"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
martedì 25 novembre 2008
Una croce è stata fatta togliere da una scuola di Valladolid, contrariamente alla volontà dei genitori. La sentenza che ha pronunciato il Tribunale amministrativo con cui si obbliga la scuola pubblica Macías Picabea a togliere il crocefisso rappresenta un indebolimento della libertà.
Detto in altri termini, i genitori avevano deciso, in un esercizio di libertà, che i simboli religiosi sono ciò che vogliono che vedano i propri figli. E il giudice, a nome di tutti i cittadini, ma senza il loro parere, gli toglie questa libertà in nome dei diritti costituzionali.
Quello che è successo a Valladolid è esattamente ciò che è previsto nella legge dello Stato di Baviera il 23 dicembre del 1995. La norma determina, all’articolo 7, che «in considerazione della connotazione storica e culturale della Baviera, in ogni aula scolastica deve esserci un crocifisso. Così si esprime la volontà di realizzare i supremi obiettivi della Costituzione riguardanti la base dei valori cristiani e occidentali, in armonia con la tutela della libertà religiosa. Se la presenza del crocefisso è contestata […], il direttore didattico cercherà un accordo amichevole». Se questo accordo non si trova, dice la legge, si detterà una regola ad hoc che rispetti la libertà religiosa e le convinzioni di tutti gli alunni. A Valladolid l’accordo c’era.
La croce è il simbolo, in altri contesti, della separazione tra Chiesa e Stato. In questa direzione si è pronunciato il Tribunale Amministrativo di Venezia (il Tar del Veneto) in una sentenza del 17 marzo del 2005, in cui si affermava che «il crocifisso può essere legittimamente posto nelle aule delle scuole pubbliche perché conferma il principio di laicità dello Stato repubblicano». L’argomento giuridico è stato confermato di un pronunciamento del Consiglio di Stato italiano del febbraio del 2006.
Il crocefisso è in realtà la miglior difesa di una laicità che sarà sempre più minacciata.
(Manuel Medina)
leggi anche CROCIFISSO/ Juan Manuel de Prada: “un pretesto giuridico che maschera una diffusa cristofobia”
COMUNICATO STAMPA
Il recente appello di Papa Benedetto XVI per una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica esige una risposta chiara e generosa.
Con questo intento l'UDC, attraverso l'Ufficio Mondo Cattolico e Realtà Ecclesiali responsabile on. Luca Marconi, ha voluto organizzare una convocazione dal titolo volutamente provocatorio: NON C'È LAICITÀ SENZA FEDE.
La convocazione si terrà a Loreto, presso il Palacongressi, dal 28 al 30 novembre 2008.
Tutti i maggiori responsabili del partito saranno presenti: Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione.
L'invito a partecipare è rivolto a tutti i rappresentanti dell'associazionismo cattolico e dei nuovi movimenti e comunità. L'UDC ha a cuore la questione sollevata dal Santo Padre ed ha offerto un luogo di libero confronto, di dialogo, sincera condivisione sulla presenza del laicato cattolico nella vita pubblica.
Sullo sfondo il rischio dell'insignificanza alla quale i cristiani di altri paesi europei si sono condannati per aver preferito il sistema della delega della rappresentanza politica piuttosto che quello, certamente più complesso e faticoso, del diretto coinvolgimento.
Non sarà una chiamata alle armi perché non c'è nessuna crociata da fare; sarà semplicemente un incontro di amici, anche di sensibilità politiche non omogenee, ma uniti dal medesimo desiderio di mantenere viva la tradizione spirituale del cristianesimo sociale in Italia.
Senza alcuna pretesa di esclusività nei confronti di nessuno l’UDC ha sentito la necessità di aprire un dialogo sincero con le realtà popolari del cattolicesimo italiano; ciò è ritenuto indispensabile ed urgente nell’attuale contesto italiano per ridare senso ad una politica orientata in modo esclusivo al bene comune della patria.
Roma, 25 novembre 2008
ROMA - «Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un' immagine del Bambino Gesù». È una rivelazione che fa discutere quella dell'arcivescovo Luigi De Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede.

Antonio Gramsci
LA CHIESA E IL PCI - «Questo fatto - ha sottolineato il presule sardo intervenuto alla presentazione del nuovo catalogo dei santini che si è tenuta alla Radio Vaticana- nel mondo della "falce e martello" preferiscono tacerlo, ma è proprio così». Finora del riavvicinamento al cattolicesimo di Gramsci si era parlato solo a livello di voci, mai confermate. De Magistris, che in passato è stato tra i responsabili del Tribunale vaticano della Penitenzieria Apostolica (dicastero preposto alle indulgenze, ai perdoni e a controversie interne), ha invece fornito più di un dettaglio sulla vicenda. «Il mio conterraneo, Gramsci - ha detto il monsignore, che è attualmente in pensione - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò». «Gramsci - ha sottolineato De Magistris - è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci perseguita. Il Signore non si rassegna a perderci», ha commentato ancora l'esponente vaticano.
GLI STORICI: «NON RISULTA» - «La conversione di Gramsci è una vecchia storia, mai provata da documenti ufficiali, che anzi la smentiscono». Lo sostiene Giorgio Baratta, presidente della International Gramsci society Italia, uno dei massimi esperti sulla vita e il pensiero politico e filosofico del fondatore del Pci. «La prima volta che questa notizia venne pubblicata fu nel 1977, quando Giuseppe della Vedova riportò sulla rivista Studi sociali la testimonianza di tale suor Pinna che appunto parlava della conversione di Gramsci in punto di morte. Il presunto scoop venne ripreso dal settimanale Gente e in seguito smentito da Paese Sera». «I documenti editi e inediti sulle ultime ore e sulla morte di Antonio Gramsci sono tanti e da nessuno di questi emerge la tesi della sua conversione: ovviamente non sarebbe uno scandalo, né cambierebbe alcunché. Dico solo, semplicemente, che si tratta di un fatto che non trova alcun riscontro documentato», dice Beppe Vacca, filosofo, ex parlamentare comunista e presidente della Fondazione Istituto Gramsci. «Ci sono alcune lettere di Tania a Sraffa che descrivono dettagliatamente gli ultimi giorni di malattia e la morte di Gramsci in cui non troviamo nulla al riguardo. Non ne parla nemmeno una del fratello Carlo a Togliatti, in cui si legge della volontà di Gramsci di essere cremato. Cosa che inizialmente trovò qualche ostacolo perché non era credente e perché il regime fascista temeva manifestazioni di piazza, essendo la vigilia del primo maggio. Documenti di polizia non fanno alcun cenno di un suo avvicinamento alla fede, in più - prosegue Vacca - ci sono alcune lettere, ancora inedite perché raccolte da poco tempo, in cui Tatiana scrive con grande regolarità ai familiari sugli ultimi giorni di Gramsci. Si tratta di confidenze strettamente familiari in cui sarebbe emersa una notizia di tale portata». Vacca, ad ogni modo, evita con cura di aprire alcun fronte polemico con il monsignore: «Non conosco De Magistris. Ricordo solo che non è la prima volta che ne sento parlare. Già in passato, 30 o 40 anni dopo la morte di Gramsci, un'anziana suora riferì di una sua conversione. Ripeto, non vi troverei nulla di scandaloso». «Non so cosa fece Gramsci in punto di morte. Sono ridicole dichiarazioni non verificabili su conversioni di 70 anni fa e finalizzate a dimostrare che i miti crollano», dice il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. «Tra un po' ci spiegheranno che Gramsci era liberale, perché è evidente che i comunisti possono essere solo assassini o pentiti».
COSSIGA: «È COSÌ» - Se monsignor De Magistris conferma la conversione di Gramsci al cattolicesimo non può che essere vero, ha commentato il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. «De Magistris si è trovato più di chiunque altro, escluso il Papa, nella situazione di conoscere le cose che dice in quanto preposto alla Sacra Penitenzieria, l'organo che presiede alle questioni relative al foro interno dei battezzati della Chiesa cattolica. Se c'è una persona che può sapere di una conversione di Gramsci e di una sua morte in seno alla Chiesa cattolica, quella persona è proprio monsignor De Magistris». «Non sarebbe una grande sorpresa se Gramsci avesse abbracciato la fede cattolica», ha dichiarato il parlamentare del Pdl Giancarlo Lehner, autore del libro La famiglia Gramsci in Russia.
25 novembre 2008
«Di Gesù non si parla tra persone educate». Così comincia il libro di Vittorio Messori Ipotesi su Gesù, uscito 32 anni fa. Ancora oggi, però, Cristo è uno «scandalo» per il mondo, specialmente per il mondo della cultura, abitato per definizione da «persone educate». Il pregiudizio anticristiano è talmente forte e radicato da aver condizionato pesantemente anche il mondo cattolico, in cui è diffusa l’opinione che uno scrittore cristiano debba limitarsi a rappresentare il male, le contraddizioni dell’animo umano o tutt’al più i valori del cristianesimo, trascurando Cristo. L’interesse per gli aspetti materiali della vita umana ha caratterizzato tutta la storia della Chiesa, a partire dall’incarnazione di Gesù, ovvero dal momento in cui «il Verbo si fece carne». Tuttavia, molti scrittori che si definiscono «cattolici» sembrano aver dimenticato la centralità di Cristo. Questo atteggiamento è tanto più significativo se si considera che ogni scrittore, inevitabilmente, esprime nelle sue opere il rapporto con ciò che per lui è Dio. Eppure, non si può ridurre la questione a un problema di fede. In diversi casi, grandi scrittori cristiani sembrano aver scelto di nascondere la figura di Cristo nella convinzione che fosse il modo migliore per permettergli di parlare ancora a un mondo ormai scristianizzato, se non a lui ostile, al livello profondo dei simboli e dei miti. Penso in particolare a Manzoni, che nei Promessi sposi non nomina mai Gesù ma ce lo rappresenta in Lucia e diversi altri personaggi segnati dal cristianesimo; o a Tolkien, che nel Signore degli anelli tratteggia la figura di Cristo re, profeta e sacerdote rispettivamente in Aragorn, Gandalf e Frodo, come ha rilevato Andrea Monda; o a Lewis, che nelle Cronache di Narnia sviluppa l’ipotesi di un’incarnazione alternativa, mostrandoci Gesù nel leone Aslan. Il mondo, infatti, generalmente è disposto ad accettare i valori cristiani, soprattutto quando stanno ben chiusi nei libri; ma se gli viene proposto Cristo, cioè di seguirlo fino alla croce, si mette sulla difensiva.