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venerdì, 30 maggio 2008
Prima impediscono ad un uomo pacifico di parlare, poi decidono quale deve essere l'argomento delle lezioni e la materia dei convegni che eventualmente, solo dopo il loro permesso, possono realizzarsi, adesso sequestrano il Preside, minacciano la sua famiglia e gli ordinano di dimettersi...
ecco questi sarebbero gli ANTIFASCISTI
È ai blocchi di partenza la terza edizione del “GPII&Friends”, la manifestazione annuale dell’Oratorio Giovanni Paolo II (GPII) delle parrocchie di Prepo, Ponte della Pietra e San Faustino in Perugia, lungo la via Settevalli. L’Oratorio, che ha circa 600 iscritti per la maggior parte adolescenti e giovani, è una realtà presente in maniera capillare in un territorio multiculturale e multireligioso, con i problemi comuni ad altre zone periferiche e in espansione demografica della città, quali la sicurezza e il degrado. «Il GPII è così un luogo per l’integrazione, per l’incontro, una casa comune aperta a tutti, non solo giovani – spiegano gli animatori –, un luogo dove svolgere attività varie (sport, musica, teatro), ma anche uno spazio dove privilegiare il tempo del semplice “stare insieme”». Coordinato da un professionista, Simone Biagioli, l’oratorio è aperto tutto l’anno e tutti i giorni, e a fine maggio si presenta “a festa” per presentare il lavoro svolto durante l’anno pastorale, appena prima di iniziare il centro estivo (circa 100 bambini a settimana) e i campi estivi con circa (in tutto) 250 adolescenti serviti da altrettanti giovani e adulti. Il “GPII&Friends” inizia nel pomeriggio di sabato 31 maggio a Ponte della Pietra presso il “Centro La Piroga”, nel cuore del “Quartiere PEEP” con un pomeriggio dedicato alle band musicali: molte e di soli giovanissimi che si esibiranno fino a sera quanto il testimone passerà ai giovani del “Laboratorio teatrale”, che presenteranno lo spettacolo “La vita è sogno”. Domenica 1 giugno la festa si sposta alla sede dell’Oratorio, a Prepo, dove si svolgeranno i saggi dei “Laboratori di musica, ginnastica e sport” e si mangerà insieme. Lunedì 2 giugno, infine, “Oh che bel castello”, gita a Titignano di Todi.
di Flavio Felice e Fabio G. Angelini - www.tocqueville-acton.org
Lettera aperta al leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini
per quanti, come qualcuno ieri, mi domandate circa lo scopo che possa avere ancora l'esistenza di un partito (e di un costituendo nuovo partito) intermedio ai due maggiori in uno schema tendenzialmente bipolare, almeno per ora, e circa il futuro un po' più prossimo dell'immediato, ovvero lo scenario post-berlusconiano, che, pur augurandogli lunga vita, ritengo personalmente interessante data la mia giovane età. ecco, per chi di voi ha tempo, in questa lettera trovate molte delle considerazioni che mi frullano nel cervello in questo periodo. un abbraccio a tutti! Francesco
giovedì, 29 maggio 2008
DOMANDA
"Non sarebbe più utile impiegare preti, frati e suore in servizi sociali che gratificherebbero il loro spirito assai più di quanto non faccia la banale osservanza rituale? So bene che la chiesa non può tollerare che gli esseri umani scelgano liberamente ciò che assicurerebbe loro la serenità e la felicità; e considera simili circostanze come oggetto di dottrina e verifica di obbedienza. Ma chi non crede avrà il diritto di opinare che c’è qualcosa di dogmaticamente mostruoso in queste imposizioni".
(Tratto da "La Chiesa che vorremmo" di Carlo Bernardini, su L'Unità)
RISPOSTA
La ringrazio del gentile pensiero, ma vorrei farle notare che "suora" non significa "cerebrolesa". Quando sono diventata suora, essendo capace di intendere e volere, e incidentalmente anche di laurearmi in filosofia, sapevo dell'esistenza degli assistenti sociali. E ho deciso di diventare suora e non assistente sociale. Ci sarà un qualche motivo?
