Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
lunedì, 27 aprile 2009

Una laicità senza complessi non teme l’ora di religione

Per il papa, un insegnamento dal valore insostituibile
di Piero Chinellato
Tratto da Avvenire del 26 aprile 2009

L’accordo del 1984 di modifica del Concordato, oltre a contenere enunciazioni di grande respiro, produsse due decisioni che fecero vibrare il cuore di quanti miravano a un ridimensionamento della presenza pubblica della Chiesa:

l’introduzione dell’8 per mille in sostituzione della «Congrua» quale canale di finanziamento della Chiesa, e la facoltatività della frequenza all’Insegnamento di Religione cattolica. Da allora è trascorso un quarto di secolo ed entrambe queste opzioni riscuotono adesioni che si mantengono a livelli quasi plebiscitari.
Abbiamo così la prova concreta che nell’animo profondo del nostro popolo, pure aggredito da una secolarizzazione pervasiva, rimane solida la convinzione della positività di ciò che gravita attorno alla fede, alla Chiesa, al cattolicesimo. Ne ha dato atto lo stesso Benedetto XVI nel discorso rivolto ieri ai partecipanti a un foltissimo incontro degli insegnanti di religione cattolica, riconoscendo che «l’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina è il segno del valore insostituibile che essa riveste e un indice degli elevati livelli di qualità che ha raggiunto». In un tempo in cui le domande fondamentali sull’esistere sono occultate o rimosse, abbiamo la conferma che «la dimensione religiosa non è... una sovrastruttura; essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia; è apertura fondamentale all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione e ogni incontro tra gli esseri umani».

La scelta che tantissimi genitori e tanti giovani compiono di frequentare l’insegnamento di religione, anche al di là di una personale e convinta adesione di fede, rispecchia il fatto, come ancora nota il Papa, che tale materia «favorisce la riflessione sul senso profondo dell’esistenza, aiutando a ritrovare, al di là delle singole conoscenze, un senso unitario e un’intuizione globale». L’insegnante di religione, armato solo del proprio prestigio personale, della competenza e della cura affettuosa che rivolge a ciascun allievo, è sovente la persona scelta da questi quale interlocutore per i discorsi e i problemi che eccedono i programmi didattici. In un tempo in cui gran parte della ribalta culturale snobba o irride il fatto religioso, Papa Ratzinger ricorda a ciascun docente di religione come, oltre alla competenza, gli appartenga «la vocazione a lasciar trasparire che quel Dio di cui parlate nelle aule scolastiche costituisce il riferimento essenziale della vostra vita». L’IdR, sottolinea ancora il Papa, non è uno spazio residuale concesso ai cattolici, ma «parte integrante della storia della scuola in Italia», perché «la dimensione religiosa... è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita», in definitiva: «la dimensione religiosa rende l’uomo più uomo». Per tutto ciò «lungi dal costituire un’interferenza o una limitazione della libertà», la presenza degli IdR «è anzi un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale».

Sarebbe davvero interessante se, una volta tanto, chi rimprovera al Papa e alla Chiesa di brandire esclusivamente dei «no» – veri o solo presunti che siano – interloquisse con tutti i «sì» alla cultura e alla laicità autentiche di questo discorso.

Possiamo sperarci?
postato da fabiotar alle ore aprile 27, 2009 00:22 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 23 aprile 2009

Battesimo laico e dichiarazioni etiche...


Il «piano strutturale» è saltato: il Consiglio comu­nale di Firenze, nella sua ultima seduta, non è riuscito a varare in via definitiva uno dei suoi at­ti più importanti. «Ho preso atto – ha spiegato il sin­daco, Leonardo Domenici, incontrando i giornalisti – che non ci sono le condizioni politiche per appro­varlo e che l’avvicinarsi delle elezioni condiziona il dibattito». La discussione del «piano» era già stata sospesa nei mesi precedenti a causa dell’inchiesta sull’urbaniz­zazione dell’area di Castello, ma lunedì scorso si è uf­ficializzata la spaccatura nella maggioranza di cen­trosinistra. Se l’atto fosse arrivato in aula i Verdi a­vrebbero votato contro, Ps e La Sinistra non avreb­bero partecipato al voto e il Pd si sarebbe trovato a rischio sui numeri.

Ogni decisione è stata rinviata al Consiglio che si insedierà dopo le elezioni del 7 giu­gno. I consiglieri fiorentini hanno però trovato il tem­po di approvare una mozione sul «testamento bio­logico » priva di effetti pratici, ma dall’alto contenu­to ideologico, e una ancora più strampalata propo­sta (approvata all’unanimità, quindi con i voti anche del centrodestra) di una «festa del neonato» che sem­bra voler istituire una sorta di «battesimo laico». La prima mozione riguarda l’'istituzione del regi­stro telematico delle dichiarazioni anticipate dei trat­tamenti sanitari (testamento biologico)'.

Di fatto, «un pasticcio irto di incongruenze e forzature, tutte ben ideologicamente orientate, quasi un corollario a un’altra recente forzatura, la cittadinanza onora­ria concessa a Beppino Englaro». Così almeno lo de­finisce 'Toscana Oggi', il settimanale delle diocesi della regione, in un articolo che esce sul numero da domani in distribuzione. «In pochi attimi, con un’a­crobatica rovesciata – si legge nell’articolo – il Con­siglio scioglie il nodo che tiene impegnati i due ra­mi del Parlamento, medici giuristi filosofi, insomma tutto il Paese: idratazione e alimentazione artificia­li sono 'terapie'». Ma a rendere questa mozione un atto ideologico, privo di valore pratico, è soprattut­to «la pretesa dell’Ente Comune della possibilità giu­ridica e amministrativa di farsi promotore di atti am­ministrativi volti a introdurre il riconoscimento for­male del valore etico delle dichiarazioni anticipate di trattamento di carattere sanitario», pretesa del tut­to priva di fondamento e di effetti. L’espressione ri­conoscimento formale del valore etico è «tanto ro­boante quanto priva di senso logico-giuridico».

Il settimanale cattolico commenta anche l’altra mo­zione, quella che porta la firma tra gli altri del con­sigliere socialista Alessandro Falciani, già primo fir­matario della cittadinanza a Englaro, e che riguar­da, come accennato, l’«istituzione della festa del neo­nato », che a «cadenza trimestrale o quadrimestrale o semestrale» dovrebbe «svolgersi – recita la mozio­ne – presso le sedi quartierali ed essere presieduta dal presidente del Quartiere o da un suo delegato. Sa­rebbero invitati i neonati con i genitori e questa lo­ro festa significherebbe il riconoscimento pubblico del neonato quale nuovo cittadino».

Insomma, come detto, una sorta di «battesimo lai­co » officiato, anziché dal parroco, dal presidente del Quartiere: «Abbiamo il matrimonio civile, il funera­le civile – scrive 'Toscana Oggi', ironizzando sulle motivazioni della delibera – ma la nascita civile no. Dunque inventiamola». Finora, il primo segnale che avvertiva i genitori «che le istituzioni si erano accor­te del loro nuovo, piccolo cittadino, era l’arrivo per posta del codice fiscale». Con la Festa cambia tutto: ai neonati verrà spiegato che hanno dei diritti. «C’è da commuoversi – chiosa il settimanale –. Il Battesi­mo è un atto d’amore. Non vorremmo che, alla fine, la Festa rischiasse di essere un atto di dolore».
Andrea Fagioli
postato da fabiotar alle ore aprile 23, 2009 11:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 20 aprile 2009

MENTECAZZIA, ALTRA MALATTIA CHE GLI SCIENZIATI AMERICANI NON VOGLIONO SCOPRIRE

di Paolo De Bernardi da debernardi.splinder.com

 

Il termine “mentecazzia” è la traduzione italiana di una parola latina: “mentis captus”, dalla quale deriva il termine italiano “mentecatto”, che si potrebbe tradurre “colui che ha la mente catturata”, oppure “colui che non è in grado di usare liberamente il proprio raziocinio”. Questa malattia, che con un po’ di licenza poetica definisco “mentecazzia”, è l’esatto contrario di ciò che si definisce “illuminismo”. E infatti Kant aveva definito l’Illuminismo come la capacità e il coraggio di avvalersi della propria ragione come guida della vita, della politica ecc.

