Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 29 febbraio 2008

Famili Day 2

Dopo l’esperienza del 12 maggio scorso con il grande Family Day in piazza San Giovanni a Roma, le famiglie hanno deciso di tornare in piazza per chiedere un fisco più equo e a misura di famiglia. Dunque DOMENICA 2 MARZO  le famiglie scenderanno in oltre mille piazze in tutta Italia per raccogliere le firme e sollecitare così le istituzioni alle necessarie riforme.

Nella nostra regione il Family Day si terrà nella piazza di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, dalle 9.00 alle 18.00. In tale giornata, spiega l’avv.Pillon, Presidente Regionale del Forum delle Associazioni Familiari, raccoglieremo le firme sia per la petizione nazionale sul fisco, sia per la proposta popolare di legge regionale sulla famiglia, che abbiamo presentato nei giorni scorsi. Invitiamo tutte le famiglie Umbre a partecipare con noi a questa grande festa di piazza. Ci saranno palloncini e zucchero filato per i più piccoli, mentre i genitori potranno conoscere la nostra proposta di legge e sottoscriverla.

Il momento più importante dell’evento sarà intorno alle ore 11.00 quando il sindaco di Assisi Claudio Ricci e il Presidente della Provincia di Perugia Giulio Cozzari sottoscriveranno pubblicamente la petizione sul fisco e la proposta di legge regionale, manifestando così l’impegno delle istituzioni per una nuova politica familiare. E’ prevista anche la partecipazione del vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo mons.Domenico Sorrentino. Sono stati predisposti sulla piazza tre punti di raccolta delle firme, che dovranno essere autenticate dai consiglieri comunali presenti. La raccolta delle firme andrà avanti fino alle ore 18.00.

Per chi non potesse recarsi in piazza domenica sono già previsti punti fissi di raccolta delle firme in quasi tutte le principali città dell’Umbria. Ricordiamo che la raccolta delle firme andrà avanti fino al prossimo mese di giugno.

Per informazioni è possibile contattare il Family number 338/8990429 ovvero visitare il sito internet www.forumfamiglieumbria.org.

postato da FrancescoDando alle ore febbraio 29, 2008 13:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: famiglia, politica nazionale, politica regionale


giovedì, 28 febbraio 2008

VENERDI' 29 FEBBRAIO

ORE 17,30

CONFERENZA DEL

PROF. STEFANO ZAMAGNI

UMANIZZARE L'ECONOMIA

TRA L'UTOPIA E LA RASSEGNAZIONE

INTERVERRANNO:

PROF. PIERLUIGI GRASSELLI

S.E. MONS. GIUSEPPE CHIARETTI

AULA MAGNA UNIVERSITA' PER STRANIERI PERUGIA

postato da suorroberta alle ore febbraio 28, 2008 11:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 27 febbraio 2008

«Ci accusate di ciò che voi inscenate» Lettera aperta a Michele Serra

 Noi parliamo di ciò che più abbiamo prezioso, l'antropologia, e tu fai ironia

Tratto da Avvenire del 27 febbraio 2008

Caro Michele Serra, l’editoriale, che ieri hai scritto sul quotidiano di Carlo De Benedetti, merita una chiosa. E non tanto per le argomentazioni che porti nello sviluppo dell’articolo, quanto per il periodo finale, là dove scrivi che «la sola certezza, in fin dei conti, è che la presenza della Chiesa (certamente quella mediatica) viene intesa ogni giorno di più come una presenza politica…».

Ineffabile – non so se te ne sia accorto – quella parentesi. Hai sentito tu stesso il bisogno di circoscrivere l’attacco, come dire: sul resto, sulla Chiesa in sé e in generale, so meno, ma sulla Chiesa di carta certo che vado giù di brutto.

Ora, illustre collega, ti rendi conto che tutto il gioco è esattamente nella sovrapposizione tra la Chiesa di carta e la Chiesa reale? E che voi, in genere, scambiate volentieri e generosamente l’una con l’altra?

Tu no, tu ieri almeno l’hai voluta distinguere, probabilmente senza renderti conto di quello che andavi a firmare. Perché vedi, la Chiesa mediatica è la Chiesa che per il 90 e rotti per cento è creata da voi. La Chiesa reale c’entra nulla con quella mediatica, anzi, ti dirò che la Chiesa reale è impotente rispetto alla Chiesa che voi proiettate sui media.

C’è forse bisogno che ti porti delle pezze d’appoggio circa il mio addebito? Stiamo al tuo giornale di ieri. E ad un episodio preciso della cronaca di questi giorni. Le critiche di Famiglia cristiana all’innesto dei radicali nel Pd. Ora se c’è una testata d’area cattolica che spesso si è contraddistinta per autonomia di giudizio anche dal resto della comunità cristiana, questa è proprio il settimanale paolino. Il quale, sempre nella sua autonomia, ieri l’altro ha pensato bene di dire ciò che pensa circa il «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». Dove quel che si avverte è la profonda delusione di una testata che di preferenza ha dato legittimamente credito alle forze di centro-sinistra.

Ebbene, è bastato che per una volta Famiglia cristiana vi dicesse una parola scomoda, avanzasse una riserva sostanziosa, perché voi – quotidiano di Carlo De Benedetti – titolaste in prima pagina: «Pd, la Chiesa all’attacco». Cioè, avete fatto sulla pelle di una rivista amica quello che comunemente fate sulla pelle di Avvenire, come di qualunque altro soggetto cattolico. Ci considerate incapaci di un giudizio meritevole di titolarità. L’unico terminale sono sempre i vescovi. Le altre figure no, niente. Incapaci sono di un pensiero e di una posizione. Tutto messo in capo alla Chiesa, e non alla Chiesa mistero cui ci onoriamo di appartenere, ma alla Chiesa gerarchica che noi amiamo ma della quale come laici non siamo parte. Tu capisci il colmo della involontaria ironia nella quale cadete.

Ci accusate di ciò che voi inscenate. Salvo poi, quando vi impancate ad analisti della pastorale post-conciliare, dolervi – voi, ma noi ve lo lasciamo fare – che ahi quanto si sente la mancanza di uomini come…, e giù la sfilza di quei laici giustamente rimpianti, e da me pure ritenuti modello, che nei decenni scorsi sono stati capaci (soprattutto post mortem) di guadagnare la vostra ammirazione. Ma perché quelli li fate esistere, e altri no? Perché tirate in ballo sempre e unicamente la gerarchia? Non credi che siete voi i più interessati a fare esistere quella Chiesa impicciona che io, onestamente, non incontro mai? E temo che lo facciate nella convinzione che, a forza di dirlo, qualcosa resti. Perché un laico cattolico, su un foglio cattolico, non può esprimere un libero giudizio senza ritrovarselo attribuito a un cardinale suggeritore? Ci avete tolto la cittadinanza pubblica e poi vi lamentate dell’afonia dei laici cattolici, da voi messi a tacere, e della Chiesa clericale, l’unica che sapete scorgere. Ma a chi fa comodo, caro Serra, questa Chiesa clericale?

Dobbiamo stare attenti a non rasentare il ridicolo. E non lo dico con aria beffarda, giacché ho ritenuto sempre importante quello che mi veniva dai colleghi di altra posizione culturale. Li ho sempre letti, spesso ammirati, talora in cuor mio disapprovati, ogni tanto anche pubblicamente contestati. Ma voi, sapete fare altrettanto?

Sai, approfittando di questo dialogo, vorrei per una volta dire una cosa di cui sono intimamente convinto, e per la quale davvero mi auguro che tu non ti offenda, non la dico infatti per fare male. Mi date l’impressione di essere, in realtà, non poco ignoranti su ciò che oggi siamo, come cattolici e come Chiesa italiana. E magari a voi capiterà, leggendo Paola Gaiotti o Luigi Pedrazzi e sentendovi al caldo con le loro riflessioni, di pensarvi aggiornati. Di aver con ciò pagato il vostro debito di studio e di conoscenza nei nostri riguardi. E non vi sfiora neppure lontanamente il dubbio che il cattolicesimo odierno, quello che nasce dalle parrocchie e dalle diocesi, sia altrove rispetto a ciò di cui si ciancia.

Oh, non dirmi che sono preso da un raptus di furiosa permalosità. Figurati. Sono più che sereno. Mi dà solo noia che non riusciamo a trovare un piano per dialogare da persone normali. Noi mettiamo sul tavolo la consapevolezza più grande maturata in questi anni, il riferimento antropologico, e tu che fai? Fai dell’ironia, neppure tanto alta. Eppure, l’autore dell’articolo che tu sbeffeggi è un giurista – Francesco d’Agostino – tra i più colti e illuminati, studiato non a caso anche all’estero. In fondo, voi andate per le spicce, vi interessa solo come votiamo, e sulla base di quel che immaginate, poi costruite i vostri sermoni. Possibile che di nient’altro si possa parlare?

Ti faccio notare che in questa totale sottovalutazione dei discorsi e delle figure variamente cattoliche, delle loro professionalità e della capacità di incidere là dove operano, tu e i tuoi amici debenedettiani vi trovate talora stranamente solidali con gli editorialisti dell’altra corazzata, del giornale delle Banche. Dove non è impossibile trovare impeti di un laicismo diverso, meno conflittuale, a volte persino dolce, ma talora anche un tantino tronfio, al punto da arrivare a dire che la cittadinanza pubblica al cattolicesimo d’oggi l’hanno procurata loro, loro con alcuni cardinali. Ovvio. Della Chiesa di popolo, quella che fa corpo con i suoi vescovi tutti i giorni, nella buona e nella cattiva sorte, delle sue virtù e della sua resistenza, dei suoi laici feriali ma non irrilevanti, nulla, semplicemente non esistono. Capisci, noi non ci offendiamo, vogliamo così bene a preti, vescovi e cardinali che nulla ci turba. Stimiamo a tal punto quei luminari da perdonare certe civetterie. E però a tutto c’è un limite, anche all’indecenza. Rispettàteci per quello che siamo, attaccateci per nome se proprio dovete, e non correte subito – proprio voi – ad appellarvi ai signori cardinali, e alla Chiesa, anche quando non c’entra. Sarà un confronto più sano, più alla pari.

Che non è che non serva anche a voi e ai vostri giornali.

Perché vedi, la mia previsione è che basterà andare ancora un altro po’ oltre il segno che anche i più ingenui e autolesionisti tra i cattolici che vi acquistano e vi fanno grandi capiranno che no, non c’è una Chiesa all’attacco, ma siete voi a immaginarvela, e con una certa ossessione.

Ti saluto cordialmente.
Dino Boffo
postato da fabiotar alle ore febbraio 27, 2008 20:07 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 27 febbraio 2008

I centristi puntano al partito liberale dei cattolici

Dopo la rottura tra Berlusconi e Casini, gran parte della stampa nazionale ha dedicato commenti e analisi (più o meno condivisibili) sull’operazione di riaggregazione del centro che vede tra i principali attori proprio l’UDC di Casini e la Rosa Bianca del duo Pezzotta-Tabacci. È indubbio che a più di quattordici anni dallo scioglimento del partito dei cattolici per eccellenza (la Democrazia Cristiana), l’operazione centrista rappresenti un fatto politico significativo. Ciò che lascia quantomeno perplessi è però l’immagine caricaturale che si è cercato di dare all’idea di un centro moderato di matrice cattolica alternativo sia al Partito Democratico che al Popolo della Libertà. Ma chi l’ha detto che il partito di centro cui pensano Casini, Buttiglione e Tabacci debba necessariamente essere un partito fotocopia (e peraltro notevolmente più piccolo) della vecchia DC? Perché anziché ridicolizzare la sfida centrista riducendola ad una disinvolta operazione di ritorno al passato non si cerca di comprendere lo sforzo culturale ed ideologico su cui si fonda? Negli ultimi mesi sono nati due nuovi (pseudo) partiti: il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. È chiaro però che al di là delle operazioni di facciata, nello sforzo di semplificazione del quadro politico portato avanti tanto da Veltroni quanto da Berlusconi c’è un grande assente: la cultura e l’identità politica. Qualcuno dovrebbe infatti spiegarci quali sono i criteri ordinatori di natura politica ed ideologica su cui si fondano i due nuovi partiti, così come dovrebbero spiegarci come sia possibile che in una stessa lista siano presenti candidati espressione di forze politiche aventi visioni economiche e valoriali eterogenee e talora antitetiche. Cari dirigenti del PD e del PdL, per cambiare l’Italia (rialzarla, rilanciarla, che dir si voglia) serve un progetto politico fondato su una chiara e realmente condivisa visione dell’economia e della società, frutto di elaborazione e di confronto dialettico. Proprio ciò che sia a destra che a sinistra (o almeno nel PD) oggi manca clamorosamente. Torniamo da dove siamo partiti e cioè dalle analisi e dai commenti dei giornali di questi giorni su quello che potrà essere il “centro” cattolico cui pensano Casini e Tabacci. Se uno stimato editorialista del Corriere come Ernesto Galli della Loggia definisce quella centrista come una disinvolta operazione volta a “gettarsi il passato dietro le spalle e far finta che ciò che è successo non sia successo o non voglia dire nulla” (riferendosi chiaramente alla DC) vuol dire che i centristi devono seriamente investire risorse per spiegare all’opinione pubblica e non solo che, diversamente da PD e PdL, il partito dei cattolici può essere molto più di una lista elettorale o di un partito “soft”. L’opportunità storica di riaggregare le forze di centro presenti nel nostro panorama politico può non essere, come vorrebbero farci credere, un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana, a quel “centro” cioè dedito al consociativismo che purtroppo abbiamo conosciuto nel corso della prima repubblica. Sono ormai maturi i tempi per un’analisi critica dell’esperienza democristiana, per comprendere cioè, con obiettività e rigore, i pregi e limiti di una stagione che ormai non c’è più. Il tentativo di dar vita ad un nuovo partito dei cattolici potrà, infatti, avere successo solo se sarà in grado di far tesoro del bagaglio dei valori custoditi dalla tradizione democristiana e di affrontare i problemi nel nostro tempo con libertà di pensiero e curiosità intellettuale; perché è solo dalla rielaborazione critica della propria storia e da uno sforzo ricostruttivo che possono venire idee autenticamente “nuove”, destinate a durare nel tempo e ad appassionare gli animi e i cuori della gente. Il “centro” che immagino e su cui spero convergano tutti i cattolici impegnati in politica, è una forza che si rifà non tanto e non solo alla storia della Democrazia Cristiana, ma alla tradizione cattolica, a quella visione antropologica e sociale ancor’oggi straordinariamente attuale. Per questo, immagino un “centro” capace di richiamarsi con autorevolezza e credibilità all’identità ed alla tradizione cristiana e, sul terreno squisitamente politico, a quel popolarismo sturziano che ha mirabilmente coniugato l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa con la visione liberale dell’economia e della società. Un “centro” liberale di ispirazione cristiana frutto di una nuova stagione di impegno politico dei cattolici e ancorato a tre linee programmatiche e ideologiche: 1) liberalismo “pragmatico”, capace cioè di stare dalla parte dei più deboli e di esaltare l’iniziativa dei singoli e delle formazioni sociali; 2) difesa del ruolo pubblico della religione contro la deriva laicista e il nichilismo dei valori; 3) rilancio etico e morale del Paese attraverso una credibile opera di riequilibrio dei diritti e dei doveri e la selezione di una nuova classe dirigente capace di “fare testimonianza” e perciò di essere autorevole agli occhi della gente. Ecco ciò che serve al nostro Paese: una forza liberale capace di far sognare la gente non con improbabili promesse elettorali ma attraverso una visione veritiera, credibile e appassionata della realtà; capace di porre al centro dell’agenda politica il tema delle liberalizzazioni, della tutela dei consumatori e delle fasce più deboli promuovendo la libertà e la responsabilità; e capace, nello stesso tempo, di investire con decisione sulle persone, sulla loro cultura ed educazione, promuovendo il senso civico e la solidarietà, perché per rilanciare un Paese le riforme da sole non bastano. [Fabio G. Angelini - l'Occidentale]

postato da FrancescoDando alle ore febbraio 27, 2008 09:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica nazionale


martedì, 26 febbraio 2008

Documento fnomceo: aveva ragione Avvenire, ma nessuno l'ha detto

Quando la verità non va in pagina. E prevale l'ideologia

Il giallo delle due versioni del Corriere della sera • La Stampa oscura nel titolo la notizia contenuta nell’articolo: l’ammissione del presidente della Fnomceo sul voto inesistente • Anche Repubblica censura la precisazione sulla votazione • Il Secolo XIX non si accoda al gregge
di Umberto Folena

Tratto da Avvenire del 26 febbraio 2008

Sul caso della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, un giallo indiscutibilmente c’è.

Ma non è 'Il giallo del documento' (Corriere della sera) che, senza dubbio alcuno e per ammissione del presidente del Consiglio della Fnomceo, Amedeo Bianco, non è stato votato, esattamente come Avvenire ha scritto domenica.
Il giallo riguarda proprio il Corriere della sera. Che cos’è accaduto in via Solferino attorno alla mezzanotte di domenica? Nella prima edizione, in edicola in 'periferia' - noi abbiamo l’edizione siglata BO - il titolo del taglio basso a pagina 6 recita: 'Cei, critiche ai medici. La replica: testo votato'.
Votato? L’articolo di Margherita De Bac riporta la seguente frase di Bianco: 'Non c’è stato voto'. Più che un oscuro giallo, una limpida balla… Ma la seconda edizione, quella milanese e romana, cambia tutto: 'Il giallo del documento. 'Falso'. 'No, vero''. Cambia anche l’incipit dell’articolo. Nella seconda viene aggiunta l’espressione 'è giallo sul documento', che nella prima non c’era.
La vittima è la verità dei fatti e il giallo non riguarda né il documento né Avvenire, ma i quotidiani che riportano (quasi) tutti l’ammissione di Bianco, senza mai farne cenno in titoli e catenacci. Eppure era questa la notizia data da Avvenire. Invece ritroviamo il solito fritto e rifritto frasario bellico.
Titoli fotocopia: Repubblica: 'Aborto, l’offensiva dei vescovi'.
Unità: 'Avvenire accusa, rivolta dei medici'.
Messaggero: 'Aborto, la Cei attacca i medici'. Mattino: 'Aborto, i vescovi contro i medici' (in prima pagina: 'I vescovi bocciano i medici'). La Stampa compie un capolavoro.
Stana Amedeo Bianco, che premette: 'Mai detto che ci siano state votazioni'. Ma allora, ci chiediamo, quel testo affidato alle agenzie che valore ha?
'Sicuramente l’elaborato dà voce alla maggioranza'. Sicuramente, e perché?
Ecco, questa domanda a Bianco viene risparmiata.
Ma, nei titoli, di tutto ciò non c’è traccia. 'I vescovi: falso il testo sulla 194.
Replica dei medici: accusa offensiva e balzana'. Ora il termine 'falso' è di un medico presente al consiglio che si è ritrovato rappresentato da un documento da lui non votato, e 'falso' è che sia un testo attribuibile al Consiglio. E lo stesso Bianco ammette che non c’è stato voto. Tutto ciò sarebbe offensivo e balzano?
Non era difficile verificare la verità dei fatti. Bastava controllare le fonti. Lo fa soltanto il Secolo XIX che, almeno a pagina 3, non si accoda al gregge: 'Ordine dei medici, è giallo sull’aborto. I documenti ora sono due: uno difende la 194, l’altro non ne parla'. Il quotidiano genovese scrive correttamente che il secondo è stato votato, ma non diffuso tramite le agenzie; il primo era assieme ad altri 13, frutto del lavoro di altrettante commissioni, nella cartellina, non è stato sottoposto al voto, eppure è stato diffuso tramite le agenzie. Il secondo è intestato 'Documento conclusivo del consiglio nazionale della Fnomceo', il secondo 'Dr. Antonio Panti, Firenze'. Un lavoro come si deve, anche se, a dire il vero, il secondo fa assai più che 'difendere la 194'.
Formidabile Repubblica: censura l’ammissione di 'non voto' di Bianco e, prima di fornire dati e dichiarazioni opportunamente selezionati, elargisce la chiave di lettura: 'A non piacere ai vescovi - scrive Carmelo Lopapa - è intanto la difesa della 194 da parte dei medici'.
Ovvero: come piegare la verità dei fatti all’ideologi.

postato da fabiotar alle ore febbraio 26, 2008 14:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


domenica, 24 febbraio 2008

antropologia, chiarezza e dignità per i nostri voti

[...] È impossibile ignorare ad esempio la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito radicale. È impossibile ignorare quale sia l’antropologia di Umberto Veronesi. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Da visioni antropologiche 'riduzionistiche' (come quella radicale o come quella di Veronesi), derivano inevitabilmente ampie conseguenze sul piano delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono definiti 'eticamente sensibili' (dalla procreazione assistita all’eutanasia), ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi tra tutti quelli del matrimonio, della famiglia e delle adozioni. Non è l’identità confessionale che deve rilevare politicamente per l’elettore, ma l’antropologia di riferimento dei candidati e dei partiti. Non ci servono indicazioni tecniche o minuziose: ma l’esplicitazione di pochi e non equivoci principi di fondo. L’elettorato merita rispetto: perciò prima del voto dovrà essergli spiegata con la massima onestà che posizione assumerà ogni partito, quando verranno in discussione temi antropologicamente rilevanti. Anche i singoli candidati ovviamente meritano rispetto, purché però sappiano conquistarselo. Hanno un unico modo per farlo: dichiarare in modo limpido e chiaro i loro progetti politici e soprattutto come essi pensano di poterli promuovere nel contesto 'reale' del partito in cui militano.
  Alcuni dicono che la chiarezza fa perdere voti. Non so se sia vero; ma so che l’intenzionale rinuncia alla chiarezza fa perdere, e a volte definitivamente, la dignità.


[avvenire]

postato da fabiotar alle ore febbraio 24, 2008 21:31 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


domenica, 24 febbraio 2008

Il Programma di Ferrara

Il programma serio della lista pazza

Roma. I nostri candidati si impegnano a:

  1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.
  2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.
  3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
  4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
  7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
  8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
  9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
  10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
  11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
  12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.
postato da fabiotar alle ore febbraio 24, 2008 17:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


Chi sono

Utente: fabiotar


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder