Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 28 novembre 2008

L'Ipotesi di Calamandrei (1950)

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!"

[...] “Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia.
postato da fabiotar alle ore novembre 28, 2008 20:45 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: scuola


mercoledì, 26 novembre 2008

Cristofobia

SPAGNA/ Il caso del crocefisso di Valladolid: una sentenza che toglie la libertà ai genitori

martedì 25 novembre 2008

Una croce è stata fatta togliere da una scuola di Valladolid, contrariamente alla volontà dei genitori. La sentenza che ha pronunciato il Tribunale amministrativo con cui si obbliga la scuola pubblica Macías Picabea a togliere il crocefisso rappresenta un indebolimento della libertà.

A marzo il Consiglio scolastico dell’istituto, in cui sono rappresentati i genitori, aveva deciso di mantenere i simboli. La Giunta di Castiglia e Leon, con una politica saggia, aveva delegato la decisione a quest’organo. L’associazione Cultura Escuela Laica di Valladolid, che aveva visto respinte le sue richieste, anziché rispettare la decisione democratica si è rivolta ai tribunali. E ha trovato un giudice che, facendo ideologia, nella sua sentenza assicura che «la presenza di simboli religiosi nelle aule e negli spazi comuni del centro educativo pubblico in cui si insegna a minori che si trovano in piena fase di formazione della propria personalità indebolisce il diritto fondamentale dell’articolo 16 (della Costituzione), che regola la libertà religiosa».

Detto in altri termini, i genitori avevano deciso, in un esercizio di libertà, che i simboli religiosi sono ciò che vogliono che vedano i propri figli. E il giudice, a nome di tutti i cittadini, ma senza il loro parere, gli toglie questa libertà in nome dei diritti costituzionali.

Quello che è successo a Valladolid è esattamente ciò che è previsto nella legge dello Stato di Baviera il 23 dicembre del 1995. La norma determina, all’articolo 7, che «in considerazione della connotazione storica e culturale della Baviera, in ogni aula scolastica deve esserci un crocifisso. Così si esprime la volontà di realizzare i supremi obiettivi della Costituzione riguardanti la base dei valori cristiani e occidentali, in armonia con la tutela della libertà religiosa. Se la presenza del crocefisso è contestata […], il direttore didattico cercherà un accordo amichevole». Se questo accordo non si trova, dice la legge, si detterà una regola ad hoc che rispetti la libertà religiosa e le convinzioni di tutti gli alunni. A Valladolid l’accordo c’era.

 La croce è il simbolo, in altri contesti, della separazione tra Chiesa e Stato. In questa direzione si è pronunciato il Tribunale Amministrativo di Venezia (il Tar del Veneto) in una sentenza del 17 marzo del 2005, in cui si affermava che «il crocifisso può essere legittimamente posto nelle aule delle scuole pubbliche perché conferma il principio di laicità dello Stato repubblicano». L’argomento giuridico è stato confermato di un pronunciamento del Consiglio di Stato italiano del febbraio del 2006.

 Il crocefisso è in realtà la miglior difesa di una laicità che sarà sempre più minacciata.

 (Manuel Medina)

leggi anche   CROCIFISSO/ Juan Manuel de Prada: “un pretesto giuridico che maschera una diffusa cristofobia”

postato da fabiotar alle ore novembre 26, 2008 16:12 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 26 novembre 2008

NON C'È LAICITÀ SENZA FEDE

COMUNICATO STAMPA
Il recente appello di Papa Benedetto XVI per una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica esige una risposta chiara e generosa.
Con questo intento l'UDC, attraverso l'Ufficio Mondo Cattolico e Realtà Ecclesiali responsabile on. Luca Marconi, ha voluto organizzare una convocazione dal titolo volutamente provocatorio: NON C'È LAICITÀ SENZA FEDE.
La convocazione si terrà a Loreto, presso il Palacongressi, dal 28 al 30 novembre 2008.
Tutti i maggiori responsabili del partito saranno presenti: Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione.
L'invito a partecipare è rivolto a tutti i rappresentanti dell'associazionismo cattolico e dei nuovi movimenti e comunità. L'UDC ha a cuore la questione sollevata dal Santo Padre ed ha offerto un luogo di libero confronto, di dialogo, sincera condivisione sulla presenza del laicato cattolico nella vita pubblica.
Sullo sfondo il rischio dell'insignificanza alla quale i cristiani di altri paesi europei si sono condannati per aver preferito il sistema della delega della rappresentanza politica piuttosto che quello, certamente più complesso e faticoso, del diretto coinvolgimento.
Non sarà una chiamata alle armi perché non c'è nessuna crociata da fare; sarà semplicemente un incontro di amici, anche di sensibilità politiche non omogenee, ma uniti dal medesimo desiderio di mantenere viva la tradizione spirituale del cristianesimo sociale in Italia.
Senza alcuna pretesa di esclusività nei confronti di nessuno l’UDC ha sentito la necessità di aprire un dialogo sincero con le realtà popolari del cattolicesimo italiano; ciò è ritenuto  indispensabile ed urgente nell’attuale contesto italiano per ridare senso ad una politica orientata in modo esclusivo al bene comune della patria.
Roma, 25 novembre 2008

postato da FrancescoDando alle ore novembre 26, 2008 10:08 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: politica nazionale, politica laicità e fede


mercoledì, 26 novembre 2008

meglio tardi...

Il Vaticano: «Gramsci trovò la fede»

«Il fondatore del Pci ricevette i sacramenti cristiani sul punto di morte». Il filosofo Vacca: dai testi non risulta

Antonio Gramsci
Antonio Gramsci
ROMA - «Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un' immagine del Bambino Gesù». È una rivelazione che fa discutere quella dell'arcivescovo Luigi De Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede.

LA CHIESA E IL PCI - «Questo fatto - ha sottolineato il presule sardo intervenuto alla presentazione del nuovo catalogo dei santini che si è tenuta alla Radio Vaticana- nel mondo della "falce e martello" preferiscono tacerlo, ma è proprio così». Finora del riavvicinamento al cattolicesimo di Gramsci si era parlato solo a livello di voci, mai confermate. De Magistris, che in passato è stato tra i responsabili del Tribunale vaticano della Penitenzieria Apostolica (dicastero preposto alle indulgenze, ai perdoni e a controversie interne), ha invece fornito più di un dettaglio sulla vicenda. «Il mio conterraneo, Gramsci - ha detto il monsignore, che è attualmente in pensione - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò». «Gramsci - ha sottolineato De Magistris - è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci perseguita. Il Signore non si rassegna a perderci», ha commentato ancora l'esponente vaticano.

GLI STORICI: «NON RISULTA» - «La conversione di Gramsci è una vecchia storia, mai provata da documenti ufficiali, che anzi la smentiscono». Lo sostiene Giorgio Baratta, presidente della International Gramsci society Italia, uno dei massimi esperti sulla vita e il pensiero politico e filosofico del fondatore del Pci. «La prima volta che questa notizia venne pubblicata fu nel 1977, quando Giuseppe della Vedova riportò sulla rivista Studi sociali la testimonianza di tale suor Pinna che appunto parlava della conversione di Gramsci in punto di morte. Il presunto scoop venne ripreso dal settimanale Gente e in seguito smentito da Paese Sera». «I documenti editi e inediti sulle ultime ore e sulla morte di Antonio Gramsci sono tanti e da nessuno di questi emerge la tesi della sua conversione: ovviamente non sarebbe uno scandalo, né cambierebbe alcunché. Dico solo, semplicemente, che si tratta di un fatto che non trova alcun riscontro documentato», dice Beppe Vacca, filosofo, ex parlamentare comunista e presidente della Fondazione Istituto Gramsci. «Ci sono alcune lettere di Tania a Sraffa che descrivono dettagliatamente gli ultimi giorni di malattia e la morte di Gramsci in cui non troviamo nulla al riguardo. Non ne parla nemmeno una del fratello Carlo a Togliatti, in cui si legge della volontà di Gramsci di essere cremato. Cosa che inizialmente trovò qualche ostacolo perché non era credente e perché il regime fascista temeva manifestazioni di piazza, essendo la vigilia del primo maggio. Documenti di polizia non fanno alcun cenno di un suo avvicinamento alla fede, in più - prosegue Vacca - ci sono alcune lettere, ancora inedite perché raccolte da poco tempo, in cui Tatiana scrive con grande regolarità ai familiari sugli ultimi giorni di Gramsci. Si tratta di confidenze strettamente familiari in cui sarebbe emersa una notizia di tale portata». Vacca, ad ogni modo, evita con cura di aprire alcun fronte polemico con il monsignore: «Non conosco De Magistris. Ricordo solo che non è la prima volta che ne sento parlare. Già in passato, 30 o 40 anni dopo la morte di Gramsci, un'anziana suora riferì di una sua conversione. Ripeto, non vi troverei nulla di scandaloso». «Non so cosa fece Gramsci in punto di morte. Sono ridicole dichiarazioni non verificabili su conversioni di 70 anni fa e finalizzate a dimostrare che i miti crollano», dice il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. «Tra un po' ci spiegheranno che Gramsci era liberale, perché è evidente che i comunisti possono essere solo assassini o pentiti».

COSSIGA: «È COSÌ» - Se monsignor De Magistris conferma la conversione di Gramsci al cattolicesimo non può che essere vero, ha commentato il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. «De Magistris si è trovato più di chiunque altro, escluso il Papa, nella situazione di conoscere le cose che dice in quanto preposto alla Sacra Penitenzieria, l'organo che presiede alle questioni relative al foro interno dei battezzati della Chiesa cattolica. Se c'è una persona che può sapere di una conversione di Gramsci e di una sua morte in seno alla Chiesa cattolica, quella persona è proprio monsignor De Magistris». «Non sarebbe una grande sorpresa se Gramsci avesse abbracciato la fede cattolica», ha dichiarato il parlamentare del Pdl Giancarlo Lehner, autore del libro La famiglia Gramsci in Russia.

25 novembre 2008

postato da Ernestor alle ore novembre 26, 2008 01:13 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita, chiesa, comunismi


venerdì, 21 novembre 2008

La vicenda di Eluana Englaro
e la questione di una legge sulla fine della vita
 

La Corte di Cassazione, in data 13 novembre 2008, ha respinto il ricorso della procura di Milano e quindi l'alimentazione e l'idratazione possono essere sospese a Eluana Englaro.
La Suprema Corte ha accolto la richiesta del procuratore generale che chiedeva l'inammissibilità del ricorso della procura del capoluogo lombardo contro la Corte d'appello di Milano, la quale aveva concesso lo stop all'alimentazione della donna.
Si tratta sostanzialmente di una sentenza che autorizza l'eutanasia, in violazione delle leggi in vigore. La magistratura ha operato una palese invasione di campo: si è sostituita al Parlamento introducendo istituti estranei alla nostra legge e alla nostra tradizione, quali l’eutanasia e il testamento suicida. Tali sentenze sono purtroppo accolte con soddisfazione da coloro che, sia in Parlamento che nella società civile, sostengono che esista un diritto a morire e che idratazione e alimentazione siano terapie mediche (e non sostegni vitali da garantire sempre e comunque).
A questo punto si rende necessaria una legge che recepisca, senza se e senza ma, il principio secondo cui la vita umana ha per tutta la sua durata un unico altissimo valore, che non può essere incrinato o appannato da alcun evento, ancorché drammatico e doloroso.
L’intervento legislativo deve ispirarsi a quel “favor vitae” che è già alla base del nostro ordinamento giuridico, ma che ha bisogno evidentemente di una forte riaffermazione, per arginare la deriva dei giudici.
 
Questa legge deve ribadire:
.    no all’eutanasia in tutte le sue forme;
.    no all’abbandono del malato;
.    sì all’alimentazione e all’idratazione come sostegno vitale;
.    sì alle cure palliative e alla terapia del dolore;
.    sì alla promozione di ogni forma di assistenza e di sostegno al malato e alla sua famiglia;
.    sì al rafforzamento della relazione medico/paziente, basata sull’alleanza terapeutica.
 
E’ al contrario da rifiutare una legge sul testamento biologico come forma di autodeterminazione quale scelta insindacabile su come e quando morire.
Esaminando i disegni di legge attualmente depositati in Parlamento, Alleanza Cattolica ritiene che le caratteristiche di una buona legge, sopra elencate, siano contenute nel Disegno di legge presentato al Senato, avente come prima firmataria la sen. Laura Bianconi “Norme per l’alleanza terapeutica, sul consenso informato e sulle cure palliative”, e in quello dai contenuti analoghi presentato dall’on. Massimo Polledri alla Camera. Si tratta infatti di disegni di legge che rispondono alle esigenze sopra riportate, che non lasciano spazio ad ambiguità e incertezze, ribadendo con chiarezza il principio di indisponibilità della vita umana.

ALLEANZA CATTOLICA
 
postato da GLOVAGLIO alle ore novembre 21, 2008 19:55 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 19 novembre 2008

Scrittori, quel tabù su Gesù

Cultura e religione • «Come scrisse Messori, 'del Salvatore non si parla tra persone educate'; e dunque soprattutto nel mondo della cultura» • «I salotti buoni e il sistema letterario non prendono neppure in considerazione autori cristiani come Chesterton o Guareschi» • Non c’è solo l’offensiva delle opere anticlericali che tentano di svuotare la fede dall’interno. Ora pure gli intellettuali cattolici si auto-censurano (forse per cercare un’approvazione dal mondo laicista), nascondendo la figura centrale del loro credo e per parlare soltanto di generici «valori» di Guido Copes