            Nella attuale civiltà occidentale, non ostante il retaggio illuminista (pretesa vera identità culturale dell’occidente laico e scientista), la mentecazzia assume dimensioni profonde ed endemiche, a tratti drammatiche. Ma la cosa che più stupisce è che tale malattia né gli psicologi, né i medici, né i sociologi, perfino i tuttologi, vogliono o riescono a scoprire. Gli scienziati sono arrivati a scoprire perfino –non era facile- la “dipendenza affettiva”, o una malattia come la “carenza di autostima”.  Ma sulla mentecazzia vige una cortina di silenzio tale che mi induce a fare le seguenti riflessioni.

            Innanzitutto dobbiamo dire chi o che cosa tiene prigioniera (mens capta) la mente dell’uomo occidentale contemporaneo, forte di tanta tradizione illuminista e di conquiste scientifiche (le quali non si potrebbero fare se lo scienziato fosse mentecatto); ebbene ciò che tiene prigioniera la mente dell’uomo contemporaneo occidentale (ma toccherà anche agli altri, perché Murdoch non smette di comprare televisioni e giornali in tutto il mondo) sono i media, e ovviamente quelli più autorevoli.

        

            Osserviamo ora una dinamica clinica uguale in modulo, ma opposta in verso; ossia per i  mentecatti mediatici ciò di cui i giornali non parlano non esiste. Giorni fa il Corriere della Sera diligentemente ci informa che Hollywood (la maggiore delle agenzie sataniste) sta per riversarci addosso una mole di film horror fatti di stupri, violenze e squartamenti fatti su donne bambine e bambini. E queste edificanti visioni raggiungeranno la nostra gioventù disorientata attraverso la capillare rete dei Warner Villages, diffusi su tutto il territorio nazionale, al cui proliferare hanno dato il benestare le regioni, le province e i comuni italiani. I nostri ragazzi hanno diritto alle multisale dove prendersi lo svago. Conoscete qualcuno che si sia opposto a questa colonizzazione dell’immaginario giovanile italiota? Provate ora a rispondere a questa domanda: dopo questa ulteriore e massiccia iniezione di violenza sadica nell’immaginario maschile, compiuta ai danni di donne e bambini, pensate che caleranno o che saliranno le violenze sulle donne? Ebbene vi risulta che cortei di donne si siano recati con striscioni a impedire gli accessi alle multisale, chiedendo che Hollywood smetta di istigare l’immaginario maschile a vedere il corpo della donna come oggetto di stupro e omicidio? No eh, non vi risulta. E infatti non c’è un minimo trafiletto su Repubblica o sul Corriere della Sera che sollevi il problema in questi termini. E infatti le donne non si muovono; sono mentecatte. La prova è che appena il Corriere o Repubblica denunciano in prima  pagina che qualcuno vuol toccare la legge sull’aborto, ecco che riescono a mobilitare stuoli di mentecatti e mentecatte che fanno sit in sotto questo o quel ministero, sotto questa o quella curia arcivescovile, sotto questa o quella sede di giornale. Non sto discutendo se sia giusto o no toccare quella legge, sto solo facendo una fenomenologia clinica dei malati di mentecazzia. Ovviamente Corriere e Repubblica si guardano bene dall’additare  i Warner Villages come centrali di dissesto sociale, in quanto promotori di violenza sociale, dunque il problema non esiste. Tali giornali pagano dei mentecatti articolisti per ripetere fino alla noia che il cinema e la tv sono specchio della società; cercando di nascondere il contrario, cioè che la società, specie giovanile, mette in atto modelli comportamentali che attinge da tv, cinema e videogiochi, come vi ho dimostrato nell’articolo “media e violenza sociale”, e questo è un aspetto di quella malattia che definivo “demenza catodica”, molto confinante con la “mentecazzia”.

            La mentecazzia è quindi una malattia che non si può portare alla luce; i nostri psicologi e sociologi, che si beccano un sacco di denaro pubblico, stampano libri e libri sulle “cause del disagio”, sulle “cause della violenza” e ripetono alla nausea gli stessi luoghi comuni. Alcuni di loro sanno che i proprietari dei media non vogliono che si parli di questa malattia. Infatti i padroni possono manovrare masse di robot nella direzione che vogliono. Ultimo esempio.

