La Cassazione: il coniuge ha agito in stato di dolore.
«Consiglio dei Ministri n. 36 del 2 febbraio 2007: la Presidenza del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, Padoa Schioppa» decide per il «rinnovo per un triennio dell'incarico di Direttore dell'Agenzia del demanio conferito all'architetto Elisabetta Spitz»...
Ma chi è questa Elisabetta Spitz?
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A sinistra il nuovo Logo con il quale si intende "vendere" l'immagine dell'Italia nel mondo. A destra il logo dei comunisti spagnoli Izquierda Unida. Qui un articolo interessante (in spagnolo) dal titolo: L'Italia si vende nel mondo come i Comunisti in Spagna.
La vita democratica della nostra Regione è oggi messa fortemente in pericolo. Il referendum sulle indennità dei consiglieri regionali, sottoscritto nel 2004 da oltre 13.000 cittadini, è stato rinviato per ben due volte e il timore che ciò possa ripetersi si fa strada non solo tra chi fa parte del comitato promotore. Oltre alla scarsa attenzione della partitocrazia locale ai “costi della politica”, preoccupa l’indifferenza al tema centrale della partecipazione diretta e la mortificazione degli strumenti previsti per realizzarla. Non desta scandalo il fatto che un referendum regionale, regolarmente promosso ed accolto, non possa tenersi in Umbria a distanza di anni dalla sua presentazione? Quali motivi validi possono essere avanzati da parte di chi ha responsabilità di garante su questo fronte? Forse c’è una generale assuefazione anche alle profonde ferite inferte ad una società civile, sempre meno aperta e liberale. Ecco che la parola “regime” tanto evocata nello scorso autunno viene ad avere un volto concreto. Il volto di istituzioni che non rispettano la loro stessa legalità, invocandola però poi in ogni occasione possibile. Legalità non corrisponde a legalismi basati su cavilli che impediscono di fatto ogni possibilità partecipativa, né a promesse non mantenute.
La proposta di riduzione del 10% delle indennità avanzata dalla Giunta, oltre a scatenare le reazioni di alcuni consiglieri regionali, avrà un esito positivo (nella direzione dei referendari) o serve a confondere per ulteriori rinvii?
Questa grave situazione è però per noi parte integrante di un “Caso Umbria”, sempre più evidente nel mettere a rischio i processi di sviluppo e di modernizzazione, così legati al rispetto dei diritti civili, alla vita del diritto e alla buona e trasparente amministrazione pubblica (da riformare).
Un esempio? L’impedita elezione del difensore civico al Comune di Perugia, prevista dallo statuto comunale fin dal 1995 (e da noi radicali richiesta per anni) ha di fatto estromesso una figura super partes che avrebbe avuto un ruolo importante in questa difficile fase del “buco di bilancio”, fornendo maggiori garanzie per i cittadini anche nei confronti della vessatoria impostazione scelta sul fronte del t-red. Altri aspetti centrali del “Caso Umbria” riguardano la sanità e la salute (con la mancata fusione delle ASL e delle aziende ospedaliere e l’impossibilità di scelte non clientelari per gli interessi dei pazienti), l’ambiente (viabilità, inceneritori dell’area ternana, minimetrò). Ma su questi ed altri punti torneremo al più presto. Oggi avvertiamo l’urgenza di chiedere alla Presidenza della Regione, sulla questione referendum, una risposta chiara e in linea con i principi capitiniani di promozione di libertà per una società di tutti.
Tommaso Ciacca, segretario del Centro di Iniziativa Radicale di Perugia
Francesco Pullia, Componente Comitato nazionale Radicali Italiani,Circolo radicale “Ernesto Rossi” di Terni
Perchè la fiducia al governo Prodi è prevista per Giovedì? Ma non aveva chiesto tempi brevissimi Napolitano? E Prodi, novello Mosè, con le sue dodici tavole non aveva dichiarato fiero: "Mi presentero' alle Camere per il voto di fiducia nei tempi piu' rapidi possibili con rinnovato slancio e una coalizione coesa ".Perchè 7 giorni di crisi? Forse perchè la Montalcini (98 anni) è all'estero e Scalfaro (89 anni) ha l'influenza?
...Rinnovato slancio e coalizione coesa...

«Quella legge sui Dico non stava né in cielo né in terra, ma Prodi in terra ce l'aveva messa». E così, presidente, lei mercoledì scorso nell'aula di Palazzo Madama non ha approvato le linee di politica estera di D'Alema e il Professore è stato costretto a dare le dimissioni. E dire che a Palazzo Chigi contavano su di lei... «Il ministro degli Esteri — questa la ricostruzione di Andreotti — aveva impostato la sua relazione sull'affermazione che la politica della Farnesina è in continuità con i governi precedenti, fatto salvo però il periodo dell'esecutivo Berlusconi. Ecco, è questo concetto che proprio non mi ha convinto. E poi c'era il clima di Vicenza».
Dica la verità, presidente, dietro il suo no alle scelte di D'Alema c'era dell'altro, c'era quel disegno di legge Bindi- Pollastrini che concede diritti alle coppie di fatto, gay compresi. «Eh sì, la reazione è stata molto dura e non solo da parte della Chiesa e di noi cattolici, ma anche da chi non ha il dono della fede». Di certo a Giulio Andreotti non sono sfuggite le parole che Nicola Latorre, ds, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo nonché persona vicinissima a D'Alema, pronunciò a governo appena affossato. «Questa è un'operazione di vecchio stampo democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all'estero — riportò Francesco Verderami sul Corriere —. Perché fino a un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio».
Dunque presidente, che c'è di vero nella teoria del complotto per far fuori Prodi? «Questo dei complotti è un sospetto che in Italia non muore mai, ma è tutto sbagliato. Però le ripeto — continua l'ex leader della Dc — io stesso come cattolico, ma anche come persona, ero rimasto molto male impressionato dal fatto che il governo avesse proposto le famiglie omosessuali». Un messaggio che alle orecchie di Prodi dev'essere arrivato in tutta la sua disarmante nettezza, se è vero, come è vero, che dal documento programmatico in dodici punti con cui il Professore è uscito dall'angolo (firmando un «patto di legislatura» con i leader dell'Unione), i Dico sono spariti. «In aula ci sarà un dibattito e alcuni temi che avevano disturbato — conferma Andreotti — saranno accantonati. Quindi non dovrebbero esserci difficoltà».
Vuol dire che voterà la fiducia? «Penso di sì, d'altronde io sono per natura governativo, da più di mezzo secolo». E adesso a Palazzo Chigi si spera, si prega che il Divo Giulio faccia il miracolo e converta, chissà, non solo il dubbioso Sergio Pininfarina, ma anche il severissimo Francesco Cossiga. Il quale il suo voto contrario l'ha già affidato ai taccuini dei cronisti. Non si pensi però che le condizioni poste da Andreotti si fermino ai Dico. Dal premier, il politico che ha dominato la scena italiana nella seconda metà del XX secolo si aspetta anche che «sappia richiamare i partiti di governo a non fare più marce su Vicenza». Perché, conclude col suo leggendario sarcasmo, «c'è chi marcia e c'è chi ci marcia, mentre chi vuole aiutare Prodi bisogna che non ci marci».
Monica Guerzoni
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