La pregherei di non interessarsi di ciò che gratifica il mio spirito, così come a me non interessa assolutamente niente di ciò che gratifica il suo. Scrivo forse io a qualsivoglia giornale per suggerire a lei cosa fare invece di studiare la fisica? Le ho forse mai scritto di occuparsi dei bambini del Burkina Faso invece che del sincrotrone?
Il passo successivo dell'"Impiegare preti, frati e suore in servizi sociali" è forse quello di farglielo fare in appositi campi con scritto sulla porta "Il lavoro rende liberi"?
Gli aulici illuministi, che ci hanno insegnato a venerare, strappavano le suore di clausura dai loro conventi e, poichè le poverine non potevano giustamente essere felici, private dell'esperienza della sessualità, le violentavano... Meno male che lei desidera gratificare solo il nostro spirito.
La mia osservanza rituale sarà pure banale per lei, ma guarda caso è ciò che ho liberamente scelto. Lei osserva il suo sincrotrone e io il mio rituale. Io faccio forse obiezione al fatto che lei osserva il suo sincrotrone? Certo lei potrebbe dirmi che la sua scienza ha prodotto conoscenza... e io le rispondo che magari la mia preghiera ha salvato il mondo, ma anche non l'avesse fatto ha reso felice me. Cosa che il suo sincrotrone non è capace di fare.
Onorevole professore, per favore, lasci che ciascuno decida cosa fare della propria vita: so come spendere la mia esistenza anche senza di lei. Senza offesa. Si chiama libertà, si chiama democrazia. Il mondo è pieno di gente che, se fosse il padrone del mondo, sistemerebbe ogni cosa (specialmente sui taxi o dai parrucchieri) e direbbe a tutti che cosa devono fare: la chiamano dittatura.
(una suora con le palle...e non è wladimir Luxuria)
mercoledì, 28 maggio 2008
Proprio mentre l'ultimo MicroMega (n. 3) era tutto dedicato ai «nemici di Darwin [che] non finiscono mai», due tra le più importanti riviste scientifiche internazionali, Nature e Genome Research, pubblicavano un saggio (ripreso sinteticamente da Repubblica venerdì 9 e dal Corriere della sera domenica 11), in cui alcuni ricercatori dimostravano che l'ornitorinco (strano mammifero australiano semiacquatico, palmato, potentemente velenoso, con il becco, che depone uova, ma poi allatta i piccoli pur non avendo mammelle e che ha una temperatura corporea piuttosto bassa: si potrebbe dire metà rettile, metà uccello e metà mammifero) possiede anche una quarta metà. che lo imparenta lontanamente (170 milioni di anni) con l'uomo. Da ciò, Massimo Piattelli Parlmarini (docente di scienze cognitive al San Raffaele di Milano e altrove) deduce e spiega che «l'orni-torinco sconfigge Darwin uno a zero» e «mette in crisi l'evoluzionismo». Dieci giorni dopo arriva sul Corriere la replica di un esperto di biologia evoluzionista, Giorgio Bertorelle: forse Darwin è salvo. Vedremo se MicroMega avrà qualcosa da dire, ma ecco, nel citato n. 3, una perla di Edoardo Boncinelli, noto genetista e biologo molecolare: «Il punto è che la natura non ragiona con la nostra testa e l'evoluzionismo, come tutte le grandi rivoluzioni scientifiche, mal si adatta al nostro modo di vedere e di pensare». Se è così, il contrasto non sarebbe tra scienza e fede o tra fede e ragione, come dicono i razionalisti evoluzionisti, ma tra scienza e ragione. Che il razionalismo non sappia evoluzionarsi?
