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CERCASI SPERMATOZOI DISPERATAMENTE
I bambini nati da fecondazione eterologa ora possono conoscere il proprio padre biologico. Risultato: la scomparsa dei donatori
Ironia della sorte, il paese che ha appena ospitato il primo «wank-a-thon», Telethon della masturbazione organizzato «per mettere in rilievo vari temi legati alla salute sessuale degli inglesi», si trova davanti a una clamorosa mancanza di sperma.
La crisi nazionale dei giacimenti di sperma «pubblico» sta preoccupando i centri di fecondazione assistita, che sono costretti ad approvvigionarsi sempre più spesso in Danimarca, Spagna e Stati Uniti. La carenza di donatori ha provocato una seria indagine della autorevole Human fertilisation and embryology authority (Hfea). E secondo i calcoli di chi gestisce le 93 cliniche della fertilità nazionali, la colpa è da attribuire a una nuova legge, precisamente una norma entrata in vigore nell'aprile 2005 che dava ai figli nati da fecondazione artificiale, una volta raggiunti i 18 anni, il diritto di rintracciare il padre naturale, togliendo la pietra angolare del sistema, cioè l'anonimato dei donatori. Risultato: se nel 2000 i nuovi donatori registrati presso la Hfea erano 325, nei primi sei mesi del 2006 erano scesi solo a 99. A fronte di una richiesta nazionale di 500 donatori l'anno (nonché di 1.500 donatrici di ovociti).
Secondo Laura Witjens, della National gamete donation trust, «in tutto il Regno Unito ci saranno ormai non più di 20 donatori maschili, di cui uno solo in Scozia: per una donna inglese senza un regolare partner maschile fertile, concepire ormai significa rivolgersi allo sperma straniero, di cui sappiamo ben poco». Per Clare Brown, chief executive della Infertility network Uk, l'effetto indesiderato della nuova legge è che molte delle cliniche della fertilità inglese stanno ormai chiudendo i battenti, causa mancanza di materia prima. «Prima dello scorso aprile disponevamo di una vasta gamma di sperma: ormai ci sono migliaia di coppie britanniche infertili che devono aspettare almeno cinque anni per avere una donazione: per le donne più anziane, c'è quindi il forte rischio di doversi rassegnare a un futuro senza prole, se dovessero venire meno le scorte dall'estero». Operatori del settore adesso chiedono al governo di cambiare la legge, citando gli altri aspetti negativi, come il crescente mercato sul web di donatori non approvati, che chiedono fino a mille sterline (1.500 euro) per i propri spermatozoi. Ma c'è anche di peggio: alcuni siti internet mettono in vendita campioni di sperma che non sono stati sottoposti ai controlli di routine per escludere la presenza di malattie infettive, come il virus hiv.
Il dottor Evan Harris, deputato dell'opposizione di centro dei Lib Dems, sostiene che il governo di Tony Blair deve cambiare la legge al più presto. «La decisione di abbandonare l'anonimato dei donatori è stata ottusa e malconcepita, e lascia migliaia di coppie infertili senza prospettiva di fare un figlio» dichiara l'ex medico di base e tuttora membro della commissione Scienza e tecnologia. Ma secondo Vishnee Sauntoo, portavoce della Hfea, il problema risiede anche nel cambiamento demografico dei donatori. «Un tempo erano studenti di medicina sotto i 25 anni. Oggi sono per lo più padri di famiglia quarantenni, che avendo compiuto i loro obblighi coniugali vogliono offrire i loro benefici ad altre donne».
Ma il ministero della Sanità insiste dicendo che le nuove regole vanno bene. «Offrire ai ragazzi concepiti con la fecondazione eterologa l'opportunità di contattare i loro padri naturali, conoscendo così la propria storia biologica, è stata una grande conquista» sostiene. E propone una discutibile soluzione: «La crisi dei donatori si può risolvere in un altro modo. Per esempio cambiando l'orario di apertura dei centri: molti più maschi fertili sarebbero disposti a passarci se fossero aperti la sera e il weekend».
.........SENZA PAROLE..........
Per ottenere più fondi
Eugenia Roccella
Non era vero: il metodo messo a punto da Robert Lanza, prestigioso ricercatore americano, per ricavare linee di cellule staminali dall'embrione senza distruggerlo, era una bufala. Magari non al livello clamoroso della falsa clonazione del coreano Hwang Woo Suk, che potremmo paragonare a un classico di Totò come la vendita della Fontana di Trevi, ma certamente un'altra gaffe internazionale, molto imbarazzante per la comunità scientifica. In effetti, a leggerlo con attenzione, l'articolo pubblicato sulla rivista Nature parla chiaramente di embrioni «dismantled cell by cell», demoliti cellula per cellula, ma in un'intervista Lanza aveva lasciato capire invece che la sua tecnica superava il problema etico della sopravvivenza dell'embrione.
Costretti a prendere atto dell'ennesimo falso annuncio prodotto dalla ricerca biotecnologia, molti scienziati oggi lamentano l'eccesso di pressioni economiche, che impone la necessità di "colorire" un po' (lo afferma il prof. Giulio Cossu del San Raffaele) i risultati ottenuti, per ottenere fondi. Siamo lieti che questa ambigua verità approdi finalmente sulle pagine dei quotidiani a grande tiratura, e sia ammessa in prima persona dai protagonisti. Finora i rapporti concreti tra gli enormi interessi economici in gioco e gli istituti di ricerca sono stati consapevolmente tenuti in ombra, preferendo offrire al pubblico l'immagine romantica di una scienza eroica e disinteressata, che agisce esclusivamente per il bene dell'uomo. Le biotecnologie hanno aperto al mercato un nuovo territorio di conquista economica, una nuova frontiera che richiede una certa dose di spregiudicatezza imprenditoriale e scientifica. Per ottenere i sospirati (ed enormi) finanziamenti, inserendosi in una dura competizione, bisogna colpire al cuore l'opinione pubblica, rilasciando dichiarazioni a effetto, lasciando intravedere scenari utopici di eliminazione della malattia, dell'imperfezione, forse persino della morte. In questo modo, però, si è messo in moto un meccanismo infernale che si autoalimenta e continua a produrre pericolosi bluff. Le attese generali sono cresciute al punto da generare un clima fideistico e profondamente antiscientifico intorno a qualunque annuncio provenga dal mondo della ricerca, che viene accolto e propagandato senza necessità di verifiche.
Per ridurre queste smisurate aspettative ci vuole la fatica di un'informazione controcorrente, che miri a ristabilire alcune semplici verità: per esempio, che fino ad oggi la ricerca sulle staminali embrionali non ha avuto esiti terapeutici, e che le promesse di cure a breve termine per le malattie degenerative fatte durante la campagna sul referendum contro la legge 40, erano pure illusioni. Oppure che quando ci si lancia in roboanti affermazioni circa il divieto della clonazione terapeutica, si dovrebbe almeno ricordare che l'operazione non è mai riuscita ancora ad alcun scienziato; o ancora che è impossibile che la pillola Ru486 renda l'aborto facile e indolore, quando su tutti i protocolli si certifica che le donne soffrono di più rispetto al metodo chirurgico.
L'approccio scientifico è fatto anche di cautela, capacità critica, e persino di onesta ammissione dei propri limiti.
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Avrebbe «turbato» i tifosi avversari, protestanti
Scozia, Boruc del Celtic accusato dalla magistratura
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LONDRA — «Ammonimento giudiziario per aver provocato la folla con il segno della croce»
Guido Santevecchi
. La polizia ha indagato per sei mesi. Poi ha passato la pratica all'ufficio del procuratore che finalmente ha emesso la sentenza. Questa non fa esattamente un pregiudicato del polacco Artur Boruc, portiere della squadra di calcio del Celtic Glasgow (una serie infinita di campionati scozzesi e una Coppa dei Campioni nella bacheca). Ma il caution è un atto formale, viene registrato nel casellario e crea un precedente. La vicenda è cominciata il 12 febbraio: allo stadio Ibrox erano di fronte le due squadre più forti di Scozia, i padroni di casa dei Rangers e il Celtic. Rivalità che sconfina nell'odio storico perché i tifosi dei Rangers sono per tradizione di fede protestante, mentre il Celtic fu fondato nel 1888 da un prete cattolico nel quartiere più povero di Glasgow, abitato dagli immigrati irlandesi. Ancora nel 1967, la squadra che battè l'Inter nella finale di Coppa era composta tutta da giocatori cattolici nati a Glasgow. E il Rangers FC, fondato nel 1873, ci ha pensato per più di un secolo prima di mettere in squadra un campione cattolico, Mo Johnston nel 1989. Dunque, all'inizio del secondo tempo del derby (che a Glasgow si chiama old firm probabilmente perché è un vecchio conto sempre da saldare) il portiere del Celtic guarda la curva dei tifosi avversari e si fa il segno della croce. I protestanti, oltre a non avere in genere statue e immagini nelle loro chiese, non si fanno il segno della croce ritenendolo più o meno un atto di superstizione papista. Non si può dire se la gente in tribuna sia così avanzata teologicamente, comunque la risposta è un ruggito, misto a fischi e insulti. Il giorno dopo la polizia riceve una serie di denunce per turbativa dell'ordine pubblico. L'ammonimento emesso ieri, alla fine ha evitato che la cosa finisse con un processo, ma la motivazione è netta ed è di biasimo: il Crown Office ha stabilito che il gesto «ha provocato allarme ed eccitazione tra la folla e questo ha costituito turbativa della pace». È subito scesa in campo la Chiesa cattolica. «È allarmante condannare qualcuno per un segno della croce, un gesto internazionalmente accettato come atto di devozione religiosa», ha detto un portavoce della curia. «Preoccupa che alcuni spettatori abbiano pensato di denunciare il gesto di fede e che la polizia abbia deciso che meritasse aprire un'indagine. Qui non c'è stato attacco o offesa alla fede di nessuno; qui la polizia si è mossa perché qualcuno ha espresso la sua fede». Il fronte politico si è subito agitato, con i nazionalisti che accusano il Crown Office di «aver perso il senso comune e di aizzare l'odio settario». Ancora la Chiesa cattolica: «La Scozia è da ieri uno dei pochi Paesi al mondo dove un semplice gesto religioso è considerato offensivo. Un gesto comune nel calcio che tutti abbiamo visto sovente durante la Coppa del Mondo». Giusto. Ma siccome ormai la lettura del «labiale» è altrettanto comune, bisogna anche ricordare che gli eroi che ringraziano il cielo con il segno della croce per un gol fatto sono gli stessi che magari un minuto prima hanno bestemmiato tutti i santi del paradiso per una traversa. Negli episodi del calcio (e della vita) le interpretazioni sono sovente opposte, basta cambiare leggermente il punto da cui si guarda e si giudica. Secondo quelli del Celtic il ragazzo dello scandalo, il portiere Artur Boruc, 26 anni, 193 centimetri per 88 chili secondo l'album delle figurine Panini, è un fervente cattolico come la stragrande maggioranza dei polacchi e all'inizio del secondo tempo aveva rivolto il suo animo al Buon Dio perché proteggesse la sua porta dai tiri maligni dei Rangers. Ma sul sito dello Scotsman, la curva protestante dei Rangers ha dato fiato alle trombe: «Di che mucchio di cinici bugiardi è composto l'establishment cattolico in Scozia. Boruc è andato dietro la porta con il viso contorto, guardando i fans del Rangers come se fossero dei laidi peccatori e poi si è fatto il segno della croce». Il dibattito occupa pagine e pagine sul sito http://thescotsman.scotsman.com/: «Non ci provate, sappiano tutti che voi protestanti ci odiate: ricordate che il grande Alex Ferguson fu costretto a lasciare i Rangers, la squadra che amava, perché aveva sposato una ragazza cattolica apostolica e romana». «Scherzi? Semplicemente Ferguson non era abbastanza in gamba per noi». Allora, era fede innocente o provocazione cinica e blasfema? Un indizio: il Celtic il 12 febbraio ha vinto uno a zero. 27 agosto 2006
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