Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 30 giugno 2006

I caduti in Spagna hanno finalmente dignità di martiri
Benedetto XVI ha autorizzato questo lunedì la promulgazione dei decreti con cui si riconosce il martirio di 148 religiose e religiosi e di una laica assassinati in Spagna tra il 1936 e il 1937, in piena persecuzione religiosa. Con questo atto - doveroso e nello stesso tempo coraggioso - Joseph Ratzinger rende il giusto tributo a uomini e donne che hanno testimoniato Cristo fino al martirio. Ma offre al mondo, e soprattutto alla società italiana, l’occasione per una seria riflessione sui fatti che hanno contrassegnato il Novecento. Inutile nasconderlo: siamo ancora affetti da un curioso strabismo prospettico, quando ci volgiamo a guardare il nostro passato recente. Paghiamo un prezzo altissimo al pensiero unico accademico e alla conseguente diffusione di testi di storia nelle scuole che offrono una lettura faziosa e parziale degli eventi. È come se qualcuno ci avesse obbligato per anni a guardarci dentro quegli specchi deformanti del Luna Park, che restituiscono un’immagine distorta della realtà. Così, è accaduto che la mattanza di cattolici consumata in Spagna da anarchici e comunisti sia stata completamente rimossa da quel bagaglio minimo di notizie che uno studente di medio-basso livello dovrebbe possedere. Qui non si parla dell’approfondimento e della ricerca scientifica, che giustamente concerne un’élite di studiosi. Stiamo parlando più modestamente della «vulgata storica», cioè di quel minimum di avvenimenti del passato che tutti, bene o male conoscono. Ora, non c’è studente di terza media che, per quanto ottuso, non sappia qualcosa della shoah, dei lager, del nazismo, delle leggi razziali, del fascismo, di Hitler e di Mussolini. Si può dire che insieme al latte i nostri infanti abbiano poppato robuste dosi di antifascismo ufficiale, come si fa con le vaccinazioni. Per decenni, il girone dei cattivi della storia finiva lì: tolto il dente dei nazifascismi, tolto il dolore della storia. Oggi le cose sono un pochino cambiate, e puoi permetterti perfino il lusso di citare in pubblico Stalin e Pol Pot per metterli nel mazzo dei malvagi della storia. Rimane più difficile associare il comunismo al nazionalsocialismo, anche perché ci si scontra con il fatto - inconfutabile - che nel governo del Paese ci sono partiti che, nel nome e nel simbolo, si rifanno esplicitamente alla falce e martello. Quando poi si tratta di riportare i riflettori della storia sui fatti terribili della guerra di Spagna, allora il compito è addirittura proibitivo. Perché anche qui nella testa del nostro studente medio riaffiorano slogan e immagini prodotte dal conformismo dominante: Guernica di Picasso; i nazisti e i fascisti che bombardano con l’aviazione; Franco, il dittatore cattivo. Cattolici massacrati? Non ricordo. Franchismo come freno al progetto di eliminazione totale del cattolicesimo dalla Spagna? Impossibile. Così, è accaduto che questi poveri morti sono diventati ingombranti. Non solo per chi trova imbarazzante ricordare che «i buoni» - cioè gli anarchici e i socialisti spagnoli - si sono macchiati di orribili delitti. Ma l’imbarazzo si è insinuato perfino nel mondo cattolico, dove per decenni sono state esercitate pressioni di vario genere sui pontefici affinché evitassero di elevare agli onori degli altari le vittime della guerra civile spagnola. Avete un’idea di quali siano state le proporzioni di questa persecuzione? Furono assassinati 6845 rappresentanti della Chiesa. Di questi, 4.184 erano sacerdoti diocesani, inclusi seminaristi, 2.365 erano religiosi e 296 religiose di 62 congregazioni. Hic Rodus, hic saltus. Questi sono i fatti, di qui devono transitare i professori di storia dei nostri figli, i politici che ci rappresentano, i parroci «democratici», i cattolici «impegnati» di ogni tipo. Insomma: tutti gli uomini che non hanno paura della verità.
Mario Palmaro

postato da GLOVAGLIO alle ore giugno 30, 2006 17:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 30 giugno 2006

 30 giugno 2006

 

I nodi del poli

«La Cdl un'esperienza conclusa»

Fini incalza i suoi: An va ripensata, andiamo oltre Fiuggi. Il soggetto unico è più lontano

 

ROMA — Più che un'analisi appare come una dichiarazione d'intenti, la presa d'atto d'una crisi, sia della Cdl che del partito, cui bisogna porre rimedio. Con quali strumenti è prematuro per dirlo e infatti il comunicato finale di An non lo dice; ma se non c'è ancora la medicina la diagnosi ha i toni preoccupati di chi ha appena stabilito che il malato è grave: «La Cdl come l'abbiamo conosciuta finora è da considerarsi un'esperienza conclusa», dice Gianfranco Fini ai suoi uomini, riuniti per cinque ore nell'esecutivo del partito.

