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«Se il criterio dominante è l'opinione pubblica, è difficile dire "no". Se cade l'etica, dopo i Dico saranno legalizzati incesto e pedofilia»
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GENOVA
- «Quando si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male. Quando il criterio dominante è l'opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia - che possono diventare antidemocratiche o violente - allora è difficile dire dei "no"». Lo ha spiegato mons. Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, venerdì sera in un intervento con gli animatori della comunicazione della diocesi genovese.INCESTO E PEDOFILIA - «Perché quindi dire no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia?», si domanda il prelato riferendosi ai Dico. «Perché dire di no all'incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? (in realtà il caso è avvenuto in Germania, ndr). Perchè dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali». IL BENE E IL MALE - «Oggi ci scandalizziamo», ha concluso il presidente della Cei, «ma se viene a cadere il criterio dell'etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire no. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l'uomo nella sua libertà di scelta, ma nel suo dato di natura». 31 marzo 2007
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ROMA -Dico inaccettabili, no alle coppie gay, politici cattolici incoerenti se in nome della laicità legiferano contro il magistero, ma per loro nessuna scomunica. E' la versione Bagnasco della Nota sui Dico voluta dal predecessore Ruini. Ne accoglie i contenuti, ne smussa l'accentuazione politica, forse non ne ha la raffinatezza analitica e diplomatica. Piomba sui cattolici del centrosinistra, rischia di radicalizzare lo scontro tra cattolici e laici, farà rivivere le fratture dei referendum su divorzio e aborto? Al terzo giorno di lavori, dunque, con una rapidità scelta anche per evitare fughe di notizie, il consiglio permanente dei vescovi ha pubblicato la ormai famosa Nota sui Dico.