Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
mercoledì, 28 febbraio 2007

La battaglia della vita

Londra supera ogni confine alla ricerca del “golden embryo”.
 “E’ la via degli abusi genetici”

Roma. “Riusciranno gli illuminati Bellerofonti a prevalere sulle loro chimere?”, chiedeva qualche anno fa il biologo americano Ward Kischer, guardando alle ultime conquiste della frontiera inglese. La Gran Bretagna è il primo paese europeo ad aver introdutto l’aborto legale, in cui è nata la prima bambina fecondata in vitro e dove la sperimentazione umana progredisce a ritmo faustiano. Patria del pragmatismo scientista che ha dato i natali a Bacone, Galton, Darwin, Malthus e alla dinastia Huxley, l’Inghilterra ha ospitato i primi casi di inseminazione artificiale addirittura negli anni Trenta, seppure clandestinamente. E dal 1973 il servizio di fecondazione artificiale è rimborsato dal governo.
Il governo Blair, assicurano per motivi opposti fautori e detrattori della manipolazione embrionale, accoglierà anche l’ultima iniziativa che giunge dai castelli della genetica anglosassone. Ieri il Daily Telegraph rivelava che sarà forse possibile intervenire su un figlio appena concepito, “migliorandone intelligenza e aspetto”. L’Inghilterra diverrebbe il primo paese al mondo a consentire il “perfezionamento” degli embrioni umani. Ricordiamo che non ha mai aderito al Protocollo del Consiglio d’Europa contro la clonazione e nel 2002 la Camera dei Lord diede via libera alla clonazione, altro primato. “Dicono che la manipolazione avverrà solo per ricerca”, spiega Josephine Quintavalle, direttrice del Comment on reproductive ethics, organo da sempre in lotta contro la ricerca sugli embrioni. “Ma qui tutto è iniziato con questa promessa, è il primo passo per usare la tecnica nella fecondazione. E’ molto probabile che il governo accetti anche questo passaggio, com’è successo con gli ibridi. Entro marzo avremo la nuova bozza di legge sulla riproduzione artificiale. Ci sono state 25 proposte di cambiamento di norme. Una di queste intende eliminare la considerazione che il bambino ha bisogno di un padre”. Non è sorpresa Helen Watt, direttrice del Linacre center for healthcare ethics. “Siamo avviati sulla strada degli abusi genetici contro l’embrione, materiale da laboratorio. Il governo Blair è da sempre a favore della ricerca che crea e distrugge l’embrione umano. Non si rende conto della posta in gioco”.
Scalzata dalle tigri asiatiche, l’Inghilterra nel 2006 è tornata a essere leader nell’avventurismo genetico. La Human fertilisation and embryology authority, massimo organo bioetico, ha dato il via libera alla prima banca dello sperma “specializzata” nell’inseminazione di coppie lesbiche, alla selezione embrionale per portatori del gene del cancro al colon e di quella degli embrioni femmina che un giorno potrebbero sviluppare un particolare tipo di cancro al seno. E’ stata poi la volta della diagnosi preimpianto, degli ibridi umano-animali, dell’embrione nato da materiale genetico da madri differenti, della selezione sessuale dei figli e del pagamento di 375 sterline per donazione di ovociti. “Giocano con la genetica umana, aspettiamoci un disastro dietro l’altro”, conclude Quintavalle. “Tutti i cowboy genetici ci citano come esempio di illuminismo”. “Padre” scientifico di Louise Brown, nel 1999 Bob Edwards annunciò che “presto sarà peccato per i genitori avere un figlio portatore dei tetri fardelli delle malattie genetiche”. Venticinque anni fa, forte della fama di benefattore delle coppie infertili, si era spinto anche a profetizzare che “dedicarsi alla fecondazione in vitro senza prevenire la nascita di bambini minorati è indifendibile”.
Il Foglio 28 02 2007
postato da Ernestor alle ore febbraio 28, 2007 12:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita, scienza e fede


mercoledì, 28 febbraio 2007

LIBERALI O LIBERISTI?

