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giovedì, 31 maggio 2007
Il giorno dei risultati elettorali ci raccontavano di una sinistra forte e assolutamente non sconfitta. Oggi i toni sono un po' cambiati. Forse hanno analizzato meglio i dati, e i numeri sono chiarissimi: la coalizione di governo ha preso una sonora legnata. Nessuno, a parte gli ultrà di sinistra, può negarlo. E infatti a sinistra sono iniziati i processi. Leggete le interviste, tanto per fare qualche nome, di Prodi, di Fassino, di Rutelli: è un tutti contro tutti (direte voi: che novità), e i toni non sono quelli di chi ha vinto le elezioni, anzi. Forse si sono accorti che la sconfitta non è solo al Nord (dove la sinistra di fatto sparisce: in alcuni Comuni è al 10%, tutta la sinistra), ma anche al Centro: nei comuni tradizionalmente rossi, quelli solitamente con risultati bulgari, la sinistra perde - quando va bene - dieci punti percentuali. Al Sud va ancora peggio, ed è indicativo che l'unico comune citato - oltre ad Erice... - è Agrigento: qui la sinistra vince il secondo turno, ma c'è un piccolo particolare. Cioè: il candidato era, fino a due settimane fa, il segretario dell'Udc locale e i partiti della CdL, avendo oltre il 60%, hanno la maggioranza in Consiglio. Inevitabile, quindi, nuove elezioni. Del voto in Sicilia già abbiamo detto, e non è necessario aggiungere altro. Insomma, la situazione per la maggioranza è drammatica. Secondo Affari Italiani, solitamente sempre ben informati, esisterebbe addirittura un "piano anti-Prodi di Ds e Dl". [preso da daw.ilcannocchiale.it]
Scommetto che il signor "Bella Ciao" stasera ci fa su una bella puntata di annozero, il centrosinistra in crisi, il Pd che ha debuttato rovinosamente...cosa? Santoro non parla delle elezioni? E di che parla stasera?
Preti pedofili, il video in onda questa sera!!!
Il salto di qualità che manca alla sinistra europea
di Giovanni Sabbatucci
ROMA (31 maggio) - “Non è avanzato il centro-destra, è arretrato il centro-sinistra”. La battuta sarcastica (e implicitamente autocritica) pronunciata da Giulio Tremonti in un’intervista apparsa ieri su “Repubblica” fotografa bene lo stato di sofferenza in cui versa la coalizione di governo all’indomani della netta sconfitta subìta nelle amministrative parziali di domenica e lunedì. Una sconfitta assai più grave, in termini di numeri complessivi, di quanto non dica il semplice computo delle amministrazioni locali perse o conquistate (ad oggi le proiezioni politiche, per quel che valgono, vanno fatte in base alla legge elettorale vigente, che assegna la vittoria a chi prende più voti su base nazionale). Una sconfitta che impone ai perdenti una riflessione capace di andare oltre il tradizionale palleggio delle responsabilità cui stiamo assistendo in questi giorni.
Va sottolineato innanzitutto - ma la considerazione non deve suonare autoconsolatoria - che la sinistra è oggi in difficoltà in tutta l’Europa Occidentale. In Francia il centro-destra guidato da Sarkozy sembra avviato a completare la vittoria nelle presidenziali con un largo successo nelle prossime legislative. In Gran Bretagna il fisiologico esaurimento della lunga stagione blairiana apre promettenti prospettive al ritorno di un ringiovanito Partito conservatore. In Germania la buona prova della Grosse Koalition si riflette positivamente soprattutto sull’immagine della sua leader, la cristiano-democratica Angela Merkel. In Spagna il socialismo zapaterista dà evidenti segni di stanchezza (anche qui il campanello d’allarme viene dalle amministrative). Persino le già immarcescibili socialdemocrazie scandinave incassano sconfitte con preoccupante regolarità.
