Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
giovedì, 31 agosto 2006


   CERCASI SPERMATOZOI DISPERATAMENTE

I bambini nati da fecondazione eterologa ora possono conoscere il proprio padre biologico. Risultato: la scomparsa dei donatori


 
Ironia della sorte, il paese che ha appena ospitato il primo «wank-a-thon», Telethon della masturbazione organizzato «per mettere in rilievo vari temi legati alla salute sessuale degli inglesi», si trova davanti a una clamorosa mancanza di sperma.
La crisi nazionale dei giacimenti di sperma «pubblico» sta preoccupando i centri di fecondazione assistita, che sono costretti ad approvvigionarsi sempre più spesso in Danimarca, Spagna e Stati Uniti. La carenza di donatori ha provocato una seria indagine della autorevole Human fertilisation and embryology authority (Hfea). E secondo i calcoli di chi gestisce le 93 cliniche della fertilità nazionali, la colpa è da attribuire a una nuova legge, precisamente una norma entrata in vigore nell'aprile 2005 che dava ai figli nati da fecondazione artificiale, una volta raggiunti i 18 anni, il diritto di rintracciare il padre naturale, togliendo la pietra angolare del sistema, cioè l'anonimato dei donatori. Risultato: se nel 2000 i nuovi donatori registrati presso la Hfea erano 325, nei primi sei mesi del 2006 erano scesi solo a 99. A fronte di una richiesta nazionale di 500 donatori l'anno (nonché di 1.500 donatrici di ovociti).

Secondo Laura Witjens, della National gamete donation trust, «in tutto il Regno Unito ci saranno ormai non più di 20 donatori maschili, di cui uno solo in Scozia: per una donna inglese senza un regolare partner maschile fertile, concepire ormai significa rivolgersi allo sperma straniero, di cui sappiamo ben poco». Per Clare Brown, chief executive della Infertility network Uk, l'effetto indesiderato della nuova legge è che molte delle cliniche della fertilità inglese stanno ormai chiudendo i battenti, causa mancanza di materia prima. «Prima dello scorso aprile disponevamo di una vasta gamma di sperma: ormai ci sono migliaia di coppie britanniche infertili che devono aspettare almeno cinque anni per avere una donazione: per le donne più anziane, c'è quindi il forte rischio di doversi rassegnare a un futuro senza prole, se dovessero venire meno le scorte dall'estero». Operatori del settore adesso chiedono al governo di cambiare la legge, citando gli altri aspetti negativi, come il crescente mercato sul web di donatori non approvati, che chiedono fino a mille sterline (1.500 euro) per i propri spermatozoi. Ma c'è anche di peggio: alcuni siti internet mettono in vendita campioni di sperma che non sono stati sottoposti ai controlli di routine per escludere la presenza di malattie infettive, come il virus hiv.

Il dottor Evan Harris, deputato dell'opposizione di centro dei Lib Dems, sostiene che il governo di Tony Blair deve cambiare la legge al più presto. «La decisione di abbandonare l'anonimato dei donatori è stata ottusa e malconcepita, e lascia migliaia di coppie infertili senza prospettiva di fare un figlio» dichiara l'ex medico di base e tuttora membro della commissione Scienza e tecnologia. Ma secondo Vishnee Sauntoo, portavoce della Hfea, il problema risiede anche nel cambiamento demografico dei donatori. «Un tempo erano studenti di medicina sotto i 25 anni. Oggi sono per lo più padri di famiglia quarantenni, che avendo compiuto i loro obblighi coniugali vogliono offrire i loro benefici ad altre donne».
Ma il ministero della Sanità insiste dicendo che le nuove regole vanno bene. «Offrire ai ragazzi concepiti con la fecondazione eterologa l'opportunità di contattare i loro padri naturali, conoscendo così la propria storia biologica, è stata una grande conquista» sostiene. E propone una discutibile soluzione: «La crisi dei donatori si può risolvere in un altro modo. Per esempio cambiando l'orario di apertura dei centri: molti più maschi fertili sarebbero disposti a passarci se fossero aperti la sera e il weekend».

.........SENZA PAROLE..........