In effetti i malati sono almeno due, anche An non è messa bene. Anche su questo punto Fini non chiude gli occhi: ascolta le analisi preoccupate dei dirigenti del partito; è rimasto piccato, ma anche colpito, per quella puntura di Maurizio Gasparri, che ha paragonato il tasso di democrazia interna dell'Msi a quello di An, rintracciandone di più nella storia del primo. E allora, anche su questo, arriva l'ammissione: «È finito un periodo storico, dopo 12 anni dobbiamo ripensare il partito, esistono delle difficoltà organizzative, ma non solo. Bisogna riflettere sul futuro della coalizione, ma anche della destra».

Sono concetti che la nota finale riprenderà. Ma tralasciando alcune cose. A porte chiuse Fini affronta le polemiche degli ultimi giorni, il caso giudiziario in cui sono rimasti coinvolti due suoi collaboratori, ammette quello che ancora non ha detto pubblicamente: «Hanno massacrato Berlusconi — dice Fini — e ora si accaniscono su di noi; non gli resta che colpire il secondo partito della coalizione. Certo anche noi abbiamo prestato il fianco, commettendo alcune leggerezze, dobbiamo stare più attenti...».
Di più Fini non dice, se non che occorre dotare An di «un codice etico, comportamentale». In qualche modo è l'ammissione che qualcosa non ha funzionato, anche se resta la convinzione, espressa nella nota, di essere di fronte a «un evidente tentativo di infangare An, anche attraverso farsesche iniziative giudiziarie enfatizzate da ipocriti moralisti di cartapesta. An non ha la pretesa della diversità, ma rivendica con orgoglio la sua onestà. Non ha scheletri negli armadi».

Ma il cuore politico della riunione è quell'ammissione sul centrodestra: «Con il voto referendario — recita la nota — si è conclusa una fase politica e la Cdl deve esserne cosciente. Il problema urgente da affrontare non è né la leadership della nostra coalizione ma la strategia del centrodestra nel prossimo futuro, da oggi fino alle elezioni europee, primo grande banco di prova per il centrosinistra».

Parole che rimandano a considerazioni pronunciate solo a porte chiuse. E ovvero l'Udc che sta facendo una politica di smarcamento progressivo da questo centrodestra. La Lega di Bossi che nel medio periodo potrebbe prendere strade diverse. Soprattutto la consapevolezza che non c'è spazio per la costruzione di un partito unico, perché «l'ipotesi si è oggettivamente allontanata»: «E allora — riflette Fini — anche An deve ripensarsi, verificare se il 12% è il nostro limite massimo o se possiamo andare oltre». Andando «oltre Fiuggi», per costruire «un grande partito, popolare e nazionale, di respiro europeo».

Marco Galluzzo

postato da Ernestor alle ore giugno 30, 2006 10:16 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: politica nazionale