Staremmo dunque assistendo a una crisi epocale, di cui le sofferenze del centro-sinistra italiano non sarebbero che una manifestazione fra le tante? Non credo che le cose stiano così. Le socialdemocrazie europee si trovano, è vero, in evidente difficoltà quando la scarsità delle risorse disponibili ostacola le politiche redistributive che costituiscono la loro missione e il loro tratto distintivo.
Ma a questa condizione si sono abituate ormai da tempo, sopperendo con una indiscutibile professionalità governativa arricchita da un piglio coraggiosamente modernizzante al venir meno dei grandi progetti di trasformazione della società. Possono dunque sperare che la crisi sia soltanto congiunturale, come del resto è accaduto altre volte, contando su una identità politica ormai consolidata e su una sperimentata tradizione di governo.
Non altrettanto si può dire della sinistra italiana, che non ha mai governato da sola, che è costretta per aspirare al potere a mettere insieme coalizioni quanto mai eterogenee, dai moderati agli estremisti, e sta attraversando un difficile processo di riassestamento i cui esiti appaiono tuttora incerti. Deve risolvere un problema non solo di contenuti - il che non è poco - ma anche di contenitore, essendo frammentata in una decina di formazioni diverse.
L’operazione Partito democratico, che doveva rappresentare la risposta a questo problema, ha avuto una partenza tutt’altro che esaltante: anziché galvanizzare il suo potenziale elettorato sembra, per il momento, averlo depresso (altrimenti non si spiegherebbe l’alto tasso di astensioni a sinistra) e ha finora prodotto la nascita di un ennesimo gruppo, la Sinistra democratica, che minaccia di togliergli voti e spazio politico.
In queste condizioni lo stare al governo, lungi dal rappresentare un vantaggio, si rivela un ulteriore impedimento all’adozione di scelte innovative, dal momento che ogni scelta mette a rischio il fragile equilibrio su cui la coalizione di centro-sinistra si tiene faticosamente insieme.
Al contrario, il centro-destra può avvantaggiarsi elettoralmente delle difficoltà degli avversari, tanto da far dimenticare le troppe non scelte del suo quinquennio di governo conclusosi appena un anno fa. Per fare il salto di qualità senza il quale non è possibile uscire dall’impasse, servirebbe un contenitore nuovo di zecca, con una leadership forte e un’identità programmatica ben definita.
E’ esattamente quel che oggi manca al centro-sinistra italiano. E che, duole dirlo, sempre gli mancherà fintantoché il suo problema principale sarà quello di far sopravvivere una maggioranza in cui anche il più piccolo dei partner può esercitare il suo incontestabile diritto di veto.
Romano Prodi si lamenta di questa situazione, alza la voce e dichiara di voler ricondurre all’ordine i suoi indisciplinati partner. Purtroppo lo ha già detto troppe volte senza che sia accaduto nulla: viene il sospetto che il problema stia altrove e che non si possa risolvere senza intervenire sulla legge elettorale e sui meccanismi costituzionali.
Il Messaggero 31-05-2007
Osservatorio Card. Van Thuan
Vi segnalo un documento molto interessante
Giuseppe Brienza, dell’Università di Roma La Sapienza, analizza in un saggio molto documentato, la deriva dei legami familiari nel Nord Europa, soffermandosi tra l’altro sulla realtà della Svezia, il primo paese a promuovere una massiccia politica contro la famiglia, e sulla crisi delle unioni omosessuali in Olanda. Il saggio ha per titolo: “Le equiparazioni della famiglia alle unioni di fatto: derive europee e nord-europee”. Il testo è in lingua italiana.
scarica il documento
Retroscena/ Trema il Palazzo: un partito web e anti-politica di Beppe Grillo e Di Pietro. Il comico genovese parla con Affari e spara a 360°
Mercoledí 30.05.2007 22:10
Come valuta la pesante sconfitta elettorale del Centrosinistra al Nord?
