CircoloLaPira di Perugia

   Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).

 



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lunedì, 31 dicembre 2007
 

MORATORIA SULL’ABORTO

MORATORIA SULL’ABORTO PROPOSTA DA “IL FOGLIO”

L’OSSERVATORIO CARDINALE VAN THUÂN ADERISCE

 

 

  

L’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, presieduto da S. E. Mons. Giampaolo Crepaldi, aderisce alla proposta di una moratoria sull’aborto, in coerenza con la votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu che ha approvato una moratoria della pena di morte.

Se l’ideologia è una posizione di parte che pretende di valere per l’intero, vivisezionare il diritto alla vita è ideologico. L’accogliere precede il fare, i doveri precedono i diritti, la verità dell’essere ne precede l’utilizzabilità. Ad ogni uomo è dovuto qualcosa in quanto uomo, prima di tutto la vita. L’unico modo di liberare la questione della vita dalle ideologie è di assumerla nella sua completezza come qualcosa di indisponibile. Non può esistere ecologia naturale senza ecologia umana. La vita o c’è o non c’è. In ambedue i casi rispettarla non è un problema di coscienza. Se c’è va accolta. Se l’accoglienza e la giustizia vengono meno in quel punto, in quale mai altro punto potrebbero essere pienamente recuperate? Per questo motivo riteniamo che il rispetto della vita ci liberi dalle ideologie e che dal rispetto della vita si debba ricominciare per ricostruire il nostro senso della giustizia anche in altri settori della vita sociale, senso che non possiamo darci da soli.

Il Cardinale Martino ha dichiarato alla stampa: “I cattolici non considerano il diritto alla vita trattabile caso per caso o scomponibile” e lo ha detto anche in riferimento “ai milioni e milioni di esseri certamente innocenti, i bambini non nati. I fatti, non solo i principi, ci dicono che l’aborto non è il tanto strombazzato male minore a difesa della donna, ma un sistematico, persino selettivo strumento di mercificazione dell’uomo. Basti pensare che numerosi rapporti confermano come in alcuni Paesi l’aborto sia un mezzo per far nascere bambini maschi e di sopprimere le bambine, considerate meno remunerative”.

L’Osservatorio, che considera il tema della vita veramente centrale nella Dottrina sociale della Chiesa e di fondamentale importanza per qualificare una prassi sociale e politica veramente umana, offre il proprio sostegno alla iniziativa proposta dal Direttore de “Il Foglio” Giuliano Ferrara.

 

 

Stefano Fontana

Direttore dell´Osservatorio



sabato, 29 dicembre 2007
 

Benazir, il grande depistaggio
Maurizio Blondet
29/12/2007

La morte della Bhutto sulla stampa pakistana
Contrordine.
Benazir Bhutto non è stata uccisa da cecchini con cinque pallottole di AK-47 alla testa, mentre  i poliziotti di scorta avevano abbandonato il loro posto un minuto prima dell'assassinio (1).
Contrordine, contrordine: è stata uccisa dallo spostamento d'aria.
E Al Qaeda ha ripetutamente rivendicato.
Ci sono le prove, le registrazioni di telefonate fra qaedisti…
Niente autopsia.
C'è di meglio di un'autopsia.
E' «imminente» un nuovo messaggio di Osama Bin Laden, rivolto però all'Iraq e ad un'organizzazione fondamentalista irachena, «Stato Islamico dell'Iraq».
Lo ha annunciato il celebre centro di caccia al terrorismo SITE, della già nota Rita Katz (2).
Che precisa di aver letto la notizia dell'imminenza in «blog jihadisti», e che il messaggio stavolta durerà 56 minuti.
E pensare che la CIA e le altre 17 agenzie d'intelligence americane, con 50 miliardi di dollari annui di fondi, non riescono a sapere mai nulla di Osama, benchè ci sia sulla sua testa una taglia di 25 milioni di dollari.
Invece il SITE, composto di due membri (la Katz e Josh Devon), riesce a sapere tutto in anticipo. Dai blog jihadisti che la CIA non trova mai.
E' straordinario.

Tanto più che Benazir Bhutto in persona, pochi giorni prima di morire, in un'intervista a David Frost, aveva parlato come en passant dell' «uomo che ha ucciso bin Laden», e ne aveva fatto il nome: Saeed Sheikh (3).
E' lo stesso che è accusato di aver ammazzato Daniel Pearl, il giornalista del Wall Street Journal che in Pakistan stava investigando sui rapporti tra l'ISI (intelligence militare) e i terrorismi islamisti.
Questo Saeed Sheikh è anche l'uomo che, per conto dell'ISI, trasferì elettronicamente 100 mila dollari a Mohamed Atta poco prima dell'11 settembre.
David Frost, per ragioni davidiche, ha sorvolato.
Eppure le dichiarazioni postume della Bhutto sono all'ordine del giorno, e quando è il caso, vengono clamorosamente diffuse.

Dall'Ansa, 27 dicembre: «Benazir Bhutto attribuì la responsabilità di una sua eventuale morte violenta al presidente pakistano Pervez Musharraf. Lo fece in una e-mail indirizzata a un amico americano che è stata consegnata alla CNN prima dell'attentato di oggi. L'e-mail, del 26 ottobre, era stata data da Mark Siegel, l'amico, all'emittente con la consegna che poteva esser resa pubblica solo in caso di morte violenta della Bhutto. 'Era compito del governo proteggerla', ha detto Siegel alla CNN».
Mark Siegel: ecco un altro nome davidico, tipo Katz.
C'è sempre qualche davidico amicissimo del morto, come quell'Alex Goldfarb che stava al capezzale di Litvinenko, unico ammesso alla sala di rianimazione, e ne raccoglieva le accuse per poi riferirle alla grande stampa: è stato Putin, Putin, Putin.

Un altro amico e confidente della Bhutto, Humayun Gauhar, ha detto: «Se gli americani avessero potuto avere un governo retto dalla Bhutto, avrebbero ottenuto ciò che Musharraf ha rifiutato loro: lei avrebbe autorizzato l'entrata delle truppe NATO (letteralmente: gli stivali della NATO sul terreno) nelle aree tribali, e la possibilità di neutralizzare le nostre testate nucleari» (4).
Le testate nucleari, che non devono cadere in mano agli islamisti altrimenti «Israele è in pericolo».
Che questo sia il vero motivo di contenzioso alla radice dell'immenso, sanguinoso disordine pakistano, lo adombra anche Steve Clemons, giornalista di Washington, che ha spesso parlato con Benazir.
«Tra il lusco e il brusco, sotto sotto c'è la questione del comando e controllo delle loro testate atomiche», ha detto Clemons, che è un senior fellow alla New American Foundation, e molto addentro alle segrete stanze di Washington.
Un accordo preliminare per far entrare le truppe NATO in Pakistan era già stato preso, come abbiamo riferito, tra Musharraf e John Negroponte.
A questo punto, Benazir - rispedita in patria per «espandere la democrazia» - diventava superflua (5).

Ora, magari, si può ipotizzare che gli stivali NATO (truppe speciali USA, soprattutto) non calcheranno il terreno dell'area tribale, ma abbiano la missione di arraffare le 20-30 testate del Pakistan?
E che all'ISI questa cosa non piaccia affatto, nonostante il sì di Musharraf?
Tutto è possibile.
Tanto più che in Pakistan, il nome «Al Qaeda», o «Talebani», è spesso inteso per formazioni che l'ISI manovra a suo piacere.
«Dovunque il caos viene creato nel mondo a forza di bombe ed assassini, e i neocon si affrettano a puntare il dito su Al Qaeda, si può essere ragionevolmente sicuri che siamo di fronte ad un altro attentato 'false flag' compiuto da un gruppo o gruppi che hanno qualche motivo ulteriore, politico e anche di profitto, per creare il caos»: così leggo su un blog complottista, lataan.blog.

Forse ha ragione il vecchio Lyndon LaRouche (6).
Anche lui ha parlato a caldo di «chaos operation» (operazione-caos), e con una nota interessante: «Guardiamoci da ogni 'spiegazione' o interpretazione del fatto in termini di personalità, di gossip o altro. Questa è una situazione totalmente anormale, e ci può essere solo una spiegazione abnorme».
Quale?
«Questo ha a che fare con la crisi finanziaria globale. E' l'inizio della prossima fase: creare una situazione di caos potenziale, che è rispondente alla crisi finanziaria. E' il detonatore della carica, che è la crisi finanziaria, il sistema che si sta disintegrando. Come ho detto ieri, è qualcuno interno al sistema britannico che sta agendo contro il resto del sistema. Non si tratta di rivalità né di concorrenza, è la fine del gioco. Chi lo conduce non è di una 'parte', è il croupier (game-master), non uno dei giocatori. Il croupier che vuole sopravvivere».
Secondo lui, «tutta l'operazione è centrata sul 3 gennaio».
Sarebbe la data in cui, «secondo fonti multiple» che LaRouche e i suoi hanno interpellato, «il sistema finanziario entrerà in una nuova e più massiccia crisi».