            Gruppi di mentecatti sono andati a manifestare contro la legge del governo che vuole non siano sospesi acqua e cibo a coloro che come Eluana sono in Stato Vegetativo Persistente. I loro giornali hanno parlato di accanimento terapeutico; infatti, come spiega lo scienziato che il mondo ci invidia (Veronesi), l’alimentazione artificiale per la sua complessità è da considerarsi un atto medico a tutti gli effetti, perciò ciascuno ha il diritto di rifiutarlo.

            A un bambino appena nato, in un ospedale medio dell’Italia centrale (ho potuto verificare) toccano questi trattamenti: appena nasce viene alimentato artificialmente e gli si impedisce di beneficiare del colostro della madre, altamente energetico, determinante per il sistema immunitario e purgativo del nero meconio che sta da mesi nel suo intestino. La madre, se il figlio le succhiasse il seno, beneficierebbe di una naturale ricontrazione dell’utero. Invece no, questa è provocata con un farmaco apposito (mi pare “metergin”). Non beneficiando della suzione, la madre non ha la calata lattea, così il figlio dovrà nutrirsi col latte artificiale della Nestlè. Al bambino vengono fatti sei buchi sul calcagno e si prelevano 12 gocce di sangue che vanno a Firenze in un Istituto che diagnosticherebbe se è presente una delle 40 più importanti malattie metaboliche (io non ci credo, temo che quell’esame sia un segreto screeneng genetico) . Nel frattempo alla madre, se dopo tot ore dalla rottura delle acque il figlio non è ancora nato, viene fatta una dose di antibiotico ogni 4 ore. Al bambino nato viene fatto un prelievo ematico (così piccolo 33 cc è tantissimo) per vedere se c’è infezione o ittero. Comunque al piccolo gli tocca un antibiotico oftalmico (per prevenire un rischio infezione di circa 1 a mille), ma ho potuto constatare che tutti i bambini sviluppavano congiuntivite a seguito del trattamento, tranne un bambino i cui genitori si erano opposti al collirio (per evitare un rischio di uno a mille, becchiamoci una sicura congiuntivite). Al bambino tocca una iniezione di vitamina K, perché la scienza ha scoperto che, specie se prematuro, ne ha poca e rischia emorragie. Al bambino viene fatta una tac generale e quindi una ecografia per vedere se l’anca non abbia difetti. La madre, non dimentichiamo, potrebbe essere imbottita di anestesia, a seconda che abbia fatto il cesareo o l’epidurale. Ma anche solo per mettere i punti a seguito di lacerazioni fanno un buco di anestesia per ogni punto di sutura (al che qualche mamma intelligente ha obiettato: se devo fare 12 buchi di siringa con anestetico, per mettere 12 punti di sutura, allora fatemi le suture senza anestetico!). Infine al bambino, intorno al terzo mese vengono fatti quattro vaccini simultaneamente, se non una esavalente che metterebbe in difficoltà un cavallo. E anche questo per legge

            Vi risulta che gli stessi che sono scesi in piazza contro l’accanimento terapeutico a base di acqua e cibo (atto medico ad alta complessità), siano anche andati a manifestare davanti agli ospedali contro gli accanimenti terapeutici ai danni della vita nascente?

            Ora capite cosa è la mentecazzia mediatica e perché Murdoch si vuol comprare tutti i giornali e le tv che esistono: per questa massa di persone, ciò di cui parlano i giornali esiste, ciò di cui non parlano giornali e tv non esiste 

           

POSTILLA: La pensione non è uno “stipendio artificiale”? Direi di si, perché è consistente come uno stipendio, solo che lo recepisci stando seduto e aspettando che la tata filippina ti prepari la pappa, come fa il presidente Napolitano; un po’ come Eluana faceva col cibo datole dalle suore (atto medico ad alta complessità, secondo Veronesi). Ebbene la pensione è un provvedimento….ma io direi un accanimento di stato sociale (welfar state), che lo Stato ha nei confronti di un prof Veronesi, di un Giovanni Reale, di un Eugenio Scalfari o di un Umberto Eco. La pensione è un atto retributivo ad altissima complessità (solo per calcolarla non si sa quanti ragionieri e commercialisti ci vogliono, fatta di riscatti, contributi, anni di servizio, part time, periodo di lavoro all’estero…), un accanimento di stato sociale di una tale artificialità che i poveri Veronesi, Reale, Scalfari ed Eco (solo per nominare alcuni) non si meritano.Ad Eluana sono stati tolti acqua e cibo dicendo che non deve subire la "vita artificiale", la natura deve fare il suo corso; ma la natura faccia il suo corso anche coi Veronesi, i Napolitano e gli Eco: se non sono in grado di guadagnarsi da vivere lavorando e producendo, non è giusto dar loro una pensione; sarebbe accanimento terapeutico, vita artificiale. Stacchiamo queste spine degli “stipendi artificiali” e recuperiamo un po’ di denaro pubblico.
postato da fabiotar alle ore aprile 20, 2009 14:57 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 16 aprile 2009