"Il Nord vuole fare il federalismo e andarsene dall'Italia".
La vecchia idea della secessione...
"Sì, il Nord se ne vuole andare. Ci sono tre Italie".
Quali?
"Quella secessionista, quella assistenzialista e poi c'è quella della Mafia, 'Ndrangheta e Camorra. Che è quella che tiene in piedi il Paese".
Quindi?
"L'unica soluzione è quella di quotare in borsa la 'Ndrangheta e la Camorra, in modo che possiamo investire".
Chi è il maggior responsabile del crollo elettorale della sinistra? Chi ha sbagliato di più?
"Non c'è neanche da chiederselo. Hanno sbagliato tutti quelli che si domandano perché hanno sbagliato. Quelli che hanno causato il problema stanno chiedendo chi ha causato il problema".
Il suo giudizio sul presidente del Consiglio Romano Prodi?
"Un paraculo".
Scusi?
"Sì, sì: un paraculo. Dal Garzanti: un uomo furbo che fa i propri interessi".
Le piace il partito democratico?
"Non so che cosa sia e non ho assolutamente voglia di saperlo".
Berlusconi è finito o dopo questo voto si è ripreso?
"E' un anziano, ha bisogno di badanti".
E la Lega?
"E' il partito che ha preso più forza dalle ultime vicende".
Il progetto centrista di Casini sembra tramontato. E' così?
"Casini non è mai iniziato, come fa a finire?".
Michela Vittoria Brambilla sarà il futuro leader della Casa delle Libertà?
"Non so nemmeno chi sia la Brambilla. Non l'ho mai vista. Di Brambilla ne conosco almeno 200 a Milano. Poi quando dici a una che è una 'Brambilla'... davvero, non so chi sia".
Sarà Fini il successore di Berlusconi?
"Fini ha dato della ignorante a una maestra di scuola alla Bagnaia, dicendole 'lei non sa cos'è l'ostracismo'. E vorrei chiedere a lui se sa cos'è l'ostracismo. Che deriva dall'ostrica...".
Si è parlato molto di Montezemolo. Potrebbe essere un buon leader politico?
"E' uno dei più grossi bluff che abbia mai conosciuto".
Ah, perché?
"Montezemolo come professione ha fatto l'enfant, ha fatto il libero e bello. Ha fatto il pupillo di professione. E' sempre stato il pupillo di qualcuno (ride)".
Quindi?
"Non parliamo di bambini, parliamo di cose da adulti".
Appunto, il governo reggerà fino al termine della legislatura?
"Non lo so proprio. Ma non ha più importanza se regge questo governo o un altro".
Per quale motivo?
"L'importante è ricominciare dal basso. I cittadini devono riappropriarsi dei comuni e non lasciarli in mano a dei piccoli funzionari di partiti morti".
In che modo?
"Proporsi dal basso vuol dire primarie dei cittadini, dipendenti assunti per obiettivo e pagati dai cittadini stessi e scelti a concorso piuttosto che a elezione".
mercoledì, 30 maggio 2007
Eutanasia di un partito
Il Partito democratico figlio di Prodi è morto nella culla, soffocato dal suo stesso padre con le «lenzuolate» ricamate da Visco e Bersani. Il livello di allerta per Ds e Margherita passa da arancione a rosso e le soluzioni per tornare al verde prevedono una sola mossa: il commissariamento di Prodi.
Nessuno nella maggioranza avrà il coraggio di dirlo ma il doppio ruolo del Professore si è trasformato in una doppia sconfitta: del governo e del Partito democratico. Cancellando la propria identità e mettendo Prodi al volante della macchina organizzativa, i Ds si ritrovano di fronte a un rebus: non possono tornare indietro sul Pd e non possono neppure andare avanti in questo modo. Il paradosso della Quercia è che deve liberarsi di Prodi, ma non può farne a meno perché è l'unico punto di sintesi tra i postcomunisti e l’ex sinistra dc.
