Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
sabato, 31 gennaio 2009

L’Ue vuole imporre agli stati le “sue ideologie”

 

UE. I "nuovi diritti", cavallo di Troia per distruggere la tradizione

Da tempo la miglior dottrina giuridica denuncia l’esistenza di un alto rischio che la costruzione della casa comune europea avvenga non nel rispetto delle specificità nazionali o, meglio, “dell’identità nazionale degli Stati membri”, ma alla stregua di un centralismo, di stampo ottocentesco, che impone da Bruxelles le proprie ideologie nei confronti delle varie realtà locali…

di Mario Mauro

 



Ci sono casi in cui le convenzioni internazionali esercitano con forza un’azione che punta a sradicare la cultura giuridica di un paese. Negli ultimi 50 anni, anche a livello europeo, abbiamo avuto la prova di questo tentativo di introdurre, talvolta anche forzatamente, i cosiddetti “nuovi diritti”. La conferma ci arriva proprio in questi giorni in cui il Parlamento europeo, sovvertendo le urgenze d’intervento iscritte nelle agende internazionali, sta discutendo attorno ad una risoluzione del 14 gennaio scorso. Una dimostrazione di cui, francamente, non avevamo bisogno.
Da tempo la miglior dottrina giuridica denuncia l’esistenza di un alto rischio che la costruzione della casa comune europea avvenga non nel rispetto delle specificità nazionali o, meglio, “dell’identità nazionale degli Stati membri”, ma alla stregua di un centralismo, di stampo ottocentesco, che impone da Bruxelles le proprie ideologie nei confronti delle varie realtà locali. Con essa, ricorrendo al pretesto di una verifica sullo stato di attuazione dei diritti umani nel territorio dell’Unione europea, si cerca di stravolgere il significato e la portata originaria dei diritti dell’uomo, in contrasto con una visione personalistica che ha costituito il fondamento delle Carte costituzionali contemporanee, tra cui quella italiana.
Le competenze delle istituzioni comunitarie sono segnate con precisione nei Trattati che si sono susseguiti nel corso degli anni a fondamento dell’Unione europea. Lascia, pertanto, stupefatti il tentativo operato dal Parlamento di travalicare tali chiarissimi limiti, ribaditi, da ultimo, anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Se queste tendenze egemoniche delle Istituzioni comunitarie non mutano è inevitabile che si diffondano negli Stati membri reazioni analoghe a quelle del popolo irlandese, con prevedibili conseguenze in ordine al fallimento del processo di integrazione. Quest’ultimo, per essere rilanciato, necessita di attente operazioni “dal basso”, volte a restaurare il primato della “orbis civilis nostrae Europae communicationis” e non certo di imposizioni verticistiche di determinate ideologie come quelle legate al concetto di identità di “genere” o di “diritti riproduttivi”.
Si è venuta ad affermare una giurisprudenza che ha cambiato il concetto di vita e di persona. Gli strumenti attraverso i quali è stata compiuta questa forzatura si ricollegano spesso al metodo nominalistico. Si elabora cioè la decisione di non chiamare più le cose con il proprio nome e svuotare di significato quelle che possono essere aree di conflitto della giurisprudenza per favorire la diffusione di tali strumenti. Così facendo non si parla più di diritto alla vita, all’accoglienza della vita e della maternità, ma si parla di diritti della salute riproduttiva. Quando in una civiltà si ridenominano le cose, si cambia il significato delle cose. Nel momento della ridenominazione, effettuata soprattutto nelle carte internazionali, nei documenti prodotti spariscono i riferimenti fondamentali ai valori della famiglia (com’è peraltro avvenuto in Spagna con i termini padre e madre) o si addolciscono i termini che rimandano alle pratiche abortive o eutanasiche.
Ho esaminato punto per punto la risoluzione, proponendo in più parti emendamenti volti a modificare gli interventi contro il diritto e svelare le ambiguità. È significativo il fatto che l’Unione europea abbia ripreso gli Stati membri che continuano “a sottrarsi ad un controllo comunitario delle proprie politiche e pratiche in materia di diritti dell’uomo e cerchino di limitare la protezione di tali diritti ad un quadro puramente interno”. È chiaro che l’intenzione è quella di minare alla capacità di controllo sui diritti da parte degli Stati che dovrebbero così smettere di occuparsi di diritto alla salute, di famiglia, di previdenza sociale. Il ruolo degli Stati nella tutela dei diritti verrebbe così diminuita contrariamente a quanto si legge nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La risoluzione si preoccupa anche che il rispetto di tali diritti sia garantito anche all’interno delle “istituzioni chiuse”, pretendendo così di esercitare una funzione di controllo e vigilanza nei luoghi in cui si svolge la vita sociale della gente, ovvero associazioni, chiese, famiglia in primis. Il termine volutamente generico fa capire come si cerchi di non scoprire le carte e, quindi, le reali intenzioni.