Floyd Norris, il giornalista finanziario del New York Times, ha già detto che la crisi dei mutui subprime è uno scherzo, in confronto al mercato delle obbligazioni corporate.
Ted Seides, analista di Protege Partners, adombra il collasso del vastissimo mercato dei Credit Default Swaps (CDS), ossia degli strumenti finanziari derivati e sofisticatissimi  che venivano rifilati con la scusa che «assicuravano» contro le fluttuazioni monetarie e le perdite di cambio.
Erano gli «hedges» (che compensavano le perdite con guadagni), specialità degli hedge fund ultra-speculativi.
Secondo Seides, queste erano «assicurazioni senza alcuna riserva»: e il loro nominale è valutato in 45 mila miliardi di dollari.
Ossia 45 trilioni: il quintuplo del debito nazionale USA.
Scenario da incubo, che non vogliamo nemmeno elaborare.
C'è chi può salvarsi da questa catastrofe?

Molti anni fa, Webster Tarpley mi parlò degli «immortali»: società e gruppi - a volte solo studi di avvocati, che gestiscono patrimoni di genealogie estinte di grandi banchieri - che si sanno immortali.
Ciò perché la loro memoria storica gli ricorda che le due guerre mondiali, le crisi del '29 e del '78, il collasso dell'URSS, Pol Pot e la rivoluzione culturale di Mao, qualunque altra catastrofe che ha spazzato via milioni di vite, rovinato milioni di oneste persone e i loro risparmi, a loro (agli immortali) ha sempre portato un aumento di ricchezza e di potere.
Essi stanno al disopra del caos, e lo manovrano.
Il giorno in cui annunciò l'invasione dell'Afghanistan, Bush pronunciò una frase del tipo: «C'è un angelo nella bufera, e guida la tempesta».
La si intese allora come una delle frasi rivolte ai cristiani rinati, che aspettano l'Apocalisse e la vogliono accelerare, onde accelerare il secondo avvento di Cristo.
Oggi, si può pensare che l'angelo sia quello delle tenebre, con i suoi agenti più vicini: «gli Immortali», appunto.
I maestri del caos.


PER PAR CONDICIO....
postato da GLOVAGLIO | dicembre 29, 2007 16:23 | commenti


venerdì, 28 dicembre 2007
 

E ora non lasciamo morire la democrazia pakistana

Una strage annunciata. Benazir Bhutto era stata condannata a morte da Ayman al Zawahiri, lo stratega di Al Qaida, insieme ai dirigenti sunniti dell'Irak che collaborano con il governo democratico, ai politici libanesi che vogliono disarmare le milizie fondamentaliste, ai dirigenti palestinesi che rifiutano la dittatura di Hamas. Ma attenzione: Benazir è stata assassinata a pochi giorni dalle elezioni non per il suo passato socialista e laico ma perché si avviava a vincere dopo avere aperto un dialogo con l'islam non fondamentalista. Nell'ultima intervista rilasciata prima di morire Benazir proclamava la sua fede islamica, su cui annunciava un prossimo libro dove avrebbe proposto un'alternativa al fondamentalismo, esprimendo perfino apprezzamento per Benedetto XVI e per il suo appello a un islam che sappia riannodare le fila di un dialogo fra fede e ragione. Non è neppure troppo importante se fosse sincera o se l'apertura alla religione le fosse stata suggerita da abili consiglieri, pakistani o statunitensi. In politica contano i programmi pubblici, non i dubbi privati. E su un programma che coniugava modernità, alleanza con l'Occidente e identità islamica la Bhutto stava raccogliendo i consensi della maggioranza dei pakistani.

Che cosa succederà, ora, in Pakistan? Come reagirà l'Occidente? La tentazione è quella di annunciare brutalmente ai pakistani che il loro sogno di democrazia è finito, e che per contrastare i terroristi occorre tornare a una dittatura militare, non importa se incarnata da Musharraf o da qualcun altro. È una posizione che non è completamente irragionevole, che ha sostenitori all'interno dell'amministrazione Bush e in due partner economico-politici di cui il Pakistan non può fare a meno, la Cina e la Russia. Ma è una posizione sbagliata. Non solo - secondo l'intuizione fondamentale di Condi Rice, che rimane valida - le dittature creano terrorismo, ma in Pakistan i dittatori hanno sempre trattato sottobanco con i terroristi. Il ritorno alla dittatura militare non fa paura ai terroristi, anzi è quello che vogliono. E non devono averla vinta.