La Margherita ha più spazi di manovra perché non ha rinunciato alla sua identità, per quanto flebile, e fa il gioco dell'Opa sulla leadership del Pd. Perciò Rutelli leva una voce critica sul prodismo. Ma lo scenario è quello di un incartamento generale, un pasticcio frutto di un'operazione oligarchica che gli elettori non digeriscono. Dopo il voto il Pd è un ectoplasma: rispetto alle politiche, alle amministrative perde un voto su tre. La sua nascita è stata salutata ingenuamente come la semplificazione del quadro politico, ma in realtà ha prodotto scissioni, dispersione di voti e nessuna soluzione praticabile sul campo dell’arte di governo.
Si è evocata la crisi della politica laddove la crisi era ed è quella della maggioranza. Per la prima volta nella storia elettorale l'astensione ha colpito e affondato il centrosinistra. Ds, Margherita e la sinistra radicale non riescono a catturare né il voto in fuga degli elettori moderati né quello della classe operaia.
Gli italiani hanno di fronte un esecutivo che tende al dispotismo: blocca il Parlamento, governa per decreto, si fa dettare l'agenda dai sindacati (che rappresentano la minoranza dei lavoratori attivi), cerca di blandire Confindustria (che non rappresenta la maggioranza delle imprese), scavalca il potere legislativo con poteri oligarchici e irresponsabili (le Authority) e usa la leva finanziaria (le banche) per forzare le leggi del mercato.
Di fronte a questa rovina fumante, il centrodestra ha raccolto più voti di quanti potesse immaginare, riconquistato il suo elettorato, egemonizzato il Nord, posto una seria base per tornare a governare. Berlusconi si conferma leader carismatico e insostituibile e sull’onda di questo successo non c’è spazio e tempo per discussioni sull’eredità. È un capitale da non disperdere, il centrodestra infatti con questi risultati oggi avrebbe al Senato dai 15 ai 20 seggi in più. Di sicuro, in queste ore Forza Italia si interroga su come stringere i tempi, in ogni caso il punto debole del governo è il Senato e Prodi non cadrà in piazza, ma per la seconda e ultima volta a Palazzo Madama.
Mario Sechi
martedì, 29 maggio 2007
1) In una dichiarazione della North American Man/Boy Love Association sulla
propria posizione nella ILGA, datata 15 novembre 1993, si afferma che:NAMBLA (associazione legale pederasto-pedofila) è stata membro dell'International Lesbian and Gay Association per 10 anni, contribuendo alla stesura dello statuto dell'ILGA e alle sue posizioni ufficiali sui diritti sessuali della gioventù.
2) Nel 1985, ILGA adottò una posizione sull'«età del consenso/Pedofilia/
Diritti dei bambini» che sollecitava le organizzazioni aderenti a "far pressione sui propri governi perché abolissero la legge sull'età del consenso"
3)-- Nel 1986, ILGA adottò una posizione con cui affermava di "appoggiare il diritto dei giovani all'autodeterminazione sessuale e sociale"
4) Nel 1988, ILGA dichiarò che "le attuali leggi sull'età del consenso tra persone dello stesso sesso spesso agiscono per opprimere e non per proteggere (...) e che perciò le organizzazioni aderenti sono sollecitate a considerare come meglio consentire a bambini, adolescenti e persone di ogni età di ottenere maggior potere, dando loro sostegno contro la coercizione e l'oppressione sessuale".Da: http://www.qrd.org/qrd/orgs/NAMBLA/1993 … se.to.ilga

5) I promotori "legali" della pedofilia ( con il permesso della legge, il nulla osta del bambino e il consenso dei genitori ) sono strettamente collegati con il movimento internazionale di riforma sessuale.
