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lunedì, 30 aprile 2007
NON SOLO IL PAPA MA BENIGNI, DALLA, FERRETTI
Cosa sta succedendo? Tutti parlano di Gesù
Davide Rondoni
Insieme al Papa arrivano anche loro, se così si può dire. Benigni, Dalla, la Merini, Lindo Ferretti, e altri… Strana, misteriosa contemporaneità. Il Papa fa un libro su Gesù e anche artisti vari, con le loro storie le sensibilità e i loro talenti, parlano di Gesù. Lo fanno da artisti, con la loro piccola o strana fede, ma lo fanno, e fanno volgere gli occhi di tanti alla presenza e al mistero di Lui.
Non è marketing, e non è però nemmeno un caso. Sembra che di Gesù Cristo pensavamo di saper tutto e invece no, c'è da sapere tutto di nuovo. Come se non fosse un racconto che è finito ieri, ma una storia che continua oggi e allora c'è da comprendere, da gustare bene di che si tratta. L'altra sera Roberto Benigni ha avuto la cortesia di invitarmi ad assistere a Roma a uno dei suoi show intorno a Dante, e di citarmi durante la serata. Per telefono mi aveva ringraziato perché usa cose prese dai miei scritti. E, tra l'altro, il commento al fatto con cui inizia il cristianesimo. Il sì libero che Maria dice a Dio, il Quale dall'eternità era lassù perso nel pensiero di come fare a salvare l'uomo. Voleva farlo attraverso un amore libero, poiché a farsi amare obbligatoriamente non c'è senso. Finché, appunto, vede quella ragazza di sedici anni, e lei dice liberamente sì… C'è questo, e molto altro a riguardo di Gesù, nelle due ore e mezze di spettacolo, concluse con il pubblico in piedi commosso e ammutolito mentre applaudiva. Benigni innalza un inno tenerissimo e simpatico, audace e appassionato all'animo italiano capace di grandezze in ogni campo e formato dal cristianesimo. E con continui riferimenti al Vangelo, mischiato come dev'essere con la vita di oggi, tra battute e momenti da brivido e di magone, invita il pubblico a rendersi conto della irripetibilità di ogni persona, del fascino e del rischio della libertà, del miracolo di incontrare l'amore.
Uno spettacolo da morir dal ridere, e da zittirsi. Un viaggio tra le miserie della vita quotidiana sociale e politica - ma m ai trattate con acidità, sempre con una ultima specie di simpatia - e dentro il capolavoro dantesco, visione umanissima della vita e del problema del destino.
Negli stessi giorni un altro amico, noto artista, Lucio Dalla, mi invitava a Parma ad assistere alla lettura da lui musicata, ad opera del bravo Marco Alemanno, di un testo di Alda Merini dedicato alla passione di Cristo. Un testo, lieve e profondo, amato e restituito dai due artisti con lo sfondo musicale della Orchestra Toscanini. E anche lì, pubblico stupito e commosso per quel che aveva ascoltato, cosa antica e nuovissima. Poche settimane fa, infine, Lindo Ferretti, icona del rock estremo italiano, ha letto davanti a centinaia di persone, un mio poema dedicato al Compianto per il Cristo morto.
Insomma, che cosa sta succedendo? Perché numerosi artisti, e con loro, numerose persone si mettono a guardare Gesù Cristo? Qualcuno dirà: non è una novità, gli artisti han sempre fatto attenzione alla Chiesa e alla fede, se non altro per problemi di committenza. Ma appunto, invece ora non c'è nessun motivo esteriore, non si tratta di opere che questi artisti sono in qualche misura "obbligati" a fare, ma si tratta di loro personali e particolari percorsi. E non mi pare che esistano leggi di mercato che consigliano di trattare il tema Gesù, anzi…Ma loro arrivano, come è arrivato anche il Papa, proponendo il loro personale, discutibile e appassionato modo di affrontare Gesù. Non vogliono insegnare niente, né devono esibire fedi perdute o ritrovate.
Insieme al Papa che parla di Gesù arrivano anche loro, gli artisti. Meno noiosi dei filosofi, dei commentatori, più bizzarri e geniali, più criticabili e incostanti. Un po' come tutti, in fondo.
domenica, 29 aprile 2007
Un proiettile per Bagnasco: i tempi delle catacombe stanno per tornare?

sabato, 28 aprile 2007
Cancella il debito!
Il referendum sulle indennità dei consiglieri regionali è stato fissato dalla presidente della Giunta regionale dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, per il prossimo 11 novembre. La decisione rispetta la legge (la 22 del 1997) che prevede l’automatica sospensione del referendum, previsto in un primo tempo per il 10 giugno, quando ci siano concomitanti elezioni, amministrative o meno. In questo caso domenica 27 e lunedì 28 maggio si svolgeranno in Umbria le votazioni per l’elezione diretta del sindaco ed il rinnovo dei Consigli comunali a Bettona, Cascia, Deruta, Monteleone di Spoleto, Todi, Valtopina (Perugia), Attigliano, Narni e Parrano (Terni), con eventuali turni di ballottaggio da tenersi domenica 10 e lunedì 11 giugno. La stessa legge prevede che il Presidente della Giunta possa fissare la nuova data della consultazione referendaria in una domenica compresa fra il 1° ottobre e il 15 novembre dello stesso anno (oppure l’anno successivo, in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno). Tutto risolto con il battagliero comitato? È indubbio che la sua attività ha costretto, nel tempo, a discutere della questione – abbassare le cifre mensilmente percepite dai consiglieri regionali, circa 12 mila euro secondo il comitato promotore del referendum – anche se forse l’obiettivo del comitato, cioè dimezzare le cifre, non verrà raggiunto. Infatti il referendum ridurrà del 10 per cento gli attuali stipendi degli eletti a palazzo Cesaroni. La consultazione potrebbe essere evitata - con un relativo risparmio di denaro pubblico per la collettività umbra – se un disegno di legge venisse approvato nel frattempo dall’assemblea del Consiglio regionale. Infatti nei prossimi giorni la prima commissione consiliare di palazzo Cesaroni dovrà affrontare due disegni di legge sull’argomento, di cui uno di iniziativa della Giunta regionale, Disposizioni in ordine alle indennità dei Consiglieri regionali, del Presidente e dei componenti della Giunta regionale, che aveva provocato tante polemiche, in particolare dal Prc, per la supposta interferenza da parte della Giunta nei confronti del Consiglio regionale. Un altro è stato depositato da pochi giorni da parte di alcuni consiglieri regionali. In entrambi i casi si tratta di iniziative tardive, rispetto ad un referendum che aveva raccolto migliaia di firme e viene percepito dalla “gente”, alla quale si rivolgono sempre gli esponenti politici, come una necessità per ridurre i costi della politica. Se le cifre indicate dal comitato - 12 mila euro mensili per ciascun consigliere regionale - diventassero “solo” la metà, cioè 6 mila euro, consentirebbero comunque un vitalizio dignitoso per ogni componente del Consiglio regionale umbro. Va ricordato che, per effetto di una norma della finanziaria del governo Berlusconi, già era stata diminuita del 10 per cento l’indennità dei consiglieri regionali. Fatti concreti, duraturi nel tempo, per ridurre il costo della politica e lo spreco di denaro pubblico rappresentano una esigenza non più rinviabile da parte degli amministratori umbri, in un periodo economico non certo esaltante. La riduzione delle indennità dei consiglieri regionali potrà però avere un forte significato, non solo simbolico, se sarà seguita da un comportamento coerente in tutti gli altri settori della macchina amministrativa regionale per abbattere radicalmente le spese inutili.
Emilio Querini, La Voce 27 04 2007
venerdì, 27 aprile 2007
A scuola comanda la CGIL
Proprio nei giorni in cui il presidente - comunista - della Camera, On. Bertinotti, assegnava all'antifascismo l'onore di "unica religione civile" del Paese (chissà cosa diranno i cattolici anti-neocon, che della "religione civile" periana erano tanto critici), dal sindacato - comunista - della CGIL arriva una "scomunica marxista" nei confronti dell'Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole.
La CGIL scuola, o la FLC CGIL come si chiama oggi, ha inviato il giorno 20 u.s. una “Nota” a tutti i Consigli di Classe di ogni ordine e grado delle scuole italiane, emanando indicazioni precise su come valutare gli alunni che si sono avvalsi dell’Insegnamento della Religione Cattolica.
In questa "Nota", con un’arroganza tipicamente stalinista, la CGIL si autoassegna il diritto di definire come dovrà avvenire la valutazione di quegli alunni che hanno scelto “liberamente” una disciplina scolastica che a loro non piace proprio: la Religione Cattolica appunto.
In pratica si vorrebbe far passare l'idea che negli scrutini finali il voto degli insegnanti di religione non può essere determinante.
Inoltre (l'arroganza comunista non ha limiti), la Nota obbliga i Consigli di Classe a non accettare “… qualsiasi indicazione, anche proveniente dal Ministero, e dalle Direzione regionali contraria al … comportamento valutativo” da loro emanato.
Come a dire che se la scuola è autonoma è alle dipendenze della CGIL.
Evviva la libertà.
E il ministro dell'Istruzione, On. Fioroni che cosa ne dice? Chi tace acconsente?
Ma nella nota sono state scritte tante altre cose inesatte.
Vi rimando al sito degli amici di Cultura Cattolica e a questa intervista al prof. Nicola Incampo, per maggiori dettagli.
[dal blog di gino]
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di Fausto Gasparroni
CITTA' DEL VATICANO - "Indecorosi attacchi", "segni di ignoranza frutto di schemi ideologici", una "cosa indegna e triste" che non tiene conto che "non c'é nessuna omofobia nella Chiesa cattolica". Si è levato un coro di critiche da parte dei vescovi alla mozione anti-Bagnasco di cui sono stati firmatari tre europarlamentari italiani di Rifondazione comunista (Agnoletto e Catania) e Verdi (Frassoni), presentata nel corso del dibattito sull'omofobia giunto oggi al voto del Parlamento europeo. L'Europarlamento ha approvato oggi una mozione anti-omofobia in cui vengono condannati "i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali". Dal testo approvato è stato comunque tolto un passaggio - che era stato proposto dai tre eurodeputati italiani del Prc e dei Verdi - in cui si criticava espressamente il presidente dei vescovi italiani, monsignor Angelo Bagnasco. L'iniziativa dei tre esponenti della sinistra ha tuttavia suscitato una serie di reazioni da parte di vescovi e cardinali. Ad aprire le danze è stato il Sir, l'agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei, avvertendo in una nota dedicata all'episodio: "é ora di dire basta". "Ci risiamo - scrive il Sir -. Proseguono, questa volta nella sede del Parlamento europeo per opera di una pattuglia di deputati comunisti e verdi, gli indecorosi attacchi al presidente della Cei mons. Angelo Bagnasco". Il Sir parla di "argomentazioni propagandistiche e vietamente anticlericali di un pugno di facinorosi", parla di "falsificazione, disinformazione, propaganda che ancora oggi (in pieno ventunesimo secolo), si definisce 'comunista'", e del rischio "che, batti e ribatti, la falsità generi odio e provochi conseguenze imprevedibili". Quindi dire "basta" a "questi attacchi significa nello stesso tempo assicurare che tutti, non solo i cattolici, continueranno a parlare con passione e con impegno di quei grandi temi - la famiglia, la vita, la verità e la giustizia - sui quali mons. Bagnasco ha inaugurato la sua presidenza della Cei, in piena coerenza con il magistero del Papa e nella continuità della testimonianza delle Chiese in Italia".
Per mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa), prendere di mira Bagnasco è segno "del non voler comprendere le cose" e anche "di ignoranza". "Noi siamo pronti - ha assicurato a margine di una conferenza stampa - a discutere sulla vita, sulla famiglia, sui diritti degli individui. Le reazioni come quelle dei tre europarlamentari, invece, non nascono da una riflessione, ma da schemi ideologici. E questo ci dispiace". Sulla vicenda è intervenuto anche il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, secondo cui "si tratta di una cosa indegna e triste, perché è il segno di un deficit di ascolto reciproco estremamente grave". "Le posizioni di mons. Bagnasco sono state falsificate - ha affermato alla rubrica 'Mosaico' dell'emittente tv Sat2000 -: non c'é nessuna omofobia nella Chiesa cattolica, e sarebbe quindi auspicabile che il pregiudizio nei suoi confronti finisse. Come si fa a pensare - si è chiesto Scola - che uomini e donne cristiani, preti, vescovi, che ogni giorno si chinano nella condivisione dei bisogni di tutti, senza distinzioni, come si fa a pensare che non cerchino di accompagnare il cammino di tutti?". "Talora - ha proseguito - ho l'impressione che non potendo, o non riuscendo a intervenire su tematiche politiche di primo piano, come la politica estera o la difesa, l'Unione Europea si appigli a questioni nelle quali le differenze tra paesi vanno rispettate.
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Sono cancellate dai programmi di alcuni istituti superiori inglesi per paura della reazione degli studenti musulmani
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LONDRA (GRAN BRETAGNA) - La storia non viene ancora riscritta come in «1984» di Orwell. Ma semplicemente ignorata. Finendo, per evitare di parlare di argomenti controversi, di spiegare cosa è accaduto per interi secoli. E così si assiste allo spettacolo di insegnanti riluttanti a parlare della Shoah per paura di offendere gli studenti musulmani. Al punto da eliminarla dai programmi di storia per il Gcse, l'equivalente del nostro esame di maturitá. Succede in Inghilterra, dove alcune scuole secondarie hanno deciso di non affrontare l'argomento per non offendere i sentimenti degli studenti di religione islamica che negano l'Olocausto. A riverarlo è il Teaching Emotive and Controversial History, uno studio commissionato dal ministero dell'Istruzione inglese e diffuso dai maggiori quotidiani e siti web britannici.
OLOCAUSTO E CROCIATE - «In certi contesti particolari - afferma il rapporto - gli insegnanti di storia sono contrari a sfidare le interpretazioni storiche altamente controverse che vengono predicate ai ragazzi all'interno delle loro famiglie, nelle loro comunitá o nei luoghi di culto». Il documento porta come esempio una cittá dell'Inghilterra del nord dove alcuni insegnanti hanno deciso di eliminare dai programmi di storia per il Gcse lo studio dell'Olocausto. Tra i motivi, si legge, «il timore di affrontare le reazioni antisemite e negazioniste degli allievi musulmani». Ma non è tutto. In un'altra scuola ad essere bandito è stato invece lo studio delle Crociate, sempre per non turbare la sensibilitá dei musulmani ai quali, nelle moschee, viene insegnata una versione completamente diversa di quell'evento storico.
IL COMMENTO DELLA COMUNITA' EBRAICA ROMANA - «È un atteggiamento inammissibile», afferma il Presidente della comunitá ebraica di Roma, Leone Paserman. «In Gran Bretagna - spiega Paserman - dopo gli attentati del 7 luglio 2005 alla metro di Londra, si è assunto un atteggiamento di acquiescenza verso la cultura musulmana. Si crede che in questo modo si possa comprare la non belligeranza dei fondamentalisti islamici e quindi evitare atti terroristici». A conferma di ciò Paserman ricorda la recente delibera della National Union of Journalists, il sindacato dei giornalisti britannici, che invita al boicotaggio di Israele. «L'appello è in parte legato al rapimento di Alan Johnston, il giornalista della Bbc rapito a Gaza il 12 marzo scorso. Ma bisogna capire che questi stratagemmi non pagano e non possono evitare attentati e rapimenti», conclude Paserman.
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Dalle dubbie fonti bibliografiche alle gratuite accuse di «oscurantismo fideista», il filosofo su «Gesù di Nazaret» sfodera i peggiori stereotipi e in nome della ragione risuscita vecchi fantasmi.
«Questo suo libro - conclude Flores d'Arcais - si iscrive dunque in quella vera e propria crociata di "Riconquista" con cui la chiesa gerarchica di Papa Ratzinger non vuole più limitarsi a criticare con veemenza le conquiste della modernità (fragilissime, mai coerentemente sviluppate e ogg i più che mai a repentaglio), cioè l'"etsi Deus non daretur" che pone fine alle guerre di religione, l'autonomia dell'uomo, il kantiano "sapere aude!", la lezione darwiniana che vanifica ogni finalismo e ci rende "sovrani", ma punta a colonizzare nuovamente le società, a realizzare un nuovo "costantinismo" sulle macerie di ogni vestigia del Concilio Vaticano II, ad imporre come "legge naturale" i propri dogmi morali e come reati penali ciò che considera "peccati mortali", dopo aver rovesciato con interpretazioni oscurantiste tutti i valori critici dell'illuminismo, per sequestrarli e annetterseli».
Che dire? Bisogna soltanto sperare che Flores d'Arcais riveda questo «insieme di appunti» ed eviti nel suo prossimo libro l'immancabile e gratuita accusa di oscurantismo fideista che su «Micromega» rivolge al Gesù di Benedetto XVI. Che nella prospettiva di fede va al di là del metodo storico, ma certo non ne prescinde. Proprio come la fede non prescinde dalla ragione.
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