Tratto da Avvenire del 18 novembre 2008

«Di Gesù non si parla tra persone educate». Così comincia il libro di Vittorio Messori Ipotesi su Gesù, uscito 32 anni fa. Ancora oggi, però, Cristo è uno «scandalo» per il mondo, specialmente per il mondo della cultura, abitato per definizione da «persone educate». Il pregiudizio anticristiano è talmente forte e radicato da aver condizionato pesantemente anche il mondo cattolico, in cui è diffusa l’opinione che uno scrittore cristiano debba limitarsi a rappresentare il male, le contraddizioni dell’animo umano o tutt’al più i valori del cristianesimo, trascurando Cristo. L’interesse per gli aspetti materiali della vita umana ha caratterizzato tutta la storia della Chiesa, a partire dall’incarnazione di Gesù, ovvero dal momento in cui «il Verbo si fece carne». Tuttavia, molti scrittori che si definiscono «cattolici» sembrano aver dimenticato la centralità di Cristo. Questo atteggiamento è tanto più significativo se si considera che ogni scrittore, inevitabilmente, esprime nelle sue opere il rapporto con ciò che per lui è Dio. Eppure, non si può ridurre la questione a un problema di fede. In diversi casi, grandi scrittori cristiani sembrano aver scelto di nascondere la figura di Cristo nella convinzione che fosse il modo migliore per permettergli di parlare ancora a un mondo ormai scristianizzato, se non a lui ostile, al livello profondo dei simboli e dei miti. Penso in particolare a Manzoni, che nei Promessi sposi non nomina mai Gesù ma ce lo rappresenta in Lucia e diversi altri personaggi segnati dal cristianesimo; o a Tolkien, che nel Signore degli anelli tratteggia la figura di Cristo re, profeta e sacerdote rispettivamente in Aragorn, Gandalf e Frodo, come ha rilevato Andrea Monda; o a Lewis, che nelle Cronache di Narnia sviluppa l’ipotesi di un’incarnazione alternativa, mostrandoci Gesù nel leone Aslan. Il mondo, infatti, generalmente è disposto ad accettare i valori cristiani, soprattutto quando stanno ben chiusi nei libri; ma se gli viene proposto Cristo, cioè di seguirlo fino alla croce, si mette sulla difensiva.

In pratica, di solito i critici non prendono nemmeno in considerazione autori ritenuti cristiani (quasi sempre liquidandoli con scuse di ordine stilistico, com’è successo a Guareschi e a Chesterton), i salotti buoni e il «sistema letterario» che si identifica di serie A li tengono alla larga, le librerie laiche (e buona parte di quelle «cattoliche») non espongono i loro libri. Forse è questo che temono molti scrittori di ispirazione cristiana e cattolica?

Allargando brevemente il campo, è innegabile che diversi intellettuali credenti cerchino in vari modi l’approvazione di quel mondo laicista che può solo disprezzarli, spesso rendendosi ridicoli. Tuttavia, qualcuno potrebbe obiettare che il vero problema della Chiesa non sono i pochi intellettuali più «cattolici» che «cristiani», ma i moltissimi cristiani che pensano di essere cattolici e invece sono protestanti (non riconoscendo l’autorità del Papa, costruendosi sincretistiche religioni personali, scegliendo di seguire solo certi aspetti di Gesù e insegnamenti della Chiesa...). Ciò è sicuramente vero, ma non dovrebbe indurre gli intellettuali cristiani a chiedersi se questa situazione dipende anche da loro? Negli ultimi anni si è registrata una significativa recrudescenza dell’anticristianesimo militante. A parte il solito tentativo gnostico di svuotare il cristianesimo dall’interno, sostituendo alla Rivelazione una spiegazione e a Dio Padre l’«eterno femminino» (vedi Dan Brown), ci sono stati attacchi oggettivamente più interessanti, come la lettura in chiave «aliena» del Vangelo da parte di Steven Spielberg. E.T. l’extraterrestre, infatti, come Gesù viene dal cielo, compie miracoli, piace ai semplici (i bambini) ma viene osteggiato dai sapienti (gli adulti), muore, risorge e torna al cielo, dopo aver detto ai suoi amici che sarà sempre con loro, nel loro cuore. Insomma, oggi che i nemici di Gesù parlano di lui esplicitamente o con efficaci metafore per screditarlo e separare sempre più persone dal suo corpo mistico che è la Chiesa, gli scrittori cristiani- cattolici possono permettersi di limitarsi ad accennare all’azione ineffabile della grazia, fare riferimento genericamente a valori che il cristianesimo condivide con altre religioni, rappresentare quasi esclusivamente il male?
postato da fabiotar alle ore novembre 19, 2008 16:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cultura


sabato, 15 novembre 2008

Bianceneve e i 7 nani...2 per la questura

postato da fabiotar alle ore novembre 15, 2008 19:23 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scuola, buona politica


Chi sono

Utente: fabiotar


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder