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lunedì, 30 marzo 2009
LA SINISTRA HA TROVATO IL SUO LEADER
In un momento storico dove corrono temi politici immensi, l'innamoramento del popolo di sinistra per il Kippà rivela molto sul nullismo estremo a cui sono giunti. Lui li ha conquistati tutti, l’hanno riconosciuto come «uno di loro». Sicuramente Fini è stato istruito e guidato a fare tutte le mosse giuste per il «successo» spogliandosi di ogni identità e principio, e quel che resta è il radicalismo massonico. Kippà Fini riunisce tutti sotto un unica «bandiera». C’è spettacolo più comico dell’amore entusiasta che le sinistre stanno tributando a Gianfranco Fini? Li ha conquistati tutti; l’hanno riconosciuto come «uno di noi». «Meno male che Fini c’è», canterella rapito su Repubblica il fondatore e guru di Repubblica medesima, Eugenio Scalfari. Ogni osservatore progressista ne spia con delizia le «prese di distanza» da Berlusconi, e applaude quando sono «ostentate». Per Epifani (CGIL), il presidente della camera è «un personaggio di levatura alta». Per Liberazione marx-leninista, è «statista di rango». Anonimi militanti delle sinistre telefonano alle radio e dicono, commossi fino alle lacrime: «Mai avrei pensato di sentirmi rappresentato da Lui»
Maurizio Blondet
venerdì, 27 marzo 2009
Profonda e sincera vicinanza a Benedetto XVI. Così il presidente della Cei, a proposito degli attacchi al Pontefice, ha aperto il suo intervento al Consiglio permanente. Ampio spazio poi alla questione antropologica e alla situazione italiana con una crisi dagli «esiti rovinosi»
I VESCOVI E IL PAESE
Un pensiero importante per le Chiese del Sud e al convegno del mese scorso da cui è venuta «una rinforzata consapevolezza su una serie di sfide», dalla disoccupazione alla presa tentacolare della malavita
Bagnasco: vicini al Papa in modo incondizionato
Fine vita, la società civile si mobiliti per una coscienza più matura
Crisi, un fondo di garanzia che nascerà da una colletta comune
DA ROMA SALVATORE MAZZA
Sempre, e «incondizionatamente », con il Papa. Di fronte agli attacchi e alle «strumentalizzazioni » di cui è bersaglio, alla «insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali », e anche alle «dichiarazioni di alcuni esponenti politici europei o di organismi sovranazionali, cioè di quella classe che per ruolo e responsabilità non dovrebbe essere superficiale nelle analisi né precipitosa nei giudizi». E poi la preoccupazione per i cedimenti etici di fronte alla difesa della vita, con l’appello forte per un «inequivoco dispositivo di legge » sul 'fine vita' che «preservi il Paese» dal ripetersi di un caso Englaro.
E, infine, «questa drammatica crisi» economica in cui la Chiesa vuole essere sempre «dalla parte delle persone reali, delle famiglie, dei lavoratori, degli indigenti, senza tuttavia tralasciare il quadro generale, ma essendo capace dentro a questo quadro di esprimere una preferenza ragionata, sulla quale sollecitare anche i pubblici poteri, in particolare quando sono a rischio i posti di lavoro». Preciso e circostanziato l’excursus sulla situazione ecclesiale e civile con cui il cardinale presidente Angelo Bagnasco, ieri pomeriggio a Roma, ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Una prolusione scandita sui temi ricordati in apertura, ma nella quale non sono mancati accenni ad altri eventi, come il recente Convegno delle Chiese del Sud, dal quale «è venuta una rafforzata consapevolezza su una serie di sfide», quali la disoccupazione, la criminalità organizzata, il 'senso di abbandono' rispetto al resto del Paese, «che vanno affrontate con le armi del Vangelo».
Riguardo alla «gravissima crisi economica » attuale, Bagnasco ha osservato come «l’impressione è che purtroppo non si sia ancora toccato il fondo, o quanto meno che non ci sia nessuno in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata ». Citando gli interventi recenti di Benedetto XVI, il presidente della Cei ha tuttavia rilevato come oggi «oggi sembra di cogliere una maggiore consapevolezza circa le dimensioni reali di quel che ci attende e la necessità di fare della crisi l’occasione per riassorbire gli squilibri maggiori». Proprio per questo va allora «intensificata un’azione di supporto concreto e subito efficace verso i soggetti più deboli, e le famiglie che si trovano più scoperte », sottolineando in proposito «il fiorire in tantissime diocesi di iniziative di solidarietà concreta» e «l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo».