giovedì, 29 giugno 2006

Umbria, tra coop e politica strani intrecci d’affari
«Tutuuu... tutuuu... tutuuu». Niente da fare, il centralino della Cooperstudio resta muto. Dunque: Leonardo Giombini, in carcere a Perugia per evasione fiscale, associazione a delinquere e riciclaggio, in Umbria non ha solo costruito ipermercati e supermercati per le coop rosse, case, palazzi per la Regione. Ma anche diversi parcheggi in vari comuni. Uno di questi parking sta sorgendo a Foligno. Per realizzarlo è stata costituita una società, la Foligno Parcheggi srl, attiva dal luglio 2005. Tra i soci è presente la Giombini costruzioni Spa (con il 23 % del capitale). C’è la Spoletina trasporti spa, società mista pubblico-privata. E tra i soci, seppure con una partecipazione minima (l’1%), c’è anche la Cooperstudio, una cooperativa specializzata negli studi e nelle progettazioni. Il presidente della Cooperstudio è Domenico Pasquale, marito di Maria Rita Lorenzetti, governatore Ds dell’Umbria.La cosa di per sé non vuol dire nulla, sia chiaro. Nella Foligno parcheggi ci sono altri imprenditori. L’architetto Domenico Pasquale è un professionista più che stimato, ha prestato la sua opera nella ricostruzione del dopo terremoto. Per quanti tentativi Il Giornale abbia fatto ieri per avere la sua versione, dal centralino della Cooperstudio non è arrivata risposta. Altrove il caso non sarebbe un caso. Ma qui siamo in Umbria. Dove vige un sistema di potere «su cui nessuno può mettere bocca», come dice Gabriella Mecucci, fino a tre mesi fa direttore del Giornale dell'Umbria. Un sistema basato sulla contiguità tra amministrazioni di sinistra, coop, costruttori che fanno i soldi con le cooperative, ex amministratori pubblici del Pci-Pds-Ds che continuano a diventare manager di coop e così via. Ecco, dall’inchiesta di Perugia esce uno spaccato da manuale di questo universo. Prendiamo la Coop Centro Italia, presieduta da Giorgio Raggi e nata dalla fusione delle principali cooperative di consumo dell’Umbria e della Toscana.
Intermediazione del 13%
Nel novembre 2004 la Giombini costruzioni Spa compra dalla Pirelli e rivende allo stesso prezzo - 6,5 milioni di euro - all’immobiliare Icc, controllata dalla Coop Centro Italia, il terreno di Collestrada. Perché la Coop non ha acquistato direttamente l’appezzamento dalla Pirelli, si sono chiesti i magistrati e la Guardia di Finanza?I dubbi sono diventati ancora maggiori quando hanno scoperto che la Icc ha pagato a un’altra società di Giombini, la Sg capital, oltre a 680 mila euro per lo studio di fattibilità, altri 850 mila euro (un milione 20 mila con l’Iva) per l’intermediazione nella compravendita: cioè il 13% del prezzo del terreno quando, come hanno scritto il pm Claudio Cicchella e il gip Claudia Matteini, normalmente viene praticato il 2-3%. Per di più, secondo gli inquirenti, quella intermediazione non è mai avvenuta.
Giombini scaricato?
 L'impressione è che Giombini ora sia stato lasciato al suo destino. Il costruttore avrebbe ammesso almeno le sovrafatturazioni e la costituzione di fondi neri. Giorgio Raggi, il presidente della Coop Centro Italia, invece in tre ore di interrogatorio come testimone ha difeso la «totale correttezza e trasparenza dell'operazione» portata a termine «alle condizioni non trattabili richieste dal proponente», data «l’assoluta convenienza dell’investimento». Insomma ha fatto tutto Giombini. Resta da capire, però, ad esempio per quale motivo la coop abbia accettato di pagare un’intermediazione fino a sei volte il prezzo di mercato. Ma Giorgio Raggi non è un personaggio qualsiasi.
Il club di Foligno
 Raggi è stato sindaco di Foligno, prima che su quella stessa poltrona sedesse Maria Rita Lorenzetti. Revisore dei conti (supplente) nell’Unipol degli anni ruggenti di Giovanni Consorte e Italo Sacchetti. Fa parte con la Lorenzetti e il potente assessore regionale Vincenzo Riommi (tutti e tre folignati) di quello che dentro il partito, con un misto di gelosia e ammirazione, chiamano il «club di Foligno», ovvero la nidiata allevata nella Fgci che ha scalzato la vecchia guardia ai vertici del potere nell'Umbria rossa. Alla Procura ora spetta un arduo compito. Dovrà appurare se Giancarlo Lo Forte, uno degli imprenditori coinvolto nelle fatture false - secondo il quale gli 850 mila euro sono serviti a finanziare la campagna elettorale del 2005 ed erano destinati a tre politici e un dirigente di cooperativa - ha detto il vero.

PIERANGELO MAURIZIO

postato da GLOVAGLIO alle ore giugno 29, 2006 13:43 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 29 giugno 2006

Dalla Cina con furore!!!

Gustatevi questa bella scena...ne vale la pena.

E con questa perla divertentissima vi saluto, ci vediamo ad agosto, ciao ciao!!!!!!!!!!!!!!!!!!

postato da fabiotar alle ore giugno 29, 2006 00:17 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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mercoledì, 28 giugno 2006

Marijuana legale: l’Onu boccia la «riforma Turco»

L’ufficio per le droghe delle Nazioni Unite censura i Paesi europei che non varano leggi severe contro l’uso degli spinelli
di Erica Orsini

Tratto da Il Giornale del 28 giugno 2006

Chi semina cannabis raccoglie tossicodipendenza. Nella sostanza è questo l'ammonimento giunto in questi giorni da parte dell'Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni Unite. Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano britannico Daily Telegraph, il suo direttore, l'italiano Antonio Maria Costa, ha infatti invitato tutti i Paesi europei a trattare con maggiore severità l'uso della cannabis, a suo parere non meno pericolosa di droghe come eroina e cocaina.

