Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
martedì, 31 luglio 2007

Harry Potter per sempre. Una recensione di "Harry Potter and the Deathly Hallows"

di Massimo Introvigne

E venne il giorno dell’uscita del settimo e ultimo volume della saga di Harry Potter. Lo ho letto tutto di un fiato, ma prometto di non svelare come va a finire.

Il titolo – “Harry Potter and the Deathly Hallows” – fa riferimento a tre “regali della Morte”, doni che la Morte fa a tre fratelli che la hanno sfidata: una bacchetta magica, una pietra che promette di resuscitare i morti e il mantello dell’invisibilità che chi ha letto i volumi precedenti sa essere già in possesso di Harry Potter. Da questa vecchia storia – verso cui attira la sua attenzione nel testamento Silente, l’amato maestro ucciso al termine del sesto volume – Harry Potter finisce per essere, dedicando alla ricerca dei due “deathly hallows” che gli mancano forse più tempo di quanto dovrebbe, impegnato com’è – con gli amici Ron ed Hermione –nella lotta finale contro l’Oscuro Signore, Lord Voldemort.

Tre temi dominano i trentasei capitoli del romanzo. Il primo è quello degli oggetti magici: non solo i “regali della Morte” ma le bacchette magiche – per molte delle oltre settecento pagine Voldemort gira il mondo, uccidendo e torturando, alla ricerca della bacchetta perfetta che gli permetterà di sconfiggere Harry – e gli “horcruxes” che, come i lettori sanno dal precedente sesto volume, sono cose e anche esseri viventi (fra cui un serpente) dove l’Oscuro Signore ha disseminato frammenti della sua anima per assicurarsi l’immortalità. La missione lasciata da Silente ad Harry è di scovare e distruggere gli “horcruxes”. E tuttavia la lezione del libro è che non sono gli oggetti a vincere le battaglie fra il Bene e il Male, ma le persone: non esiste la bacchetta magica perfetta, ogni bacchetta vale soltanto quanto chi la usa. Il messaggio finale – di attualità – è che non ci salva la tecnologia (neppure quella magica) ma solo la nostra capacità di usarla con intelligenza e coraggio.

Il secondo tema – che, più che dalle fonti consuete Tolkien e C.S. Lewis, la Rowling riprende ampiamente dall’Orwell di “1984” e “La fattoria degli animali” – è la corruzione del potere: il Ministero della Magia, il giornale “La Gazzetta del Profeta” e l’amministrazione della scuola di Hogwarts (una volta morto Silente, che ne era il preside) cadono quasi senza lottare nelle mani di Voldemort e s’impegnano prima a discriminare, poi ad arrestare e uccidere i maghi che non sono “di sangue puro”, non sono cioè nati da genitori maghi. La metafora del nazismo e di altri totalitarismi è inequivocabile. E, poiché i maghi “purosangue” inebriati di potere organizzano attentati anche contro gli inglesi che ignorano l’esistenza del mondo parallelo della magia, non manca neppure il riferimento al terrorismo.

Il terzo tema – in un volume che per la prima volta nella saga usa simboli e motti almeno implicitamente cristiani – è il valore redentivo delle molte sofferenze che attendono Harry Potter, che qui, come altri eroi della cultura popolare (così Superman nel film del 2006 “Superman Returns”), diventa una figura di salvatore che è pronto a morire per la salvezza degli altri. Morirà? Non morirà? Come promesso, non roviniamo la sorpresa ai futuri lettori ma lasciamo un indizio, una frase della Prima lettera ai Corinti che Harry Potter trova su una pietra tombale in una vecchia abbazia: “L’ultimo nemico a essere sconfitto sarà la morte”. A fronte però di letture e recensioni frettolose, precisiamo che non è esatto dire, come molti hanno scritto, che a un certo punto del libro (ma prima della lotta finale contro Voldemort) Harry Potter muore e risorge, il che spingerebbe l'analogia con la redenzione cristiana davvero troppo oltre. Quella che capita a Harry Potter è tecnicamente una near-death experience, anche se gli ci vuole un po' a capirlo. Ma al termine di una lunga spiegazione lo spirito di Silente conclude: "Siamo dunque d'accordo sul fatto che non sei morto".

Solo nelle ultime pagine Harry capirà in che senso la frase di San Paolo si applica a lui, e a una missione che nella mente di una generazione di giovani lettori – dopo quattrocento milioni di copie dei libri della saga vendute – vivrà per sempre.

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martedì, 31 luglio 2007

come ti difendo la cultura pagana

Blasfemia e cinismo

Se illanguidiscono i legami di appartenenza

Giuseppe Dalla Torre

Che la Madonna non sia Dio è vero. Anche se i cristiani la venerano, con indomabile amore, come Theotócos: Madre di Dio. Un appellativo teologicamente corretto, su cui si pronunciò il Concilio di Efeso del 431, e che dunque induce a non banalizzare argomenti di tanto livello.
Resta il fatto che il provvedimento di archiviazione, emesso dalla procura bolognese, relativamente alla denuncia per vilipendio nei confronti degli autori di una blasfema e squallida manifestazione contro la Vergine, può anche essere in linea con le disposizioni in materia del codice penale, così come residuate dalla falcidie operata a più riprese dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. La quale peraltro, è bene ricordarlo, ritenendo evidentemente legittima ed opportuna una tutela penale del sentimento religioso, ha più volte invitato il legislatore a rinnovare le disposizioni del codice penale del 1930 per armonizzarle con i principi e le norme della Costituzione.
Ma ora il problema è un altro. Qui non si tratta di tutelare penalmente Dio, Maria o i santi: che non hanno assolutamente bisogno delle nostre tutele. Qui si tratta di non ledere il sentimento religioso di chi crede; di non permettere che si possa offendere impunemente chicchessia.
Singolare, a questo riguardo, lo strabismo della nostra società che reagisce, e giustamente, alle offese recate al sentire delle minoranze e delle diversità le più varie, ma che non si sdegna con eguale vigore nel caso che le offese riguardino la tradizione cattolica ed un numero non trascurabile di cittadini.
Il problema ovviamente non è solo penale. Il problema è anche e prima di tutto culturale, educativo, di civismo, perché il ben vivere di una società è legato anche ad una politesse nei rapporti pubblici; la salute di una democrazia dipende pure da una correttezza formale nelle relazioni tra consociati. Come diceva René Remond, un minimo di inquadramento etico è indispensabile allo Stato di diritto e alle libertà pubbliche.
In effetti, i vincoli di appartenenza vanno alimentati, ma offese a persone e a gruppi li illanguidiscono e li tranciano. Atti offensivi di quanto alcuni hanno di più nobile e di più caro non compromettono, irreparabilmente, ogni possibilità di stima tra persone che pure sono chiamate a convivere? Non rendono impossibile qualsiasi dialogo e difficilmente perseguibile la tanto conclamata tolleranza? E la pubblica autorità non deve, forse, preoccuparsi di ogni cosa che possa minacciare l'armonia e la pace sociale?
Colpisce pertanto che coloro che hanno influenza sull'opinione pubblica, e tra questi innanzitutto i mass-media che di fatto svolgono potentemente una funzione culturale e persino pedagogica, non avvertano l'insostenibilità di certe contraddizioni e non impegnino le loro forze di moral suasion contro degradazioni del vivere comune che non fanno bene a nessuno.
Anche questa è, a ben vedere, una questione di laicità.

Avvenire 01/08/2007

postato da Ernestor alle ore luglio 31, 2007 13:41 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cultura, comunismi, deficienti


