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mercoledì, 30 luglio 2008
"Prete/sti"? Ce l'hanno coi preti. Prima quelli psichiatrici. Domenica ("Liberazione", p. 1) titolo bifronte: "Il governo demonizza i migranti e il Vaticano benedice l'emergenza". Ti informi sui documenti e trovi che la seconda parte è da manicomio! Ci sono poi i prete/sti da ostilità congenita. Sul "Manifesto" (26/7, p. 2) Marinella Correggia, indignata con «l'ipocrisia del Vaticano», scrive che in Australia il Papa incontrando i giovani «tuonava contro la distruzione del pianeta e il consumismo», ma «almeno 250.000 ragazzi» erano arrivati in volo dall'estero, «producendo così centinaia di migliaia di tonnellate di anidride carbonica». Per i prete/sti futili "La Stampa" (26/7, p. 17) frou frou del tutto gratuito e grande spazio alle chiacchiere circa "Milly, la gatta in vacanza col Papa" " è il titolone " che «nessuno potrà privare delle carezze pontificie». Nel genere futile " spiace perché di solito è bravo " Jenner Meletti ("Repubblica", 26/9, p. 1) racconta "La chiesa gonfiabile sulla spiaggia di Cagliari". Ultimo "prete/sto", che a Malpelo spiace per l'autore, di solito più argomentato, Maurizio Chierici che ieri sull'"Unità" (pp. 1 e 25: "Storie di fede e di tornaconto") va a raccattare da mezzo mondo una raffica di critiche alla Chiesa cattolica, e dà credito alla bufala per cui in Asia e Africa milioni di persone si ammalano di Aids perché l'"Humanae Vitae" di Paolo VI proibisce gli anticoncezionali. Si sa: laggiù tutti, prima di certe cose si informano ansiosi: «Il Papa ha cambiato idea, o no?». Se non fossero tragedie, sarebbe ridicolo"
martedì, 29 luglio 2008
Venerdì 1 agosto alle ore 11.30 presso la Sala della Partecipazione della Regione Umbria in Perugia, Piazza Italia, si terrà una CONFERENZA STAMPA del Forum delle associazioni familiari dell’Umbria nel corso della quale il Presidente regionale avv. Simone Pillon – nell’imminente scadenza dei termini per il loro deposito - comunicherà i risultati della raccolta delle firme per il progetto di legge popolare regionale sulla famiglia, illustrando i principali passaggi della raccolta e i prossimi appuntamenti politici e culturali del Forum a seguito di tale proposta di legge. Invitiamo tutti i giornalisti, i pubblici amministratori e gli esponenti politici a partecipare all’evento.
Con viva cordialità.
Avv. Simone Pillon - Presidente del Forum delle associazioni familiari dell’Umbria
lunedì, 28 luglio 2008
Compagni, un solo grido: tutti al mare. L’unico posto al sole rimasto libero è su Raidue. Perché, spaccato il partito della rifondazione, pardon, disintegrazione comunista, c’è un solo modo per non restare isolati: puntare sull’isola. L’isola dei famosi. Da naufraghi della politica a naufraghi della tv, è un attimo. Coraggio, votate in blocco la mozione Luxuria: lei ha già annunciato che parteciperà. Non importa come, fate una colletta, prenotate un charter: ma vi conviene seguirla. Avete perso il contatto con la realtà; non vi resta che il contatto col reality. Del resto su Liberazione l’hanno scritto chiaro e tondo: «Queste trasmissioni formano il consenso di quei cittadini che ci hanno voltato le spalle». E allora, da bravi compagni di Ventura (Simona), non esitate. Avete perso il rapporto col territorio? Ricominciate dal territorio dell’Honduras. Peraltro la «probblematica» sociale è già sul tavolo, o meglio, sul bungalow: pare che da quelle parti le misure di sicurezza per le riprese televisive impediscano alla popolazione indigena dei garufini di pescare. Vorrete mica voltare le spalle pure ai Garufini? Fate pure: volgete e rivolgete le spalle, ma almeno ricordatevi di spalmarci la crema solare. No perché l’indegna gazzarra di Chianciano Terme, tra mozioni, emozioni, contromozioni, piagnistei, distinguo e non distinguo, ci ha fatto cadere le braccia e non solo quelle. Dateci retta: il prossimo congresso fatelo a Tegucigalpa. Moderatori: Flavia Vento e la velina Veridiana. Un po’ per uno, da bravi socialisti: Ferrero lo mettiamo ai trasporti con delega alle canoe di sughero, Vendola lo facciamo governatore dei caschi di banana. Vuoi mettere? Ordine del giorno: la gabbia salariale dei garufini e l’equo canone sulle capanne di paglia. Se poi non trovate una linea comune sulla social card sulle aringhe, potete sempre puntare su Giucas Casella: magari con una seduta d’ipnosi vi riporta indietro ai tempi d’oro di Togliatti. Pensateci. In fondo non avete nulla da perdere, se non il volo intercontinentale per il Centro America. Il solleone di laggiù tornerà a illuminare la vostra identità di rossi, benché ustionati. E alla fine, nel migliore dei casi, nominerete nuovo segretario di partito Belen Rodriguez. Nel peggiore, vi tirerete le noci di cocco in testa. Così gli ascolti s’impennano, e magari, chissà, anche i consensi. Certo, dirà qualcuno: e se poi qualcuno scalpita sull’arenile? E se poi spunta la mozione autonomista «Falce e moscardino»? E se poi arriva il Ferrando della situazione che minaccia di far cadere il governo nella laguna Yoyoa? Poco male. Per i nostalgici della rivoluzione, basta una nuotata al largo: Cuba è a due passi. Gli altri, facciano buon viso alla telecamera, e si accontentino di un Cuba Libre. Federico Novella
sabato, 26 luglio 2008
È davvero deludente seguire i cosiddetti laici nel dibattito sulla laicità e sui suoi contenuti. Su La Stampa (martedì 1) Emanuele Macaluso distingue tra una «laicità del passato» (quella che, con alcune intese fra Dc e Pci, «ruppe lo schema post-risorgimentale sulla laicità»: per esempio l'art. 7 della Costituzione) e la «laicità del futuro», cui il PD dovrebbe «dare concretezza» ricavandone anche la propria «identità». Dalla Stampa si ricava in che cosa consista questa «laicità del futuro»: è l'insieme delle «leggi sul divorzio e l'aborto» e delle auspicate leggi sugli altri «temi cosiddetti "eticamente sensibili"», per i quali «guardiamo a ciò che si fa in tutta l'Europa»: coppie di fatto e omosessuali, fecondazione artificiale libera, testamenti biologici, eutanasia, staminali embrionali, scelta personale del proprio genere... A parte il suo solito complesso di inferiorità verso il resto dell'Europa, non si riesce a vedere nel laicismo italiano altro che questa ossessione sessuale e tanatologica. Se davvero fosse questo a costituire insieme «la concretezza» del nostro futuro e la prospettiva identitaria del Pd, non resterebbero che la nostalgia del passato e la speranza che Veltroni capisca che la vera laicità riguarda l'intera vita delle persone e della società. C'è poi un aspetto secondario della questione. Se qualche importante uomo di Chiesa esprime giudizi in materie di competenza statale, si scatena la rivolta laicista per l'"indebita ingerenza". Non vale, invece, il reciproco, giacché i "laici" non fanno che ingerirsi nelle cose della Chiesa. Domenica 29 Corrado Augias, su La Repubblica, e Lorenzo Mondo, su La Stampa, si domandavano «perché un gangster come De Pedis» «riposa nella sua tomba fastosa di una basilica veneranda»; e l'Unità ripescava i funerali religiosi negati a Welby: lo Stato, scriveva, «prenda posizione affinché quei cittadini non siano trattati in virtù di norme apertamente discriminanti». Una legge "laica" stabilirà funerali religiosi per tutti?
