di Filippo Morlacchi - http://www.romasette.it
C’è un passaggio della Lettera sul compito urgente dell’educazione di Benedetto XVI che è veramente ispirato. Così si esprime il Pontefice: «Arriviamo[…] al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro». Si tratta di una questione decisiva, perché coinvolge l’educazione nel suo insieme, e mostra in modo assolutamente inconfutabile la necessità di sviluppare un’alleanza educativa tra scuola e famiglia.
Le nuove generazioni devono imparare che senza disciplina non c’è libertà. La vera libertà non è l’apertura indistinta verso ogni futuro possibile o l’assenza totale di regole, ma il rispetto delle regole all’interno delle quali l’esercizio della libertà stessa diviene sensato. Un gioco senza regole non è affatto «più divertente»: al contrario, semplicemente non esiste. L’essenza del gioco è proprio la spontanea disponibilità dei partecipanti a seguirne le regole, sviluppando la creatività e mettendo in luce le proprie abilità proprio attraverso il loro rispetto.
Anche un bambino capisce che le regole servono. Ma l’educazione aiuta – dovrebbe aiutare – a far capire che le regole sono necessarie sempre anche in quel grande gioco che è la vita. Indicazioni chiare, ragionevoli, condivise da tutti, come in un gioco di squadra. Regole che a volte è faticoso osservare (ed ecco la tentazione di barare), ma che insegnano anche ad essere forti, perché l’arbitro esterno è solo un aiuto: le regole bisogna poi interiorizzarle, farle proprie. E questa è la disciplina: la capacità di orientare la propria libertà non per costrizione esterna, ma dall’interno, consapevolmente, con maturità e responsabilità.
Il gioco e la produzione artistica sono le attività umane che meglio sanno esprimere l’armonia raggiunta tra padronanza della materia e scioltezza spirituale, dominio di sé e spontaneità, controllo tecnico e creatività elegante, cioè – appunto – tra «libertà e disciplina». Come sarebbe bella una scuola che educasse a questa libertà interiore, a questo dinamismo di leggerezza… Una scuola dove fossero gli esempi a trascinare e non le minacce a costringere. Posso dirlo con parole un po’ demodé, ma che fanno parte della nostra tradizione? Sia la famiglia che la scuola sono oggi chiamate a ri-educare alla bellezza del sacrificio. Il «giusto equilibrio tra libertà e disciplina», a mio parere, sta tutto qui.
Tratto da Il Giornale del 28 agosto 2008
La notizia ha colto di sorpresa tutti, dai consiglieri d’opposizione agli assessori. Che ora, al rientro dalle ferie, rischiano di dover fare colazione a casa invece che al bar della Regione Umbria, chiuso dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del tribunale di Perugia.
Già, perché tutte le persone che lavoravano nel bar del «Broletto», all’interno degli uffici regionali, erano in nero. Da gennaio, nemmeno uno dei dipendenti che servivano caffè, cappuccini e cornetti era stato assunto dall’azienda che aveva vinto l’appalto con cui la Regione aveva concesso in gestione il bar. Nemmeno, hanno specificato le forze dell’ordine, con un contratto part-time.
Quello dei carabinieri non è stato un normale controllo di routine, ma un’operazione mirata, dopo la denuncia di un ex dipendente del bar della Regione. Da gennaio a oggi dietro il bancone si sono succeduti in cinque, e nessuno è mai stato regolarizzato. Anche ieri, quando i militari dell’Arma sono intervenuti, dietro al bancone lavoravano due ragazze, una italiana e una brasiliana. La loro posizione irregolare costerà all’azienda, una cooperativa di cui i carabinieri non hanno voluto diffondere il nome, oltre alla sospensione dell’attività, anche una multa da 41mila euro.
Le indagini non sono ancora concluse: i militari vanno avanti e stanno vagliando tutti i contratti della cooperativa per verificare altre eventuali irregolarità.
Chi di sicuro non si è accorto di nulla è la giunta della Regione, guidata da Maria Rita Lorenzetti, Pd. Secondo quanto rivelato dai carabinieri, infatti, le dipendenti (sarebbero state infatti tutte donne) timbravano regolarmente il badge di presenza. Badge che veniva rilasciato dalla Regione stessa, su richiesta della cooperativa appaltatrice. «Circostanza assolutamente normale - commenta l’assessore agli Affari istituzionali Vincenzo Riommi -. Lavoravano lì, non è che potessero fare ogni giorno una registrazione come se fossero stati dei visitatori». La questione del «nero»? «Non dipende da noi».
«Quello che si prospetta è uno scenario inquietante - commenta la capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Fiammetta Modena -. Se le cose stanno davvero così si tratta di una situazione di illegalità grave e odiosa. Presenteremo subito un’interrogazione per verificare se ci siano responsabilità politiche. Se la giunta fosse stata negligente il caso sarebbe ancora più incredibile, visto che il centrosinistra lancia di continuo appelli contro la precarietà».
Toni più concilianti vengono dal capogruppo in consiglio di Rifondazione comunista Stefano Vinti, che ha espresso il proprio plauso per i controlli degli agenti. «Questo fatto - ha sostenuto Vinti - dimostra che il lavoro nero è una prassi talmente diffusa che si può annidare addirittura nelle sedi della Regione». Anche se la Regione è governata dal centrosinistra.
«Durante i lunghi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II, il Vaticano ha venduto armi, finanziato dittature e colpi di Stato».
(tratto da "L'entità del Vaticano: le spie dei Papi")
"ahahahahaahaahaahahahahaahahah" (ndr)
(la foto in basso ritrae due pericolosissini criminali ricercati dalla polizia di tutto il mondo... sigh, gulp, sob)

Dici che "Rifondazione" è in crisi, che è agosto e fa caldo? Dici tutto, ma leggi e pensi alla "m" di Cambronne. "Liberazione" venerdì, tutta p. 16 " "L'entità del Vaticano: le spie dei Papi" " presenta un "libro" (tra virgolette usate come guanti igienici, Ndr) con la pretesa di raccontare 500 anni di storia della Chiesa ridotti a delitti, intrighi, sconcezze, congiure, menzogne sotto il nome "Entità", creata dai soliti americani " sempre loro! " per il «servizio segreto vaticano» che opera, nientemeno, «dal 1566»! L'autrice del pezzo è incantata " pare ci voglia poco, anche niente " e scrive testuale: «Vero, il libro è una documentatissima ricerca storica, ma è anche un romanzo, un giallo, un thriller inedito che dura 500 anni" tutti gli avvenimenti raccontati sono reali, così come tutti i personaggi citati». E avanti così, dalla «testa mozzata di Maria Stuarda» " sfugge, all'autrice, che a mozzarla non fu certo la Chiesa cattolica, ma è solo un'inezia, tra balle a tonnellate " fino ai tempi nostri, col solito fango pronto per tutti i papi, e non solo fino a oggi, cioè al «Papa in carica» (come un telefonino!), ma testuale e tra virgolette, fino alle malefatte di «Paolo XI, a Mosca per creare una struttura clandestina». "Undicesimo"! Siamo sotto di almeno 5 Papi? A "Liberazione", cancellati dal voto per passato e presente, sono nel futuro. Che dire? Oltre alla "m" di Cambronne già detta, Malpelo ripensa alla battuta del cardinale Tardini, segretario di Stato, che quando sentiva parlare del primato mondiale della diplomazia vaticana, sorrideva: «Primi? Immaginarsi gli altri!».
g.gennari