Circolo Giorgio La Pira di Perugia

Il Circolo si riunisce tutti i giovedi dalle 19,00 alle 20,15 presso il centro Mater Gratiae di Montemorcino (Pg).
venerdì, 30 ottobre 2009

Educazione sessuale

Gb: stuprano bimba di 8 anni, arrestati 2 bambini di 10 anni

30 Ottobre 2009 corriere.it

LONDRA - Due ragazzini di 10 anni sono stati arrestati dalla polizia inglese per aver violentato una piccola di 8 anni in un parco di Londra: lo riporta l'edizione odierna del quotidiano britannico 'Daily Telegraph'. (RCD)

postato da fabiotar alle ore ottobre 30, 2009 20:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 28 ottobre 2009

La Cassazione: "E' famiglia ogni coppia dove c'è assistenza"

 

Con una sentenza emessa ieri, la Corte di Cassazione si pronuncia nuovamente sulla sostanziale parità tra coppie di fatto e famiglie. In sostanza, il pronunciamento della corte di livello più alto del nostro sistema giudiziario stabilisce che la tutela prevista dal reato di maltrattamenti in famiglia, infatti, si estende anche alle coppie di fatto. Il caso in questione riguardava la condanna, emessa dalla Corte d'Appello di Cagliari, ai danni di un uomo ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione.

La seconda sezione penale della Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ricordando che "ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l'azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente more uxorio", poiché il richiamo contenuto all'articolo 572 c.p. (inerente il reato in questione) alla 'famiglia' "deve intendersi - spiegano i giudici nella sentenza n.40727 - riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo".

"E' una grande e importante sentenza, così si mette fine ad una ipocrisia perché la violenza va sempre condannata - ha dichiarato Livia Turco, capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio -. Da oggi abbiamo un motivo in più per rivedere la nostra legislazione al fine di superare le discriminazioni sociali e gli atti contro la dignità della persona che avvengano nella famiglia intesa in senso tradizionale, che nessuno vuole mettere in discussione, così come nelle altre forme di convivenza".

Di parere assolutamente contrario, naturalmente, Luca Volontè dell'Udc, strenuo e tenace difensore della visione cattolica e tradizionale della famiglia e feroce oppositore di ogni progetto dilegge che abbia tentato di introdurre in Italia il riconoscimento delle coppie di fatto, a prescindere che fossero etero o gay.

"Alcuni giudici sono usciti nettamente dal perimetro del dettato costituzionale  - ha dichiarato Volontè - con una sentenza devastante per la famiglia italiana. La strumentalizzazione ideologica è sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che essa venga valutata al più presto dagli organi competenti. Fermo restando che ogni tipo di maltrattamento, in qualsiasi ambito venga commesso, va duramente condannato, la nostra Costituzione e la realtà parlano chiaro: l'unica famiglia è quella 'società naturale fondata sul matrimonio'".

Va da sé che se la definizione di "famiglia" codificata è "un consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo", e se questa definizione non specifica in alcun modo l'orientamento sessuale delle persone in questione, sono da intendersi famiglie anche le coppie gay e lesbiche. Affermazione Civile e chiesto la pubblicazione agli ufficiali di stato civile, sentendosi rispondere un secco "no". Su questi casi, adesso, si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale.

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sabato, 24 ottobre 2009



     GODIAMOCI IL SESSO IN NOME DI DIO

In nome di Dio godetevi il sesso. Non è un dio strano e godereccio e non è un paradosso o una metafora per dire altro. Parliamo del nostro Dio e parliamo del nostro sesso. È il Dio che conosciamo da millenni, venuto dall’ebraismo, incarnato in suo figlio Gesù e adorato nella Chiesa cattolica. Dobbiamo liberarci dal dualismo falso e sciagurato tra il corpo e lo spirito, riabilitare la carne e sottrarre il sesso alla sua mortificazione quotidiana di chi lo smercia ma in fondo lo detesta. Chi l’ha detto che l’immortalità dell’anima e la fede in Dio padre onnipotente siano incompatibili con il piacere del corpo e l’amore carnale? Oggi il sesso è un peccato per la religione, un reato per la politica e una manna per la società: è il vero oppio dei popoli per spegnere fede e politica. Dobbiamo caldeggiare una grande rivoluzione culturale che passi attraverso i nostri corpi, la nostra sensibilità unita alla nostra sensualità: tra Dio e il sesso, tra Cristo e la carne, non c’è incompatibilità ma alleanza. Nella Roma papalina circolava un motto popolare: il peccato de fregna Dio non lo segna...

Questa tesi non ha l’imprimatur del Papa, della Congregazione della fede o del Sinodo, ma la sostiene - poggiandosi all’autorità di san Tommaso, della dottrina cristiana e del catechismo - un giovane, brillante filosofo di origine ebraica e di conversione recente. La sua scoperta da noi è merito del meeting di Comunione e Liberazione che lo invitò a Rimini e della rivista Tempi che lo intervistò. È una scoperta benedetta, e non per modo di dire. L’originalità della tesi e la brillantezza dello stile non sono segno di stravaganza e tantomeno di eresia, ma si fondano sul rigore del pensiero e della fede. Fabrice Hadjadj ha 38 anni, è ebreo con cognome arabo, nato in Tunisia all’ombra dell’islam e convertito una decina d’anni fa al cattolicesimo; sintesi vivente dei tre monoteismi. Insegna filosofia a Tolone e ha pubblicato tra gli altri un libro splendido - Mistica della carne. La profondità dei sessi, uscito di recente da Medusa (pagg. 200, euro 17,50). È un libro pieno di vita e di fede, sanguigno e intelligente, fondato sul realismo e l’incarnazione; è un elogio dell’amore sessuale e non sublimato o sentimentale; e insieme della procreazione e della famiglia. Il suo antagonista è l’erotismo triste, ospedaliero e consumistico dei nostri giorni, il sesso ridotto a masturbazione assistita, tra tecnica e sanità, che denota non amore ma disprezzo del corpo e del sesso. Disprezzo che riverbera, come bene argomenta Hadjadj, nell’aborto, nella denatalità, nell’incapacità di rapporti duraturi, nei corpi e nei sessi modificati per adeguarsi a standard e performance; ma anche nella vergogna di essere nati, di avere genitori e una terra d’origine, e poi nella vergogna di invecchiare e infine di morire. È il rifiuto della condizione umana e corporale, della nostra carne, della realtà di cui siamo fatti, con i suoi limiti e i suoi legami. O solo corpi senz’anima né mente, o solo menti disincarnate, che rifiutano la solida corporeità della vita. Il sesso è visto come liberazione dalla ragione, secondo il noto adagio che «lui», il lui moraviano, non vuole pensieri. E invece Hadjadj cita una massima esattamente inversa: mentula tua habet mentem, il tuo membro - pensate, direbbe Mike buonanima- ha una mente, ha una coscienza. Ama pensando; si eccita e possiede pensando. Eros non è scemo.

Qui è inevitabile il punto di dissenso con la morale cristiana. Non ha torto Hadjadj a cogliere proprio lì, sul sesso, il punto di rottura della Chiesa con il mondo. «Riconosceremmo facilmente i tesori della fede cattolica, se solo non ci fosse la sua morale sessuale. Questo topo morto basta ad avvelenare i pozzi». Hadjadj ricorda che i peccati della carne sono assai meno gravi dei peccati dello spirito. Del sesso, in effetti, è brutto il disordine, la dipendenza e la riduzione dell’altro a puro oggetto; ma non la sua espressione gioiosa, gli atti d’amore e il desiderio. Il rischio, invece, è che molti riducano i precetti cristiani alla morale sessuale. Da qui la fuga nelle dottrine esotiche, tra il buddismo e l’induismo, e perfino l’islam, meno moraliste e più indulgenti sul piano sessuale. Alla metafisica del sesso, ispirata alle dottrine orientali e alle pratiche tantriche, aveva dedicato un testo famoso Julius Evola. Hadjadj è invece un Nietzsche cattolico, come si disse di un suo ispiratore, Gustave Thibon; egli celebra le nozze tra la fisica e la metafisica in un amore carnale e religioso. Efficaci sono le sue pagine contro il nuovo totalitarismo, fondato sui consumi, munito dei conforti progressisti; un totalitarismo che non si dà come ideologico, si presenta come individualista e nasce dalla «desolazione» (la perdita del suolo, del legame famigliare, della sorte comune e concreta). Lo sradicamento è la disincarnazione dei luoghi, è la perdita del corpo «sociale». Hadjadj non risparmia il femminismo, che è per lui un machismo di segno contrario; l’omosessualità, in cui nota non l’abuso ma la carenza di sessualità; la riduzione dell’educazione sessuale all’uso del preservativo, come se nel fare l’amore si debba prestare attenzione non all’incontro con l’altro ma a preservarsi dall’altro. Per Hadjadj l’educazione sessuale deve accompagnare il desiderio sessuale e non imbavagliarlo («i cattolici sono i veri edonisti»); poi la tesi geniale che il vero sesso estremo sia figliare; e che il sesso non sia un’astuzia della specie per perpetuarsi, come pensava Schopenhauer, ma un’astuzia di Dio che si serve del sesso per aumentare gli eletti alla vita eterna. Hadjadj si spinge fino all’elogio dell’ancién régime, del Re che era padre del suo popolo e ne incarnava l’unità. Colpisce l’uso intelligente, giovanile, trasgressivo della tradizione ma anche di autori come Foucault e Pasolini. Aria fresca contro pensieri morti.

