Dopo l’esperienza del 12 maggio scorso con il grande Family Day in piazza San Giovanni a Roma, le famiglie hanno deciso di tornare in piazza per chiedere un fisco più equo e a misura di famiglia. Dunque DOMENICA 2 MARZO le famiglie scenderanno in oltre mille piazze in tutta Italia per raccogliere le firme e sollecitare così le istituzioni alle necessarie riforme.
Nella nostra regione il Family Day si terrà nella piazza di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, dalle 9.00 alle 18.00. In tale giornata, spiega l’avv.Pillon, Presidente Regionale del Forum delle Associazioni Familiari, raccoglieremo le firme sia per la petizione nazionale sul fisco, sia per la proposta popolare di legge regionale sulla famiglia, che abbiamo presentato nei giorni scorsi. Invitiamo tutte le famiglie Umbre a partecipare con noi a questa grande festa di piazza. Ci saranno palloncini e zucchero filato per i più piccoli, mentre i genitori potranno conoscere la nostra proposta di legge e sottoscriverla.
Il momento più importante dell’evento sarà intorno alle ore 11.00 quando il sindaco di Assisi Claudio Ricci e il Presidente della Provincia di Perugia Giulio Cozzari sottoscriveranno pubblicamente la petizione sul fisco e la proposta di legge regionale, manifestando così l’impegno delle istituzioni per una nuova politica familiare. E’ prevista anche la partecipazione del vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo mons.Domenico Sorrentino. Sono stati predisposti sulla piazza tre punti di raccolta delle firme, che dovranno essere autenticate dai consiglieri comunali presenti. La raccolta delle firme andrà avanti fino alle ore 18.00.
Per chi non potesse recarsi in piazza domenica sono già previsti punti fissi di raccolta delle firme in quasi tutte le principali città dell’Umbria. Ricordiamo che la raccolta delle firme andrà avanti fino al prossimo mese di giugno.
Per informazioni è possibile contattare il Family number 338/8990429 ovvero visitare il sito internet www.forumfamiglieumbria.org.
VENERDI' 29 FEBBRAIO
ORE 17,30
CONFERENZA DEL
PROF. STEFANO ZAMAGNI
UMANIZZARE L'ECONOMIA
TRA L'UTOPIA E LA RASSEGNAZIONE
INTERVERRANNO:
PROF. PIERLUIGI GRASSELLI
S.E. MONS. GIUSEPPE CHIARETTI
AULA MAGNA UNIVERSITA' PER STRANIERI PERUGIA
Dopo la rottura tra Berlusconi e Casini, gran parte della stampa nazionale ha dedicato commenti e analisi (più o meno condivisibili) sull’operazione di riaggregazione del centro che vede tra i principali attori proprio l’UDC di Casini e la Rosa Bianca del duo Pezzotta-Tabacci. È indubbio che a più di quattordici anni dallo scioglimento del partito dei cattolici per eccellenza (la Democrazia Cristiana), l’operazione centrista rappresenti un fatto politico significativo. Ciò che lascia quantomeno perplessi è però l’immagine caricaturale che si è cercato di dare all’idea di un centro moderato di matrice cattolica alternativo sia al Partito Democratico che al Popolo della Libertà. Ma chi l’ha detto che il partito di centro cui pensano Casini, Buttiglione e Tabacci debba necessariamente essere un partito fotocopia (e peraltro notevolmente più piccolo) della vecchia DC? Perché anziché ridicolizzare la sfida centrista riducendola ad una disinvolta operazione di ritorno al passato non si cerca di comprendere lo sforzo culturale ed ideologico su cui si fonda? Negli ultimi mesi sono nati due nuovi (pseudo) partiti: il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. È chiaro però che al di là delle operazioni di facciata, nello sforzo di semplificazione del quadro politico portato avanti tanto da Veltroni quanto da Berlusconi c’è un grande assente: la cultura e l’identità politica. Qualcuno dovrebbe infatti spiegarci quali sono i criteri ordinatori di natura politica ed ideologica su cui si fondano i due nuovi partiti, così come dovrebbero spiegarci come sia possibile che in una stessa lista siano presenti candidati espressione di forze politiche aventi visioni economiche e valoriali eterogenee e talora antitetiche. Cari dirigenti del PD e del PdL, per cambiare l’Italia (rialzarla, rilanciarla, che dir si voglia) serve un progetto politico fondato su una chiara e realmente condivisa visione dell’economia e della società, frutto di elaborazione e di confronto dialettico. Proprio ciò che sia a destra che a sinistra (o almeno nel PD) oggi manca clamorosamente. Torniamo da dove siamo partiti e cioè dalle analisi e dai commenti dei giornali di questi giorni su quello che potrà essere il “centro” cattolico cui pensano Casini e Tabacci. Se uno stimato editorialista del Corriere come Ernesto Galli della Loggia definisce quella centrista come una disinvolta operazione volta a “gettarsi il passato dietro le spalle e far finta che ciò che è successo non sia successo o non voglia dire nulla” (riferendosi chiaramente alla DC) vuol dire che i centristi devono seriamente investire risorse per spiegare all’opinione pubblica e non solo che, diversamente da PD e PdL, il partito dei cattolici può essere molto più di una lista elettorale o di un partito “soft”. L’opportunità storica di riaggregare le forze di centro presenti nel nostro panorama politico può non essere, come vorrebbero farci credere, un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana, a quel “centro” cioè dedito al consociativismo che purtroppo abbiamo conosciuto nel corso della prima repubblica. Sono ormai maturi i tempi per un’analisi critica dell’esperienza democristiana, per comprendere cioè, con obiettività e rigore, i pregi e limiti di una stagione che ormai non c’è più. Il tentativo di dar vita ad un nuovo partito dei cattolici potrà, infatti, avere successo solo se sarà in grado di far tesoro del bagaglio dei valori custoditi dalla tradizione democristiana e di affrontare i problemi nel nostro tempo con libertà di pensiero e curiosità intellettuale; perché è solo dalla rielaborazione critica della propria storia e da uno sforzo ricostruttivo che possono venire idee autenticamente “nuove”, destinate a durare nel tempo e ad appassionare gli animi e i cuori della gente. Il “centro” che immagino e su cui spero convergano tutti i cattolici impegnati in politica, è una forza che si rifà non tanto e non solo alla storia della Democrazia Cristiana, ma alla tradizione cattolica, a quella visione antropologica e sociale ancor’oggi straordinariamente attuale. Per questo, immagino un “centro” capace di richiamarsi con autorevolezza e credibilità all’identità ed alla tradizione cristiana e, sul terreno squisitamente politico, a quel popolarismo sturziano che ha mirabilmente coniugato l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa con la visione liberale dell’economia e della società. Un “centro” liberale di ispirazione cristiana frutto di una nuova stagione di impegno politico dei cattolici e ancorato a tre linee programmatiche e ideologiche: 1) liberalismo “pragmatico”, capace cioè di stare dalla parte dei più deboli e di esaltare l’iniziativa dei singoli e delle formazioni sociali; 2) difesa del ruolo pubblico della religione contro la deriva laicista e il nichilismo dei valori; 3) rilancio etico e morale del Paese attraverso una credibile opera di riequilibrio dei diritti e dei doveri e la selezione di una nuova classe dirigente capace di “fare testimonianza” e perciò di essere autorevole agli occhi della gente. Ecco ciò che serve al nostro Paese: una forza liberale capace di far sognare la gente non con improbabili promesse elettorali ma attraverso una visione veritiera, credibile e appassionata della realtà; capace di porre al centro dell’agenda politica il tema delle liberalizzazioni, della tutela dei consumatori e delle fasce più deboli promuovendo la libertà e la responsabilità; e capace, nello stesso tempo, di investire con decisione sulle persone, sulla loro cultura ed educazione, promuovendo il senso civico e la solidarietà, perché per rilanciare un Paese le riforme da sole non bastano. [Fabio G. Angelini - l'Occidentale]
Il giallo delle due versioni del Corriere della sera • La Stampa oscura nel titolo la notizia contenuta nell’articolo: l’ammissione del presidente della Fnomceo sul voto inesistente • Anche Repubblica censura la precisazione sulla votazione • Il Secolo XIX non si accoda al gregge
di Umberto Folena
Tratto da
del 26 febbraio 2008
Sul caso della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, un giallo indiscutibilmente c’è.
Ma non è 'Il giallo del documento' (Corriere della sera) che, senza dubbio alcuno e per ammissione del presidente del Consiglio della Fnomceo, Amedeo Bianco, non è stato votato, esattamente come Avvenire ha scritto domenica.
Il giallo riguarda proprio il Corriere della sera. Che cos’è accaduto in via Solferino attorno alla mezzanotte di domenica? Nella prima edizione, in edicola in 'periferia' - noi abbiamo l’edizione siglata BO - il titolo del taglio basso a pagina 6 recita: 'Cei, critiche ai medici. La replica: testo votato'.