Povero ministro Turco, il tempismo non sembra dunque essere il suo forte. Il giudizio dell'Onu le piomba addosso tra capo e collo, proprio all'indomani della sua proposta di innalzare il limite massimo di possesso di spinelli per uso personale.

L'idea ha già suscitato un vespaio di polemiche e di certo le parole di Costa non miglioreranno la situazione. «Tutti i Paesi che mantengono delle politiche inadeguate su questo tema hanno il problema della tossicodipendenza che si meritano» ha detto l'esperto in quella che al Telegraph è sembrata una critica implicita alla decisione del governo inglese di riclassificare la marijuana da droga di classe B a droga di classe C. L'esecutivo di Tony Blair aveva declassato gli spinelli all'ultimo grado della scala di pericolosità un paio di anni fa, per concentrare tutti gli sforzi della polizia nella lotta contro gli spacciatori di droghe cosiddette pesanti come il crack e l’eroina. Le direttive espresse dalle Nazioni Unite sembrano però totalmente opposte, come ha spiegato ieri il giornale, riportando il discorso introduttivo di Costa al rapporto annuale sulla droga 2006, presentato due giorni fa a Washington.

«Le inversioni di tendenza delle politiche governative - ha detto Costa - creano confusione nei giovani che non sanno più quanto possa essere pericoloso l'hashish. E visto l'incremento dei danni alla salute causati dall'uso di questa sostanza, è fondamentalmente sbagliato per gli Stati far dipendere il suo controllo dal partito che in quel momento si trova al governo». Costa ha sottolineato anche che in questo momento la cannabis è molto più potente di quanto poteva essere qualche decina di anni fa e che «è stato un errore liquidarla come una droga leggera». «Oggi - ha spiegato - il carattere dannoso di questa sostanza sulla lunga distanza non è differente da quello di droghe come la cocaina e l'eroina». Uno studio della Nazioni Unite afferma infatti che un numero significante di abituali fumatori di spinelli hanno avuto esperienze di paranoia, attacchi di panico, «sintomi psicotici» dovuti all'intossicazione da cannabis, aumentati in modo allarmante dalla sempre più crescente disponibilità di varietà diverse e più potenti. Insomma, fa capire l'Onu, i tempi cambiano e neppure lo spinello è più quello di una volta, i governi europei sono invitati a prenderne atto. «Sebbene in passato si sia affermato il contrario - si legge nella ricerca - la dipendenza da cannabis è una realtà. Molte delle persone che la utilizzano fanno fatica a smettere anche quando il suo utilizzo interferisce negativamente su altri aspetti della loro vita e più di un milione di soggetti di tutto il mondo ogni anno affrontano una cura per la disintossicazione da marijuana». Del resto ad insegnarlo sono le stesse cronache mondane, le riviste scandalistiche internazionali in questi ultimi anni hanno fatto la loro fortuna raccontando le sventure dei vip caduti nella trappola della droga. Ieri il ministero degli Interni britannico ha sottolineato con forza che, pur ridotta a droga di serie C, la cannabis rimane una sostanza «illegale e dannosa» che «nessuno dovrebbe assumere», ma la dichiarazione rimane nell'ambito del puro esercizio linguistico.
postato da fabiotar alle ore giugno 28, 2006 18:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: prodiadi


mercoledì, 28 giugno 2006

«Il sindaco di Perugia restituisca i contributi del manager arrestato»
No, non sono bastate le querele del sindaco di Perugia, Renato Locchi e della governatrice umbra, Maria Rita Lorenzetti, entrambi ds e dalemiani doc, a fermare il terremoto innescato dall’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di Leonardo Giombini, il «costruttore delle coop» rosse, in cella ormai da 27 giorni con accuse pesanti: evasione fiscale, associazione per delinquere, riciclaggio. E l’appello lanciato dal centrosinistra in consiglio regionale con lo scopo di chiamare a raccolta tutte le forze della coalizione, e addirittura esteso all’opposizione, «per difendere l’immagine dell’Umbria contro gli attacchi di alcuni giornali nazionali», si è trasformato in un boomerang. Ieri in Regione e in Comune è stata una giornata di scontro campale.
I finanziamenti al sindaco
 In Comune la Cdl ha chiesto al sindaco ds Renato Locchi con un’interpellanza, firmata da 9 consiglieri su 12, «se non ritenga opportuno prendere pubblicamente le distanze da Giombini». Nessun riferimento a responsabilità personali. Quanto piuttosto alle notizie secondo le quali «le sfolgoranti, rapide e cospicue fortune del costruttore» sarebbero «da collegarsi agli stretti rapporti con il sistema delle cooperative, con varie amministrazioni di sinistra, in particolare con i Ds, e con i suoi più prestigiosi esponenti istituzionali». E l’opposizione suggerisce a Locchi di restituire le somme ottenute «per tramite della Oikos Srl» - una società di Giombini che sta costruendo le tre torri (inizialmente dovevano essere quattro nel centro di Perugia) - «in occasione della campagna elettorale 2004»: magari «consegnandole all’Erario». Si tratterebbe di una cifra, nell’ordine di qualche migliaio di euro, e regolarmente iscritta nel bilancio della campagna elettorale del primo cittadino. Niente a che vedere dunque con le presunte tangenti su cui sta cercando di far luce l’inchiesta.«Capisco l’autodifesa del sindaco di fronte alle notizie di stampa che lo hanno tirato in ballo» dice Massimo Monni, capogruppo di Forza Italia: «Meno comprensibile è che dopo 27 giorni non ci sia stata una presa di distanza da un personaggio che dovrebbe ormai destare, almeno, un po' di imbarazzo negli ambienti politici a lui vicini». Ma vediamo cosa ha accertato finora l’inchiesta giudiziaria.
I fondi neri
 Le indagini hanno preso le mosse da un vasto giro di fatture false che ruotavano intorno alle società di Giombini, che hanno coinvolto molti altri imprenditori, con diramazioni che starebbero interessando almeno altre 4-5 procure in Italia. Queste fatture false sono servite a costituire fondi neri per milioni di euro, sequestrati a Giombini, depositati su conti correnti intestati alla moglie, alla suocera e alla nonna della consorte, in Lussemburgo e a San Marino.
Lo strano intreccio
Sulla compravendita di un terreno a Collestrada, dove la Giombini costruzioni spa ha realizzato un’ipercoop, l’immobiliare Icc che dipende dalla Coop Centro Italia (il presidente è Giorgio Raggi, già sindaco per il Pci di Foligno e molto amico di Maria Rita Lorenzetti) si è dimostrata molto generosa. Ad un’altra società di Giombini ha pagato senza battere ciglio 680mila euro per uno studio di fattibilità e altri 850mila euro (un milione e 20mila euro con l’Iva) per l’intermediazione sul terreno. Secondo i magistrati quell’intermediazione non è mai avvenuta. Secondo Giancarlo Lo Forte, un imprenditore coinvolto nelle fatturazioni fittizie, gli 850mila sono stati utilizzati per pagare la campagna elettorale delle amministrative nel 2005 (ha fatto quattro nomi).Ieri in Consiglio regionale il centrodestra ha chiesto che sia istituita una commissione d’inchiesta. «Ci vorranno dieci giorni - spiega Pietro Laffranco, capolista della Casa delle libertà per l’Umbria -. Chiederemo l’elenco di tutti gli appalti avuti dal gruppo Giombini e da altre società, a partire dal '97». Ma non è finita.
La visita in carcere
 L’interpellanza del centrodestra in Comune parla di una visita nel carcere della Capanne dove detenuto il costruttore che «sarebbe stata compiuta il 7 giugno 2006 dal sindaco Locchi insieme al presidente della giunta regionale Maria Rita Lorenzetti». I consiglieri dell’opposizione chiedono se non si sia trattata di un’«iniziativa, nel migliore dei casi, quanto mai inopportuna».
pierangelo maurizio


Sono rimasto alquanto perplesso, per usare un eufemismo, sull'astensione del rappresentante dell'UDC sulla mozione del polo in consiglio regionale, con la quale si chiedeva chiarezza sull'intreccio tra politica e affari che testimonia il conflitto d'interesse permanente che domina, non solo in Umbria, i rapporti tra sinistra e COOP.
Speriamo che venga dato presto un chiarimento, altrimenti non pochi potrebbero iniziare a pensare molto male.


postato da GLOVAGLIO alle ore giugno 28, 2006 16:48 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 28 giugno 2006

postato da GLOVAGLIO alle ore giugno 28, 2006 16:25 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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