Ma qual è il fondamento teologico e religioso di questo elogio della carne? È l’incarnazione di Gesù Cristo e poi la resurrezione dei corpi. A noi costa fatica già accettare l’idea di un Dio che si è fatto uomo ed è morto sulla croce per poi risorgere; ma ancora più arduo è pensare alla resurrezione dei corpi estesa all’umanità, ci appare quasi una follìa. Meglio tornare a Platone e a Plotino - che «si vergognava di avere un corpo» - e amare i corpi come riflessi, custodie e presagi di presenze incorporee, invisibili e forse immortali. Ma ci piace pensare a sesso & santità, a quell’amore carnale benedetto da Dio...

Marcello Veneziani

chissà cosa ne pensano i clericali moralisti di ogni specie che quando vedono un trans pensano " ADESSO  M'ARRAZZO"

 

 

postato da GLOVAGLIO alle ore ottobre 24, 2009 15:09 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 20 ottobre 2009

Audizione presso la III commissione consiliare in ordine alla proposta di legge popolare sulla famiglia

Il presidente del Forum avv. Simone Pillon esprime al sua soddisfazione per l’audizione che si è tenuta questa mattina a palazzo Cesaroni davanti alla III commissione consiliare e relativa alla proposta di legge regionale sulla famiglia. I consiglieri hanno ascoltato con attenzione e – al termine dell’audizione – hanno promesso che il testo giungerà in Consiglio entro i primi di dicembre per la discussione finale.

 

Dei sedici interventi solo due sono stati contrari alla proposta di legge e uno sostanzialmente neutro. Le altre tredici associazioni rappresentate a palazzo Cesaroni hanno espresso tutta la loro adesione ad un progetto di legge che potrebbe dare all’Umbria alcune delle risposte più importanti in tema di coesione sociale, di bene comune e di responsabilità verso le giovani generazioni.

 

Interessanti sono state - tra le altre - le relazioni della Coldiretti, che ha ricordato l’esperienza degli agro-asili e la penalizzazione vissuta dalle famiglie rurali, l’intervento del centro familiare Casa della Tenerezza che ha portato alla ribalta il tema del sostegno alle famiglie in formazione e di quelle in crisi e la breve ma incisiva relazione del presidente regionale di “Identità cristiana” che ha narrato l’esperienza concreta di una famiglia che accoglie anziani e disabili. Presenti anche i delegati dell’associazione nazionale famiglie numerose, che hanno descritto la vera e propria discriminazione sociale e fiscale cui sono sottoposte le famiglie con più di tre figli. Ha concluso gli interventi il presidente avv. Simone Pillon, chiedendo ai consiglieri un gesto di coraggio e lungimiranza, ricordando come le società cosiddette avanzate hanno già percorso la strada della disarticolazione della famiglia e ora stanno correndo ai ripari, visti i costi sociali inaccettabili della distruzione della famiglia. Un cenno è stato fatto pure in relazione al rapporto dell’AUR sugli adolescenti in Umbria, presentato proprio in contemporanea. In tale rapporto si prende atto correttamente che l’Umbria è una realtà ormai individualista, precaria, conflittuale e votata solo al presente, priva di progettualità e di slancio verso il futuro. Tutto questo pone i giovani in seria difficoltà e rende fragile la generazione degli odierni adolescenti. L’unico vero antidoto a tutto questo è proprio la stabilità e la serenità delle relazioni familiari che si vuole sostenere con la proposta di legge presentata dal Forum.

 

In un breve colloquio l’avv. Pillon ha ringraziato il Presidente del Consiglio regionale Prof. Bracco per il fattivo contributo dato alla calendarizzazione della proposta di legge in tempi utili per la sua approvazione.

 

Gran parte di questa proposta è ormai condivisa da tutti i principali schieramenti politici sia di centro che di centrodestra che di centrosinistra. Sorprendono pertanto le prese di posizione di Valerio Marinelli della mozione Marino, che - con l’evidente fine di trovare uno spazio di visibilità nella corsa alla segreteria regionale del PD – non si fa scrupolo di usare il delicato tema della famiglia per tentare di raggranellare qualche voto. Forse è bene che vada a leggersi il “pacchetto famiglia” approvato dal Partito Democratico dove vengono recepite la stragrande maggioranza delle proposte avanzate dal Forum con la propria proposta di legge.

 

Fuori bersaglio sono – ad avviso del Forum - anche  le dichiarazioni rese dall’assessore Maria Prodi che in un intervento riportato dai quotidiani si oppone alla proposta dei buoni scuola, sostenendo che “l’educazione non è un prodotto facilmente valutabile dall’utente”; in primo luogo le famiglie sono convinte che l’educazione non sia un “prodotto” ma il frutto del delicato equilibrio dei rapporti tra figli, genitori e centri per la formazione, ricordando tuttavia che unici titolari del diritto ad educare sono i genitori. Nell’ottica dell’assessore non si capisce pertanto chi - in vece della famiglia - sarebbe legittimato a decidere quale educazione dare ai figli. Non certo – ci si augura – lo Stato o la Regione. Restituire alle famiglie la reale libertà di scelta della scuola cui iscrivere i loro figli è elementare norma di civiltà e democrazia. Anche perché già oggi le famiglie abbienti assicurano ai loro rampolli scuole e università di prestigio, mentre i figli del popolo si devono contentare della scuola sotto casa.

Se le premesse sono queste, cara amica Maria Prodi, sulla famiglia in Umbria siamo proprio all’anno zero.

 

Per maggiori informazioni www.forumfamiglieumbria.org

postato da FrancescoDando alle ore ottobre 20, 2009 13:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: famiglia, politica regionale


domenica, 18 ottobre 2009


         ORA DI RELIGIONE ISLAMICA : LE RAGIONI DEL NO

 

La vogliono Fini, D’Alema e anche il cardinale Martino, che non è “il Vaticano” ma spesso una voce fuori del coro. Ma l’ora di religione islamica è un errore, per due buoni motivi.

Anzitutto, perché l’ora di religione islamica e non quella ortodossa o Testimone di Geova? E’ possibile che se parliamo di pratica religiosa regolare queste comunità siano più numerose degli islamici in Italia. I Testimoni di Geova in Italia sono 400.000 e gli ortodossi – in maggioranza immigrati – mezzo milione, mentre del milione e più d’immigrati di origine islamica è difficile dire quanti mantengano un contatto con la loro religione. Con la crescita della diversificazione religiosa tra un po’ non si potrebbe negare neppure l’ora di religione pentecostale (350.000 fedeli se si considerano gli immigrati), seguita da quella buddhista, sikh, induista e così via. A parte i problemi organizzativi, ne risulterebbe una Babele e un supermercato delle religioni. Con l’ora di religione il legislatore ha voluto riconoscere il ruolo della tradizione cattolica nella nostra storia e nel nostro ethos nazionale, non dare a tutti i ragazzi che vivono in Italia la possibilità di trovare a scuola la “loro” religione. L’insegnamento di religioni diverse dalla cattolica è del resto liberamente impartito fuori della scuola.

 

Secondo: chi gestirebbe l’ora di religione islamica? Tutti i governi, di destra e di sinistra, in Italia ma anche in Francia, in Belgio e in Spagna hanno provato a trovare un interlocutore musulmano unico e rappresentativo. Nessuno ci è riuscito. In Francia è viva la discussione su come il Consiglio francese del culto musulmano (CFCM), costituito dall’allora Ministro dell’Interno Sarkozy per dare allo Stato un interlocutore islamico, nella sostanza non funzioni. Da una parte, per presentarsi come rappresentativo, ha dovuto includere le organizzazioni più fondamentaliste – che lentamente ne stanno prendendo il controllo, proprio quello che Sarkozy non voleva –, dall’altra le liti fra musulmani, e fra i governi che li finanziano (Algeria contro Marocco, Arabia Saudita contro Maghreb), ne paralizzano il funzionamento. Stabilita l’ora di religione islamica anche in Italia occorrerebbe trovare chi impartisca le lezioni. Se fosse l’organizzazione più grande, l’UCOII, l’Unione delle Comunità e Organizzazione Islamiche in Italia (che peraltro si è detta non interessata), avremmo la scuola di fondamentalismo islamico finanziata dallo Stato. Se non fosse l’UCOII questa – che, piaccia o no, controlla ancora la maggioranza delle moschee italiane (nonostante pregevoli sforzi per creare alternative) – avrebbe ragioni di dire che gli insegnanti non sono rappresentativi, sono “musulbuoni”, “sindacalisti gialli dell’islam” o “zii Sam”, come va già dicendo per qualunque iniziativa che non la ricomprenda.

Ora di religione islamica a scuola? Per dirla con l’ispettore Clouseau nel film La pantera rosa “c’è una sola cosa che non va in questa idea: è stupida”.


Massimo Introvigne

 

postato da GLOVAGLIO alle ore ottobre 18, 2009 14:18 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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sabato, 17 ottobre 2009

postato da GLOVAGLIO alle ore ottobre 17, 2009 15:23 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 17 ottobre 2009

Porzus e la resistenza a senso unico (dei comunisti)

Lo studio e l’insegnamento della Resistenza hanno celebrato il primato comunista nella costruzione della democrazia italiana. Ciò al prezzo di una deformazione della realtà storica che è diventata «storia ufficiale». Il nome dei «veri» capi della Resistenza, cioè di Alfredo Pizzoni, presidente del Cln Alta Italia, e del generale Raffaele Cadorna, comandante del Corpo dei Volontari che raggruppava le brigate partigiane, sono sconosciuti agli studenti italiani e quando si celebrano le Fosse Ardeatine si commemora una sorta di «fossa comune» dato che non vi morirono esponenti del Pci e non si ricorda che tra le vittime c’era il capo della Resistenza romana catturato e torturato dai tedeschi, il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo.

Così come solo negli ultimi anni si sono ricordati i fatti di Porzus del febbraio 1945, dove i comunisti hanno sterminato i partigiani che non volevano essere agli ordini degli jugoslavi e accettare l’occupazione titina dei territori italiani. La strage di Porzus è stata sepolta e tuttora tenuta ai margini perché non solo contraddice la pretesa di identificare automaticamente antifascismo con libertà e democrazia, ma soprattutto perché segna l’emergere di quella che è stata la «resistenza parallela» del Pci.

Troppo spesso si passano sotto silenzio due «bienni neri» in cui i comunisti - sovietici e italiani - si chiamarono fuori dallo scontro tra fascismo e democrazia: il biennio 1924-26 quando, rompendo con gli altri partiti d’opposizione, parteciparono ai lavori parlamentari con i fascisti; e quello 1939-41, in cui difesero l’alleanza tra Stalin e Hitler. Nel ’39 Stalin sostenne quella scelta affermando che era in corso uno scontro tra imperialisti ricchi (Francia e Gran Bretagna) e imperialisti poveri (Germania e Italia) e quindi i sovietici preferivano questi ultimi. Successivamente, dopo l’aggressione hitleriana all’Urss, i comunisti rientrarono nell’alleanza antifascista, ma sempre con una presa di distanza bellicosa rispetto agli altri stati e partiti. «La crisi del capitalismo - dichiara Stalin il 28 gennaio ’45 - si è espressa nella divisione dei capitalisti in due fazioni: una fascista e una democratica. Si è creata un’alleanza tra noi e la corrente democratica dei capitalisti. Noi adesso stiamo con una frazione contro l’altra, ma nel futuro saremo anche contro questa frazione dei capitalisti».

È sulla base di questa strategia che Togliatti e i comandanti comunisti delle brigate partigiane parteciparono alla Resistenza avendo in mente da un lato il primato dell’occupazione jugoslava e dall’altro un futuro di scontro con gli altri partiti del Cln. È così che animarono una Resistenza parallela, prima attraverso i Gap, le cui principali «imprese» - la bomba di via Rasella e l’assassinio di Giovanni Gentile - non vennero approvate dal Cln, e poi attraverso i «triunvirati insurrezionali» creati dal Pci alla vigilia della Liberazione nelle varie Regioni del Nord dall’Emilia al Piemonte per condurre un’«epurazione» al di fuori del Cln. Quella che è stata chiamata «doppiezza» del Pci di Togliatti e che diventerà «diversità» con Berlinguer rispecchia l’irriducibile antagonismo dell’«idea comunista» che si autonomina futuro positivo dell’umanità e considera anche gli alleati un freno o un’entità inferiore se non - come avvenne a Porzus - «obbiettivamente» un pericolo da sopprimere.

 

Ugo Finetti

postato da GLOVAGLIO alle ore ottobre 17, 2009 15:13 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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