Votato? L’articolo di Margherita De Bac riporta la seguente frase di Bianco: 'Non c’è stato voto'. Più che un oscuro giallo, una limpida balla… Ma la seconda edizione, quella milanese e romana, cambia tutto: 'Il giallo del documento. 'Falso'. 'No, vero''. Cambia anche l’incipit dell’articolo. Nella seconda viene aggiunta l’espressione 'è giallo sul documento', che nella prima non c’era.
La vittima è la verità dei fatti e il giallo non riguarda né il documento né Avvenire, ma i quotidiani che riportano (quasi) tutti l’ammissione di Bianco, senza mai farne cenno in titoli e catenacci. Eppure era questa la notizia data da Avvenire. Invece ritroviamo il solito fritto e rifritto frasario bellico.
Titoli fotocopia: Repubblica: 'Aborto, l’offensiva dei vescovi'.
Unità: 'Avvenire accusa, rivolta dei medici'.
Messaggero: 'Aborto, la Cei attacca i medici'. Mattino: 'Aborto, i vescovi contro i medici' (in prima pagina: 'I vescovi bocciano i medici'). La Stampa compie un capolavoro.
Stana Amedeo Bianco, che premette: 'Mai detto che ci siano state votazioni'. Ma allora, ci chiediamo, quel testo affidato alle agenzie che valore ha?
'Sicuramente l’elaborato dà voce alla maggioranza'. Sicuramente, e perché?
Ecco, questa domanda a Bianco viene risparmiata.
Ma, nei titoli, di tutto ciò non c’è traccia. 'I vescovi: falso il testo sulla 194.
Replica dei medici: accusa offensiva e balzana'. Ora il termine 'falso' è di un medico presente al consiglio che si è ritrovato rappresentato da un documento da lui non votato, e 'falso' è che sia un testo attribuibile al Consiglio. E lo stesso Bianco ammette che non c’è stato voto. Tutto ciò sarebbe offensivo e balzano?
Non era difficile verificare la verità dei fatti. Bastava controllare le fonti. Lo fa soltanto il Secolo XIX che, almeno a pagina 3, non si accoda al gregge: 'Ordine dei medici, è giallo sull’aborto. I documenti ora sono due: uno difende la 194, l’altro non ne parla'. Il quotidiano genovese scrive correttamente che il secondo è stato votato, ma non diffuso tramite le agenzie; il primo era assieme ad altri 13, frutto del lavoro di altrettante commissioni, nella cartellina, non è stato sottoposto al voto, eppure è stato diffuso tramite le agenzie. Il secondo è intestato 'Documento conclusivo del consiglio nazionale della Fnomceo', il secondo 'Dr. Antonio Panti, Firenze'. Un lavoro come si deve, anche se, a dire il vero, il secondo fa assai più che 'difendere la 194'.
Formidabile Repubblica: censura l’ammissione di 'non voto' di Bianco e, prima di fornire dati e dichiarazioni opportunamente selezionati, elargisce la chiave di lettura: 'A non piacere ai vescovi - scrive Carmelo Lopapa - è intanto la difesa della 194 da parte dei medici'.
Ovvero: come piegare la verità dei fatti all’ideologi.
[...] È impossibile ignorare ad esempio la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito radicale. È impossibile ignorare quale sia l’antropologia di Umberto Veronesi. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Da visioni antropologiche 'riduzionistiche' (come quella radicale o come quella di Veronesi), derivano inevitabilmente ampie conseguenze sul piano delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono definiti 'eticamente sensibili' (dalla procreazione assistita all’eutanasia), ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi tra tutti quelli del matrimonio, della famiglia e delle adozioni. Non è l’identità confessionale che deve rilevare politicamente per l’elettore, ma l’antropologia di riferimento dei candidati e dei partiti. Non ci servono indicazioni tecniche o minuziose: ma l’esplicitazione di pochi e non equivoci principi di fondo. L’elettorato merita rispetto: perciò prima del voto dovrà essergli spiegata con la massima onestà che posizione assumerà ogni partito, quando verranno in discussione temi antropologicamente rilevanti. Anche i singoli candidati ovviamente meritano rispetto, purché però sappiano conquistarselo. Hanno un unico modo per farlo: dichiarare in modo limpido e chiaro i loro progetti politici e soprattutto come essi pensano di poterli promuovere nel contesto 'reale' del partito in cui militano.
Alcuni dicono che la chiarezza fa perdere voti. Non so se sia vero; ma so che l’intenzionale rinuncia alla chiarezza fa perdere, e a volte definitivamente, la dignità.
[avvenire]
Roma. I nostri candidati si impegnano a: