione di primo ministro, la legalizzazione di tutte le droghe, leggere e pesanti, e l'ergastolo per gli omicidi recidivi. E ancora, sì al sesso con gli animali, no ai maltrattamenti e la possibilità di viaggiare sempre gratis in treno per l'intera popolazione. Il partito, sul suo sito internet, afferma che chiunque abbia compiuto 16 anni dovrebbe poter interpretare film porno e che la maggiore età sessuale dovrebbe essere abbassata a 12 anni. "Daremo una svegliata all'Aja!", è l'eloquente slogan che compare sul sito. "Ci hanno zittiti", ha rincarato la dose l'esponente di Carità, Libertà e Diversità. "Il solo modo di farci sentire è attraverso il Parlamento", che appunto ha sede all'Aja, la città da "svegliare". Secondo la Nvd, il possesso di materiale pedo-pornografico non dovrebbe più essere assoggettato ad alcuna sanzione, anche se i suoi dirigenti concedono che il relativo smercio dovrebbe continuare a essere proibito. Quando alla diffusione dei film porno, in televisione essi dovrebbero potersi vedere liberamente persino durante il giorno; soltanto quelli di contenuto violento andrebbero confinati nella fascia tardo-serale. L'educazione sessuale dovrebbe diventare materia scolastica d'insegnamento anche per i bambini più piccoli; una volta sedicenni, inoltre, tutti dovrebbero poter recitare nelle pellicole pornografiche o addirittura prostituirsi. Infine, assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti. [repubblica.it]
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Il ministro Mussi a Bruxelles ritira l'assenso sulla dichiarazione etica firmata da 5 Stati Ue ma rassicura: la legge italiana resta in vigore
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BRUXELLES - L'Italia ha ritirato la sua firma dalla «Dichiarazione etica» con cui cinque Stati membri avevano espresso una posizione contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Lo ha annunciato a Bruxelles il ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi. Che nella sua prima missione all'estero ha già sollevato un caso: il brusco cambiamento di rotta apprezzato da buona parte del mondo scientifico e da altri colleghi a Bruxelles (in primis il ministro al Commercio estero e alle politiche comunitarie Emma Bonino), è stato infatti stroncato da destra e creato divisioni a sinistra. A bocciare senza appello l'iniziativa è l'alleata Paola Binetti, senatrice della Margherita ed ex presidente del comitato Scienza & vita, che ha richiamato Mussi alla regola del silenzio imposta da Romano Prodi ai suoi.
L'APERTURA DI MUSSI - Mussi ritiene che «la legislazione italiana debba essere - nella misura del possibile, essendo realisti rispetto alle maggioranze parlamentari - corretta. Si tratta di avere rispetto per diverse legislazioni e per cogliere l'opportunità di un uso controllato delle staminali per la ricerca». Mussi ha ricordato di aver notato in Italia da parte dei sostenitori dell'attuale legislazione crescenti aperture sulla possibilità dell'uso delle staminali soprannumerarie e quelle destinate alla distruzione. Il ministro ha ricordato che «naturalmente la legge italiana resta in vigore (e ci mancherebbe ndr). Ma in sede europea non potevamo avere una posizione di chiusura totale alla sperimentazione e la ricerca». UNIONE DIVISA - Dalla Cdl sono piovute subito critiche sulla decisione del ministro diessino. E anche nell'Unione si sono registrati perplessità. Molto critica Paola Binetti, senatrice della Margherita ed ex presidente dell'associazione «Scienza&vita», che, in suo articolo che verrà pubblicato mercoledì sul quotidiano «Il riformista», ha bocciato senza appello la scelta di Fabio Mussi: «Il ministro della Ricerca non si è limitato a parlare, ma ha agito da solo, per giunta in sede comunitaria. È ora che Prodi assuma il suo ruolo di presidente del governo e che, anche sulla ricerca, si trovi una sintesi tra le diverse posizioni dei singoli ministri». Secondo la senatrice il cambio di rotta del ministro è da bocciare sotto tre i punti di vista: scientifico, etico e di tenuta del governo. CRITICHE DAL CENTRO DESTRA - Molto critici i giudizi del centrodestra: l'Udc definisce le dichiarazioni di Mussi «in aperto contrasto con lo schiacciante esito del referendum sulla legge 40. È questo l'orientamento del Governo o è l'opinione personale del ministro?». E se la delegazione socialista del Parlamento Europeo plaude all'apertura di Mussi, il PPE ed in particolare la componente di FI al Parlamento Europeo, con Tajani, prende posizione contro la decisione del ministro. Maurizio Gasparri, di An, definisce quello di Prodi «un governo di cani sciolti», e chiede al presidente del Consiglio di «chiarire al più presto la posizione del governo». 30 maggio 2006
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