Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
domenica, 30 marzo 2008

A scuola dall'anticristo

tratto da "IL Giornale"

Enrico Demme maestro elementare. Averne di maestri così, a meno di 1.400 euro al mese. Peccato che questo docente di scuola primaria - ma lui preferisce la vecchia dizione - si sia messo in testa un’idea davvero balzana, di questi tempi: crede che i suoi figli, e i suoi alunni, e i suoi simili, insomma gli uomini in generale, siano fatti a immagine e somiglianza di Dio, anziché delle scimmie. Cioè siano frutto della creazione, non dell’evoluzione. E, quel che è peggio, s’è pure messo a insegnarlo a scuola. Non l’ha spacciata come verità di fede. Ha solo esposto una teoria: la vita come esito di un Progetto intelligente anziché del Caso.

È andata come doveva andare: s’è rovinato la sua, di vita. Proteste delle famiglie. Ispezione ministeriale. Ipertensione arteriosa, sette mesi di malattia. Due visite fiscali domiciliari la settimana. Trasferimento per incompatibilità ambientale dalla scuola Giuseppe Garibaldi alla scuola Mario Mazza. Adesso Demme ha condensato la sua lunare esperienza in un dattiloscritto di 103 pagine che aspetta solo un editore. S’intitola A scuola dall’Anticristo. Cronache dell’orrore nella scuola elementare di Stato.

A scuola dall’Anticristo. Perché ha scelto questo titolo per il suo libro?
«Basta leggere lo studio Il mito della scuola unica di Charles Glenn. Nelle aule trionfa la mentalità massonica ottocentesca che concepiva la scuola di Stato quale strumento per sottrarre alla Chiesa la possibilità di educare le nuove generazioni. La Rivista della Massoneria lo scriveva nel 1879: “L’unico modo per abbattere la superstizione del sacramento della confessione è la scuola. La scuola è il cannone della battaglia morale”, e infatti oggi i miei scolari sono sospinti verso il paganesimo: anziché in Gesù credono nei Gormiti, personaggi di plastica che manifestano la loro divinità attraverso il potere sulla natura. Anche nella Cambogia di Pol Pot la pretesa di rifondare il mondo passava attraverso l’indottrinamento dei bambini, “lavagne bianche” da cui tenere lontana qualsiasi traccia di tradizione per potervi scrivere sopra a piacimento. “Chi controlla il passato, controlla il presente”, profetò George Orwell, quello del Grande Fratello e della Fattoria degli animali. La “lavagna” è quasi bianca anche in Italia e aggiungo, per esperienza personale: chi prova a riempirla di contenuti cristiani si attira grandi sventure. Lei pensi che sono stato convocato in curia dal responsabile diocesano dell’ufficio scuola. Teneva fra le mani la fotocopia di una mia dispensa di storia in cui dimostravo che Cristoforo Colombo era interessato all’evangelizzazione. Mi ha dato dell’integralista. Eppure era il pensiero di Papa Wojtyla. La scuola di Stato si mantiene neutra su tutto e così facendo serve i gruppi di potere. Una situazione ben fotografata in una scritta che don Luigi Giussani notò molti anni orsono sui muri di un liceo milanese: “Questa scuola puzza di niente”. Detta legge il relativismo. Speriamo non diventi veltronismo: ha ragione Tizio “ma anche” Caio».Il tempo delle ciliegie, libro di storia e geografia per le classi terze, insegna che «per dare una spiegazione alla loro esistenza» gli uomini si sono inventati «esseri superiori» e «accadimenti fantastici». In una parola si sono inventati Dio.
«Guardi che questi testi sono adottati persino nelle primarie che dipendono da istituti religiosi. In una di queste scuole hanno proiettato agli alunni un documentario sui primati che si concludeva così: “Oggi sono scimmie,mafra chissà quanti anni potrebbero diventare come te”. D’altronde Peter Singer, luminare della bioetica che insegna a Princeton, osannato da Time fra i 15 pensatori più importanti del mondo, sostiene che una scimmia vale più di un handicappato. Non a caso è il filosofo che ha invocato per i figli dell’uomo “un periodo di 28 giorni dopo la nascita prima che un infante possa essere accettato con gli stessi diritti degli altri”».

Come rimediare? 
«L’unico principio che deve valere è quello della sussidiarietà: il potere pubblico si limita a svolgere solo le attività che i privati non siano in grado di compiere. Bisogna farla finita con la scuola unica di Stato, restituire ai genitori la libertà di scegliere per i loro figli il tipo d’istruzione che ritengono giusta. I bambini stanno più tempo in aula che gli operai in fabbrica: 40 ore settimanali. Solo a Sparta rimanevano così a lungo lontano da casa».
postato da fabiotar alle ore marzo 30, 2008 22:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 26 marzo 2008

a proposito di ideologia di genere

«quando mia figlia nascerà io sarò il padre»

Era una donna, ora è un trans "incinto"

Dall'Oregon l'incredibile storia di Thomas Beatie, transgender al quinto mese di gravidanza

 

Thomas Beatie (da The Advocate)
OREGON (Stati Uniti) - L'incredibile storia che arriva dagli Stati Uniti ricorda vagamente il film «I gemelli» con Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito, dove il primo rimane "incinto" a causa di un eccezionale quanto fantascientifico esperimento di fecondazione artificiale. Thomas Beatie dell'Oregon è però un transessuale, ora al quinto mese di gravidanza, e sarà il primo uomo a partorire, scrive la stampa Usa.

FOTO COL PANCIONE - Thomas Beatie, che un tempo era una donna, è apparso sull'ultimo numero di The Advocate, magazine americano rivolto soprattutto ai lettori gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Nell'articolo Beatie descrive la sua particolare situazione e una foto lo ritrae col pancione alla sua ventiduesima settimana di gravidanza. Per cambiare sesso anni fa Beatie si sottopose ad un intervento di rimozione del seno e alla terapia ormonale con iniezioni di testosterone. Non ha però voluto far asportare gli organi femminili e qualche mese fa ha voluto sospendere le sue iniezioni bimensili decidendo così di fatto di rimanere "incinto". «La sterilizzazione non è un requisito fondamentale per la riassegnazione del sesso, così ho deciso di preservare il mio diritto a procreare», spiega. Una scelta derivata dal fatto che Nancy, la compagna di Thomas da 10 anni, non sarebbe stata in grado di portare a buon fine una gravidanza tanto desiderata, a causa di una grave endometriosi che l'aveva colpita in giovane età.

«LA GRAVIDANZA? È UNA SENSAZIONE INCREDIBILE» - Oggi la coppia piuttosto che adottare un bambino ha deciso di concepirne uno: «Sono transgender, legalmente uomo e sposato con Nancy», dichiara Thomas, dalle pagine della rivista americana. E la voglia di un bambino è stata più forte di tutti gli ostacoli che gli si sono presentati davanti: «Quando abbiamo deciso di avere un figlio, i nostri familiari sono rimasti choccati mentre molti medici ci hanno respinto. Per i vicini eravamo una coppia normale, ora non lo siamo più», dice, sostenendo che «desiderare un figlio non è una prerogativa femminile, ma fa parte dell'essere umano». Poi, un anno fa, con l'aiuto di un'inseminazione domestica (la gravidanza è stata resa possibile grazie ad una banca del seme, presso la quale la coppia ha acquistato alcune fialette di sperma) ecco reso possibile quello che per molti sembrava impossibile: «La gravidanza è una sensazione incredibile. Nonostante la mia pancia cresca giorno dopo giorno, io mi sento uomo e quando mia figlia nascerà, io sarò il padre e Nancy la madre». Il lieto evento è previsto per il mese di luglio.

postato da suorroberta alle ore marzo 26, 2008 11:53 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: famiglia


mercoledì, 26 marzo 2008

PER MAGDI UNA GIOIA DISCRETA CHE SA TREMARE

QUEL BATTESIMO A 55 ANNI

Caro Magdi, la notizia del tuo battesimo ci ha reso contenti. Di una gioia senza smarginature, una gioia esatta se co­sì si può dire, senza fronzoli. Una gioia per la tua persona, per la tua vi­ta di Magdi, per la tua vita di padre, di giornalista, e di compagno nella vita di Valentina. Per la tua vita pri­ma ancora che per ciò che essa, inevitabilmente, rappresenta. Una gioia raccolta, annidata, radicale, come per la vita singolare, unica, irripeti­bile di tanti che come te l’altra not­te, in ogni chiesa del mondo, hanno accolto il battesimo. Perché dinanzi a un battesimo si re­sta un po’ come senza parole. Come una cosa grande e misteriosa. Come a uno spettacolo della natura, anzi come a qualcosa di più grande an­cora che le cascate del Niagara, o dei vulcani del Nicaragua. E allora, se chi lo ha ricevuto è pic­colo, è un bambino, si può parlare d’altro. Si può sviare il discorso. E ma­gari le mamme parlano tra loro dei vestitini, della crescita. E i padri, che in genere sono più impacciati, stan­no in un angolo a fumare, a scambiarsi mezze parole sul lavoro, sul campionato. Ma se è un uomo di cin­quantacinque anni, un professioni­sta affermato, uno che insomma fa­cendo la scelta di farsi battezzare sce­glie di dire: la mia vita è cambiata; ecco, davanti a un uomo che cambia si resta un po’ senza parole. Se fosse che cambia vita a causa dei debiti, o di una donna, o magari per­ché cambia città, lavoro, si saprebbe cosa dire. Si sprecherebbero com­menti sul lavoro, sulle donne, e sui cambi della sorte. Si farebbero dei di­scorsi, delle chiacchiere, dei pette­golezzi. Ma se cambia vita perché si battezza, perché diviene cristiano e cattolico, ecco, non si sa bene cosa di­re. Intendo noi che già eravamo bat­tezzati. E coscienti per fortuna di co­sa è un battesimo. Noi che sappiamo che non è una formalità si resta un po’ senza parole. Mentre forse mol­ti, i quali pensano che il battesimo sia un atto formale, o coloro che non sanno più cosa è, ecco magari avranno da ridire. Qualche commen­to acido lo abbiamo già sentito. Ma tra noi, tra quelli che eravamo dentro al battesimo, peccatori e bat­tezzati, noi che sappiamo cosa è il battesimo e cosa è il peccato, un silenzio è sceso. Per te, per la tua vita di Magdi, per la tua e per la vita dei tanti che l’altra notte hanno fatto questa scelta. Un silenzio dove si fa largo un sorriso. Dove si fa largo quel­la specie di gioia che risponde. Quel­la che è nel cuore la risposta all’in­contro con un segno di speranza. U­na gioia radicale, esatta, senza fron­zoli. Una gioia dura, senza inutili sdolcinature. Senza enfasi. Come il motivo del tuo cambiamento è sta­to, lo hai scritto tu, in una serie di in­contri senza enfasi. Una strada. Non un colpo di scena. Non uno squillo di trombe. Ma una meditazione perso­nale dentro al fiorire di amicizie. Ci sono stati, certo, fatti eccezionali – in una vita come la tua, e in un’e­poca come questa, sono inevitabili – ma c’è stata soprattutto la lettura an­che di tali fatti eccezionali dentro u­na normalità di amicizie. Il fatto di speranza del tuo battesimo vale in­nanzitutto per te, per Valentina e per tuo figlio, il piccolo grande Davide. Di questo siamo ammutoliti e con­tenti. Come una gioia discreta, che sa tremare. E vale anche per coloro che da islamici si stanno converten­do al cristianesimo. Qui e in tutto il mondo. Vale per i cristiani che spes­so somigliano ai tiepidi che Dio vo­miterà dalla bocca, come dice la Bib­bia. E vale per tutti gli uomini che vo­gliono prendere sul serio il proprio destino, e vedono un uomo farlo sen­za paura. DAVIDE RONDONI - Avvenire

la stupenda lettera di Magdi Cristiano Allam in versione integrale: clicca qui

postato da FrancescoDando alle ore marzo 26, 2008 11:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: chiesa, storia vera


lunedì, 24 marzo 2008



postato da GLOVAGLIO alle ore marzo 24, 2008 16:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 22 marzo 2008

C’è chi vuole Gesù ma senza la croce

 

Alla VII stazione Gesù è caricato della croce, lo scandaloso «simbolo del cristianesimo». «Ci sono atei coraggiosi – annota Zen – che sono pron ti a sacrificarsi per la rivoluzione: sono disposti ad abbracciare la cro ce, ma senza Gesù. Fra i cristiani vi son atei di fatto che vogliono Gesù, ma sen za la croce. Senza Gesù la croce è insopportabile e senza la croce non si può pretendere di essere con Gesù». E sale la preghiera: «Concedi a noi di accogliere almeno il tuo invito a portare la croce dietro di te. Tu hai preparato una croce su misura per ciascuno di noi», scrive Zen additando l’immagine di Giovanni Paolo II che sale la «Collina delle croci» in Lituania. D’altronde: è sul Calvario più che sul Tabor che Cristo rivela il «vero volto» di Dio, «volto di un amore che si è spinto fino alla fine» (X stazione: Gesù è crocifisso). E se «per Gesù non c’è amore più grande di quello di dare la vita per l’amico», «i martiri danno la più alta testimonianza del loro amore» perché «non si vergognano del loro mae stro davanti agli uomini» (XIII stazione: Gesù muore sulla croce). 
  Per questo, però, bisogna affidarsi senza riserve al Padre. Anche quando l’attesa è lunga e disperante, come per Maria e gli apostoli fra la morte di Gesù e la resurrezione. «Abbiamo noi ragione ad a vere fretta e pretendere di vedere subito la vittoria della Chiesa? Non è forse la nostra vittoria che siamo ansiosi di vedere? Signo re, rendici perseveranti nello stare accanto alla Chiesa del silenzio e nell’accettare di scomparire e morire come il chicco di grano» (XIV stazione:
 Gesù deposto dalla croce nel sepolcro). (L.Ros.)

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mercoledì, 19 marzo 2008

Il Consiglio d’Europa: l’aborto sia più facile


Proposta-choc da Strasburgo: gli Stati membri devono garantire alle donne l'effettivo esercizio del diritto

Tratto da Avvenire del 19 marzo 2008

ROMA. Come se non bastasse la strage di innocenti che annualmente si consuma nel Vecchio continente, tra meno di un mese il Consiglio d’Europa si pronuncerà su un un rapporto della commissione pari opportunità dell’assemblea (Pace...sigh), per promuovere un’ulteriore diffusione dell’aborto, consentendolo nei Paesi in cui non è possibile, e facilitandolo in quelli dove è legale, ma in cui le condizioni non sarebbero tali da garantire alle donne l’effettivo esercizio di questo diritto.

Una bozza di risoluzione approvata ad ampia maggioranza dalla commissione si pronuncia infatti in tal senso. «Proibire l’aborto – si legge nel documento – non ne comporta una riduzione nel numero, ma al contrario spinge a utilizzare metodi clandestini, che sono più traumatici e più pericolosi». La proposta di risoluzione invita i Paesi membri a garantire alle donne l’esercizio effettivo del loro diritto ad abortire, eliminando tutte quelle restrizione che non permetterebbero un’interruzione clinica della gravidanza in appropriate condizioni mediche e psicologiche. «L’aborto su richiesta – è scritto nel documento – in teoria è possibile in tutti gli stati membri del Consiglio d’Europa, con le sole eccezioni di Irlanda, Malta, Andorra e Polonia; tuttavia anche nei Paesi dove l’aborto è legale, le condizioni non sono tali da garantire alle donne l’effettivo esercizio di questo diritto».

Secondo il testo della commissione pari opportunità numerosi sarebbero gli ostacoli che si frappongono tra le donne e la loro scelta: la mancanza di dottori disposti a praticare l’aborto, i ripetuti consulti medici richiesti, i lunghi tempi di attesa, il periodo di tempo concesso per poter cambiare idea o la mancanza di un’adeguata copertura finanziaria. Il documento sottolinea, infine, bontà sua, che l’aborto non è «un metodo di pianificazione familiare» e deve essere evitato nei limiti del possibile attraverso la prevenzione: ridurre i prezzi dei contraccettivi e introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. Il rapporto sarà discusso in seno alla plenaria dall’assemblea a Strasburgo dal 14 al 18 aprile.

Chiaro l'intento Malthusiano che anima i palazzi del Consiglio d'Europa: l'urgenza è la depopulation o spopolamento, insomma  siamo in troppi e ogni mezzo per limitare la crescita di quella "metastasi" che è l'umanità  è lecito. In Africa  e Asia dove non si può arginare la natalità lo scopo deve essere raggiunto con carestie e malattie (vedi aids, ebola e tra poco aviaria), nell'Occidente  lo scopo si deve raggiungere con il diritto all'aborto come terapia della "malattia" gravidanza, l'uso massiccio di anticoncezionali, la promozione di una sessualità infeconda (in primis l'omosessualità) e la somministrazione obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado di questa mentalità.
postato da fabiotar alle ore marzo 19, 2008 15:57 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 18 marzo 2008

La folla

 da berlicche

 

E' tardissimo quando finalmente riesco a sedermi sul divano. Accendo la TV, c'è il telegiornale della notte. Una manifestazione "spontanea" viene commentata da un giornalista evidentemente simpatetico. Alcune donne sfilano, urlano, issano cartelli. Gridano di avere diritti, minacciano, protestano. Alcune spingono dei poliziotti a loro volta spinti da dietro da un nugolo di fotografi.

Ad un tratto, però, succede qualcosa di strano. La folla comincia a correre via, prima le donne, poi dietro la polizia e quindi i fotografi che continuano a scattare come ossessi.
La strada rimane vuota, completamente vuota. Non si vede più nessuno.
Poi, un movimento. La telecamera inquadra.
E' una folla che s'avanza, molto ma molto più grande di quella di prima. Strabocca dalle vie laterali, riempie il viale alberato fino dove l'occhio giunge. Si muove silenziosamente, lenta, senza un suono. Sono bambini.
Bambini piccolissimi. Non potrebbero camminare con quelle gambette sottili, eppure lo fanno. I più grandi sono alti forse venti centimetri, tutti gli altri meno. Portano in braccio manciate di quelli che sembrano pescetti, bottoncini rossi. Tutti sono coperti di sangue.
Avanzano, avanzano. Sotto i miei occhi cominciano a cambiare. Si allungano, crescono. Lasciano cadere in terra i bottoncini che diventano pescetti e poi assumono anch'essi forma umana, alzandosi su esili arti. Adesso sono come neonati, e nel giro di qualche istante sembrano avere un anno, poi cinque, sono già ragazzi. Parecchi hanno gli occhi allungati e un sorriso dolcissimo. Alcuni si appoggiano gli uni agli altri, storti, continuando a sfilare come un fiume che non finisce mai. Ma in maggioranza sembrano solo infinitamente tristi mentre camminano senza voce.
La ripresa si avvicina, e una figura tra quella folla si ferma. Viene inquadrata in primo piano.
Compare un microfono, si ode la voce dell'intervistatore: "Diteci cosa volete. Volete aiuto?"
La ragazza è pallida, con i capelli lunghi e gli occhi scuri, e parla rivolta alla telecamera.
"Un aiuto sarebbe servito, ma non ci è stato dato."
"Volete vendetta?"
"E che vendetta potremmo volere dalle nostre madri? Di loro abbiamo pietà: noi ormai siamo oltre la sofferenza, ma loro no."
"Volete giustizia?"
"E che giustizia umana potrebbe mai esserci per noi? E chi potrebbe giudicare?"
"E allora, diteci, cosa volete? Cosa volete?"

Mi sveglio di colpo. La schiena mi fa un po' male, e il telegiornale è finito da un pezzo. Mi sono addormentato. E' proprio ora di andare a letto.
Mentre spengo la TV mi echeggia ancora in testa l'ultima frase del mio sogno, la risposta alla domanda finale.
"Volevamo solo crescere amati. Ma per questo ormai è tardi."

postato da fabiotar alle ore marzo 18, 2008 12:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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