Dal Libano all'Irak al Pakistan il terrorismo colpisce perché non sta vincendo, ma perdendo. Sul terreno militare principale, l'Irak, ha subito durissimi colpi. Ma anche altrove - in Libano, in Algeria, nello stesso Pakistan - la gente ne ha abbastanza delle bombe, e la popolarità degli ultra-fondamentalisti è ai minimi storici. Resistendo alla tentazione di appoggiare un golpe, l'Occidente deve insistere perché in Pakistan si voti, magari perché dopo le elezioni nasca un governo di grande coalizione che metta insieme gli eredi di Benazir, le due anime della storica Lega Islamica che fanno capo a Musharraf e a Sharif (depurate dai corrotti e da chi traffica con i terroristi) e anche quella parte dell'islam politico che ripudia senza condizioni la violenza. Benazir è morta, ma la democrazia nel mondo islamico non può e non deve morire.

MASSIMO INTROVIGNE

postato da GLOVAGLIO | dicembre 28, 2007 17:55 | commenti


giovedì, 27 dicembre 2007
 

OCCHIO ALLE ABBUFFATE

...e con questo vi auguro buona fine e buon inizio, ci rivediamo l'anno prossimo!!!

postato da fabiotar | dicembre 27, 2007 22:34 | commenti


martedì, 25 dicembre 2007
 

La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta

 "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato".

postato da fabiotar | dicembre 25, 2007 10:21 | commenti (2)


lunedì, 24 dicembre 2007
 

“HA PARLATO A NOI PER MEZZO DEL FIGLIO”
(Ebrei 1, 2)
Dopo Giovanni 1,14 (“Il Verbo si è fatto carne”), Raniero Cantalamessail testo biblico più caratteristico del tempo natalizio è Ebrei 1, 1-2: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi […] per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1, 1-2). Alla luce di questo passo e prendendo lo spunto dal libro di papa Benedetto XVI su Gesú di Nazaret, si cerca di mettere in luce la novità e l’unicità di Cristo come emergono dal confronto con i profeti e con Giovanni Battista e dall’uso che egli fa del titolo di Figlio. Il frutto spirituale dovrebbe essere una fede e una adesione sempre più convinte alla persona del Salvatore.

Le prediche - 7, 14, 21 Dicembre

P. Raniero Cantalamessa, OFMCap.
Predicatore della Casa Pontificia

postato da fabiotar | dicembre 24, 2007 10:26 | commenti (1)


domenica, 23 dicembre 2007
 

Nell'apparir del sempiterno sole e jhon lennon

 

 

C'è un canto del sedicesimo secolo che si intitola "Nell'apparir del sempiterno sole".
Narra dell'annuncio ai pastori che è nato Gesù, di come questi giungano alla capanna e delle loro esclamazioni stupite. Ecco le strofe centrali.

Giunti i pastori all'umile Presepe di stupor pieni, e d'alta maraviglia, l'un verso l'altro fissero le ciglia
Poi cominciaro vicendevolmente con boscareccie e semplici parole lieti a cantar finchè nascesse il sole.
-Io vo' pregarlo con sommessa voce: "Signor, perdona li peccati miei, che perciò credo che venuto sei!"

Mi ha sempre dato da pensare l'ultima strofa, molto poco politicamente corretta (parla sempre un pastore):

-Et io vo' gir per l'universo mondo fin in Turchia gridando sempre mai "Dio s'è fatt'huom e tu, meschin, nol'sai!"

Meschino, poveretto, Dio si è fatto uomo e tu non lo sai. Ed io te lo vengo a dire fino in Turchia (quando questo canto fu composto ad andare in Turchia non si rischiava solo coltellate, ma la testa tutta intera).
Te lo vengo a dire perchè è la più grande notizia che si possa immaginare, ed io non posso stare fermo, non posso stare zitto sapendolo. Perchè è una notizia più grande che se venisse il Presidente a casa tua, è una notizia più grande che se la donna più bella del mondo ti facesse dichiarazione d'amore. E la notizia che qualcuno di più grande del Presidente, di più bello e fedele di qualsiasi donna è a casa tua, vuole esserti compagno, amico. Che il senso della vita è qui con noi. Viene da gridarlo sui tetti.

Così scriveva alcuni giorni fa il sempre ottimo berlicche; Ed io aggiungo:

"Del Natale imminente

 mi sovviene alla mente,

quanti bei canti

da far cantare agli infanti!

Ricchi di tradizioni,

come di mandorle i torroni,

ma a Natale son solo ormai bòn

di cantare le ciance di jhonny Lennòn"

 Fabiotar

 

postato da fabiotar | dicembre 23, 2007 12:01 | commenti