Sono state le organizzazioni omosessuali ( come quelle olandesi) a promuovere, in Europa, campagne di legalizzazione della pedofilo-pederastia. LE ASSOCIAZIONI OMOSESSUALI ( COC ), FONDATE DA JEF LAST ( PEDOFILO OMOSESSUALE E AMICO DI ANDRE' GIDE ), NEI PAESI BASSI hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei 12 anni .
6) Nel saggio teorico di Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, che è considerata la Bibbia dei Gay
( CFR Gianni Rossi Barilli, Il Movimento Gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p.93)
VENGONO CONSIDERATE ESPERIENZE REDENTIVE, da PROMUOVERE, LA PEDOFILIA, LA NECROFILIA E LA COPROFAGIA.
( CFR Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, Milano 2002, p.255)
Bruti in http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=708&p=1
Sullo stesso argomento scrive anche l'ottimo Bernardo
Se c'è una cultura, invece, che ha tentato un vero e proprio sdoganamento culturale di questo abominio è quella laico-omosessuale. Qualcuno di voi disinformati ricorda la tresca decennale, sotto lo slogan "se c'è amore e consenso non c'è peccato né reato", tra ILGA - la più importante associazione gaylesbo americana - e NAMBLA - l'associazione dei pedofili. Qualcuno di voi ricorda quale partito invitò l'associazione pedofila danese al proprio congresso in veste ufficiale? No? Ve lo dico io: il laicissimo partito radicale. E chi si ricorda quale radio mandò in onda, unica in Italia, il vergognoso programma, sempre danese, dal titolo "Papà posso toccarti l'uccello?" No? Radio Radicale. E chi ha difeso recentemente in tv il diritto dei pedofili olandesi ad avere il loro partito? Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni. E vogliamo fare quattro esempi di persone che, in tempi diversi, hanno sostenuto gli argomenti dei pedofili sul libero amore e sul libero consenso (sì, proprio gli stessi di quell'ignobile maiale arrestato e condannato grazie a un servizio delle "Iene")? Aldo Busi, gay, Gianni Vattimo, gay, Niki Vendola, gay. Per tacere dell'entomologo A. Kinsey, il grande teorico dell'amore libero e del rapporto bufala sulla diffusione dell'omosessualità nel mondo, naturalmente pedofilo pure lui.
CONFERENZA DI FIRENZE
Santolini: «Bene l’alleanza per la famiglia, ma mancano per ora i poteri forti: Confindustria, sindacati, Confcommercio»
Emergenza famiglia Sulle terapie l’accordo è difficile
Confronto aspro sull'utilità del quoziente familiare. Per la Bindi se ne può parlare, mentre a sinistra viene considerato un espediente per dare ancora di più alle famiglie già benestanti. Bobba: non è vero, costerebbe più o meno come le detrazioni fiscali
Dal Nostro Inviato A Firenze Marina Corradi
Al Palacongressi per la prima volta in tremila discutono assieme della famiglia italiana, e di questo va dato atto al ministro Bindi. Ma, di quale famiglia? La questione emerge subito alla tavola rotonda fra i responsabili per la Famiglia dei vari partiti. Si tirano gli articoli della Costituzione di qui e di là, per dimostrare la prevalenza dei diritti individuali oppure della famiglia. Il sottosegretario Chiara Acciarini, in rappresentanza del governo, esordisce dicendo che occorre occuparsi della realtà del paese, così com'è. E com'è? «Le coppie con figli - sostiene lei - sono ormai in minoranza, al 43 % delle tipologie familiari». Dalle statistiche risulta che le coppie con figli sono il 41% del totale, contro il 21 di quelle senza figli e contro il 26% di famiglie con un solo componente, soprattutto anziani, ma anche singles "convinti". Quindi, è proprio corretto parlare delle famiglie con i figli come minoranza? Mah. Eppure questa singolare prospettiva sul "paese reale" alligna tra le pieghe della Conferenza. Quando la senatrice Burani Procaccini, FI, afferma che piazza San Giovanni rappresentava una Italia in attesa di risposte, si avverte in sala qualche brusio, e una percepibile freddezza. Non piace troppo, ricordare quella piazza in un parterre notevolmente filogovernativo. Poi la Acciarini, confluita in Sinistra democratica dai Ds, sottolinea che a questa conferenza dovevano essere invitati i rappresentanti delle unioni gay. «Quale famiglia, dunque?». L'onorevole Pedrizzi, An, domanda: ma io, con quale governo sto parlando?