Il caso emblematico di ciò che sta accadendo a livello internazionale riguarda il tema della “salute riproduttiva”. È stata in questo caso adottata la tecnica del livellamento perché in alcuni paesi non accettare di promuovere legislazioni abortiste significa non ricevere gli aiuti internazionali. Un metodo poco democratico di costringere i Paesi ad adottare tali provvedimenti.
Abbiamo avuto secoli in cui la giurisprudenza ha fatto il suo percorso intellettuale e individuale; oggi la ragione di stato è molto più incidente sulla vita della giurisprudenza di quanto non fosse in passato. Se il profilo degli accordi internazionali può snaturare la cultura giuridica di un paese a tal punto di implicare che a costituzione vigente non vale quella costituzione bensì un’altra legge, questo indica la complessità del momento giuridico e internazionale. Oggi, purtroppo, come principio generale la giurisprudenza italiana ha accettato che gli accordi internazionali vengono prima di alcune leggi, teoricamente non della costituzione.
In generale, se dovessimo riassumere il percorso evolutivo dei diritti segnalati prima, dal 1948 ad oggi abbiamo avuto tre passaggi chiari: In primo luogo c’è stato un’evoluzione del diritto alla vita che è sfociato alla generazione dei cosiddetti diritti della salute riproduttiva. Poi, la trasformazione dei diritti d’uguaglianza dove la tematica del genere, relativa al principio di non discriminazione, ha avuto una parte da protagonista. Infine ci si è soffermati sui diritti di espressione.
Come noto, con il primo concetto, e cioè quello di genere, si cerca di introdurre l’idea che gli uomini e le donne non sono tali per determinate caratteristiche naturali, ma solo in forza di una scelta culturale, come tale sempre mutabile. L’accoglimento di una tale ideologia porta a introdurre, surrettiziamente, un “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, dal momento che sarà sufficiente che una persona affermi di essere del genere opposto rispetto a quello del partner per poter chiedere il matrimonio, come avviene oggi in Spagna. Quanto al secondo concetto, e cioè quello di “diritti riproduttivi”, esso costituisce il cavallo di Troia per l’affermazioni di politiche antidemografiche ed eugenetiche.
Quanto sia illiberale l’imposizione di tali ideologie attraverso un uso distorto delle Istituzioni comunitarie, ben al di là delle loro competenze, è comprovato dal tentativo di ricomprendere nella risoluzione anche quelle che, con un’operazione di vera e propria manipolazione terminologica, vengono definite “istituzioni chiuse”. Con tale termine , come evidenziato ieri da Marta Cartabia, si vogliono intendere “i luoghi dove si svolge la vita sociale della gente”, dalle scuole agli ospedali, dalle parrocchie alle associazioni.
I diritti dell'uomo, nella prima e piena formulazione, fotografano tutto quello che è irrinunciabile. Il primo dei diritti che si afferma è il diritto all'esistenza, il diritto alla vita. La vita è principio imprescindibile affinché l'uomo possa affermare la propria umanità. Se non è tutelata, non ci sarà nessun compimento della legge.
Oggi c'è la tendenza a fare della teoria del diritto una sorta di supermarket dei diritti, in cui i diritti finiscono col configgere e creare questa dispersione dell’umano, in cui nessuno si sente tutelato. Questa è la frontiera estrema di un complesso di norme che erano state generate per uno scopo ma che poi ne hanno raggiunto un altro. Chi si forma nella giurisprudenza deve avere il desiderio di riannodare dei fili. La casistica è minima, ma potremmo fare una lunghissima teoria di casi insoluti che sono alla cronaca da molto tempo.
In sostanza, mediante un’operazione esclusivamente politica, si cerca di imporre il rispetto d’ideologie di parte anche alle Chiese, alle comunità religiose, alle famiglie, secondo un’opera di propaganda che non solo contrasta con il principio di sussidiarietà, nelle sue dimensioni orizzontale e verticale, ma ricorda metodi e prospettive dei peggiori totalitarismi.
Il Sussidiario mercoledì 28 gennaio 2009
postato da fabiotar alle ore gennaio 31, 2009 14:16 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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giovedì, 29 gennaio 2009