Mi piace segnalare quest’articolo perché introduce un precedente molto prezioso nella Giurisprudenza italiana. La cultura dominante, infatti, ci racconta che il tradimento è fatto di poco conto, e soprattutto che il tradito non deve prendersela a male. È vero che ogni impeto fuor di misura va condannato, ma è anche vero che il limite d’esasperazione, e in alcuni casi di disperazione, delle persone non deve essere messo alla prova con superficialità; inoltre si può generare un alibi doloso che trasforma il traditore irresponsabile in persona immatura da compatire. Il suggerimento è di considerare che nella ricerca del proprio benessere, si scambia un comportamento liberale per uno egoista ovvero liberista. Il tradimento in tal senso, ed è qui che voglio arrivare, non si consuma solo nel talamo nuziale, ma anche negli affari, nelle amicizie, nei rapporti sociali, in politica perché no…
Un pur minimo giudizio morale deve poter essere socialmente vincolante altrimenti si accetta l’idea di una società cinica e individualista.
 
Ernesto Rossi

La Cassazione: il coniuge ha agito in stato di dolore.

ROMA - Se sei stato tradito da tua moglie, e per di più con il cognato, puoi offenderla e svergognarla. Pubblicamente e per lettera anche con i suoi colleghi di lavoro. Tutto lecito, sentenzia la Cassazione, perché giustificato dall'ira: anche se la reazione avviene molto tempo dopo la triste scoperta. Va considerato "l'accecamento dello stato d'ira provocato da atto ingiusto altrui" che non è detto "si esaurisca in un'azione istantanea". L'insolito verdetto è stato pronunciato oggi dalla quinta sezione penale della Suprema Corte. Sentenza numero 8097: farà molto discutere...
 
...I fatti. Michelangelo F. , 52 anni, salernitano, il 3 agosto 1999 scopre che Maria, sua moglie, lo tradisce con il cognato. Tutto vero, tutto scritto: Michelangelo scopre la relazione clandestina, in ogni minimo dettaglio, leggendo le pagine del diario della moglie. Accecato dall'ira e offeso nell'orgoglio, Michelangelo studia una vendetta tanto raffinata quanto micidiale. Prima minaccia la moglie di spargere ai quattro venti i dettagli del tradimento. Poi comincia a selezionare, "meticolosamente" tra gli oltre 1500 messaggi trascritti nel diario, le frasi d'amore e di sesso più forti e pepate e li spedisce in copia a sedici professori colleghi della moglie all'università di Salerno. Ogni collage è accompagnato da una lettera in cui Michelangelo scrive che sua moglie è "una tr.".
 
Un disastro. E uno scandalo. Michelangelo viene rinviato a giudizio e condannato nel gennaio 2005 a otto mesi per diffamazione, ingiuria e minaccia. In più deve risarcire i danni alla moglie. I giudici infatti ritengono che sia passato troppo tempo dalla scoperta della relazione clandestina per cui non è possibile far scattare l'attenuante della non punibilità per aver agito in stato d'ira. In Appello, nel febbraio 2006, va un po' meglio: la pena viene ridotta alla sola diffamazione.
 
Oggi la Cassazione ha annullato perchè l'uomo non è punibile. Nel ricorso Michelangelo e i suoi legali hanno sostenuto la tesi che lo stato d'ira, in un contesto del genere, è prolungato e non può essere limitato nel tempo. Non solo: il "maggior danneggiato" è proprio lui perchè fino a prova contraria, l'adulterio della moglie è contrario all'etica sociale.
 
Il relatore di piazza Cavour, Maria Stefania Di Tomassi, ha accolto il ricorso sostenendo che i colleghi hanno equivocato tra lo "stato d'ira" e "l'impeto di ira", o di "intenso dolore". Quest'ultimo, infatti, "è ravvisabile in quella condizione psichica complessa che è lo stato d'ira, prodotta da una violenta alterazione dell'emozione e capace persino di durare, a seconda dei fattori che l'hanno scatenata e delle note caratteriali di ciascuno, per un apprezzabile lasso di tempo. Nulla autorizza perciò ad intendere lo stato d'ira solamente uno sfogo momentaneo e simultaneo".
 
Insomma, il dolore provocato da un tradimento è così' forte e intenso, scava così profondamente nei nervi e nell'animo della parte offesa, che è riduttivo parlare d'ira e di vendetta. Se sei stato tradito è lecito offendere. Il "diritto" è stato riconosciuto a un uomo. Ma di sicuro la sentenza della Cassazione, che ha valore giurisprudenziale, sarà applicata anche se la vittima del tradimento è stata, è o sarà, una donna.
 
Repubblica  (27 febbraio 2007)
postato da Ernestor alle ore febbraio 28, 2007 12:34 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cultura, costume


martedì, 27 febbraio 2007

A pensar male/ bis

«Consiglio dei Ministri n. 36 del 2 febbraio 2007: la Presidenza del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, Padoa Schioppa» decide per il «rinnovo per un triennio dell'incarico di Direttore dell'Agenzia del demanio conferito all'architetto Elisabetta Spitz»...

Ma chi è questa Elisabetta Spitz?

La moglie di Follini
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lunedì, 26 febbraio 2007

UHm strane somiglianze

A sinistra il nuovo Logo con il quale si intende "vendere" l'immagine dell'Italia nel mondo. A destra il logo dei comunisti spagnoli Izquierda Unida. Qui un articolo interessante (in spagnolo) dal titolo: L'Italia si vende nel mondo come i Comunisti in Spagna.

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categoria: prodiadi


lunedì, 26 febbraio 2007

Referendum umbro: ancora un rinvio?

 

La vita democratica della nostra Regione è oggi messa fortemente in pericolo. Il referendum sulle indennità dei consiglieri regionali, sottoscritto nel 2004 da oltre 13.000 cittadini, è stato rinviato per ben due volte e il timore che ciò possa ripetersi si fa strada non solo tra chi fa parte del comitato promotore. Oltre alla scarsa attenzione della partitocrazia locale ai “costi della politica”, preoccupa   l’indifferenza al tema centrale della partecipazione diretta e la mortificazione degli strumenti previsti per realizzarla. Non desta scandalo il fatto che  un referendum regionale, regolarmente promosso ed accolto, non possa tenersi in Umbria a distanza di anni dalla sua presentazione? Quali motivi validi possono essere avanzati da parte di chi ha responsabilità di garante su questo fronte? Forse c’è una generale assuefazione anche alle profonde ferite inferte ad una società civile, sempre meno  aperta e liberale. Ecco che la parola “regime” tanto evocata nello scorso autunno viene ad avere un volto concreto. Il volto di istituzioni che non rispettano la loro stessa legalità, invocandola però poi in ogni occasione possibile. Legalità non corrisponde a legalismi basati su cavilli che impediscono di fatto ogni possibilità partecipativa, né a promesse non mantenute.

La proposta di riduzione del 10% delle indennità avanzata dalla Giunta, oltre a scatenare le reazioni di alcuni consiglieri regionali, avrà un esito positivo (nella direzione dei referendari) o serve a confondere per ulteriori rinvii?

Questa grave situazione è però per noi parte integrante di un “Caso Umbria”, sempre più evidente nel mettere a rischio i processi di sviluppo e di modernizzazione, così legati al rispetto dei diritti civili, alla vita del diritto e alla buona e trasparente amministrazione pubblica (da riformare).

Un esempio? L’impedita elezione del difensore civico al Comune di Perugia, prevista dallo statuto comunale fin dal 1995 (e da noi radicali richiesta per anni) ha di fatto estromesso una figura super partes che avrebbe avuto un ruolo importante in questa difficile fase del “buco di bilancio”, fornendo maggiori garanzie per i cittadini anche nei confronti della vessatoria impostazione scelta sul fronte del t-red. Altri aspetti centrali del “Caso Umbria” riguardano la sanità e la salute (con la mancata fusione delle ASL e delle aziende ospedaliere e l’impossibilità di scelte non clientelari per gli interessi dei pazienti), l’ambiente (viabilità, inceneritori dell’area ternana, minimetrò). Ma su questi ed altri punti torneremo al più presto. Oggi avvertiamo l’urgenza di chiedere alla Presidenza della Regione, sulla questione referendum, una risposta chiara e in linea con i principi capitiniani  di promozione di libertà per una società di tutti.