lunedì, 30 luglio 2007

la Malapolitica e il buon pastore

La lezione del Quirinale, cui devono seguire analoghe scelte

Se mettersi in politica non è un modo per far soldi

Sergio Soave

Il Quirinale ha annunciato che le spese per la presidenza della Repubblica diminuiranno, per effetto della graduale realizzazione di un piano che prevede riduzione anche del personale e l'abolizione dell'adeguamento automatico delle retribuzioni a quelle dei dipendenti del Senato. Si tratta di un'azione che ha avuto avvio nel dicembre scorso da un preciso impulso di Giorgio Napolitano che, sfuggendo ogni posa demagogica, è impegnato nella battaglia per la riduzione dei costi della politica e pare convinto che in questo campo sono più efficaci gli esempi delle prediche.
Dopo il discorso che il capo dello Stato pronunciò in Campania per denunciare l'estensione di fenomeni di sperpero e di ingigantimento di funzioni pubbliche pleonastiche, anche ad altri livelli si è cominciato a lavorare alla riduzione dei costi della politica, che in Italia sono particolarmente elevati, come dimostra per esempio il fatto che le auto di servizio siano da noi dieci volte più numerose che in Germania. Ai costi delle istituzioni centrali, presidenza della Repubblica, governo, Parlamento e Corte costituzionale, che sono più visibili per la loro centralità, si sta cercando di porre qualche riparo, seppure in misura per ora sostanzialmente simbolica. Questa attività di disboscamento è importante che si avvii dal centro, perché l'esempio venga dall'alto, e questo è il valore fondamentale della riforma del bilancio avviata dal Quirinale in base a un progetto organico, più convincente di quelle che investono Governo e Parlamento, che tuttavia danno anch'esse un segnale nella giusta direzione.
La questione del costo della politica tuttavia deve essere affrontata anche ai livelli delle amministrazioni locali, delle loro attività economiche, delle innumerevoli commissioni di dubbia utilità e di sicura retribuzione. Non si tratta solo di un problema di risparmio economico o di generica moralizzazione, che sono tuttavia elementi che hanno il loro peso e non vanno sottovalutati.
Il problema fon damentale è rappresentato dal tipo di selezione (per così dire al contrario) che si determina nella propensione all'attività politica, se essa viene intesa soprattutto come una carriera lucrativa, il che induce chi intende invece mettersi al servizio del bene pubblico a cercare altre strade, come quelle del volontariato e dell'associazionismo, che sono cresciute esponenzialmente proprio in concomitanza con il declino dell'impegno politico. In particolare, in zone ad alta intensità di disoccupazione si è visto un rigonfiamento dei "posti" che dipendono dalle autorità politiche e amministrative, apparentemente e inizialmente giustificato da impellenze sociali, ma che con l'andar del tempo si è trasformato in una forma talmente diffusa e intrecciata di potere clientelare da apparire alle popolazioni come il vero volto della politica e quindi dello Stato.
Nella sua lunga militanza politica Napolitano ha spesso affrontato, non senza difficoltà e contrasti, proprio questo aspetto come essenziale a una politica seria di rinascita del Mezzogiorno, e oggi che è al vertice dello Stato pare intenzionato a proseguire questa battaglia, con gli strumenti propri della sua funzione, la moral suasion, cioè l'indicazione dei problemi nazionali sui quali sarebbe opportuna una convergenza anche tra forze politiche collocate in funzioni diverse, e l'esempio, che vale sempre molto più di tante parole.

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lunedì, 30 luglio 2007

Una carriera che va a puttane (a spese nostre)

«Siamo allo scempio generale. Io non ho fatto altro che andare a cena con un amico che mi ha presentato la ragazza che, siccome era tardi, è venuta a letto con me».
«Faccio una riflessione a voce alta: quanti parlamentari vanno a letto con le donnine? E’ un reato, per caso?».
Converrà, onorevole, che lei milita in un partito, l’Udc, che dei valori della famiglia, della Chiesa ne ha fatto una bandiera...
«E che i parlamentari dell’Udc non fanno l’amore? Certo che mi riconosco nei valori cristiani ma che c’entrano questi con l’andare con una prostituta? E’ una faccenda personale».

[per saperne di più]

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lunedì, 30 luglio 2007

Immunità gay

E' proprio così, la cronaca degli ultimi giorni è inequivocabile: essere gay conviene. Conviene agli studenti scarsi a rischio bocciatura, e presidi e professori dovranno guardarsi bene dall'accusa di omofobia che aleggia su di loro, conviene agli immigrati clandestini che per non rischiare il rimpatrio non dovranno più fare lunghe file di fronte alle questure italiane, basterà loro una semplice iscrizione all'arcigay, conviene ad amanti della fellatio compulsiva all'aperto, che se praticata da eterosessuali è un'infrazione del codice penale ma se fatta da due gay è un atto che va tutelato e protetto, poverini i carabinieri evidentemente non erano stati messi al corrente che due zozzoni (se gay) vanno trattati come i panda in via di estinzione.