La questione Dio scommessa d'Europa


C’è un senso per il divino connaturato nell’uomo come ce n’è uno per il colore? Ma non c’è il rischio di una fede irrazionale? • Una riflessione del filosofo francese Rémi Brague sulle prospettive del sacro dopo la crisi della secolarizzazione. • Il ritorno a Pascal
di Rémi Brague
Tratto da Avvenire del 15 aprile 2009

Come conoscere Dio? Partia­mo da una frase del matema­tico e filosofo americano Charles Sanders Peirce: «Per vedere Dio, basta aprire gli occhi, e il cuo­re, che è anch’esso un organo capa­ce di percezione». Il che non signi­fica che la conoscenza di Dio sia dell’ordine della sensazione e che si opponga ad altre facoltà, come l’intelligenza, per esempio. Se per conoscere Dio basta «aprire l’oc­chio, e quello buono» qual è, allora, l’occhio buono? E in quale misura anche il cuore è un organo percetti­vo? Che cos’è il cuore? Viene subito in mente una famosa frase di Pa­scal: «Dio sensibile al cuore, e non alla ragione... ». Questo non vuol di­re, come si intende solitamente, che sia accessibile alla sentimenta­lità. Per convincersene, basta leg­gere un altro pensiero: «Il cuore sente che lo spazio ha tre dimen­sioni e che i numeri sono infiniti».

Siamo ben lontani da ogni forma di sentimentalismo. Pascal intendeva dire, invece, che c’è un organo della conoscenza di Dio che lo percepi­sce in modo originario, proprio co­me esiste una facoltà dell’anima at­traverso cui diamo il nostro assen­so ai principi del ragionamento matematico, una facoltà che non si confonde con quell’altra facoltà, la ragione, che ci permette, invece, di trarre dai principi la dimostrazione dei teoremi.

Ci sarebbe, dunque, un «senso per Dio» così come ce n’è uno per il co­lore? E tale senso sarebbe forse la fede? È una formulazione che mi sembra abbastanza corretta, seb­bene debba essere usata con pru­denza, perché il termine sensazio­ne comporta in modo quasi inevi­tabile l’idea di un sapere irraziona­le, incomunicabile, persino arbitra­rio. Di qui, due rischi. Il primo con­siste nel confondere la «religione» con una «religiosità» fondata sul «sentimento religioso» che, da quando è stata inventata, nel XIX secolo, si è diffusa sempre di più. Il secon­do rischio è an­tico quanto l’u­manità e, peg­gio ancora, con­siste nel cercare di suscitare queste sensa­zioni ed espe­rienze del divi­no attraverso un culto estatico.

Ma siamo allora nell’ambito della magia e non della religione. La ma­gia, infatti, consiste nel trattare Dio come un oggetto utilizzabile per u­na tecnica, e non come una perso­na. Contrariamente a ciò che si pensa a volte, la magia non è affat­to vicina alla religione; al contrario, non c’è nulla di più distante.

Arriviamo così a una distinzione stabilita sempre da Pascal. I fram­menti in cui parla di chiarezza e di oscurità vengono spesso riassunti dicendo che Dio si nasconde per lasciarci la libertà di scegliere. Un’obiezione ricorrente, allora, è quella di sostenere che l’assenza di Dio è drammatica, e che un padre che ama i propri figli non si rifiuta di aiutarli. Il che è ovvio, ma in questo modo non si coglie il pro­blema. Il vero Pascal è più com­plesso. Vorrei provare a commenta­re soltanto la seguente affermazio­ne: «(Dio) si nasconde a coloro che lo tentano e si rivela a coloro che lo cercano». Ma questo non significa che Dio punisce coloro che lo ten­tano rifiutandosi gelosamente di manifestarsi a loro, mentre ricom­pensa coloro che lo cercano. Non è questo, per così dire, il suo modo di agire. Semplicemente, ciò che Pa­scal chiama «tentare» Dio non è il buon metodo. In un certo senso, Pascal applica alla conoscenza di Dio una regola analoga a quella di Aristotele, di cui ho parlato sopra, secondo cui gli oggetti devono es­sere trattati per come si danno. Su questa regola si basa anche l’ideale di ciò che Pascal chiama «l’uomo o­on nesto». Mentre l’esperto considera il mondo solo sotto il suo angolo vi­suale, il matematico mi prende per un teorema e il militare per una fortezza assediata, l’uomo onesto mi prende per quello che sono. Il credente è colui che applica a Dio una regola del saper vivere analoga a quella dell’uomo colto verso i suoi interlocutori.

«Tentare» Dio, significa seguire una sorta di metodo sperimentale, ob­bligarlo a ma­nifestarsi im­ponendogli le condizioni, senza chie­dersi se siano adeguate.

«Cercare» Dio, invece, significa an­dare a trovar­lo là dov’è. Ossia, conver­tirsi, nel sen­so originario, platonico, di volgersi nella giusta direzione. Il che, del resto, non è facile. Non ba­sta dire o immaginarsi che si sta cercando Dio per cercarlo vera­mente. Pascal, ancora una volta, ci mette in guardia rispetto a questa confusione: «Gli uomini scambiano spesso la loro immaginazione per il loro cuore; e credono di essere già convertiti, quando cominciano a pensare a convertirsi». Invece, se si cerca veramente Dio là dov’è, la re­gola fondamentale è quella che, del resto, viene enunciata già nel Van­gelo: «Chi cerca trova» (Mt 7, 8).
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domenica, 12 aprile 2009

La Chiesa del mattino di Pasqua

La Chiesa del mattino di Pasqua è prima di tutto un piccolo gruppo di donne che, partendo "di buon mattino" per vedere un sepolcro e imbalsamare un cadavere, scoprono all'improvviso che non devono più cercare fra i morti colui che è vivo... e se ne ritornano in tutta fretta, portando la gioiosa notizia agli apostoli e ai discepoli. Prime a cercare Gesù dopo la tragedia del Golgota, prime ad incontrarlo vivo, prime ad ascoltarne la parola di pace e l'appello all'evangelizzazione, esse formano la prima comunità pasquale. In esse è appena nata la gioia di credere e di dire che Gesù è risuscitato...
La Chiesa del mattino di Pasqua è questa donna peccatrice perdonata che piange accanto a una tomba vuota poiché qualcuno, crede, ha portato via il corpo crocifisso del Signore. Poiché non vi è davvero più Gesù vivo, che ella possa almeno stargli vicino da morto! Che almeno le sia permesso di spandere un'ultima volta su di lui il più prezioso dei suoi profumi e asciugarlo con i suoi capelli!
Ma ecco che viene qualcuno. Parla... "Perché piangi? Cosa cerchi?". Strana risonanza di domande così banali. Ciò nonostante ella non riconosce Gesù. Se sei tu che l'hai portato via, dimmi dove lo hai messo. È solo quando escono dalle labbra dello straniero le due sillabe del suo nome che il velo si alza. "Gesù le dice: Maria! Lei si volta e dice: Rabbuni!".
Primo grido della fede pasquale. Prima professione di fede cristiana. Il credo della Chiesa nel suo scaturire! Ma subito la prima prova. Maria Maddalena vorrebbe proprio trattenere colui la cui assenza l'aveva straziata. Impara che bisogna rinunciarvi. È in altro modo ch'ella rimarrà nell'intimità del maestro amato.
"Non mi trattenere!". Compaiono allora, già inseparabili, la prima catechesi e il primo invio in missione. "Va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". È questa espressione straordinaria che riassume tutta la testimonianza apostolica: "Ho visto il Signore ed ecco ciò che mi ha detto!".
La Chiesa del mattino di Pasqua è questo gruppo di uomini, ancora divisi, quasi tutti scettici davanti a queste parole che prendono per un delirio. Come potrebbero credere? Come potrebbero anche solo immaginare la risurrezione di Gesù? Non solo colui che hanno seguito è morto, ma è morto sconfessato, sconfessato dal popolo, dai rappresentanti della Chiesa, e, apparentemente, da Dio stesso! Gesù si è sbagliato. Essi si sono sbagliati. "Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele!".
La loro speranza è morta... Ciò nonostante, essi si recano al sepolcro. "Ciò che essi vedono corrisponde a quello che avevano detto le donne. Ma lui non lo vedono". Allora?
La Chiesa del mattino di Pasqua sono Pietro e Giovanni, i primi discepoli del gruppo degli apostoli. Alle parole di Maria Maddalena, corrono "tutti e due insieme verso il sepolcro".
"Il discepolo che Gesù amava, arriva per primo". Ma non entra. Lascia la precedenza a colui che Gesù aveva scelto per prendere il comando del gruppo dei dodici. Già primo nell'affetto si inchina davanti al primo nella missione. "Lo segue: entra e crede".
La Chiesa del mattino di Pasqua è Maria, la madre del Signore. Nella casa dove, a richiesta di Gesù agonizzante, Giovanni l'ha accolta dalla vigilia, ella spera contro ogni speranza, con il cuore trafitto, ma in pace. "Fiat!". Ma ecco che la notizia la raggiunge: notizia degli angeli, notizia del sepolcro vuoto, notizia del giardiniere. Ella non ha bisogno di vedere, di sentire, di toccare. Subito, capisce che Dio ha esaudito il grido del suo unico Figlio, e che lei è divenuta la madre di questo popolo immenso di discepoli che Gesù ama come suoi fratelli. Gioia, gioia, pianti di gioia. Allegria grazie a Dio, suo salvatore. Il Magnificat della sua giovinezza non smetterà più di risonare in lei e in tutta la Chiesa per generazioni e generazioni...
Chiesa della mattina di Pasqua, come amo i tuoi primi passi, così timidi, così malfermi. Fragile farfalla che esce dalla crisalide, non puoi ancora dispiegare nell'azzurro le tue ali multicolori.
Ti occorrerà attendere il gran vento della Pentecoste per prendere il volo. In queste prime ore della settimana pasquale la tua sicurezza emerge appena dal dubbio, la tua pace dall'angoscia e la tua gioia dalle lacrime. Ma già, Chiesa dei poveri ai quali appartiene il Regno e dei cuori puri che vedono Dio, Chiesa di Pietro, di Giovanni e dei loro compagni, Chiesa di Maria, tua madre attenta e devota, tu sei la Chiesa del Cristo risuscitato, la Chiesa del Salvatore del mondo, la Chiesa dell'eterno alleluia!
Card. ALBERT DECOURTRAY


postato da fabiotar alle ore aprile 12, 2009 18:37 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 08 aprile 2009

NEL MOMENTO DELLA DIFFICOLTA' E DEL DOLORE IL CIRCOLO LA PIRA E' VICINO ALL'ABRUZZO

postato da Ernestor alle ore aprile 08, 2009 04:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vita


sabato, 04 aprile 2009

resistenza

"Sentiamo invece il peso della responsabilità che ci stiamo per assumere, una responsabilità storica: organizzare la resistenza politica e parlamentare, una resistenza attiva, fatta di proposte e idee e non solo di NO naturalmente, contro la deriva presidenzialista che vuole farsi largo nelle istituzioni senza ragionare mai sui contrappesi istituzionali. Vogliamo aiutare il Paese a trovare una via diversa dal populismo e dagli egoismi degli interessi particolari, dall’esaltazione dell’individualismo. Una parte rilevante dell’Italia purtroppo indossa questo abito oggi, fatto di piccole e grandi furbizie. Un abito che Berlusconi calza come una seconda pelle, l’abito fatto su misura per lui. E le sue azioni e le sue parole servono a portare sempre un passo più avanti questo suo progetto. E dobbiamo prestare molta attenzione anche quando dice parole apparentemente innocue..." [continua qui]
fissare bene in mente queste parole, ne riparliamo fra qualche anno. con l'intenzione di fare un ragionamento serio, come spetta a cristiani che cercano di capire dove sta portando il senso della storia (La Pira docet), senza nessuna intenzione di polemica sterile da parte mia, credetemi. a presto...
postato da FrancescoDando alle ore aprile 04, 2009 09:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica nazionale, scelto per voi, buona politica


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