Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
sabato, 30 agosto 2008

 
INDIA, LA CACCIA AI CRISTIANI NON SMUOVE L'OCCIDENTE
 

Questa notizia è dedicata soprattutto a coloro che si informano soltanto attraverso il TG1 delle 20. Costoro infatti, ancora non sanno che in India, più precisamente nello stato dell'Orissa, si è scatenata la caccia al cristiano da parte dei fondamentalisti indù. Finora il bilancio parla di 14 morti, una cinquantina di chiese distrutte, centinaia di case bruciate o distrutte, villaggi messi a ferro e fuoco, decine di migliaia di sfollati. Le violenze anti-cristiane in Orissa  vanno avanti da molto tempo, ma l'ondata scatenatasi in questi giorni non ha precedenti. Ad innescarla la morte di un leader religioso indù, pretestuosamente attribuita ai cristiani proprio per scatenare la reazione. A fomentare le violenze sono i gruppi estremisti indù, che mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più estremo, ma le autorità locali appaiono compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la volontà di fermare le violenze.

Per questo motivo la Chiesa indiana ha ieri chiuso per protesta le 25mila scuole cattoliche dell'India, un pilastro del sistema educativo indiano. “La protesta intende ricordare la carneficina dei cristiani nell’Orissa – sottolinea il card Osvaldo Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, in un articolo pubblicato da Asia News – acuita dall’incapacità del governo centrale di fermare le violenze, mentre nel Paese monta un sentimento anti-cristiano e i fedeli sono torturati e uccisi”. Il prelato afferma di voler mandare “un segnale chiaro” non solo all’India, ma in tutto il mondo sull’importanza della presenza della comunità cristiana, da sempre in prima fila “nel sociale, nell’educazione e nell’opera di assistenza verso i bisognosi”. Un’opera ancora più significativa in India perché “non tiene conto della differenza di casta” e abbraccia “tutta la popolazione”.

Ed è proprio quest'ultimo uno dei motivi fondamentali dell'odio anti-cristiano, la minaccia che la presenza cattolica porta a quella forma di schiavitù che è il sistema delle caste, difeso con forza dai gruppi nazionalisti indù. Se ne parlerà più diffusamente nel numero del Timone di settembre-ottobre, ma intanto invitiamo tutti i nostri lettori a manifestare solidarietà con i cattolici indiani, sia con la preghiera sia con la diffusione delle informazioni, che sulla stampa occidentale passano con il contagocce. Del resto lo sappiamo già: le violenze contro i cristiani non smuovono le coscienze, non mobilitano i media e le star dello spettacolo e dello sport. Che diamine, non siamo mica il Tibet!

postato da GLOVAGLIO alle ore agosto 30, 2008 14:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 30 agosto 2008

Libertà e disciplina

di Filippo Morlacchi - http://www.romasette.it

C’è un passaggio della Lettera sul compito urgente dell’educazione di Benedetto XVI che è veramente ispirato. Così si esprime il Pontefice: «Arriviamo[…] al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro». Si tratta di una questione decisiva, perché coinvolge l’educazione nel suo insieme, e mostra in modo assolutamente inconfutabile la necessità di sviluppare un’alleanza educativa tra scuola e famiglia.

Le nuove generazioni devono imparare che senza disciplina non c’è libertà. La vera libertà non è l’apertura indistinta verso ogni futuro possibile o l’assenza totale di regole, ma il rispetto delle regole all’interno delle quali l’esercizio della libertà stessa diviene sensato. Un gioco senza regole non è affatto «più divertente»: al contrario, semplicemente non esiste. L’essenza del gioco è proprio la spontanea disponibilità dei partecipanti a seguirne le regole, sviluppando la creatività e mettendo in luce le proprie abilità proprio attraverso il loro rispetto.

Anche un bambino capisce che le regole servono. Ma l’educazione aiuta – dovrebbe aiutare – a far capire che le regole sono necessarie sempre anche in quel grande gioco che è la vita. Indicazioni chiare, ragionevoli, condivise da tutti, come in un gioco di squadra. Regole che a volte è faticoso osservare (ed ecco la tentazione di barare), ma che insegnano anche ad essere forti, perché l’arbitro esterno è solo un aiuto: le regole bisogna poi interiorizzarle, farle proprie. E questa è la disciplina: la capacità di orientare la propria libertà non per costrizione esterna, ma dall’interno, consapevolmente, con maturità e responsabilità.

Il gioco e la produzione artistica sono le attività umane che meglio sanno esprimere l’armonia raggiunta tra padronanza della materia e scioltezza spirituale, dominio di sé e spontaneità, controllo tecnico e creatività elegante, cioè – appunto – tra «libertà e disciplina». Come sarebbe bella una scuola che educasse a questa libertà interiore, a questo dinamismo di leggerezza… Una scuola dove fossero gli esempi a trascinare e non le minacce a costringere. Posso dirlo con parole un po’ demodé, ma che fanno parte della nostra tradizione? Sia la famiglia che la scuola sono oggi chiamate a ri-educare alla bellezza del sacrificio. Il «giusto equilibrio tra libertà e disciplina», a mio parere, sta tutto qui.

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giovedì, 28 agosto 2008

Umbria, chiuso il bar della Regione Aveva tutti i dipendenti in «nero»

Blitz dei carabinieri dopo la denuncia di un ex lavoratore della cooperativa che ha vinto l’appalto. Da gennaio nessuno aveva firmato un contratto
di Matteo Buffolo


Tratto da Il Giornale del 28 agosto 2008

La notizia ha colto di sorpresa tutti, dai consiglieri d’opposizione agli assessori. Che ora, al rientro dalle ferie, rischiano di dover fare colazione a casa invece che al bar della Regione Umbria, chiuso dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del tribunale di Perugia.

Già, perché tutte le persone che lavoravano nel bar del «Broletto», all’interno degli uffici regionali, erano in nero. Da gennaio, nemmeno uno dei dipendenti che servivano caffè, cappuccini e cornetti era stato assunto dall’azienda che aveva vinto l’appalto con cui la Regione aveva concesso in gestione il bar. Nemmeno, hanno specificato le forze dell’ordine, con un contratto part-time.

Quello dei carabinieri non è stato un normale controllo di routine, ma un’operazione mirata, dopo la denuncia di un ex dipendente del bar della Regione. Da gennaio a oggi dietro il bancone si sono succeduti in cinque, e nessuno è mai stato regolarizzato. Anche ieri, quando i militari dell’Arma sono intervenuti, dietro al bancone lavoravano due ragazze, una italiana e una brasiliana. La loro posizione irregolare costerà all’azienda, una cooperativa di cui i carabinieri non hanno voluto diffondere il nome, oltre alla sospensione dell’attività, anche una multa da 41mila euro.

Le indagini non sono ancora concluse: i militari vanno avanti e stanno vagliando tutti i contratti della cooperativa per verificare altre eventuali irregolarità.

Chi di sicuro non si è accorto di nulla è la giunta della Regione, guidata da Maria Rita Lorenzetti, Pd. Secondo quanto rivelato dai carabinieri, infatti, le dipendenti (sarebbero state infatti tutte donne) timbravano regolarmente il badge di presenza. Badge che veniva rilasciato dalla Regione stessa, su richiesta della cooperativa appaltatrice. «Circostanza assolutamente normale - commenta l’assessore agli Affari istituzionali Vincenzo Riommi -. Lavoravano lì, non è che potessero fare ogni giorno una registrazione come se fossero stati dei visitatori». La questione del «nero»? «Non dipende da noi».

«Quello che si prospetta è uno scenario inquietante - commenta la capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Fiammetta Modena -. Se le cose stanno davvero così si tratta di una situazione di illegalità grave e odiosa. Presenteremo subito un’interrogazione per verificare se ci siano responsabilità politiche. Se la giunta fosse stata negligente il caso sarebbe ancora più incredibile, visto che il centrosinistra lancia di continuo appelli contro la precarietà».

Toni più concilianti vengono dal capogruppo in consiglio di Rifondazione comunista Stefano Vinti, che ha espresso il proprio plauso per i controlli degli agenti. «Questo fatto - ha sostenuto Vinti - dimostra che il lavoro nero è una prassi talmente diffusa che si può annidare addirittura nelle sedi della Regione». Anche se la Regione è governata dal centrosinistra.

postato da fabiotar alle ore agosto 28, 2008 09:20 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 27 agosto 2008

Gli effetti disastrosi "dei senza Dio"

L'ateismo marxista (in genere tutte le ideologie ) prometteva un avvenire radioso a tutta l' umanità . Ma poi abbiamo visto quale incubo c'era in agguato. Per il cristianesimo è l'uomo , ogni uomo, ad avere un avvenire radioso, se vorrà meritarselo; e, per giunta, eterno. Del resto i presunti "redentori"umani, gli utopisti sociali che a ogni generazione ci minacciano con i loro sogni, parlano sempre al futuro ("domani") e al plurale ("l'umanità"). Invece ciò che caratterizza il cristiano, dovrebbe essere il linguaggio al presente ("qui ed ora") e al singolare ("io, tu, lui"…).

Insomma è il consueto rovesciamento radicale delle attese, delle promesse, dei progetti pur generosi che colpiscono quegli uomini che tentano di creare un paradiso in terra, loro che non credono più al paradiso in Cielo. La loro teoria "paradisiaca"crea nella pratica un anticipo dell'inferno. Infatti, dalla delusione per il fallimento, sempre ripetuto, delle teorie sul "mondo nuovo", nasce il Terrore. E quando lo schema non funziona,tanto peggio non per lo schema, ma per gli uomini. E quindi si taglia la testa agli uomini, non all'utopia.

L'utopia, la dottrina, non funziona, la colpa è sempre di qualcuno, l'ebreo, il fascista, il borghese, il sovversivo, il capitalista, lo straniero… E' così che ghigliottina e campi di concentramento sono divenuti i simboli della "umanità liberata", ovviamente dal "fanatismo clericale". Per Messori e Brambilla é una sorte che accomuna - e accomunerà sempre: ne siamo convinti sulla base dell'esperienza - tutti gli "ismi"utopici venuti dopo l'esperienza storica cristiana.

D.Bonvegna
postato da fabiotar alle ore agosto 27, 2008 09:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 25 agosto 2008

Le spie dei Papi

«Durante i lunghi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II, il Vaticano ha venduto armi, finanziato dittature e colpi di Stato».

(tratto da  "L'entità del Vaticano: le spie dei Papi")

  "ahahahahaahaahaahahahahaahahah" (ndr)

 (la foto in basso ritrae due pericolosissini criminali ricercati dalla polizia di tutto il mondo... sigh, gulp, sob)

Dici che "Rifondazione" è in crisi, che è agosto e fa caldo? Dici tutto, ma leggi e pensi alla "m" di Cambronne. "Liberazione" venerdì, tutta p. 16 " "L'entità del Vaticano: le spie dei Papi" " presenta un "libro" (tra virgolette usate come guanti igienici, Ndr) con la pretesa di raccontare 500 anni di storia della Chiesa ridotti a delitti, intrighi, sconcezze, congiure, menzogne sotto il nome "Entità", creata dai soliti americani " sempre loro! " per il «servizio segreto vaticano» che opera, nientemeno, «dal 1566»! L'autrice del pezzo è incantata " pare ci voglia poco, anche niente " e scrive testuale: «Vero, il libro è una documentatissima ricerca storica, ma è anche un romanzo, un giallo, un thriller inedito che dura 500 anni" tutti gli avvenimenti raccontati sono reali, così come tutti i personaggi citati». E avanti così, dalla «testa mozzata di Maria Stuarda» " sfugge, all'autrice, che a mozzarla non fu certo la Chiesa cattolica, ma è solo un'inezia, tra balle a tonnellate " fino ai tempi nostri, col solito fango pronto per tutti i papi, e non solo fino a oggi, cioè al «Papa in carica» (come un telefonino!), ma testuale e tra virgolette, fino alle malefatte di «Paolo XI, a Mosca per creare una struttura clandestina». "Undicesimo"! Siamo sotto di almeno 5 Papi? A "Liberazione", cancellati dal voto per passato e presente, sono nel futuro. Che dire? Oltre alla "m" di Cambronne già detta, Malpelo ripensa alla battuta del cardinale Tardini, segretario di Stato, che quando sentiva parlare del primato mondiale della diplomazia vaticana, sorrideva: «Primi? Immaginarsi gli altri!».

g.gennari

 

postato da fabiotar alle ore agosto 25, 2008 10:35 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: comunismi


domenica, 24 agosto 2008

Bagnasco apre il Meeting di Cl: «Chiesa protagonista in politica»

Meeting dell'amicizia 2008 Il segretario della Cei a Rimini: «Abbiamo il diritto di partecipare perché viviamo i problemi della gente»
di Marco Zucchetti
Tratto da Il Giornale del 24 agosto 2008

Nei titoli di testa del film il nome deve esserci. L’identità cattolica non può essere relegata tra le comparse, ma se c’è un Oscar da assegnare, sia quello dell’attore protagonista. Anche perché il mondo politico sta in platea e vuol capire come finisce la storia.

Il duplice binario della XXIX edizione del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini parte da questa stazione: «O protagonisti o nessuno». Un tema che parte dall’intimo e allarga i suoi orizzonti. E così l’atto di accusa nei confronti di un protagonismo mediatico, fatto di reality e medaglie ostentate, si trasforma nella rivendicazione di un ruolo attivo sulla scena politica.

Già, perché è proprio questa la summa del discorso che oggi monsignor Angelo Bagnasco pronuncerà all’apertura del Meeting dell’Amicizia fra i popoli: «La Chiesa ha il diritto di occuparsi di politica perché i problemi li vive in prima persona, non li legge nei sondaggi». Discesa in campo, orgoglio confessionale, difesa dei propri spazi. La Chiesa non sarà più «la Straniera», come nello spettacolo tratto da T.S. Eliot che stasera chiuderà la prima giornata di lavori, ma avrà piena residenza nella società civile. E proprio in quest’ottica il mondo dei partiti, dal Popolo della Libertà al Partito democratico, guarda al Meeting: tutti curiosi di intercettarne il pensiero, tutti pronti a sperimentare nuove alleanze in questa palestra estiva.

È lo stesso segretario della Cei a parlarne, quando in merito all’«emergenza educativa» prospetta «una grande alleanza tra Stato, scuola, famiglia e Chiesa». Una mano tesa che in tanti proveranno a stringere, da destra a sinistra, per recuperare quella componente dell’identità cattolica sparpagliata nei dintorni dell’Udc di Casini.

Eppure il dubbio che Cl si stesse chiudendo in una torre eburnea si era fatto strada, nonostante le smentite. «La politica è quello che è ed è inutile fare gli schizzinosi, visto che ci si deve convivere», spiegava il leader laico di Cl Giancarlo Cesana al Corriere. E anche la scelta di lasciare a un cardinale l’onore del messaggio introduttivo poteva essere letta come una presa di distanza dal mondo della politica. Dissenso nei confronti del governo Berlusconi che non schiera esponenti cattolici, smarrimento dovuto alla mancata Grande Coalizione per cui il movimento fondato da don Giussani tifava, delusione per il ruolo accessorio degli esponenti cattolici nel Pd: le ragioni di una chiusura potevano essere molte. E invece - come conferma Cesana - rimane solo la volontà di riprendere possesso di una voce spesso zittita. Perché a Rimini la torre d’avorio non esiste, c’è solo una piazza nella quale incontrarsi per parlare.

Anche perché, di microfoni, a Rimini ce ne saranno molti. E saranno per tutti. Assente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, fra gli oltre trecento relatori saranno invitati otto ministri (Bondi, Sacconi, Calderoli, Frattini, Alfano, Tremonti, Matteoli e Gelmini). Un’edizione che si annuncia onerosa (il budget previsto supera i 10 milioni di euro) e particolarmente ricca, con una visione globale che tocca mostre, spettacoli, manifestazioni sportive. E ancora i temi del lavoro, dello sviluppo sostenibile, dell’uomo che non è obbligato ad essere sempre il numero uno ma può rivendicare la sua unicità semplicemente vivendo. Come i lavoratori senza terra del Brasile o le infermiere dell’Uganda, in un connubio di respiro mondiale con la presenza del segretario della Lega araba Amre Moussa, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso o lo scrittore Salih Osman. Tutti protagonisti, che gli Oscar per i «signor nessuno» non li hanno ancora inventati.
postato da fabiotar alle ore agosto 24, 2008 11:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: chiesa


mercoledì, 20 agosto 2008

PAPA E IMMIGRAZIONE, IL PROBLEMA E' LA MISSIONE

La tentazione di strumentalizzare le parole del Papa è sempre forte, e non ha fatto eccezione l’Angelus del 17 agosto in cui Benedetto XVI ha fatto cenno alla questione del razzismo. Immediata – anche se ingiustificata a leggere le parole del Papa – la traduzione politica riferita alle leggi sull’immigrazione e la sicurezza. Triste che siano anche esponenti cattolici a prestarsi a questo tipo di letture politiche.

In realtà il Papa, riferendosi alle letture del giorno, ha ricordato “l’universalità della salvezza” e “l’universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura”. In riferimento a questo Benedetto XVI ha quindi richiamato alla “grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana”. Tale testimonianza, ha proseguito il Papa, è tanto più importante oggi “al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano!”.  Il Papa nota infatti che “in diversi Paesi” si registrano “nuove manifestazioni preoccupanti” di razzismo, “legate spesso a problemi sociali ed economici”.

E’ certo che anche la questione dei rom e le politiche sull’immigrazione in Italia vanno giudicate a partire da questi criteri, ma soltanto un paraocchi ideologico può ridurre queste parole a un pronunciamento sulla politica del nostro governo.

Purtroppo in Italia sembra impossibile uscire da uno schema per cui accoglienza e legalità sono due cose opposte. Per cui l'accoglienza scade facilmente nella sua parodia, che nella migliore delle ipotesi è buonismo, e nella peggiore diventa complicità delle associazioni criminali. Sul fronte ecclesiale non possiamo non ricordare che alcuni anni fa anche la CEI dovette intervenire per spiegare ad alcuni parroci che accoglienza non significa concedere – ad esempio – locali ecclesiali per uso moschea. Sull’argomento immigrazione sarebbe certamente utile andarsi a rileggere il documento che scrisse il cardinale Giacomo Biffi, allora arcivescovo di Bologna, di cui si occupò anche Il Timone.

Mi si consenta due ulteriori semplici riflessioni:

1. Chi vive in una grande città si imbatte spesso ai semafori o alla stazione ferroviaria o in metropolitana con bambini (quasi esclusivamente rom) che chiedono l’elemosina. La domanda è: in questo caso è un atteggiamento razzista identificare questi bambini, capire chi li sfrutta e porre fine a questa situazione con i mezzi consentiti dalla legge di uno stato democratico; o non lo è forse più tollerare (e quindi incoraggiare) queste situazioni, reputando evidentemente che certe razze non possono aspirare a nulla di meglio che all’accattonaggio e alla schiavitù?

2. Nell’Angelus il Papa fa riferimento all’ “universalità della missione della Chiesa”. E qual è la missione della Chiesa? Annunciare Cristo a tutte le genti. La forte immigrazione è allora anche l’occasione di annunciare Cristo ai tanti ”gentili” che arrivano nel nostro Paese. Ovvero, le nostre comunità dovrebbero preoccuparsi soprattutto di riscoprire la dimensione della missionarietà, piuttosto che preoccuparsi  - come accade da qualche parte – di costruire o facilitare la costruzione di moschee.  Sarebbe confortante se alcuni di coloro che tanto si sbracciano contro il razzismo dimostrassero veramente il bene che vogliono agli immigrati facendo loro scoprire la bellezza del Vangelo.

RICCARDO CASCIOLI
postato da GLOVAGLIO alle ore agosto 20, 2008 18:42 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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