"Non avendo niente di meglio da fare, sono due giorni che discutiamo di un bacio che non era un bacio. Mezzo governo, una schiera di editorialisti, filosofi, moralisti, cinque ministri, deputati e senatori hanno speso il loro tempo a denunciare la «caccia alle streghe», il «clima torbido», il «Paese bigotto», la «folle arretratezza», «l'omofobia becera e forcaiola» e il «fondamentalismo reazionario», chiedendo l'intervento un po' di tutti, dal Comune di Roma alla Corte dei diritti dell'uomo, dal consiglio di circoscrizione all'Onu, per difendere due gay «denunciati perché si baciavano». Ma chissà perché hanno dimenticato in fretta un piccolo particolare: i due gay non si baciavano. Facevano altro. Lo scrive il rapporto dei carabinieri, che fino a prova contraria, fa fede più di un'intervista a Vattimo o di dichiarazione Ansa di Pecoraro Scanio.
E allora di che stiamo parlando? Se, ad impegnarsi nella pratica cara a Clinton all'aria aperta del Colosseo, ci fossero stati un ragazzo e una ragazza, anziché due omosessuali, la denuncia sarebbe scattata lo stesso. Gli atti osceni in luogo pubblico, con buona pace dei Grillini parlanti, restano atti osceni: che a praticarli sia Monica o Monico Lewinsky poca differenza fa. Piuttosto meglio stare attenti ai luoghi prescelti: la stanza ovale (o orale) crea qualche problema, il centro di Roma pure. Se non si è al riparo dagli occhi dei passanti, non si è al riparo neppure dal codice: ed essere due maschietti non può essere motivo di estinzione del reato, tanto più che si tratta di reato penale (consentiti i doppi sensi ndr). O siamo arrivati a teorizzare l'immunità gay
?" (Mario Giordano)

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categoria: omosessualita


sabato, 28 luglio 2007

le radici cristiane dell'europa

Da Ratisbona all'imam di Perugia, l'islam è lo stesso
di ANTONIO SOCCI

Ha fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: «I tentativi di islamizzare l'Occidente non vanno taciuti. E il pericolo connesso per l'identità dell'Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del rispetto». Il prelato ha sottolineato che «la parte cattolica vede molto chiaramente (tale pericolo) e lo dice anche». Il discorso del Papa a Ratisbona del settembre scorso - ha affermato - «dovrebbe servire a contrastare una certa ingenuità». È un allarme esagerato? Può apparire tale solo alle "anime belle" che ignorano la storia. Che ci viene ricordata da due storici (peraltro non cattolici). «Per quasi mille anni», ha scritto Bernard Lewis, «dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l'Europa è stata sotto la costante minaccia dell'islam».
Libero 28/07/2007
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categoria: cultura


venerdì, 27 luglio 2007

Conoscere per non lasciarsi suggestionare

Massoneria laicismo e cattolicesimo

Intervista a Manuel Guerra, autore di “La trama masónica”

BURGOS, giovedì, 31 maggio 2007 (ZENIT.org).- È vero che esiste una cospirazione massonica? C'è compatibilità tra l'essere cattolici e l'essere massoni? Il Parlamento europeo è dominato da massoni?Styria Ediciones).
Manuel Guerra Gómez (Villamartín de Sotoscueva, 1931) è laureato in filologia classica e in teologia patristica ed è membro della “Real Academia de Doctores de España”. E' stato, inoltre, Preside della Facoltà di Teologia del Nord della Spagna, nelle sedi di Burgos e Vitoria. Sono domande che il professor Manuel Guerra, autore di venticinque libri sulle sette e altre questioni, si è posto e a cui ha cercato di rispondere nel libro “La trama masónica” (In una intervista a ZENIT, Manuel Guerra ha detto: “Il metodo massonico, strettamente legato alla concezione laicista, riflette il relativismo storico e conduce al relativismo socio-culturale promuovendolo”.

    Si tratta di una leggenda la famosa cospirazione massonica?

 Guerra: Bisogna distinguere tra massoneria e massoni. La massoneria in quanto tale, in teoria non aspira al potere o almeno ad averlo al servizio dei propri principi e interessi.
Tuttavia, di fatto, i massoni sono presenti in quasi tutti gli organismi internazionali in cui vengono prese decisioni e nelle multinazionali che influiscono sul potere economico e politico.
È logico pensare che cerchino di far passare i loro principi ideologici(relativismo, laicismo, gnosticismo) ovunque si trovino e di irradiarli oltre il loro contesto.
D’altra parte, nel mondo anglosassone e nei Paesi nordici, in Turchia, ecc. non è che i massoni aspirino a detenere il potere, essi sono il potere. Così, per esempio, il Sovrano del Regno Unito è anche il Gran Maestro della Grande Loggia Unita di Inghilterra (GLUI) e delle più di 150 Grandi Logge (una per ogni nazione e negli Usa una in ogni Stato). Nel 1995 la GLUI contava 750.000 membri appartenenti a 8.000 Logge sparse in tutto il mondo.
Inoltre, poiché vige la regola del segreto, non vi è modo di sapere per certo dove essi agiscono e fino a dove arrivi la loro influenza diretta e tanto meno quella indiretta.

Il Governo di Tony Blair ha promosso un movimento d’opinione che rivendica l’istituzione dell’obbligo per i massoni di dichiarare la propria appartenenza alla massoneria, soprattutto se sono funzionari dello Stato e soprattutto se operano nella giustizia e nella polizia. È encomiabile la risposta di più di 1.400 giudici inglesi che hanno dichiarato volontariamente la propria affiliazione alla massoneria. Evidentemente sono molti di più. In seguito allo scandalo della Loggia segreta P2 di Licio Gelli, i funzionari italiani di determinati ambiti dell’amministrazione pubblica, se sono massoni, sono obbligati a dichiararlo, pena il rischio di perdere il proprio posto (legge della Regione Toscana del 1983).

    Il famoso 60% di massoni nel Parlamento europeo è un dato che corrisponde alla realtà?

Guerra: Questo dato, o uno simile, è stato affermato da Josep Corominas, Gran Maestro della Gran Loggia di Spagna (GLE) fino al marzo del 2006. Il 9 febbraio del 2007 egli ha abbandonato la GLE, pur affermando di continuare ad essere massone e di voler essere considerato tale.
Si tratta di una nuova scissione che ha dato luogo ad una nuova Obbedienza massonica o di una sua incorporazione ad un altra già esistente? Di fatto tutte le proposte inerenti questioni familiari e di bioetica, in dissenso con la dottrina della Chiesa e persino con la legge naturale, sono state approvate dal Parlamento europeo. Si ricordi anche il caso dell’italiano Buttiglione che è stato respinto da una maggioranza laicista.

    A Roma è appena terminato un Congresso durante il quale è stata ricordata l’incompatibilità tra cattolicesimo e massoneria, ed è stato lanciato un appello al dialogo con i massoni nelle questioni socio-culturali. Come può avvenire questo?

 Guerra: Nonostante l’incompatibilità oggettiva tra massoneria e cattolicesimo, i cattolici possono dialogare con i massoni a vari livelli, salvo quello che la Santa Sede, consapevole dei rischi, si è riservata come sua competenza esclusiva: “Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche
con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito”, e ciò in linea con la Dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981 (Dichiarazione sulla massoneria, 26 novembre 1983; AAS 73, 1984, p. 100). Occorre, inoltre, tenere conto della realtà e delle conseguenze del segreto massonico. Come si può dialogare con qualcuno che porta la maschera? Ciò nonostante è possibile dialogare su questioni socio-culturali. Sebbene le religioni e le ideologie finiscono per formare e conformare a sé anche le rispettive culture, esiste comunque sempre una base comune.
Il piano culturale, almeno in teoria, è un settore in cui è più facile dialogare, rispetto a quello specificamente religioso e ideologico. È più facile intraprendere un dialogo a livello interculturale (sulla povertà, l’alfabetizzazione, l’ambiente, la sanità, la globalizzazione, ecc.) che a livello interreligioso.
Tuttavia, persino su questo terreno, il dialogo con la massoneria incontra serie difficoltà, in quanto il laicismo massonico, aperto o nascosto, tende a porre ai margini la specificità religiosa, ciò che non è comune a tutte le religioni ed etiche, e tende a rinchiuderla, come agli “arresti domiciliari”, nel foro della coscienza personale e all’interno delle mura dei templi. In questo senso, porta a cancellare le orme socio-culturali cristiane nei Paesi tradizionalmente cristiani,
come per esempio i presepi o le rappresentazioni e i simboli del mistero del Natale (la stella cometa, i re magi, gli incensari per le strade durante le feste natalizie, ecc.).

    La massoneria si sostituisce alla religione?

Guerra: La massoneria, in linea con uno dei suoi prodotti, la New Age, preferisce usare il termine “spiritualità, che ha maggiore risonanza soggettivistica rispetto al termine “religione”. I massoni si dicono cristiani e negano che la massoneria sia una religione. Se lo affermassero, dovrebbero riconoscere di appartenere a due religioni: quella cattolica e quella massonica. Ma di fatto, almeno per molti, soprattutto per i massoni agnostici, deisti, la massoneria si sostituisce alla religione. Anzi, la massoneria è chiamata “religione” e talvolta “la religione” negli scritti massonici e dei massoni.

    Come è riuscito ad avvicinarsi a questo mondo, se questo è un mondo segreto?