Una società col problema di socializzazione

L’umanitario contro l’umano

Dietro l’umanitarismo eutanasico Susanna Tamaro indovina il ghigno della morte e la stessa indifferenza nazista che ha aperto i lager

Strana beffa nella Giornata della Memoria. A notarla è Susanna Tamaro, la scrittrice italiana più letta nel mondo. Il giorno in cui si ricorda l’apertura dei lager nazisti e lo sterminio degli ebrei è lo stesso in cui il Tar lombardo autorizza a mettere fine alla vita di Eluana Englaro. “Mi colpisce la gravità spaventosa che consegniamo alle generazioni future nella frattura dell’idea dell’umano.
Da Libero di Vittorio Feltri del 29-01-2009

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Credo che come tutte le battaglie per la vita, anche quella per non accettare l'eutanasia, o come si vuole definire l'agire in modo tale da ottenere la morte di qualcuno, sia un dovere per una persona. Mi spiace vedere la sofferenza di un genitore davanti al letto di un figlio in coma, ma non ha senso discutere se portarlo a morire potrebbe risolvere i problemi legati all'esistenza di chi rimane,  rischerebbe di avere la stessa forza delle discussioni di un talk-show. Penso che dal punto di vista politico è una questione che appella la coscienza e che su questo piano attiene a una sfera talmente intima da constatare che non esiste nella nostra società l'unanimità che possa permettere di affrontarla con gli strumenti del diritto amministrativo come si tenta di fare.

Un figlio è sotto la tutela dei propri genitori, non è di proprietà dei genitori, né è di proprietà dello stato, la stessa vita è sotto la nostra responsabilità ma non è a nostra disposizione per tutto quello che vorremmo fare. Penso che a volte per affermare un diritto di senso generale, rischiamo di utilizzare uno strumento inadatto  col pericolo di non tuelare la vita che quei diritti dovrebbero salvaguardare, se non riusciamo a distinguere come ottenere soluzioni diverse che richiedono strumenti diversi quando dalla stessa matrice nascono due esigenze opposte.

Così non è un criterio valido secondo  me, pensare di tutelare la vita nei termini posti dai più esposti gruppi pro-principi umanitari come i radicali ed altri che allo stesso modo difendono il diritto all'eutanasia, mettendo nello stesso calderone  una cosa e il suo contrario. La lotta contro la pena di morte e la battaglia per la morte ottenuta del malato. Mi sembra che ci sia una gran confusione alla base di questo pensare.

Al contrario, invece dell'aspetto morale o affettivo, noto che il problema è spesso strumentale, come l'incapacita di affrontare una situazione dolorosa, l'inadeguatezza delle strutture di accoglienza del malato, i costi connessi. Ritengo inadatto affrontare con strumenti amministrativi questioni che attengono alla sfera dell'esistenza, e ribadisco che non è opportuno legiferare in materia con questi presupposti.

Ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia con un malato incurabile e questo mi ha insegnato che la vita va tutelata  fino in fondo sempre, anche quando non c'è più speranza e anzi, è proprio questo a insegnare il valore della vita in una società che ha la tendenza a nasconderlo sotto il tappeto quando si passa dal principio ai fatti. Spesso tutto questo mi appare come un tentativo di andare incontro a qualcuno privi dell'esperienza umana per saper giudicare e senza in definitiva capirlo fino in fondo, come una società che ha difficoltà a socializzare veramente. Credo che essere vicini a questi casi non significhi fare in modo tale da liberarsi del problema, ma essere partecipi del dramma di una famiglia consapevoli che la vita è un dono meraviglioso in sé e va avanti nonostante ci siano momenti in cui non riusciamo a vederne la bellezza.

Ernesto Rossi

postato da Ernestor alle ore gennaio 29, 2009 12:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: eutanasia


giovedì, 29 gennaio 2009

semaforo intelligente, giunta un po' meno...

'SEMAFORI INTELLIGENTI', ARRESTATO PROGETTISTA

MILANO  - Il progettista dei T-Red, Stefano Arrighetti, è stato arrestato dai carabinieri lombardi e da quelli di San Bonifacio (Verona) nell'ambito dell'inchiesta della procura di Verona sui cosiddetti 'semafori intelligenti' che vede indagate altre 108 persone. Arrighetti, 45 anni di Seregno (Milano), amministratore unico della Kria di Desio (Milano), è accusato di frode nelle pubbliche forniture. Secondo quanto si è appreso, Arrighetti avrebbe omologato solo la telecamera e non avrebbe chiesto e quindi mai ottenuto dal Ministero dei trasporti l'omologazione dell'hardware dell'apparecchiatura che fa funzionare l'intero sistema. Tra i 109 indagati figurano 63 comandanti di polizia municipale tra cui quello di Perugia e di Mogliano Veneto (Treviso), 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Sono invece 80 i comuni del centro-nord Italia al centro dell'indagine nei quali sono state comminate decine di migliaia di contravvenzioni. Il provvedimento restrittivo che ha raggiunto Arrighetti è stato emesso dal gip scaligero Sandro Sperandio su richiesta del pm Valerio Ardito.

I Carabinieri di San Bonifacio hanno provveduto al sequestro preventivo dei T-red in 64 comuni di 24 province, ma il numero crescerà nei prossimi giorni. Le indagini, iniziate nel dicembre 2007, erano state avviate per accertare la conformità alla normativa vigente del sistema automatico di rilevamento delle infrazioni alla luce semaforica rossa (T-RED), installato presso gli incroci del veronese. A gennaio 2008, i carabinieri di Tregnago, Illasi e Colognola ai Colli, incaricati delle indagini, denunciarono un amministratore comunale, due comandanti di Polizia Locale e gli amministratori unici di Ci.ti.esse di Rovellasca, Maggioli di Santarcangelo di Romagna, Traffic Tecnology di Marostica e Open Software di Mirano per truffa aggravata e falsità materiale. A giugno le indagini furono estese anche ad altri 64 comuni dopo aver accertato che il T-red era difforme da quello omologato dal Ministero dei Trasporti di Roma dove Arrighetti aveva chiesto ed ottenuto l'omologazione solo per le telecamere dei T-red e non per le apparecchiature (come i relé, le spire ed altro chiamato tecnicamente hardware) contenute in un armadio di vetroresina posto nelle vicinanze delle telecamere.

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categoria: amministrazione comunale


lunedì, 26 gennaio 2009

Male la prima...se questo è l'inizio!!!

«Obama rilancia l'imperialismo culturale»
Obama ha rilanciato una politica di «imperialismo culturale». E’ quanto afferma Steve W. Mosher, presidente del Population Research Institute, commentando la decisione del neo-presidente americano di ripristinare i fondi per le organizzazioni che diffondono l’aborto nel mondo. «Ad oggi – spiega Mosher in una intervista che apparirà su Avvenire di domani, 25 gennaio – 130 paesi nel mondo vietano l’aborto o lo ammettono solo in circostanze molto ristrette». Finanziare organizzazioni americane come l’IPPF (International Planned Parenthood Federation) o agenzie come l’Unfpa (il Fondo Onu per la popolazione), è una forma di imperialismo culturale perché queste organizzazioni «sfidano la sovranità nazionale degli Stati facendo lobby per la legalizzazione dove l’aborto non è ancora ammesso e realizzando quanti più aborti possibili forzando le leggi locali».«Obama – dice ancora Mosher – vuole dunque finanziare con i dollari delle tasse di tutti gli americani, organizzazioni internazionali che volontariamente infrangono le leggi della maggior parte degli stati del mondo».
 Steve Mosher è stato il primo giornalista nel mondo, all’inizio degli anni ’80, a documentare le atrocità commesse dal regime cinese nell’applicazione della «politica del figlio unico» e un suo dettagliato rapporto sul coinvolgimento diretto dell’Unfpa e dell’Ippf nella pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate, sempre in Cina, è stato alla base della decisione di George W. Bush di sospendere il finanziamento di queste organizzazioni che Obama ha ora ripristinato.

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giovedì, 22 gennaio 2009

Il Bresso appochismo








«Non entro  nel merito delle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all'obiezione di coscienza perché sono valutazioni religiose. Ma dico che l'obiezione di coscienza che nel nostro Paese è consentita solo per l'interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare.
Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto  lo farei, ma con la morte nel cuore (e anche intorno ndr)». (mercedes bresso)


"...e per coscienza un decreto"




 « La morale propria comunque non deve essere mai applicata agli altri».(Mercedes Bresso)


" Il manifesto dell'anarchia"

Vediamo di trarre delle conclusioni partendo dal ferreo e rigoroso Bresso pensiero:
Un decreto stabilisce, che ne sò, che per limitare lo sviluppo demografico tutte le figlie femmine devono essere sterilizzate alla nascita oppure soppresse, lo dovremmo applicare? Il tentativo di eludere il decreto sarebbe l'imposizione di una morale sull'altra? Il  quinto comandamento mi impone di non uccidere...posso aspettarmi che anche altri lo rispettino?  Oppure non potendo  imporre la mia morale, dovrei riconoscere agli altri  la libertà di uccidermi? Si potrebbe continuare all'infinito tanto il "bressoappochismo" non costa niente e abbonda sempre!!!
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mercoledì, 21 gennaio 2009

L'AUTOSTIMA E AMANDA

di Paolo De Bernardi

Anche qui, per millenni e innumerevoli generazioni, i popoli della terra sono andati brancolando nel buio su ciò che debba intendersi per “salute psichica”. Loro non sapevano usare la ragione, e qualcuno tra loro neppure si era accorto di avere la ragione. Alla fine, in Europa, di recente, alcune importanti università anglo-americane –quelle che fanno scienza, per intenderci- scoprono in che consiste la salute psichica e gli hanno dato un nome: autostima. Dai manuali di psicologia dell’università, a quelli di medicina, alla sessuologia fino alle rubriche-salute di riviste e di programmi televisivi, si fa un gran mettere in mezzo questa autostima.

            Quelli che ricorrono a questo concetto, specie gli sprovveduti nostrani, siano essi laureati o primari di cliniche, neppure sospettano da dove esso provenga; pensano che sia frutto di lunghe e laboriose sperimentazioni scientifiche. In realtà essi hanno  fede scientifica in tutto quanto viene loro rifilato, purchè passi attraverso le solite università, libri e corsi aggiornamento. Ma è sempre una fede, in nulla differente da quella verso l’acqua miracolosa di Lourdes.

            Il concetto di autostima è stato confezionato dai lupi, con lo scopo di portare in psicologia il concetto di “mano invisibile” di A.Smith, che è il cuore di tutte le economie liberiste; esso dice: lasciamo la vita economica a se stessa, senza pretendere di regolamentarla, come facevano i medievali e i fascisti, perchè vedrete, che dove ciascuno persegua il proprio egoismo, alla fine tutto andrà a posto, non ci saranno più neppure i poveri. Provate a chiedervi se sono stati i ricchi o i poveri ad elaborare questo tipo di teoria economica, che sta alla base di tutti i paesi occidentalizzati. Ora in uno dei molti tentativi di diffonderla e farla apparire ovvia all’uomo occidentale, essa diviene la chiave di volta della salute psichica.

            Da un po’ di anni gli psichiatri e psicologi angloamericani, raccomandano atteggiamenti che rafforzino l’autostima, onde evitare la depressione……..Facciamo esempi: rinunciare alla crociera, solo perchè tra poco arriva la rata del mutuo di casa, è un atteggiamento pessimista (l’ottimista pensa che da domani sicuramente guadagnerà di più), atteggiamento che si esprime come una rinuncia. Una persona che rinuncia così facilmente ad una crociera col suo partner o coniuge, ha poca autostima, infatti pensa: “io non mi merito questo”, rinuncia ad una settimana di stacco che le farà bene. La persona che si vuole bene e che perciò si autostima non passa il pomeriggio a lavare mutande e calzini di marito e figli, piuttosto va al centro ayurvedico vicino e si fa fare un massaggio tonificante con olio di sesamo. Voi mangiate erba cotta campagnola, fintantoché vostra nonna non si autostimerà abbastanza: lei è infatti al limite del masochismo nel raccogliere con pazienza tutte quelle erbe, sceglierle, lavarle, cuocerle….Vostra madre che legge le rubriche di psicologia delle riviste, lo ha capito; infatti ha smesso di farvi il minestrone con verdure fresche (è fatica!) e compra il minestrone chimico, già pronto: basta buttarlo in acqua 10 minuti…col tempo che le rimane va più spesso dal parrucchiere. Anche vostro padre ha capito cosa deve fare per mantenersi sano e non scivolare nella depressione (che rischiano invece le persone frugali, quelle che rinunciano, che dicono: no), perciò la macchina la fa lavare all’autolavaggio; lui non si rovina le mani con queste manualità (l’orto poi..). Lui ha capito che ha diritto ad essere felice, perciò ora che è innamorato della segretaria 25enne, non ci pensa nemmeno a rinunciare a qualcosa che lo gratifica così tanto, che lo fa sentire più giovane. Anche lui si autostima. Se poi la mamma ficca in casa un altro, i figli non storcano il naso; cosa pretendono: che la mamma non si voglia bene? Che scivoli in depressione?….e poi c’è il suicidio, avvertono gli psichiatri americani. Meglio essere un po’ indebitati che non coltivare l’autostima. In sessuologia l’autostima è conditio sine qua non per avere….l’orgasmo; che secondo il gran profeta della felicità terrena, W. Reich (ossia  vivere per godere la vita) è la felicità stessa. Una vita senza orgasmi, per questo allievo di Freud, non è degna di esser vissuta. Quando nelle rubriche, lei scrive che per far stare bene lui è disposta a rinunciare a qualcosa, la sessuologa o il sessuologo redarguiscono la signora, dicendole che, rinunciando alle sue esigenze, mostra di non autostimarsi e di rischiare la depressione. (Niente deve esser concesso più gratis, o come si diceva “per amore”. La prima legge del mercato dice che se vuoi una cosa la devi pagare). Quando scrive una coppia che dice di aver scelto la castità, il sessuologo risponde perplesso, facendo capire tra le righe, che scegliere di rinunciare non rafforza l’autostima…

