
Le bandiere rosse potrebbero essere vietate in Polonia a partire dal prossimo anno (Ap)
EMENDAMENTO – La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi». Uno dei principali promotori della norma è Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del Presidente della Repubblica e capo del partito di opposizione «Legge e Giustizia». Secondo Kaczynski questa legge è sacrosanta perché il comunismo è uno dei simboli negativi del '900: «Nessuna immagine del comunismo ha diritto di esistere in Polonia - ha spiegato ai media locali il leader dell'opposizione - Il comunismo e il suo sistema genocida deve essere comparato al nazismo». Molti storici polacchi condividono la tesi di Kaczynski: «Quello comunista era un sistema terribile e omicida che ha causato la morte di milioni di vite» ha dichiarato lo storico Wojciech Roszkowski. «Non è sbagliata la comparazione con il nazismo - sottolinea lo studioso polacco - e per questo i due sistemi e i loro simboli devono essere trattati allo stesso modo».
PASSATO CHE NON PASSA - Sebbene i comunisti non abbiano più alcuna influenza politica, in Polonia sembra che il passato non voglia proprio passare. Nelle scorse settimane la Polonia infatti è stato il Paese che più si è battuto contro la candidatura di Massimo D'Alema a Ministro degli Esteri dell'Ue. L'ambasciatore della Polonia presso la Ue Tombinski definì D'Alema «un problema» per il suo passato comunista e precisò che era più adatto a quest'incarico «una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate». Recentemente l'uscita dell'ultimo film del famoso regista Andrzej Wajda che racconta il massacro di Katyn durante la Seconda Guerra Mondiale ( i sovietici uccisero oltre 20.000 tra civili e soldati polacchi) ha suscitato un rinnovato odio contro gli oppressori russi.
LIBERTA' D'ESPRESSIONE - Come sottolinea il Times di Londra lo scopo dei politici polacchi è chiaro: «rendere invisibile il comunismo». Il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha ribadito che il Palazzo della Cultura e della Scienza, il più alto grattacielo in Polonia, deve essere abbattuto solo perché è un regalo fatto da Stalin ai cittadini di Varsavia. Non importa che, nel corso degli anni, sia diventato una delle strutture simbolo della città: «Se lo abbattessimo, anche la Polonia avrebbe il simbolo della fine del comunismo come la Germania ha i resti del muro di Berlino. Poi in termini ecologici è anche una costruzione molto inquinante». La battaglia contro il comunismo ha comunque il sostegno della popolazione e della stampa: «Il punto centrale è dimostrare che non vi è nulla di romantico o di divertente nel comunismo» dichiara un cronista polacco al Times. «Il comunismo - prosegue il giornalista - non è stato un gioco. E neppure un’ideologia che riscaldava il cuore. Il comunismo invece fermava i cuori, li faceva appassire e li rendeva freddi».
ROMA - La commissione Sanità di Palazzo Madama ha approvato, a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, nel quale si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.

(Ansa)
A Corciano (PG) il muro non è caduto....... , ma il Crocefisso sì....