 

Tommaso Ciacca, segretario del Centro di Iniziativa Radicale di Perugia

Francesco Pullia, Componente Comitato nazionale Radicali Italiani,Circolo radicale “Ernesto Rossi” di Terni

postato da fabiotar alle ore febbraio 26, 2007 22:06 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: politica regionale


lunedì, 26 febbraio 2007

A pensar male...

Perchè la fiducia al governo Prodi è prevista per Giovedì? Ma non aveva chiesto tempi brevissimi Napolitano? E Prodi, novello Mosè, con le sue dodici tavole non aveva dichiarato fiero: "Mi presentero' alle Camere per il voto di fiducia nei tempi piu' rapidi possibili con  rinnovato slancio e  una coalizione coesa ".Perchè 7 giorni di crisi? Forse perchè la Montalcini (98 anni) è all'estero e Scalfaro (89 anni) ha l'influenza?

...Rinnovato slancio e coalizione coesa...

postato da fabiotar alle ore febbraio 26, 2007 15:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: prodiadi


lunedì, 26 febbraio 2007

Andreotti: i Dico dietro il mio «no»

«Quella legge sui Dico non stava né in cielo né in terra, ma Prodi in terra ce l'aveva messa».
E così, presidente, lei mercoledì scorso nell'aula di Palazzo Madama non ha approvato le linee di politica estera di D'Alema e il Professore è stato costretto a dare le dimissioni. E dire che a Palazzo Chigi contavano su di lei... «Il ministro degli Esteri — questa la ricostruzione di Andreotti — aveva impostato la sua relazione sull'affermazione che la politica della Farnesina è in continuità con i governi precedenti, fatto salvo però il periodo dell'esecutivo Berlusconi. Ecco, è questo concetto che proprio non mi ha convinto. E poi c'era il clima di Vicenza».
Dica la verità, presidente, dietro il suo no alle scelte di D'Alema c'era dell'altro, c'era quel disegno di legge Bindi- Pollastrini che concede diritti alle coppie di fatto, gay compresi. «Eh sì, la reazione è stata molto dura e non solo da parte della Chiesa e di noi cattolici, ma anche da chi non ha il dono della fede». Di certo a Giulio Andreotti non sono sfuggite le parole che Nicola Latorre, ds, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo nonché persona vicinissima a D'Alema, pronunciò a governo appena affossato. «Questa è un'operazione di vecchio stampo democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all'estero — riportò Francesco Verderami sul Corriere —. Perché fino a un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio».
Dunque presidente, che c'è di vero nella teoria del complotto per far fuori Prodi? «Questo dei complotti è un sospetto che in Italia non muore mai, ma è tutto sbagliato. Però le ripeto — continua l'ex leader della Dc — io stesso come cattolico, ma anche come persona, ero rimasto molto male impressionato dal fatto che il governo avesse proposto le famiglie omosessuali». Un messaggio che alle orecchie di Prodi dev'essere arrivato in tutta la sua disarmante nettezza, se è vero, come è vero, che dal documento programmatico in dodici punti con cui il Professore è uscito dall'angolo (firmando un «patto di legislatura» con i leader dell'Unione), i Dico sono spariti. «In aula ci sarà un dibattito e alcuni temi che avevano disturbato — conferma Andreotti — saranno accantonati. Quindi non dovrebbero esserci difficoltà».
Vuol dire che voterà la fiducia? «Penso di sì, d'altronde io sono per natura governativo, da più di mezzo secolo». E adesso a Palazzo Chigi si spera, si prega che il Divo Giulio faccia il miracolo e converta, chissà, non solo il dubbioso Sergio Pininfarina, ma anche il severissimo Francesco Cossiga. Il quale il suo voto contrario l'ha già affidato ai taccuini dei cronisti. Non si pensi però che le condizioni poste da Andreotti si fermino ai Dico. Dal premier, il politico che ha dominato la scena italiana nella seconda metà del XX secolo si aspetta anche che «sappia richiamare i partiti di governo a non fare più marce su Vicenza». Perché, conclude col suo leggendario sarcasmo, «c'è chi marcia e c'è chi ci marcia, mentre chi vuole aiutare Prodi bisogna che non ci marci».
Monica Guerzoni
postato da fabiotar alle ore febbraio 26, 2007 13:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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