L'onorevole Bassoli, Ds, riconosce che la famiglia in Italia «è un istituto molto forte». È già un punto di partenza, in questa politica, e soprattutto in questa maggioranza. Detto questo, quali sono le scelte prioritarie? E qui la prima grande divergenza è sulle politiche fiscali per la famiglia. Per Rossi Gasparrini (Udeur), Santolini (Udc), Bobba (Margherita), Pedrizzi (An), Martini (Lega) e Burani Procaccini (FI) la via è il qu oziente familiare, nell'ottica di stabilire una equità orizzontale, per cui l'avere figli a carico non sia una penalizzazione. A sinistra si diffida dal quoziente - benchè la Bindi si sia detta disposta a un confronto - temendo che finisca col privilegiare le classi benestanti. La Santolini, già presidente del Forum delle famiglie, pone una questione di principio: i soldi spesi per allevare figli non devono essere tassabili. Bobba snocciola una cifra: le detrazioni per carichi fiscali costano allo Stato 11,6 miliardi di euro; in Francia (paese più grande e quindi in proporzione a spesa maggiore dell’Italia- ndp-), per il Qf si spendono 12,5 miliardi. Dunque, dice, il Qf non è più oneroso. Altro punto, la conciliazione del lavoro con la famiglia, part time, congedi familiari, nidi. Questione che registra un ampio consenso, anche se Rossi Gasparrini solleva una questione non secondaria: la presenza in Italia di otto milioni di casalinghe che reggono le famiglie, e di cui malgrado tutto, a Firenze quasi non si parla. E dunque il riconoscimento del lavoro domestico, ma anche la introduzione di una ipotesi sommersa a Firenze dall'imperativo «più donne, più occupazione», le donne "devono" lavorare: la politica deve stabilire che le donne "devono" andare in ufficio, o metterle nella possibilità di scegliere liberamente? In Germania i bonus per i figli sono dati direttamente alle famiglie. A loro organizzarsi, se affidare i bambini al nido o tenerli a casa. Ma l'ipotesi che una donna possa anche scegliere di stare con i figli non piace a Chiara Acciarini: «Il restare a casa delle donne, è un buttare via una risorsa». Dedicarsi ai figli? Uno sprecarsi. Una risposta che fa sussultare, pure nella stanchezza dell'aula semivuota, all'una di notte.
Una cosa sembra farsi strada a Firenze, con fatica: l'idea che la crisi della struttura famiglia non è un problema dei cattolici. C'è condivisione ampia sul fatto che le politiche familiari debbano essere la priorità economica, anche se non si capisce bene con quali risorse reali possa essere sostenuta. Pedrizzi fa notare che applicare i primi articoli della legge 194 costerebbe poco, e aiuterebbe dei bambini a venire al mondo. Luisa Santolini dice che nella presunta "alleanza" che si vorrebbe creare per la famiglia, mancano per ora i "poteri forti": Confindustria, sindacati, Confcommercio. E che senza questa alleanza non si va lontano.
In effetti, a fronte delle cifre illustrate ieri dai demografi, la serietà dei problemi sembra più grave di quella percepita da parte della politica. Bobba ha perfino un dubbio: che sia già troppo tardi, per rimediare al tempo perduto: «Però - esorta - proviamoci, se siamo davvero convinti che la famiglia sia la struttura fondamentale per continuare a sperare».
Avvenire 29/05/2007
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