Settarismo paramassonico e paracomunista: non saprei definire meglio la linea di condotta tenuta dalla maggioranza e dal sindaco in occasione della discussione sulle linee programmatiche di mandato e sulle mozioni inerenti la sentenza Lautsie sul crocifisso e sull’anniversario della caduta del muro di Berlino. Uso non a caso l’ elemento para, in senso deviante, perché neanche massoni anticlericali ottocenteschi e comunisti di vecchio stampo avrebbero usato le categorie di pensiero espresse da numerosi membri della maggioranza, con le quali si è approvato di fatto il contenuto della sentenza che vieta il crocifisso nelle scuole e che qualcuno ha addirittura definito un semplice arredo imposto impropriamente nelle aule; per non parlare dei sedicenti cattolici di maggioranza che si sono trincerati dietro il doveroso rispetto di una sentenza, come se questa dovesse essere la fonte di verità suprema alla quale bisogna sempre attenersi, anche quando poi la stessa è stata emessa in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano. I presunti detentori della verità, hanno poi bocciato la mozione per ricordare la caduta del muro di Berlino, sostenendo, neanche tra le righe, che esso è stato fatto più per volere dell’occidente e che in fondo in fondo si stava meglio nei paesi dell’est, Unione Sovietica compresa; come se il centinaio di milioni di morti prodotti dall’ideologia di cui sono eredi sindaco e diversi membri di maggioranza, fosse solo un dettaglio. Queste sono state comunque le ciliegine sulla torta preconfezionata ed intoccabile del documento programmatico, rispetto al quale tutti i nostri emendamenti di minoranza oltre una decina, sono stati bocciati a prescindere, usando come pretesto il fatto che non erano consoni al mandato stesso oppure già presenti in esso (falso) come per es. le iniziative per lo sviluppo della linea per l’ADSL nelle zone ancora sprovviste, tragica è a proposito la situazione di Mantignana; lo studio fattivo per la realizzazione di una piscina comunale; la promozione dell’ampliamento dei servizi sanitari spingendo a favore dell’aggregazione delle professionalità coinvolte nell’erogazione delle attività territoriali, incentrandole sulla figura del medico di famiglia. A proposito di famiglia appare chiaro nel mandato come si cerchi di sconfessare il modello di quella tradizionale fondata sul matrimonio e come questa sia considerata assolutamente lontana dal ricevere un beneficio complessivo dell’attività fiscale. L’unico aspetto positivo del documento è l’aver messo nero su bianco il fallimento della programmazione urbanistica e del territorio da parte delle amministrazioni precedenti, come se queste fossero state governate da forze politiche estranee a quelle attuali. Piccolo particolare: chi ha provato, su quest’ ultimo argomento, ad alzare la voce all’interno della maggioranza (IDV a caso), è stato messo a tacere e indirizzato a più miti consigli con conseguente voto favorevole espresso “liberamente”.
Giovanni Lo Vaglio
Capogruppo PDL

Alcune partecipanti agli incontri romani con Gheddafi (Ansa)
Un paio di domande su donne e potere. La prima: perché una ragazza non avvenente o di statura inferiore al metro e 70 deve essere esclusa, e solo a causa di queste presunte «manchevolezze» fisiche, dagli insegnamenti religiosi impartiti dal colonnello Gheddafi nel suo tour romano? La seconda: si ha per caso notizia di qualche petizione, di qualche protesta, di qualche indignata considerazione che voglia stigmatizzare questa palese offesa alla dignità delle donne, ragazze come gingilli da esibire al cospetto del satrapo in visita ufficiale?
Le prescrizioni di Gheddafi sono state molto precise. I suoi collaboratori dovevano contattare circa duecento ragazze attraverso un sito specializzato per il reperimento di hostess da retribuire con una sessantina di euro (tra l’altro: non esiste un sindacato delle hostess?). Il canone fissato prevedeva che le ragazze fossero di bell’aspetto, possibilmente bionde. Che dal metro e sessantanove centimetri in giù di statura sarebbe scattato implacabile l’ostracismo. Che fossero vestite di nero, vietate minigonne e scollature, il tacco di almeno sette centimetri, e la taglia, inderogabilmente, 42. Solo a queste condizioni le ragazze sarebbero state meritevoli delle lezioni di Gheddafi sul Corano e sensibili alle istruzioni del Libretto Verde, distribuito come cadeaux dopo un paio di notti di infervorate diatribe religiose innaffiate, raccontano le cronache, da dosi massicce di cappuccino.
Dicono inoltre le cronache che una ragazza è stata allontanata, perché giudicata troppo bassa e un’altra esortata a lasciare la compagnia (sarebbe meglio dire l’improvvisato simulacro di un harem?) perché non del tutto compatibile con i canoni ideali della bellezza secondo il colonnello Gheddafi: in altre parole, perché bruttina. Ma c’è qualcosa di più feroce di un’esclusione dovuta esclusivamente per cause, per così dire, fisiche? Mica quelle ragazze erano state selezionate per un concorso di bellezza, o per il casting di una trasmissione televisiva, o per allietare un evento mondano. No, erano state scelte per ascoltare la parola di Gheddafi sull’Islam, sul crocifisso, sulle profezie, sulla virtù, sulla conversione. E allora che c’entrano la taglia 42 e il tacco di almeno sette centimetri? Ma se non c’entrano, come mai si è improvvisamente inaridito il fiume di discorsi e petizioni che in questi mesi si è imposto sulla degradazione del corpo delle donne, sulle ragazze ridotte e umiliate a strumento per allietare le serate dei sultani, all’imposizione di un canone convenzionale di bellezza che mortifica l’intelligenza delle donne, che trasforma le ragazze in oche e veline sottomesse ai capricci dei potenti? E invece adesso c’è il silenzio. Il silenzio assoluto. L’imbarazzo ufficiale per le stravaganze di un sultano con cui è obbligatorio (e conveniente) conservare eccellenti rapporti bilaterali. L’imbarazzo civile di chi centellina con un po’ di cinismo (o di malafede?) la propria indignazione, azionandola solo in qualche occasione, imbavagliandola quando il bersaglio non è il solito Nemico di cui è persino superfluo fare il nome. Una festa dell’ipocrisia in cui a farne le spese sono un gruppo di ragazze ammassate su un torpedone. Taglia 42, tacco di sette centimetri, abitino nero per regalare al colonnello la soddisfazione di una bella lezione di religione.
Paolo De Bernardi
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2. Che la filosofia per nascere deve tenersi lontana da religioni e tradizioni
Sentiamo con quali parole è veicolato questo luogo comune, attingendo dallo stesso manuale citato (Ivi, p. 22):”Ma la discussione e lo scontro critico fra le varie opinioni presuppongono, e nello stesso tempo forgiano, una mentalità che non si accontenta più dell´ossequio passivo e del rispetto cieco della tradizione e delle sue forme culturali (il mito, la religione, la poesia ecc.) ma tende a ricercare motivazioni intellettualmente convincenti alla propria condotta e alle proprie idee, distinguendo fra ciò che è "ragionevole" e ciò che non lo è. In un ambiente socio-politico del genere, caratterizzato dal cambiamento e dalla messa in discussione dei modelli cristallizzati del passato, la filosofia ha modo di emergere e di rafforzarsi in modo mai prima conosciuto, contribuendo essa stessa a un ulteriore svecchiamento e laicizzazione della cultura. Tanto più che in Grecia - e gli studiosi sono ormai unanimi nel riconoscere l´importanza di questo fatto, che non ha pressoché paralleli nella società precedenti - manca una classe sacerdotale custode di libri sacri ritenuti frutto della parola divina, e quindi il libero pensiero dei filosofi ha modo di affermarsi più facilmente”….”Quali sono i fattori che spiegano il sorgere del pensiero greco? A questo interrogativo non si può certo rispondere allegando una serie di "cause" che avrebbero inevitabilmente prodotto la filosofia, ma soltanto chiarendo alcune delle condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che ne hanno favorito e permesso il germoglio e la fioritura. Condizioni che si assommano tutte nell´originale tipo di civiltà creato dai Greci nei confronti dei popoli del vicino e del lontano Oriente. Infatti le civiltà pre-greche sono, nella loro quasi totalità, monarchie stataliste e accentratrici, con potenti caste sacerdotali e guerriere che detengono le chiavi del potere e del
sapere, e che rappresentano il basilare strumento di dominio di re assoluti venerati come semi-divinità. Tali civiltà hanno un carattere tendenzialmente autoritario e tradizionalista, e quindi statico, poiché tendono a conservare la loro cultura con le minori mutazioni possibili, presentando come sacri,grazie alla religione, i modi di vivere e di pensare dominanti. In società del genere lo sbocciare di una libera indagine critica e razionale, qual è quella della filosofia, trova ovviamente grossi ostacoli”. Morale della favola, se la filosofia vuole nascere si deve tener lontana da sacerdoti e tradizioni (sembra di aver letto un passo di Voltaire o dell’Enciclopedia illuminista)