Sono «centomila in Italia» i «figli dei gay» e pare siano tra i più felici del mondo. Così fa intendere il Corriere della sera (lunedì 5), in due intere pagine di omologazione dell'omosessualità. Oltre alla «genitorialità», che, in stile zapateriano, sostituisce paternità e maternità, il Corriere lancia altre nuove parole di antilingua come «co-genitorialità», «genitore sociale», «famiglie arcobaleno» (che io direi "mono", anzi "omocolore"). Insomma, «le famiglie omogenitoriali vivono meglio il quotidiano». Infatti «decine e decine di studi, fatti all'estero, dimostrano che non ci sono problemi» per lo sviluppo del bambino, anzi «una famiglia omosessuale è in grado di far crescere un bambino al meglio». Infatti «i figli degli omosessuali sono più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, portati ad essere meno conformisti». Per esempio, le bambine «sono molto androgine», cioè «più propense a entrare in campi tradizionalmente maschili» e i maschietti «hanno una propensione molto forte all'accudimento». Problemini, forse, tra i quali, però, è anche quello che loro non sanno se sono maschi o femmine. Spiega la psicologa americana Elizabeth O'Connor: «Penso che sia tutt'altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».
«Difendo la laicità dello Stato»
Nel pluralismo c'è anche la garanzia più forte della libertà della Chiesa
Caro direttore,
non può che essere motivo di soddisfazione per noi organizzatori, con la Fondazione Italianieuropei, del corso estivo di formazione dedicato a «Religione e democrazia», che i temi sollevati nella tre-giorni cilentana abbiano suscitato interesse, dibattito e prese di posizione nel mondo politico e intellettuale.
Desta tuttavia un qualche stupore la perentorietà dei commenti da parte di chi non ha potuto valutare che spezzoni, frammenti o frasi separate da ogni contesto senza potere più approfonditamente valutare un confronto che ha impegnato un gruppo di intellettuali tra i più prestigiosi, italiani e stranieri. Non un raduno anticlericale, dunque, o una riunione di nostalgici, ma un confronto che ha coinvolto, di fronte a una platea attenta di giovani, personalità di diversa cultura, molti cattolici tra i quali il presidente dell'Associazione teologica italiana. Vorrei ricordare che, nel dibattito contemporaneo, vengono proprio dall'interno del mondo cattolico le espressioni più inquiete e preoccupate per una possibile commistione tra fede e politica, tra religione e potere. Ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo «Contro l'etica della verità»: «La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l'occasione di una rivincita con un aspetto costitutivo del "mondo moderno", la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha sempre desiderato e aspettato.
I nostri procacciatori di identità sono i nuovi teologi politici. Essi, in mancanza di chiese d'altro genere — ideologie forti e globali, filosofie della storia, promesse messianiche —, si rivolgono a quella che pare loro l'odierna depositaria di valori identitari utili alla loro battaglia, la Chiesa cattolica, e le offrono un'alleanza. È la grande tentazione del nostro tempo, una delle tre tentazioni sataniche di Gesù di Nazareth nel deserto, la tentazione del potere». Nella stessa lezione di padre Coda vi è stata una forte riproposizione di una visione post conciliare dell'impegno pubblico dei cattolici, «sale e lievito» all'interno di una società pluralistica, in contrapposizione a una ben presente tentazione egemonica. Questo nodo del rapporto tra religione e potere non è certo un tema nuovo. Ha assunto una rinnovata centralità nel confronto culturale e politico proprio di questo tempo a seguito della crisi delle società occidentali di fronte ai mutamenti rapidi e sconvolgenti e alle drammatiche sfide legate alla globalizzazione. C'è una nuova destra politica e intellettuale che si volge ai valori religiosi della tradizione giudaico-cristiana come condizione perché l'Occidente ritrovi l'orgoglio di una propria identità nella sfida o persino nel conflitto con altre civiltà, con altri mondi.
Vi sono molte testimonianze di questa sovrapposizione crescente fra discorso politico e valori religiosi. Tzvetan Todorov ci ha offerto una acuta analisi critica di una testo esemplare di Nicolas Sarkozy sulla religione cristiana come fondamento della convivenza nella laicissima Francia. O, per venire a una fonte più vicina a noi, nel brillante saggio di Giulio Tremonti «La paura e la speranza» si legge «la tradizione religiosa può compensare il vuoto di valori delle nostre democrazie …». E ancora «per identificare i valori serve un'anima, per difendere i valori serve il potere politico». Davvero, allora, come è stato scritto, lo stato laico secolarizzato prigioniero ormai del relativismo etico ha bisogno di un fondamento religioso per giustificare se stesso? Questo interrogativo posto da un grande giurista tedesco molti anni fa è evocato da un più recente dialogo tra Joseph Ratzinger e Jürgen Habermas. È lo stesso futuro Pontefice a cogliere il rischio di una aporia: «Se lo Stato accetta il fondamento religioso — egli scrive — smette di essere pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi». Non mi ha mai convinto il dibattito sul cosiddetto relativismo etico. Continuo a pensare che la nostra convivenza poggia su un insieme di valori morali (pace, tolleranza, pluralismo, libertà, solidarietà sociale…), di diritti riconosciuti e di norme giuridiche che hanno la loro genesi nella storia e nella civiltà europee; che comprendono anche la tradizione giudaico-cristiana, ma non si riducono a questa. Solo il riconoscimento di questo pluralismo può fondare la laicità dello Stato e liberare la responsabilità della politica.
Nel pluralismo c'è anche la garanzia più forte della libertà della Chiesa: libertà di parlare all'insieme delle nostre società e non solo di una parte; libertà di sprigionare la carica di universalità del messaggio cristiano che non può ridursi a «ideologia dell'Occidente ». Non a caso nella mia conferenza non ho rivolto accuse alla Chiesa (così come risulta chiaro dalla cronaca del Corriere) ma l'invito a non cadere nella tentazione di un patto con il potere politico, di una commistione tra politica e fede, tra norma giuridica e convinzione etica-religiosa. Un invito, non un'accusa. L'invito di un laico che crede nella laicità della politica, ma che è nello stesso tempo ben consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell'agire politico.
Sono stato accusato di parlare come se ci fosse sempre il Pci. Si potrebbe discutere a lungo del rapporto che fu sempre intenso e rispettoso tra il Pci e il mondo cattolico. Ma sinceramente il Pci non c'entra niente con questa riflessione. Semmai, in materia di difesa della laicità dello Stato, nel nostro seminario sono stati ricordati alcuni momenti cruciali della storia della Dc. Penso alla fermezza e anche alla sofferenza personale con cui Alcide De Gasperi seppe difendere dalle pressioni ecclesiastiche la scelta antifascista della Dc (Andrea Riccardi ci ha ricordato la pagina straordinaria delle elezioni romane) e la collaborazione con i partiti laici contro l'idea di un monopolio cattolico del potere. Penso alla testimonianza di Aldo Moro che rivolgendosi al consiglio nazionale della Dc all'indomani del referendum sul divorzio diceva: «Settori dell'opinione pubblica sono ora ben più netti nel richiedere che nessuna forzatura sia fatta con lo strumento della legge, con l'autorità del potere al modo comune di intendere e disciplinare in alcuni punti sensibili i rapporti umani. Di questa circostanza non si può non tener conto perché essa tocca ormai profondamente la vita democratica del nostro Paese, consigliando talvolta di realizzare la difesa di principi e di valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». Una grande lezione di laicità da parte di un leader politico cattolico che rispetta appunto il fatto che lo Stato è di tutti e che il potere non può essere posto al servizio delle convinzioni pure nobili di una parte. Resto convinto che anche di fronte ai delicati problemi di oggi che toccano, di fronte ai progressi della scienza e delle tecniche, i temi della vita e della dignità umana, resti tuttavia valida la visione dello Stato testimoniata da Aldo Moro. E spero davvero che questo sia un patrimonio comune di quanti si sono uniti nel Partito democratico.
martedì, 27 maggio 2008
Verona, 26 Maggio 2008
METTIAMO INSIEME ALCUNI TASSELLI
E IDENTIFICHIAMO IL PROBLEMA
Stefano Fontana
Direttore dell’Osservatorio Van Thuan
Guardiamoci intorno, mettiamo insieme alcuni tasselli e identifichiamo il problema.
La legislazione inglese prova ad aprire le porte agli ibridi uomo-animale. Non servono a niente. Si sostiene che sono utili per produrre cellule staminali embrionali per la ricerca e per la cura di gravi malattie, ma la scienza dice che le staminali embrionali sono pericolose per la sostituzione dei tessuti e che sia le cure che la ricerca possono avvalersi delle staminali adulte che, dopo le recenti scoperte, possono anche essere fatte regredire allo stato polipotente delle embrionali (le famose staminali “etiche”). Non importa, il primo ministro inglese tira diritto e gli scienziati appoggiano, in contrasto con quanto dice la scienza stessa ed in ossequio ad una generica e totemica libertà di ricerca.
Nella stessa Inghilterra le femmine omosessuali, mediante lo sperma di donatore anonimo, potranno generare da sole un figlio senza il papà, la parola “dad” sta per estinguersi e la famiglia non è più il luogo ove accogliere una nuova vita.
Sempre in Inghilterra il parlamento ha confermato il limite di 24 settimana per poter accedere all’aborto legale. E’ un limite disumano di una legge disumana: oggi le tecniche permettono di salvare dei bambini nati prematuramente anche a 22 settimane.
Spostiamo lo sguardo ad oriente. Il parlamento coreano permette alle donne di vendere dietro compenso i loro ovociti per la fecondazione in vitro, anche allo scopo di produrre embrioni per la ricerca. E’ un evidente mercimonio di ovuli femminili, è una violenza ai dignità della donna, è una incentivazione alle donne povere a vendere il loro corpo, è un invito a sacrificare embrioni umani.
In Italia il ministro della salute del precedente governo dimissionario, pochi giorni prima della sua scadenza, ha emanato le Linee Guida della legge sulla fecondazione assistita, permettendo l’indagine preimpianto degli embrioni umani non solo osservativa ma anche invasiva. A parte il danno che può derivare all’embrione, è chiaro che tale diagnosi incrementa la selezione preimpianto per motivi di eugenetica, purtroppo di fatto già largamente in uso nella forma della selezione prenatale.
In Canada – tranne che nello Stato del Quebec – verrà venduta liberamente la pillola del giorno dopo. Il Canada si aggiunge così a Norvegia, Olanda, Svezia e India. Guarda caso, la liberalizzazione è stata voluta dalla National Association of Pharmacy Regulatory Authorities, ossia da chi vende la pillola. Negli ultimi tre anni sono state vendute ben 640 mila pillole.
Paradossalmente, ma non troppo, mentre accade tutto questo, la Commissione di etica biotecnologica della Confederazione svizzera ha emanato un documento dal titolo “La dignità degli esseri viventi e in particolar modo delle piante” che ha sancito diritti positivi per le piante. In Svizzera, nel frattempo, è in vigore l’aborto legale e l’eutanasia.
Contemporaneamente l’Instituto de Politica Familiar di Madrid segnala nel suo Rapporto annuale 2008 sull’evoluzione della famiglia in Europa il calo demografico del continente e l’aumento degli aborti, mentre una esponente dell’Istituto denuncia ad un convegno internazionale in Quatar che l’inverno demografico è ormai un fenomeno globale.
Insomma, non c’è dubbio in cosa consista la battaglia in atto e quale sia il terreno del contendere. La difesa della vita e della dignità della persona nel campo delle biotecnologie è ormai una battaglia globale. In molti hanno ricordato e ricordano La Humanae vitae di Paolo VI, di cui si va celebrando in tutto il mondo il 40mo anniversario, lo aveva previsto: la tecnica avrebbe assunto il sopravvento, in totale dispregio della legge naturale. Se questa è la battaglia, bisogna riconoscere che solo la Chiesa cattolica è costantemente in prima linea, guidata in ogni parte del mondo dai loro pastori. E’ una riprova che la “vera religione” è anche quella che difende fino in fondo e in modo completo la dignità della persona? Non si possono però non notare anche molte defezioni. Come mai questi temi non appaiono mai sulle riviste di Organizzazioni missionarie e di impegno solidale per i poveri, giustamente solleciti per altre forme di sfruttamento e ingiustizia?
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