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categoria: storia vera, deficienti


mercoledì, 30 agosto 2006

Un Grande Centro che ha sapore  di Prima Repubblica
La verità è una cosa strana: tutti la conoscono, ma nessuno la dice. Poi, qualcuno la urla, ad esempio Clemente Mastella, e allora tutti fanno finta di stupirsi. Perché? Forse, perché, come diceva Caterina Caselli «la verità ti fa male, lo so». Ciò che fa male sapere è che Casini voleva tradire Berlusconi con Mastella per fare il cosiddetto Grande Centro, ma poi se l’è fatta sotto e ha rinunciato per ripiegare sul «Piano B»: provare a fare le scarpe a Berlusconi e prenderne il posto alla guida della Casa delle libertà e da lì fare più comodamente il Grande Centro. Ora che questa verità è venuta fuori, che si fa? La si ignora? Si fa buon viso a cattivo gioco? Ci si accontenta di qualche smentita e, come diceva un’altra Ombretta Colli, «facciamo finta che tutto va ben, tutto va ben»?La verità, quando viene a galla, produce effetti che vanno al di là delle intenzioni e delle azioni degli uomini. Lo ricorderete: tutti noi ci siamo dovuti sorbire lezioni di lungimirante strategia politica dai tre Cavalieri dell’Apocalisse: Pier Ferdinando Casini, Marco Follini e Bruno Tabacci. Il primo, sostiene che l’incerta maggioranza di Prodi, assediata dalla sinistra estrema, non deve sbrigarsela da sola, ma va aiutata e quindi «allargata» al centro e l’Udc è pronta a sacrificarsi per il bene dello Stato e del Paese. Il secondo, sempre saggio come una formica, non dimentica mai di ricordarci le virtù del moderatismo e i vizi del berlusconismo. Il terzo non si distrae mai e ci spiega che l'attuale bipolarismo non funziona e perciò va smontato e poi rimontato a immagine e somiglianza di Tabacci, naturalmente. Che cosa ne è ora di questi annunci apocalittici? Spazzati via dalla Bocca della Verità: Mastella. È la fine del progetto di Casini e dei suoi Cavalieri della Tavola Apparecchiata che volevano far fuori il Cavaliere. Guardiamo meglio questo progetto.Quando Casini parlava di «allargamento» e Tabacci chiedeva un «bipolarismo omogeneo», in realtà perseguivano (è meglio parlare al passato) tre cose: il ricongiungimento di tutti i democristiani in un solo partito; la fine politica di Berlusconi e la nascita di una nuova leadership che avrebbe dovuto rappresentare il Grande Centro; la nascita, per contraccolpo, di una sinistra modello europeo Pse, più una forte area comunista. Per Casini e Tabacci questa Casamicciola politica doveva essere il preludio al nuovo e omogeneo bipolarismo in cui i simili stanno con i simili (i democristiani con i democristiani e la sinistra con la sinistra), mentre le tre nuove forze del panorama politico italiano (Forza Italia, An e Lega) sarebbero state automaticamente ridimensionate. Il Grande Centro sarebbe diventato quello che il filosofo Leibniz chiamava l’Armonia Prestabilita: infatti, spostandosi una volta a sinistra e una volta a destra avrebbe assicurato all’Italia e agli italiani sempre la governabilità e un esecutivo responsabile che, per dirla col miglior Tabacci nelle vesti di Pangloss, «saprebbe riconoscere l’interesse nazionale». Insomma, l’Italia sarebbe uscita dalla stagione del bipolarismo segnato dal berlusconismo e dall’antiberlusconismo e sarebbe entrata nel Migliore dei Mondi Possibili.Il fallito progetto di Casini è la brutta copia della Democrazia cristiana. È il vecchio sistema centrista della Prima Repubblica che si voleva riproporre al di fuori dei suoi confini storici. Chi ancora vuole un nuovo bipolarismo con un Grande Centro insostituibile, sogna una nuova edizione della «repubblica dei partiti» e vuole bloccare l’affermazione della democrazia dell’alternanza. Certo, l’attuale forma del bipolarismo non è un paradiso, ma sappiamo che il governo Berlusconi ha lavorato bene e come sono andate le cose. Ci sono forze e uomini politici che «soffrono» per la loro collocazione. Ma nessuno vieta ai cattolici che stanno a sinistra di lasciare i compagni antagonisti e comunisti e antioccidentali per albergare nella Casa delle libertà. Non lo fanno perché in fondo stanno bene dove stanno? Non lo fanno perché c’è Berlusconi? È un problema loro, non del centrodestra che, con Berlusconi, ha riunito le tre forze politico-culturali più vitali di fine secolo: liberale, cattolica, nazionale. Allo stato attuale il leader di Forza Italia è l’unico politico capace di dare forma al centrodestra: cosa fondamentale perché mentre il centrosinistra in Italia è un prodotto della natura, il centrodestra è una pianta che va innaffiata, benché sia diffusa a livello popolare in tutto il Paese. Date a Casini un buon annaffiatoio.
GIANCRISTIANO DESIDERIO
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mercoledì, 30 agosto 2006

NAPOLITANO DI' QUALCOSA DI ONESTO

Doveva chiedere scusa agli ungheresi per il '56. Invece l'ha chiesta a un morto: Nenni

120x240 (1K)Il Quirinale ci sta prendendo in giro? O a burlarci sono soltanto gli zelanti sostenitori del suo illustre ospite? Optiamo per l'ultima ipotesi, data l'intelligenza di Giorgio Napolitano. L'Unità ieri ci ha spiegato in prima pagina, con molta solennità, che il Capo dello Stato chiede scusa, per i fatti di Ungheria, a Nenni e a Giolitti. Chissà la commozione degli ungheresi. Ecco il titolone: «Ungheria. Napolitano: nel '56 sull'invasione aveva ragione Nenni». Un genio, Napolitano. Noi i presidenti li vogliamo così. Gente che non ha paura di dar ragione a Nenni. Ma dai. È come se Fini a Gerusalemme invece di riconoscere il fascismo come «male assoluto» avesse detto: nel 1943 aveva ragione Ciano, e forse anche Badoglio. Ci scusi il sarcasmo, presidente, ma siamo amareggiati. Smentisca i suoi giannizzeri. Si rechi a Budapest per le celebrazioni, si inginocchi, o stia anche in piedi, ma di certo si batta il petto. Lo deve alle vittime, ma anche agli italiani che hanno bisogno di un sigillo credibile alla loro unità e di un simbolo esportabile senza sangue sull'anima. Sul Colle Le è già arrivato un invito del presidente magiaro. Onorevole Napolitano, non gli faccia il torto di starsene a casa. Non pensi di risolvere la pratica nella maniera oggi attribuitale dall'Unità. Una specie di dialogo tra quattro vecchi tesserati del Pci e del Psi su chi tra loro a quel tempo abbia avuto l'opinione giusta o magari si sia espresso in modo un tantino criminale, tanto poi tutti si sono sistemati benino, e giù un grappino, con le austere chiappe sui divani damascati. Un po' di decoro, santo cielo.

RENATO FARINA

postato da fabiotar alle ore agosto 30, 2006 08:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: comunismi


martedì, 29 agosto 2006

Scienziati che ritoccano le notizie

Per ottenere più fondi

Eugenia Roccella

Non era vero: il metodo messo a punto da Robert Lanza, prestigioso ricercatore americano, per ricavare linee di cellule staminali dall'embrione senza distruggerlo, era una bufala. Magari non al livello clamoroso della falsa clonazione del coreano Hwang Woo Suk, che potremmo paragonare a un classico di Totò come la vendita della Fontana di Trevi, ma certamente un'altra gaffe internazionale, molto imbarazzante per la comunità scientifica. In effetti, a leggerlo con attenzione, l'articolo pubblicato sulla rivista Nature parla chiaramente di embrioni «dismantled cell by cell», demoliti cellula per cellula, ma in un'intervista Lanza aveva lasciato capire invece che la sua tecnica superava il problema etico della sopravvivenza dell'embrione.
Costretti a prendere atto dell'ennesimo falso annuncio prodotto dalla ricerca biotecnologia, molti scienziati oggi lamentano l'eccesso di pressioni economiche, che impone la necessità di "colorire" un po' (lo afferma il prof. Giulio Cossu del San Raffaele) i risultati ottenuti, per ottenere fondi. Siamo lieti che questa ambigua verità approdi finalmente sulle pagine dei quotidiani a grande tiratura, e sia ammessa in prima persona dai protagonisti. Finora i rapporti concreti tra gli enormi interessi economici in gioco e gli istituti di ricerca sono stati consapevolmente tenuti in ombra, preferendo offrire al pubblico l'immagine romantica di una scienza eroica e disinteressata, che agisce esclusivamente per il bene dell'uomo. Le biotecnologie hanno aperto al mercato un nuovo territorio di conquista economica, una nuova frontiera che richiede una certa dose di spregiudicatezza imprenditoriale e scientifica. Per ottenere i sospirati (ed enormi) finanziamenti, inserendosi in una dura competizione, bisogna colpire al cuore l'opinione pubblica, rilasciando dichiarazioni a effetto, lasciando intravedere scenari utopici di eliminazione della malattia, dell'imperfezione, forse persino della morte. In questo modo, però, si è messo in moto un meccanismo infernale che si autoalimenta e continua a produrre pericolosi bluff. Le attese generali sono cresciute al punto da generare un clima fideistico e profondamente antiscientifico intorno a qualunque annuncio provenga dal mondo della ricerca, che viene accolto e propagandato senza necessità di verifiche.
Per ridurre queste smisurate aspettative ci vuole la fatica di un'informazione controcorrente, che miri a ristabilire alcune semplici verità: per esempio, che fino ad oggi la ricerca sulle staminali embrionali non ha avuto esiti terapeutici, e che le promesse di cure a breve termine per le malattie degenerative fatte durante la campagna sul referendum contro la legge 40, erano pure illusioni. Oppure che quando ci si lancia in roboanti affermazioni circa il divieto della clonazione terapeutica, si dovrebbe almeno ricordare che l'operazione non è mai riuscita ancora ad alcun scienziato; o ancora che è impossibile che la pillola Ru486 renda l'aborto facile e indolore, quando su tutti i protocolli si certifica che le donne soffrono di più rispetto al metodo chirurgico.
L'approccio scientifico è fatto anche di cautela, capacità critica, e persino di onesta ammissione dei propri limiti.

postato da fabiotar alle ore agosto 29, 2006 14:27 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: vita


lunedì, 28 agosto 2006

Storia e cronaca: memoria a fisarmonica?

Memoria. Giovedì su "Repubblica" Lucio Villari, storico, ma prima di tutto sempre militante, salta 5 secoli e se la prende con san Tommaso Moro, per lui feroce "fondamentalista" cattolico usato 60 anni fa dalla Chiesa "oscurantista" in chiave politica filodittatoriale. Falso e antistorico, scrive su "Agorà" Franco Cardini, ma esemplare: molti a sinistra - da noi forse tutti, in particolare intellettuali - sembrano elefanti con memoria lunga millenni se si tratta di Chiesa cattolica, ma diventano le tre scimmiette - non ricordo, non sento, non parlo - su fatti ben più recenti che li toccano anche direttamente. Su questo, bruciante lo storico Piero Melograni ("Riformista", 25/8, p. 2: "La sinistra è prigioniera dei propri silenzi") cita varie e vaste amnesie "recenti", dalla morte di Gramsci alle doppiezze tragiche di Togliatti, all'Ungheria del '56, al tentativo del 1973 in Bulgaria di uccidere il Berlinguer "sovversivo" per l'Urss di Breznev, alla vicenda Moro e così via: "come se la guerra fredda non fosse finita". Nel grande è difetto pesante.

postato da fabiotar alle ore agosto 28, 2006 20:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: comunismi


domenica, 27 agosto 2006

Il pacifismo ondivago della sinistra
Proviamo a capovolgere le parti. Cosa sarebbe accaduto con la missione di pace in Libano se al governo ci fosse stato Berlusconi e non Prodi? Se il ministro della Difesa fosse stato Martino e non Parisi? Se il responsabile della Farnesina fosse stato Fini e non D’Alema? La prima questione di rilievo sarebbe stata linguistica o nominale. Oggi, infatti, il governo, la sinistra radicale, i pacifisti armati e i difensori di Hezbollah dicono che l’intervento in Libano è una «missione di pace». Per provarlo, aggiungono che tutta l’operazione si svolge sotto la legittimazione delle Nazioni Unite. A ben altra scena avremmo assistito se a decidere l’intervento in Libano fosse stato il governo Berlusconi. La sinistra, sia quella riformista che non si sa bene cosa sia, sia quella antagonista che si sa fin troppo bene cosa sia, e persino i cattolici, che non si sa perché si definiscono moderati, avrebbero parlato di guerra e avrebbero trascurato la legittimazione dell’Onu, come è accaduto per la nostra missione in Irak.La seconda questione sollevata sarebbe stata quella dell’articolo 11 della Costituzione. I Cento, i Russo Spena, ma anche esponenti Ds, come Marina Sereni o Anna Finocchiaro, e naturalmente Dario Franceschini della Margherita ci avrebbero spiegato che il governo Berlusconi «con l’intervento militare in Libano viola l’articolo 11 della Costituzione che dice che l’Italia ripudia la guerra». Oggi, invece, la Carta costituzionale non è mai citata e i soldati italiani possono recarsi in Libano anche a proteggere i terroristi del «Partito di Dio», che potranno continuare a minacciare l’esistenza di Israele.Terzo: grandi manifestazioni di piazza in nome della pace senza se e senza ma. Il «popolo della pace» avrebbe sfilato per le strade di Roma con una grande bandiera arcobaleno e un grande comizio finale con politici e sindacalisti avrebbe concluso l’evento che, naturalmente, sarebbe stato ripreso dalle telecamere. I pacifisti avrebbero dimostrato a tutti la superiorità civile e morale del pacifismo e, di conseguenza, l’inferiorità morale e antropologica dei guerrafondai del governo Berlusconi. Che fine ha fatto, invece, oggi il pacifismo? Come mai la sinistra antagonista non mobilita il «popolo della pace» e Bertinotti non ci decanta la bellezza etica ed estetica della non-violenza? Dove sono finite le bandiere arcobaleno che nel recente passato ogni sabato pomeriggio erano sventolate nelle piazze di Roma? Il pacifismo ha assolto al suo compito politico ed è andato al governo. I pacifisti del mondo comunista e antagonista, variamente no global, hanno trovato tanti «se» e tanti «ma» da presentare alla loro coscienza. Ad esempio: è vero che l’articolo 11 della Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra, ma è anche vero che permette la partecipazione a missioni di pace in un contesto internazionale. E poi i «se» e i «ma» che veramente contano sono questi: oggi al governo non c’è Berlusconi. «Se» ci fosse stato, va bene, «ma» non c’è e allora la coscienza del pacifista è tutta contenta.La quarta questione avrebbe riguardato direttamente lo scopo della missione. Se ci fosse stato il governo Berlusconi, un’eventuale missione in Libano non sarebbe venuta meno al compito principale che dovrebbe dare senso all’operazione Unifil: la difesa di Israele e il disarmo di Hezbollah. Cosa accade oggi? Sappiamo con chiarezza che cosa sono chiamati a fare i nostri soldati in Libano? Possono disarmare i terroristi del «Partito di Dio»? No. Possono impedire che la Siria rifornisca i terroristi di armi? No. Perché, allora, si va in Libano? Da che parte oggi è l’Italia: difende la democrazia di Tel Aviv o chi la vuole distruggere? Ecco il vero volto del pacifismo nostrano.
GIANCRISTIANO DESIDERIO
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domenica, 27 agosto 2006

Fa il segno della croce, punito il portiere

Avrebbe «turbato» i tifosi avversari, protestanti
Scozia, Boruc del Celtic accusato dalla magistratura
Il portiere polacco del Celtic Boruc (internet)
Il portiere polacco del Celtic Boruc (internet)
LONDRA — «Ammonimento giudiziario per aver provocato la folla con il segno della croce»
Guido Santevecchi
. La polizia ha indagato per sei mesi. Poi ha passato la pratica all'ufficio del procuratore che finalmente ha emesso la sentenza. Questa non fa esattamente un pregiudicato del polacco Artur Boruc, portiere della squadra di calcio del Celtic Glasgow (una serie infinita di campionati scozzesi e una Coppa dei Campioni nella bacheca). Ma il caution è un atto formale, viene registrato nel casellario e crea un precedente.

La vicenda è cominciata il 12 febbraio: allo stadio Ibrox erano di fronte le due squadre più forti di Scozia, i padroni di casa dei Rangers e il Celtic. Rivalità che sconfina nell'odio storico perché i tifosi dei Rangers sono per tradizione di fede protestante, mentre il Celtic fu fondato nel 1888 da un prete cattolico nel quartiere più povero di Glasgow, abitato dagli immigrati irlandesi. Ancora nel 1967, la squadra che battè l'Inter nella finale di Coppa era composta tutta da giocatori cattolici nati a Glasgow. E il Rangers FC, fondato nel 1873, ci ha pensato per più di un secolo prima di mettere in squadra un campione cattolico, Mo Johnston nel 1989.

Dunque, all'inizio del secondo tempo del derby (che a Glasgow si chiama old firm probabilmente perché è un vecchio conto sempre da saldare) il portiere del Celtic guarda la curva dei tifosi avversari e si fa il segno della croce. I protestanti, oltre a non avere in genere statue e immagini nelle loro chiese, non si fanno il segno della croce ritenendolo più o meno un atto di superstizione papista. Non si può dire se la gente in tribuna sia così avanzata teologicamente, comunque la risposta è un ruggito, misto a fischi e insulti. Il giorno dopo la polizia riceve una serie di denunce per turbativa dell'ordine pubblico.

L'ammonimento emesso ieri, alla fine ha evitato che la cosa finisse con un processo, ma la motivazione è netta ed è di biasimo: il Crown Office ha stabilito che il gesto «ha provocato allarme ed eccitazione tra la folla e questo ha costituito turbativa della pace». È subito scesa in campo la Chiesa cattolica. «È allarmante condannare qualcuno per un segno della croce, un gesto internazionalmente accettato come atto di devozione religiosa», ha detto un portavoce della curia. «Preoccupa che alcuni spettatori abbiano pensato di denunciare il gesto di fede e che la polizia abbia deciso che meritasse aprire un'indagine. Qui non c'è stato attacco o offesa alla fede di nessuno; qui la polizia si è mossa perché qualcuno ha espresso la sua fede».

Il fronte politico si è subito agitato, con i nazionalisti che accusano il Crown Office di «aver perso il senso comune e di aizzare l'odio settario». Ancora la Chiesa cattolica: «La Scozia è da ieri uno dei pochi Paesi al mondo dove un semplice gesto religioso è considerato offensivo. Un gesto comune nel calcio che tutti abbiamo visto sovente durante la Coppa del Mondo». Giusto. Ma siccome ormai la lettura del «labiale» è altrettanto comune, bisogna anche ricordare che gli eroi che ringraziano il cielo con il segno della croce per un gol fatto sono gli stessi che magari un minuto prima hanno bestemmiato tutti i santi del paradiso per una traversa. Negli episodi del calcio (e della vita) le interpretazioni sono sovente opposte, basta cambiare leggermente il punto da cui si guarda e si giudica. Secondo quelli del Celtic il ragazzo dello scandalo, il portiere Artur Boruc, 26 anni, 193 centimetri per 88 chili secondo l'album delle figurine Panini, è un fervente cattolico come la stragrande maggioranza dei polacchi e all'inizio del secondo tempo aveva rivolto il suo animo al Buon Dio perché proteggesse la sua porta dai tiri maligni dei Rangers.

Ma sul sito dello Scotsman, la curva protestante dei Rangers ha dato fiato alle trombe: «Di che mucchio di cinici bugiardi è composto l'establishment cattolico in Scozia. Boruc è andato dietro la porta con il viso contorto, guardando i fans del Rangers come se fossero dei laidi peccatori e poi si è fatto il segno della croce». Il dibattito occupa pagine e pagine sul sito http://thescotsman.scotsman.com/: «Non ci provate, sappiano tutti che voi protestanti ci odiate: ricordate che il grande Alex Ferguson fu costretto a lasciare i Rangers, la squadra che amava, perché aveva sposato una ragazza cattolica apostolica e romana». «Scherzi? Semplicemente Ferguson non era abbastanza in gamba per noi». Allora, era fede innocente o provocazione cinica e blasfema? Un indizio: il Celtic il 12 febbraio ha vinto uno a zero.
27 agosto 2006
postato da fabiotar alle ore agosto 27, 2006 11:33 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: laic ismi


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