"GENDER" SENZA SBOCCHI I giornali "laici" hanno dato grande rilievo all'«uomo incinto» (Corriere della sera e altri, venerdì 4), che, nell'Oregon, ha partorito una bambina. Si tratta di una «ex donna», che si è illusa di diventare uomo a forza di ormoni maschili (è persino barbuta), ma che, avendo conservato l'apparato genitale femminile, ha potuto, con l'aiuto di un uomo non immaginario, generare un figlio. Anche da noi esistono personaggi che si sforzano di tradursi da un genere all'altro. Come si è appena visto, però, non ci sono gender né ormoni né anagrafi che tengano: se una donna è donna, resterà sempre donna. Idem per l'uomo. Non è il gender il nostro futuro.
PARLARE ASTERISCO? Non potendo «scardinare» il dimorfismo dei generi nei propri corpi, il mondo dei "trans-gender" cerca di raggiungere la propria transizione inventando una nuova ortografia. Riferisce Liberazione (venerdì 4) che a «Baltimora, nel Maryland, sta prendendo piede l'uso di sostituire i pronomi he (lui) e she (lei) con il neutro yo», che, però, non ha un corrispettivo in italiano. Così «da noi si tenta di ovviare con l'asterisco, come per esempio "ciao a tutt*"». Ok: potremo scrivere "*" indifferentemente per lui o lei, ma a dirlo come si farà?
pgliverani
venerdì, 25 luglio 2008
L’appuntamento è per sabato 26 Luglio alle ore 12.00 davanti al Duomo di Perugia.
Anche il Movimento per la Vita di Perugia si mobilita in difesa della dignità della vita di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da sedici anni per la quale il padre ha chiesto ed ottenuto in Corte d’Appello di poter sospendere l’alimentazione che la mantiene in vita. Come aveva fatto nei giorni scorsi il giornalista e “attivista per la vita” Giuliano Ferrara presso il Duomo di Milano, anche i volontari del MpV di Perugia assieme al Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria e a tutti i cittadini che lo vorranno, porteranno delle bottiglie d’acqua per Eluana sulle scale del Duomo di Perugia: il gesto vuole essere un segno di solidarietà verso la donna che – nel caso in cui venisse applicata la sentenza – morirà per disidratazione e denutrizione (il suo organismo non è attaccato ad alcun macchinario. La mobilitazione vuole scongiurare un nuovo caso “Terry Schiavo”, la donna americana in stato vegetativo della cui terribile agonia imposta dalla legge si può leggere la sconcertante testimonianza del sacerdote che l’assisté in quelle ore, sul sito www.mpvumbria.org.
L’appuntamento è fissato per sabato 26 Luglio alle ore 12.00 presso le scale del Duomo di Perugia. Sarà possibile portare la propria bottiglia d’acqua anche nei giorni successivi.
L’iniziativa promossa dal Movimento per la Vita di Perugia vuole richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema in cui non si possono lasciar vincere il relativismo etico e la superficialità. Lo stato vegetativo, infatti, è uno stato vitale ove non è possibile stabilire scientificamente lo stato di coscienza del paziente ed inoltre, in alcuni casi documentati, sono stati registrati persino dei “risvegli di interazione” nei confronti dle mondo esterno. Il Movimento per la Vita di Perugia, pertanto, non può non lanciare il proprio appello in favore della vita, anche quando questa si trovi in uno stato “diverso” da quello più comune.
Tutte le informazioni sull’attività del Movimento per la Vita sono reperibili sul sito web: www.mpvumbria.org.
giovedì, 24 luglio 2008
Di ritorno dalle vacanze marittime mi imbatto in questo commento alla gmg australiana trovato sul sito www.agenziaradicale.it seguiamone le ardite peripezie.
"Nell'affrontare apertamente la scabrosa questione (i casi dei preti pedofili ndr), Ratzinger dimostra intelligenza e realismo: capisce che in certe circostanze il basso profilo non paga e che la miglior difesa è l'attacco. Tuttavia il Papa non vede, o meglio finge di non vedere, il vero problema all'origine del triste fenomeno. La pedofilia, così diffusa fra i sacerdoti cattolici (che vuol dire? quanti sono? ndr), altro non è che la manifestazione patologica più morbosa e perversa, conseguente alla repressione sessuale imposta dal celibato.Chi deve rinunciare completamente alla sessualità, infligge una forzatura violenta e innaturale al proprio corpo e alla propria psiche, tale da generare scompensi mentali e sofferenze inaudite. Il fatto che questa scelta sia formalmente volontaria (o più propriamente auto-imposta) non cambia i termini sostanziali del problema. Il sacerdote che accetta il celibato soffre e lotta tutta la vita contro un impulso spontaneo e primario. Egli non può trovare consolazione e sfogo neppure nella masturbazione, perchè anche questa pratica è considerata peccaminosa e dunque è fonte di ulteriori sensi di colpa. Tanto è vero che coloro che rinunciano alla sessualità, sono spesso costretti a mortificare il proprio corpo con malsani e sottili strumenti di tortura.Questo è il problema: la perversione provocata dal celibato, non l'epifenomeno della pedofilia, né tantomeno la (presunta) omosessualità degli sacerdoti in questione".
Mi ha colpito molto questa analisi...quasi ogni giorno nei telegiornali si sente di adolescenti violentate da gruppi di coetanei, di baby prostitute che in cambio di ricariche telefoniche sono disposte a farsi palpeggiare, internet è piena di video girati con i telefonini in cui adolescenti si riprendono durante le loro effusioni, la polizia postale dichiara che il traffico di materiale pedopornografico è in costante aumento, così come gli omicidi a sfondo sessuale, tuttavia il pericolo numero uno è chi decide per una nobile causa e per un amore più alto di rinunciare al sesso.
Ma veniamo alla sostanza dell'articolo. il "giornalista" dice che la pedofilia è "così diffusa tra i sacerdoti cattolici" e su questo costruisce tutta la sua tesi. Tuttavia salta subito agli occhi la grossolanità di una simile affermazione...cosa vuol dire "così diffusa"? Possiamo quantificarla percentualmente? Mi faccio aiutare in questo da M.Introvigne responsabile del C.E.S.N.U.R il quale ha condotto un' indagine sul tema: eccovi una sintesi dei risultati.
[...] Sui paesi diversi dagli Stati Uniti non sono state raccolte statistiche scientificamente verificabili sul numero di sacerdoti coinvolti in episodi di pedofilia (anche se in alcuni sono in corso studi, e i primi risultati mostrano che le cifre sono inferiori a quelle statunitensi). Negli Stati Uniti la Conferenza Episcopale ha costituito un National Review Board for the Protection of Children and Young People, che nel 2004 ha pubblicato il rapporto A Report on the Crisis in the Catholic Church in the United States (diffuso via Internet da attivisti anti-cattolici, ma non segreto e distribuito ai giornalisti).
Queste statistiche ci dicono che dal 1950 al 2002, 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi poco più di un centinaio sono stati condannati da tribunali civili. Il basso numero di condanne da parte dello Stato deriva da diversi fattori. In alcuni casi le vere o presunte vittime hanno denunciato sacerdoti già defunti, o sono scattati i termini della prescrizione. In altri, all’accusa e anche alla condanna canonica non corrisponde la violazione di alcuna legge civile (è il caso, per esempio, in diversi Stati americani del sacerdote che abbia una relazione con una – o anche un – minorenne maggiore di sedici anni e consenziente). Tuttavia il National Review Board è stato anche criticato per non avere dedicato sufficiente spazio, nel suo commento, al fatto che ci sono stati molti casi clamorosi di sacerdoti innocenti accusati: e Jenkins ritiene che questi si siano moltiplicati negli anni 1990 quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti. Le cifre non cambiano in modo significativo aggiungendo il periodo 2002-2007, perché già lo studio del John Jay College notava il “declino notevolissimo” dei casi negli anni 2000: le nuove inchieste sono state poche, e le condanne pochissime (un effetto delle politiche di “tolleranza zero” dei vescovi americani ma certo anche delle misure più rigorose introdotte dal cardinale Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede).
Dallo studio del John Jay College si può concludere, come si legge spesso, che il quattro per cento dei sacerdoti americani sono “pedofili”? Niente affatto. Secondo lo stesso studio il 78,2% delle accuse si riferisce a minorenni che hanno superato la pubertà. Dunque i sacerdoti accusati di pedofilia sono 958 in cinquantadue anni, diciotto all’anno. Rispettando le stesse proporzioni le condanne dovrebbero essere 24: in realtà sono di più, perché i tribunali dello Stato (giustamente) perseguono più severamente i pedofili che di chi ha rapporti con minori dopo la pubertà (un’attività, ripetiamolo ancora a rischio di sembrare noiosi, gravemente immorale e spesso anche criminale, ma che non è pedofilia). Ma anche così le condanne penali di preti (veramente) pedofili negli Stati Uniti sono state nel periodo 1950-2002 poco più di una all’anno, il che ci dice quanto seriamente vadano prese certe affermazioni televisive.
Jenkins aggiunge un altro elemento, tutt’altro che poco importante. Per sapere se la Chiesa cattolica sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia – e il sacerdozio sia uno stato di vita “a rischio” – occorrerebbe paragonare le statistiche sui sacerdoti cattolici a quelle sui pastori protestanti, i rabbini, gli imam e i maestri delle scuole e degli asili statali. Per tutte queste categorie non risultano a Jenkins dati sulle accuse raccolti con la stessa sistematicità con cui si è studiato il caso dei sacerdoti cattolici; ma i dati sulle condanne mostrano che la percentuale è simile, e in alcuni casi più alta, rispetto ai preti della Chiesa cattolica. Per Jenkins questo dato smonta, tra l’altro, la tesi più volte ripetuta secondo cui è il celibato sacerdotale a essere responsabile della pedofilia. I pastori protestanti e i maestri di scuola e di asilo sono in maggioranza sposati, eppure tra loro c’è una percentuale di pedofili condannati analoga o più alta rispetto ai sacerdoti cattolici. Come ha ricordato il cardinale arcivescovo di Sydney, George Pell (e i dati di Jenkins lo confermano), il novanta per cento dei pedofili sono sposati. Semmai – per quanto non sia politicamente corretto dirlo – i dati confermano che il rischio pedofilia è maggiore tra gli omosessuali.
Mentre sarebbe ingiusto e assurdo sostenere che tutti gli omosessuali sono pedofili, è un dato di fatto che molti pedofili sono omosessuali. Secondo il rapporto del John Jay College l’81% dei sacerdoti accusati di rapporti con minori nel periodo 1950-2002 avevano un orientamento omosessuale. Tuttavia quando Benedetto XVI ha raccomandato ai vescovi americani maggiore cautela prima di ordinare come sacerdoti seminaristi che manifestano un orientamento omosessuale, gli stessi media – compresa la BBC – che invocano misure durissime contro il rischio pedofilia hanno accusato il Papa di essere “omofobo”. Dov’è l’errore?
In conclusione l'equazione CELIBATO=PEDOFILIA risulta essere un' emerita MINCHIATA cvd
lunedì, 21 luglio 2008
Il resoconto di un testimone oculare: Padre Frank Pavone, direttore nazionale di Priests for Life, presidente del Consiglio religioso nazionale pro-vita
Come forse avete visto sui notiziari, ero al capezzale di Terri Schiavo durante le ultime 14 ore della sua vita terrena, fino a cinque minuti prima della sua morte. In questo tempo, insieme a suo fratello e sua sorella, le ho comunicato la vostra vicinanza e le vostre preghiere. Le ho detto tante volte che aveva tanti amici nel mondo e molti pregavano per lei ed erano dalla sua parte. Le avevo detto le stesse cose durante le mie visite nei mesi prima che le fosse tolto il sondino dell'alimentazione, e sono convinto che abbia capito.
Conoscevo la famiglia di Terri da circa sei anni e mi hanno messo sull'elenco dei visitatori. Terri era in un ospizio ma fuori dalla porta c'erano dei poliziotti. Se non fossi stato sulla lista non avrei potuto oltrepassare quelle guardie armate perché l'elenco veniva tenuto molto breve e molto molto controllato. Perché ? Perché i fautori dell'eutanasia dovevano riuscire a dire che Terri era una persona che non rispondeva ed era in una specie di stato vegetativo, coma o altra terminologia che vogliono usare per suggerire che non aveva alcuna reazione affatto. L'unico modo di provare che invece rispondeva era di vederla con i propri occhi.
Sono andato da lei nel settembre 2004 e poi ancora nel febbraio 2005.
Quando la mamma mi presenta a lei, mi fissa intensamente. Concentra lo sguardo. Puntava gli occhi su chiunque le stesse parlando. Se qualcuno le parlava dall'altra parte della stanza girava la testa e gli occhi verso la persona che le stava parlando.
Sapete cosa hanno avuto il coraggio di dire certi dottori a questo riguardo? "Oh, sono solo delle reazioni riflesse. Reazioni inconsapevoli dei riflessi." Curioso: è esattamente la stessa cosa che dicono del bambino non nato del video L'urlo silenzioso, quando il bambino apre la bocca e cerca di allontanarsi dallo strumento che sta per distruggerlo. Dicono, "Oh, è soltanto un riflesso automatico." È la frase che usano sempre per disumanizzare la persona.
Io ho detto a Terri che c'erano molte persone nel paese e nel mondo che le vogliono bene e pregano per lei. Mi ha guardato con attenzione. Le ho detto "Adesso Terri, preghiamo insieme, voglio darti una benedizione, diciamo delle preghiere." E allora ho messo la mano sulla sua testa. Lei ha chiuso gli occhi. Io ho detto la preghiera. lei ha riaperto gli occhi alla fine della preghiera. Suo padre si è chinato su di lei e ha detto, "OK Terri, ecco il solletico," perchè lui ha i baffi. Lei rideva e sorrideva e poi vedevo che contraccambiava il bacio. La sua mamma a un certo punto le ha fatto una domanda e io ho sentito la voce di Terri. Cercava di rispondere. Faceva dei suoni in risposta alla domanda della mamma, non a caso in momenti insignificanti. L'ho sentita cercare di dire qualcosa ma non riuscire, a causa della sua disabilità, a formulare le parole. Quindi reagiva.
Ora, la sera prima di morire ero nella stanza probabilmente per un totale di 3-4 ore, e poi per un'altra ora la mattina dopo - la sua ultima ora.
Fratelli e sorelle, descrivere il suo aspetto come "sereno" significa distorcere completamente quello che ho visto io. Qui c'era una persona che da tredici giorni non aveva né cibo né acqua. Era, come potete immaginare, di aspetto molto tirato rispetto a quando l'avevo vista prima. Aveva gli occhi aperti ma andavano da una parte all'altra, oscillavano costantemente avanti e indietro, avanti e indietro. Lo sguardo (l'ho fissata per tre ore e mezzo) lo posso descrivere solo come un misto di paura e tristezza... una combinazione di tremenda paura e tristezza.
Aveva la bocca sempre aperta. Sembrava congelata. Ansimava a boccate rapide. Non era "serena" in alcun senso. Ansimava come se avesse appena corso cento miglia. Ma era un respiro superficiale. Suo fratello Bobby era seduto dirimpetto a me, dall'altra parte del letto. La testa di Terri era in mezzo a noi e sua sorella Suzanne era alla mia sinistra. Siamo stati per un po’ di tempo in preghiera intensa. E abbiamo parlato con Terri, esortandola ad affidarsi completamente al Salvatore. Le ho assicurato continuamente che aveva l'amore e le preghiere di tanta gente.
Le abbiamo tenuto la mano e accarezzato la testa. Durante quelle ore, una delle cose che ho fatto è stato di cantare in latino alcuni dei canti più antichi della Chiesa. Uno era "Victimae Paschali Laudis" che è l'antica proclamazione della risurrezione di Cristo. Là, con davanti agli occhi l'opera mortale della Cultura della Morte, ho proclamato la vittoria della vita. "Vita e morte erano unite in un conflitto straordinario," dichiara il canto. "Il Capitano della vita è morto, ma adesso vive e regna per sempre!"
E poi abbiamo avuto momenti di silenzio... seduti in silenzio a cercare di assorbire quello che stava accadendo.
Ma insieme a Bobby e a sua sorella e Terri stessa, sapete chi altro c'era nella stanza con noi? Un poliziotto. Sempre. Almeno uno. A volte due. A volte tre poliziotti armati erano nella stanza. Sapete perché erano là? Per assicurarsi che non facessimo nulla di proibito, come darle la comunione o magari un bicchier d'acqua. Quando a volte Bobby, seduto dall'altra parte del letto, si alzava di tanto in tanto per chinarsi su sua sorella, il poliziotto si spostava. Andava verso il fondo del letto per vedere direttamente quello che stava facendo. La mattina della sua morte siamo entrati piuttosto presto e dovevo uscire per un'intervista. Per essere puntuale tenevo in mano un piccolo orologio e all'inizio della visita me lo sono messo nella mano sinistra, poi mi sono chinato sopra Terri e ho allungato la mano destra per benedirla. Cominciando a pregare ho chiuso gli occhi e mi sono sentito picchiettare sulla mano sinistra. Era il poliziotto che voleva sapere "Padre, cos'ha nella mano?" Io ho risposto, "È solo un orologino." E lui: "Dovrò tenerlo io mentre lei è qui." Non potevamo tenere in mano niente. Non sapeva neanche cosa fosse. Magari stavo cercando di darle la comunione. Magari avrei cercato di inumidirle le labbra. Chissà quale terribile cosa stavo per fare?
Sapete qual era il colmo? Nella stanza c'era un comodino. Potevo mettere una mano sul comodino e sulla testa di Terri senza spostarmi. Sapete cosa c'era sul comodino? Un vaso di fiori pieno d'acqua. Guardavo i fiori. Erano bellissimi. C'erano rose e altri tipi di fiori e ce n'era un altro dall'altra parte della stanza ai piedi del letto. Due bellissimi mazzi di fiori pieni d'acqua. Nutriti, vivi, bellissimi. E pensavo fra me, è assurdo. Questi fiori vengono trattati meglio di questa donna. Non ha avuto un goccio d'acqua da quasi due settimane. Perché sono qui questi fiori? Che razza di ipocrisia è? I fiori venivano innaffiati. Terri no. E se avessi infilato la mano nell'acqua e ne avessi messa un po’ sulla sua lingua, il poliziotto probabilmente mi avrebbe arrestato e portato via. Certamente mi avrebbe fatto uscire. C'è qualcosa che non va.
Come forse avete visto, coloro che hanno ucciso Terri si sono molto arrabbiati che io lo abbia detto. La notte prima che morisse ho dichiarato ai giornalisti che il suo marito separato Michael, il suo avvocato Mr. Felos, e il giudice Greer erano assassini. Ho anche sottolineato, quella sera e la mattina dopo, che contrariamente alla descrizione di Felos, la morte di Terri non è stata affatto dolce e bella. È stata, al contrario, orribile. In tutti i miei sedici anni di sacerdozio non avevo mai visto nulla di simile.
Dopo che avevo detto queste parole, Felos ed altri a lui vicini hanno cominciato ad attaccarmi sulla stampa e davanti alle telecamere. Alcuni nuovi organi di stampa hanno cominciato a tessere un racconto fatto dei loro attacchi e hanno detto che io "aizzavo le fiamme" dell'inimicizia e dell'odio.
In realtà il motivo della loro rabbia nei miei confronti è molto semplice. Speravano di poter presentare la morte di Terri come atto di misericordia e di serenità. Le mie parole hanno tolto il velo dell'eufemismo, l'hanno chiamato omicidio e hanno fornito una testimonianza oculare del fatto che è stato tutt'altro che dolce. Felos è fautore dell'eutanasia, e come tutti tali fautori, ha bisogno di manipolare il linguaggio, di vendere la morte confezionata in modo accattivante. Qui lui e i suoi amici vedevano un'ottima opportunità di farlo. Ma non avevano previsto che un prete, vedendo la loro opera da vicino, l'avrebbe detto al mondo.