Durissimo, nel suo discorso, il giudizio sule «pesante lavorio di critica dall’Italia e soprattutto dall’estero » nel riguardi del Papa, lavorio «che di certo s’è prolungato oltre ogni buon senso». Facendo riferimento alle polemiche sulla remissione delle scomuniche per i quattro vescovi lefebvriani, che ha portato alla «ammirevole lettera» – fatto «autenticamente nuovo» – del Pontefice ai vescovi della Chiesa cattolica, e a quelle sull’uso del profilattico per combattere l’Aids, Bagnasco ha affermato con forza che «non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso», mettendo in evidenza «anche certe discutibili e ricorrenti prassi ecclesiali ». Tale «dinamica contestativa», secondo Bagnasco, «è una delle tracce che ci portano a identificare la cifra più marcata del nostro tempo qual è il secolarismo », dove «si fronteggiano due culture riferibili all’uso della ragione»: quella cristiana, e quella per quale «l’uomo sarebbe solo un segmento di storia, sganciato da ogni fondamento ». Due visioni antropologiche, e due visioni della libertà: come dimostrato dal caso Englaro, il cui esito ha finito con lo smentire un lungo processo storico che ci aveva portato ad affermare l’indisponibilità di qualunque esistenza, non solo a fronte di soprusi o violenze, ma anche di con- danne penali quale la pena di morte». «Va intensificata un’azione di supporto concreto e subito efficace verso i soggetti più deboli e le famiglie che si trovano più scoperte. Le nostre comunità non hanno altra ambizione che curvarsi sui più bisognosi» [Avvenire 24/3/2009]
Penserete che sono i riflessi delle parole del Papa in Africa, la conseguenza dell'anatema sui condoms....invece no, la notizia viene dall'emancipata Inghilterra, dove l'educazione sessuale a scuola è dettagliata e al passo con i tempi, dove ci sono distributori di preservativi ogni 100 metri e dove il Papa non conta niente...ECCO I RISULTATI!!!
Londra, spot tv sull’aborto per «istruire» le minorenni
I numeri parlano con una chiarezza agghiacciante. La Gran Bretagna è il Paese che in Europa detiene il duplice e triste record di gravidanze fra le adolescenti e di malattie trasmesse sessualmente. Il governo sta cercando da anni di affrontare l’emergenza, ma senza risultati. Poche settimane fa Gordon Brown ha deciso di investire altri venti milioni di sterline – di cui 7 diretti ad una campagna sui media per il ricorso ai contraccettivi – per cercare di arginare questa piaga in una gioventù allo sbaraglio e che, tra l’altro, è tra quelle che beve e si droga di più in Europa. Ma dubbi e preoccupazioni ancora maggiori sta sollevando la scelta della Bcap, l’autorità britannica che regola la pubblicità radiotelevisiva, di consentire la trasmissione tra poco su alcuni canali televisivi britannici – per ora di certo su Channel Four, ITV e Sky – di spot che pubblicizzano le attività dei consultori e delle cliniche specializzate negli aborti. Gli spot saranno trasmessi prima delle nove di sera così da permettere ai ragazzi di vederli ed essere informati direttamente.
Finora nessuna televisione britannica ha mai trasmesso spot di questo genere e solo Channel Four manda in onda la pubblicità dei preservativi dalle 7 di sera in poi. Un portavoce ha spiegato che con questo provvedimento verrà «stimolato il dibattito pubblico su una materia così delicata in vista della nuova regolamentazione del settore prevista per il prossimo anno». La consultazione pubblica si chiuderà il 19 giugno, poi l’iniziativa sugli spot «abortisti» dovrebbe partire. L’annuncio fa seguito alle rivelazioni di alcuni giornali britannici, che solo due giorni fa hanno reso noto come in sei scuole secondarie della contea dell’Oxfordshire, per prevenire gravidanze tra le giovanissime, la pillola del giorno dopo venga distribuita a ragazzine tra gli 11 e i 13 anni. Il tutto tenendo i loro genitori all’oscuro. Le ragazze possono richiederla anche attraverso un semplice sms ed è gratis.
Inoltre la nazione è ancora sotto choc per il caso di un ragazzino di 13 anni che qualche settimana fa è divenuto padre di una bambina da una ragazza di 15 anni. E non è il primo caso del genere. Ulteriore preoccupazione viene inoltre per i dati sempre più sconfortanti di ragazze che abortiscono anche per la seconda o terza volta prima dei diciotto anni: sono almeno cento ogni mese in Gran Bretagna quelle che effettuano pluriaborti. Tuttavia per una fetta della popolazione, che si presenta come una minoranza ma forte e decisa, pubblicizzare l’aborto non sarà la soluzione. Anzi, sostengono i critici, il provvedimento ne aumenterà ancora i numeri così come quelli delle gravidanze indesiderate e forse più gravemente porterà ad ignorare il problema completamente.
«In questo modo le autorità si lavano le mani della vita di molti giovani – dice ad Avvenire Julia Milligan, direttore di un movimento pro-life –. In questo modo l’aborto viene proposto come una soluzione quando sappiamo bene che è circondato da moltissime problematiche, dalla salute della madre a quella del figlio». L’idea della Bcap è quella di autorizzare cliniche e consultori privati a farsi conoscere al grande pubblico, ma non tutti avranno i fondi per permettersi spot sui canali nazionali a orari competitivi. Ieri la catena di consultori più conosciuta in Gran Bretagna, Marie Stopes, nonostante abbia dato il benvenuto alla notizia, ha messo in dubbio le possibilità di potersi permettere spot pubblicitari nella fascia d’orario più gettonata. «Interessante, ma molto costoso», ha commentato Julie Douglas, capo dell’amministrazione.
Elisabetta Del Soldato
giovedì, 26 marzo 2009

Il cervello che il mondo ci invidia il 9 febbraio del 2009 pensò...e poi disse:
"Il fatto che lo si possa fare tecnicamente non significa che lo si debba fare eticamente. Io penso sia una mostruosità e come me la pensano migliaia e migliaia di cittadini che sono terrorizzati dalla prevaricazione violenta della medicina tecnologica nella loro vita. Lo dico da uomo di scienza, la tecnologia non ha limiti in se e se noi, la società, le istituzioni non ci impegniamo a tracciare questi limiti rispetto alla vita dell'uomo, chi mai lo potrà fare?"
Il cervello che il mondo ci invidia pensò ancora...era l'11 marzo 2009 e disse:
"La libertà di ricerca è sorella della libertà di pensiero. I freni che le ideologie -o meglio, le loro esasperazioni- pongono al pensiero scientifico sono un'anticamera pericolosa per il più importante dei diritti dell'uomo."

Il cervello che il mondo ci invidia...forse ha bisogno di manutenzione!
martedì, 24 marzo 2009
Pare che quello dei preservativi sia il problema di gran lunga più importante del pianeta. Altro che fame nel mondo, altro che inquinamento, mortalità materna, ritorno della malaria, guerre, dittature, carenza d’acqua, deserto che avanza, effetto serra, buco dell’ozono, meteorite che precipita, etc. etc…il problema è il preservativo. E a leggere le dichiarazioni indignate alle parole del Papa (sconsiglia i preservativi! Ma che novità sconvolgente! Che notizia bomba inaspettata!) da parte dei politici di tutto il mondo, intellettuali, dotti medici e sapienti, insomma, pare proprio che sia fondamentale. Utilissimo per un sacco di cose. Sicuro e infallibile. Impossibile non usarlo, non averlo sempre con sé. Una mano santa per l’AIDS, innanzitutto: efficacissimo per combattere la pandemia. Una barriera invalicabile che arresta di colpo il contagio, annichilisce il virus. (dovrebbe far pensare il fatto che in occidente, soprattutto nei paesi dove il consumo dei preservativi è più alto, il virus non si è affatto fermato). E d’altra parte l’Africa è inondata dai preservativi, eppure l’AIDS non è certo sparito: tutti sciolti al sole africano? Infallibile pure per tutte le malattie sessualmente trasmesse, gravidanza compresa. Se lo usi per coprire le orecchie, previene l’otite. Se invece ci infili le dita, proteggi le unghie. Se lo tieni in tasca ti senti protetto, e non ti viene l’influenza. Se lo porti con te per la spesa, puoi usarlo come sacchetto per le monoporzioni. Puoi metterci i pesci rossi che vinci al luna park, acqua compresa. Oppure le conchiglie che raccogli in riva al mare. O anche i trucioli delle matite dopo che le hai temperate, così non sporchi a terra. In tutto il mondo lo usano per farci i gavettoni e, se sono colorati, si possono gonfiare come piccoli palloncini, e ci si possono fare scritte con i pennarelli. E se i più volgari critici del Papa se lo infilassero in testa, oltre a ripararsi dalla pioggia, sarebbe pure più semplice, come dicono a Parigi, riconoscere i testa... [ stranocristiano.it]
| Continua il dibattito sulla presa di posizione di Benedetto XVI in relazione all'uso dei profilattici per combattere l'HIV. MARCO TOSATTI |
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Edward C. Green, director of the AIDS Prevention Research Project al centro Harvard per gli Studi su Popolazione Sviluppo, ha detto che l’evidenza conferma che il Papa è corretto nella sua dichiarazione secondo cui la distribuzione dei condoms aumenta il problema dell’Aids. “Il Papa è corretto – ha detto Green alla National Review Online mercoledì. “, o per metterlo in un modo migliore, la migliore evidenza che abbiamo è di supporto alle dichiarazioni del Papa”.
E ha aggiunto: “C’è un’associazione costante, dimostrata dai nostrl migliori studi, inclusi i 'Demographic Health Surveys', finanziati dagli Stati Uniti, fra una maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni HIV più alti, non più bassi. Questo può essere dovuto in parte a un fenomeno conosciuto come ‘compensazione di rischio’, che significa che quando uno usa una ‘tecnologia’ a riduzione di rischio come i condoms, uno spesso perde il beneficio (riduzione d rischio) ‘compensando’ o prendendo chances maggiori di quelle che uno prenderebbe senza la tecnologia di riduzione del rischio”.
Secondo un editoriale di Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’AIDS, UNAIDS, in uno studio del 2003 ha indicato che i profilattici sono inefficaci nella protezione dall’HIV almeno nel 10 per cento dei casi. “Altri studi hanno suggerito che i tassi di fallimento possano arriv are al 50 per cento. In Tailandia in Somchai Pinyopornpanich, a capo del Dipartimento di Controllo della Malattia a Bangkok ha detto che il 46.9 per cento degli uomini e il 39.1 per cento di donne che usano il condom sono infettati da HIV-AIDS.
L’Agenzia Italia riporta invece un’intervista a Rose Buingye, responsabile del “Meeting Point” di Kampala. Ecco il testo: "Mio marito sta morendo e ho sei figli che tra poco saranno orfani: a cosa mi servono queste scatole che voi mi date?". Ha replicato così una donna sieropositiva alla distribuzione a Kampala, capitale dell'Uganda, di migliaia di preservativi come risposta al suo dramma. "L'emergenza di quella donna, e di tantissime altre come lei, è avere qualcuno che la guardi e le dica: 'donna, non piangere!'", spiega Rose Busingye, responsabile del Meeting Point che in una città disperata come Kampala rappresenta un luogo di rinascita per 4mila persone, tra malati e orfani, altrimenti condannate a vivere nel silenzio e nell'abbandono il loro destino di marchiati dall'Hiv. "Chi alimenta la polemica intorno alle dichiarazioni del Papa", spiega l'operatrice intervistata da 'Il Sussidiario', "deve in realtà capire che il vero problema della diffusione dell'Aids non è il preservativo; parlare di questo significa fermarsi alle conseguenze e non andare mai all'origine del problema: alla radice della diffusione dell'Hiv c'è un comportamento, cè' un modo di essere". Per Rose, "è assurdo pensare di rispondere al suo bisogno con una scatola di preservativi, e l'assurdità è nel non vedere che l'uomo è amore, è affettività".
Il Papa, ricorda 'Il Sussidiario', chiede invece che "le cure per questa malattia in Africa siano gratis e che si possa procedere in un cammino di maggiore ragionevolezza e sviluppo nella battaglia all'Hiv, visto che i soli preservativi non bastano, anzi spesso aggravano il problema. La soluzione vera e longeva è un rinnovo della spiritualità e un nuovo modo di vivere la sessualità in maniera responsabile e adulta". "Parole sante", conclude il sito cattolico, "ma come al solito travisate da una stampa miope e generalizzatrice, magari anche maliziosa. Visto che Benedetto XVI ha esortato alla responsabilità e a un atteggiamento ragionevole dinanzi alla sessualità, poiché' i soli preservativi di certo non sconfiggeranno l'Aids se non ci sarà un cervello umano pensante a porsi davanti alla realtà".
Altre fonti mediche cattoliche citano la rivista britannica “Lancet”, che nel gennaio 2000 aveva paragonato il preservativo alle cinture di sicurezza che offrono una falsa percezione di protezione: infatti negli anni ’70 dopo averne introdotto l’obbligo aumentarono gli incidenti per l’aumento dei comportamenti a rischio. Concludeva l’articolo: “ci dovremmo chiedere perché la promozione del preservativo non ha effetto nei paesi del terzo mondo e se abbiamo il giusto equilibrio tra questi messaggi e quelli sull’invito alla riduzione dei partner”.
E riportano anche una dichiarazione di Norman Hearst della University of California San Francisco che segnala un pattern allarmante di correlazione tra l’aumento della vendita di preservativi in Kenya e Botswana con un incremento della sieropravalenza da HIV. “Le più recenti metanalisi parlano di un’efficacia del preservativo attorno all’80%, ma si stanno educando generazioni di giovani in Africa che credono che sia sufficiente. Quello che conta è il numero dei partner”.
Per finire dal blog di berlicche altri interessanti link:
nei paesi dell'est, o a Washington, la percentuali di sieropositivi nonostante la disponibilità di preservativi mostra un trend di crescita simili a certi paesi africani (http://www.cnn.com/2008/HEALTH/conditions/07/29/black.aids.report/index.html) . Condoms for prevention of sexually transmitted diseases,” Morbidity and Mortality Weekly Report, 1998 (http://www.cdc.gov/nchstp/od/condoms.pdf). e anche (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1411838)
dove si legge che:
The surest way to avoid transmission of sexually transmitted diseases is to
abstain from sexual intercourse, or to be in a long-term mutually monogamous
relationship with a partner who has been tested and you know is uninfected.
For persons whose sexual behaviors place them at risk for STDs, correct and
consistent use of the male latex condom can reduce the risk of STD transmission.
However, no protective method is 100 percent effective, and condom use cannot
guarantee absolute protection against any STD.
Circa le percentuali di AIDS nei paesi africani, vedi http://newsblaze.com/story/20051125114023nnnn.nb/topstory.html e relativi; per quanto riguarda perchè l'Uganda è tra i pochi paesi dove il trend è positivo, vedi http://www.ilfoglio.it/soloqui/2046
Su quanto fa l'UNAIDS, invito a leggere le testimonianze e vedere i documenti. Preservativi a pioggia, e poco altro. |
lunedì, 23 marzo 2009
30.000 congressisti, una ventina di capi di Stato, 180 tra ministri e vice-ministri dell’Ambiente, tutto questo è il forum mondiale dell'acqua organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, che ha stabilito che l'acqua è un bisogno ma non un diritto.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite 2,5 miliardi di uomini hanno problemi igienico-sanitari, un miliardo di persone soffrono la sete, perchè non hanno accesso all’acqua potabile; otto milioni di morti l’anno provocati dalla carenza di acqua e di servizi igienico-sanitarie tra cui 4 mila bambini; nel 2030 metà della popolazione mondiale sarà assetata...in compenso potrà avere una stecca di preservativi gratis.
Ricapitolando: l'aborto è un diritto, l'eutanasia è un diritto, il matrimonio gay è un diritto, il figlio alto biondo e snello è un diritto, il seno rifatto per i trans è un diritto, la libera consumazione di droghe leggere è un diritto; l'acqua no, è solo un bisogno!
Certo i bisogni si soddisfano pagando, i diritti si reclamano gratis.

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