Guerra: Ho dedicato molte ore a studiare le costituzioni, i regolamenti e i rituali delle diverse Obbedienze o federazioni di Logge massoniche, nonché a conversare con massoni ed ex massoni in Spagna e in Messico, e a leggere libri sulla massoneria scritti da massoni e da non massoni.
In Messico, circa dieci anni fa, mi sono intrattenuto per due estati parlando quotidianamente sulla massoneria con professori universitari, massoni e non massoni. Ho dedicato i pomeriggi a visitare i centri di diverse sette, alcune delle quali paramassoniche, che si trovavano nella periferia urbana.

    La massoneria è più un metodo che un contenuto?

Guerra: L’uomo, oltre a pensare, sente e immagina. I sentimenti e l’immaginazione possono provocare interferenze e perturbare la lucidità mentale. Ciò nonostante, le idee e le credenze orientano l’uomo; i principi creano e orientano le istituzioni umane. Ma per raggiungere l’obiettivo è necessario utilizzare il “metodo” adeguato.
La stessa etimologia greca di questa parola indica il “cammino” (odòs) che deve essere percorso per arrivare “al di là” (met´), ovvero alla meta. Nella massoneria, il metodo assurge alla più alta categoria e alla massima efficacia, poiché di fatto costituisce uno dei suoi “principi”, forse quello fondamentale, che sta alla base di tutti gli altri.
Proprio il metodo massonico costituisce uno dei motivi per cui la massoneria risulta essere incompatibile con la dottrina cristiana. Il metodo massonico, strettamente legato alla concezione laicista, riflette il relativismo storico e conduce al relativismo socio culturale promuovendolo.
Alain Gérard, uno dei dirigenti del Grande Oriente di Francia riconosce che “la massoneria è solamente un metodo”. Secondo lui, un massone può avere “opinioni”, ovvero credenze proprie di una determinata religione, ma il metodo massonico obbliga il massone a “porre in questione” le sue opinioni e ad accettare la possibilità che vengano dichiarate false o superate in una sintesi di ragioni più solide e con l’appoggio della maggioranza. “Non esiste una vera discussione se prima si dichiara che, quale che sia il risultato della discussione, vi sono alcuni punti sui quali uno sarà sempre convinto di avere ragione”, afferma. Da quì l’allergia massonica ai dogmi e alle religioni dogmatiche e rivelate, specialmente a quella cristiana. Da ciò discende anche il fatto che i massoni tendano a considerare la democrazia come un’opera della massoneria e il metodo democratico (l’approvazione a maggioranza dei voti) come qualcosa di connaturato alla massoneria, la quale lo estende a tutte le realtà, compresa la stessa verità, il bene, ecc.
L’attuale Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Jean Michel Quilardet, in una dichiarazione a “La Voz de Asturias” (20 gennaio 2007, Oviedo, Spagna) riconosce: “Si può pensare che esista una democrazia non laica (= non laicista, non massonica), ma a mio modo di vedere e secondo il mio pensiero, il laicismo è un progresso della democrazia”. Di conseguenza i democratici che non sono laicisti o massoni, se sono democratici, lo sono di serie b.

    I massoni sono una minoranza creativa. I cristiani anche?

Guerra: Evidentemente i massoni non monopolizzano la creatività. Anche se di natura diversa, essa è propria – e non in misura minore – anche dei cristiani, con l’aiuto della grazia divina e l’influsso dello Spirito Santo.
Per dimostrarlo basta ripassare la storia della Chiesa e del suo adattamento di evangelizzazione alle circostanze socio culturali così variabili nei duemila anni della sua esistenza. “Ecco non è troppo corta la mano del Signore” (Is 59,1) nei nostri giorni.
Quando pochi anni fa Giovanni Paolo II chiamava i movimenti ecclesiali “nuova primavera dello Spirito”, “rinnovata Pentecoste”, “dono particolare che lo Spirito offre alla Chiesa nel nostro momento storico”, inizialmente io lo attribuivo alla sua grande bontà. La persona buona, santa, non vede se non bontà in tutto, come l’avaro scorge il lucro e il lussurioso il piacere sessuale. Quando poi ho dovuto realizzare lo studio “Los movimientos eclesiales en España” (Real Academia de Doctores de España, El estado de España, 2005, p. 80-94) e ho potuto scoprire la realtà, sono rimasto impressionato. Che creatività quella dei figli della Chiesa, mossi e ispirati dallo Spirito Santo, nei giorni nostri!
Come rimarrebbero la Chiesa e il mondo se i movimenti ecclesiali, le opere educative e assistenziali, ecc., sparissero come per incanto, lasciando una specie di gigantesco “buco nero” nella galassia ecclesiale e in quella socio culturale?

postato da Ernestor alle ore luglio 27, 2007 14:11 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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