            Con questa fava i lupi hanno beccato tre piccioni. 1. Il consumismo, le carte di credito, i debiti sono inevitabili se vuoi mantenere la salute psichica. 2. Un tipo che si autostimi, è single e non fa figli (famiglia significa: una serie di inevitabili rinunce e sacrifici), e questo rientra nei piani maltusiani dei lupi. 3. I mandanti del concetto di autostima vogliono un tipo di uomo che abbia in testa questa idea: lo scopo della vita è godere.

            Non è difficile capire che sono questi  stessi i mandanti delle scritte sui bus, in cui si invita l’uomo contemporaneo a godersi la vita. Di più.

            Sono loro ad aver dato esasperato pompaggio mediatico al fenomeno Amanda. Ieri sui giornali italiani in prima pagina campeggiava: “Per Amanda, da tutto il mondo. Almeno 150 giornalisti”. Un ragazzo o una ragazza che leggono i titoli pensano che Amanda deve aver fatto e deve esser un personaggio eccezionale; le scrivono innumerevoli spasimanti, editori famosi vogliono editare le sue perle intellettuali; registi che voglion far film su di lei; giornali internazionali che vorrebbero intervistarla….Chi è Amanda, che ha fatto di grande Amanda?

            I lupi stanno utilizzando, dopo averlo pompato oltre misura, il fenomeno “Amanda” per due cose; 1. Serve a diffondere nei giovani la fiducia e la simpatia per la magia (come del resto deve fare la letteratura potteriana e quella sui vampiri, che sono ancora loro a diffondere); questo determina che da adulti si avvicineranno più volentieri alle sette sataniste, dove si pratica la magia (l’Italia guida la classifica in Europa, con 8000 sette, per un totale di 600000 persone). Il contesto dell’omicidio di Perugia, si dice, era sessuale, rituale, vampirista…. 2. Il secondo grande motivo per esaltare Amanda è quello stesso per cui Hollywood vi rifila modelli di donna, che come Marlyn Monroe o Nicole Kidmann,  si autostimano radicalmente; donne che in vita loro non hanno mai rinunciato a nulla, che dicono di si, che vivono per godere la vita e basta, che non hanno mai lavato piatti e calzini. Ebbene Amanda incarna alla perfezione questo modello. Lo hanno fatto dire al fidanzatino: “Amanda viveva solo per i piaceri e per i godimenti” e nel perseguire questi è stata spietata; ed  è soprattutto a questo aspetto perverso che ammiccano i media sollecitati dai lupi. Amanda in carcere si autostima, lei fa solo ciò che le piace: tv, chitarra, scrivere, ginnastica.. Le mutande e i calzini, lei è riuscita a farli lavare alla compagna di cella (le tocca pure rassettar la stanza). E’ questo il modello  che alla gioventù di tutto il mondo viene proposto come modello eccezionale di donna, che è riuscita ad avere uno strepitoso successo. A quanti di voi, registi, giornalisti, editori bussano alla porta per avere interviste, diari ecc; quanti ammiratori, ammiratrici vi scrivono ogni giorno, chiedendovi un matrimonio, un fidanzamento? Nessuno? Ho capito, siete depressi, non vi autostimate, siete i soliti noiosi: responsabili, prudenti, frugali, preferite stare nel solco anziché trasgredire; riuscite a fare anche le cose che non vi piacciono….I lupi sono stati efficacissimi; coi media hanno fatto di voi un tipo di cui nessuno vorrà andare in cerca; siete asfittici, come prodotti scaduti, chi vi vuole? Se tentate con Facebook (state certi, è roba loro), almeno bluffate, dite strane cose di voi, ad esempio che state per uccidere i genitori e la vostra sorellina, per avere l’eredità con la quale godere la vita, altrimenti nessuno vi cerca. (Per davvero qualcuno, poi, per uscire da questa morte civile, imbraccia il mitra, a scuola o al supermercato; fa una strage. Ecco allora che  le innumerevoli televisioni di Murdoch sono ai suoi piedi, anche le ragazze cominciano a scrivergli, la giovane avvocatessa le fa la corte. Finalmente ho un’identità, non sono più trasparente; la gente mi saluta, vuole vedermi)

Amanda è luce; lei incarna l’autostima, lei è la Eva, anzi la Lilith mitocondriale e scarlatta da cui potrebbe nascere una nuova umanità: quella presagita da W. Reich, quella che vive solo per godere. Quanti settari  vorrebbero presto scarcerata la diva, per farla gran sacerdotessa dei loro torbidi rituali!….stiamo a vedere..

postato da fabiotar alle ore gennaio 21, 2009 15:08 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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lunedì, 19 gennaio 2009

LETTERA APERTA A DON ELIO BROMURI
DIRETTORE DE LA VOCE

Gentilissimo Direttore

La Voce del 16 gennaio ha preso decisa posizione, così leggo, a favore dell’Assessore Boccali, candidato Sindaco a Perugia.
E’ legittimo e non mi meraviglia affatto. Ognuno fa le scelte che più crede opportune.
Circa un anno fa il nostro Arcivescovo denunciò, con grande coraggio, come a Perugia si respirasse un’opprimente aria di regime. Parole sante, che Lei, Don Elio, ha però  dimenticato in tutta fretta!!
In città domina il pensiero unico, laicista, delle Sinistre. Chi non è allineato ha vita sociale difficile, in una sorta di emarginazione culturale.
E’ dominante il relativismo ideologico e morale, ben peggiore dell’illuministico determinismo razionalista, per cui è sempre tutto possibile e giustificabile; vige la logica della riduzione del danno. Dovremmo reagire con determinazione a questi deleteri ideologismi, non assecondarli, ritenendoli ancora vincenti.
Quanti guai sono stati già prodotti nella nostra società!
Non è un caso che Perugia abbia il primato della droga e delle morti per overdose; che bassissime siano le nascite ed altissimo il numero dei divorzi.
In questa città, dominata dai poteri forti, tra politica ed affari, i giovani non trovano lavoro se non con la tessera giusta. Le famiglie , specie se numerose, sono oltremodo penalizzate da tasse e tariffe e vivono nell’insicurezza più diffusa.
Le libere imprese hanno il più delle volte porte chiuse per l’evidente assenza di reale concorrenza.
Questo regime illiberale, che assicura vantaggi esclusivamente alla casta dei tanti amministratori ben schierati, non produce sviluppo, ma assorbe crescenti risorse pubbliche, pagate dai contribuenti. Così, l’economia della città è monopolizzata dalle solite cooperative rosse e da un ristretto gruppo di potere pubblico-privato, venuto in chiara evidenza con il caso Giombini e con Appaltopoli.
La questione morale dovrebbe essere la guida per fare le migliori scelte, ancor prima di qualche interessata variante urbanistica o della definizione di vecchie dispute su annose questioni immobiliari.
C’è urgenza dunque di voltare decisamente pagina; di cambiare spartito e musicisti. Per farlo occorre una massiccia dose di nuova politica, chiara nei concetti, per riposizionare principi e valori.
Costruiamo dunque una economia sociale di mercato, ispirata alla dottrina della Rerum novarum, fondata sull’impresa etica, dove il profitto non sia il fine ma solo lo strumento.
Don Elio, coraggio, ci aiuti a cambiare: con Boccali Sindaco, mi creda, la città continuerà a restare in mano ai soliti quattro palazzinari, secondo un copione purtroppo già visto.
Perugia merita di più.


Giorgio CORRADO
Consigliere Comunale di A.N.

18/01/2009
postato da GLOVAGLIO alle ore gennaio 19, 2009 22:25 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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