Una delle loro accuse è consistita nel dire che in quanto "persona spirituale" un sacerdote dovrebbe usare parole di compassione e comprensione, e non di veleno. Ma la compassione richiede verità. Un sacerdote è anche un profeta e se non può gridare contro il male, allora non può neanche provocare la riconciliazione. Se ci deve essere guarigione fra queste famiglie o in questo paese, deve cominciare con il pentimento da parte di coloro che hanno ucciso Terri e adesso cercano di coprire il fatto con linguaggio fiorito.
Un altro aspetto della tragedia di Terri Schiavo è che molte persone hanno equivocato la sua causa e quindi la soluzione. Credono che il problema sia che Terri non abbia lasciato alcuna volontà scritta sul fatto di essere mantenuta in vita o meno. Adesso si sentono dire che per evitare un simile problema nella propria vita devono redigere un "testamento biologico". Questo è sia sbagliato che pericoloso.
Il caso di Terri non è stato di accanimento terapeutico, non sopravviveva grazie a trattamenti medici salva-vita. Il suo caso è stato quello di una persona sana la cui vita secondo alcuni era da considerare inutile. Terri non stava morendo, non era attaccata a una macchina per respirare o per far battere il cuore, non aveva una malattia terminale. Ma siccome qualcuno ha pensato che non volesse vivere con la sua disabilità, hanno insistito per introdurre una causa di morte: la disidratazione. (È morta di sete,ndt).
E allora cosa dovrebbe servire un testamento biologico, a parte dire "Vi prego di non discutere se uccidermi, uccidetemi e basta?"
Il rischio nella nostra cultura non è che saremo curati troppo, ma piuttosto che non saremo curati abbastanza. Abbiamo già il diritto di rifiutare le cure mediche. Quello che corriamo il rischio di perdere è il diritto di ricevere le più fondamentali cure umane - come il bere e il mangiare - nel caso dovessimo diventare disabili.
La nostra cultura promuove anche l'idea che, purché si dica di voler morire, abbiamo diritto di farlo. Ma abbiamo un obbligo fondamentale di preservare la nostra vita. Una persona che lasci chiare istruzioni di non voler essere nutrita sta infrangendo il codice morale con la richiesta di suicidio.
Se volete programmare le vostre cure per la salute, non fatelo cercando di predire il futuro. Non potete dire oggi quali trattamenti medici vorrete o non vorrete fare domani perché non sapete in quali condizioni mediche vi troverete, né quali trattamenti saranno disponibili. I testamenti biologici cercano di predire il futuro e la gente può discutere sull'interpretazione di un pezzo di carta esattamente quanto discutono su quello che si afferma che una persona abbia detto in privato.
La soluzione migliore è di nominare un curatore che sia autorizzato a parlare per voi nel momento in cui doveste non riuscire a parlare da soli. Questa dovrebbe essere una persona che conosce le vostre idee e i vostri valori e con la quale parlate di queste cose nei dettagli. Se non potrete parlare voi, il vostro fiduciario potrà fare tutte le domande necessarie ai vostri dottori e al clero e prendere una decisione quando saranno chiari tutti i dettagli della vostra situazione e delle vostre esigenze mediche. Questo è molto più sicuro che cercare di prevedere il futuro. Nominare un fiduciario per proteggere la vostra vita è facile. Il Comitato nazionale per il diritto alla vita ha redatto un "Testamento per vivere" che si trova a www.nrlc.org. Lo consiglio.
Mi tengo in contatto regolare con i genitori di Terri, Bob e Mary Schindler, e i suoi fratelli, Bobby e Suzanne. Sono cristiani forti con un spirito bello e gentile. Se volete scrivere loro potete mandare un messaggio a terri@priestsforlife.org e glielo inoltrerà.
E continuiamo a presentare Terri al Signore, ricordandoci il valore di ogni singola vita, altolocata od oscura, sana o malata.
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